Il protestantesimo: la religione serva dello stato

citazione a cura di Luca Fumagalli

Continua con questo brano la pubblicazione di una serie di stralci tratti da L’alba di tutto (1911), romanzo utopico di R. H. Benson che racconta la storia di monsignor Masterman, cappellano del cardinale inglese Bellairs. L’uomo si risveglia dopo un lungo coma e scopre un mondo profondamente mutato in cui la Chiesa è diventata la guida indiscussa dell’umanità.

Il cardinale Bellairs, poco prima di Natale, tiene presso il parlamento britannico un accorato discorso in favore del disegno di legge per il ripristino del cattolicesimo come religione di stato (il cosiddetto Disegno di Ripristino). In un passaggio viene criticato l’asservimento che l’anglicanesimo dimostrò nei confronti della monarchia, una religione creata artificialmente per essere piegata agli interessi del potere.

«Vedete, signori, il tentativo che terminò cinquant’anni fa –- il tentativo che fu chiamato ai suoi tempi Protestantesimo – di affermare una religione che fosse in ogni senso subalterna allo Stato, fallì e fallì dolorosamente, nonostante le nobili vite che furono spese lavorando per questo compromesso. Perché è l’essenza di una Religione Soprannaturale essere capo supremo nella sua giurisdizione – lo stesso aggettivo lo afferma; e ogni tendenza al compromesso su questo punto assolutamente vitale è, in se stessa, una negazione del principio. Per un po’ questo non venne percepito. Gli uomini guardarono la Chiesa Cristiana – o, piuttosto, quel che loro ritenevano fosse la Chiesa Cristiana – puramente dal suo lato terreno, come un’organizzazione comparabile a uno Stato. Pareva non vedessero che la Religione deve sempre avere una base più ampia di qualsiasi istituzione secolare, dato che ha a che fare con l’eternità tanto quanto con il tempo, mentre lo Stato tratta dichiaratamente solo di cose temporali. La conseguenza fu il conflitto, ogni volta che gli clementi soprannaturali cozzavano con quelli naturali; oppure l’asservimento della Religione, e la sua conseguente perdita di prestigio, e pure di tutto il suo carattere soprannaturale. Una Chiesa Nazionale, quindi, è una contraddizione in termini, perché asserisce che ciò che è, per sua propria natura, più ampio di questo mondo dev’essere confinato non solo nei limiti di questo mondo, ma addirittura di una parte di esso… Bene, non è necessario che mi sforzi su questo punto. Voi l’avete colto, signori, anche prima che foste così buoni da chiedermi di rendere conto davanti a questa Commissione. Ad ogni modo, ho trovato semplicemente giusto che tali condizioni venissero ribadite e registrate prima che la questione si spingesse più in là.

La Chiesa, dunque, è perfettamente paga di rimanere come è sempre rimasta in questo Paese per gli ultimi quattro secoli – una libera associazione che governa le coscienze dei suoi figli. In alternativa è contenta di mostrare apertamente ed ufficialmente quella posizione che ha sempre, almeno tacitamente, rivendicato, e di assumere nuovamente la sua dignità civile e le sue civili responsabilità. Ma non è contenta di rinunciare ad alcuno di quei Diritti Divini di cui il suo Fondatore l’ha dotata, neanche in cambio dei più grandi privilegi; e ancor meno è contenta di ricevere quei privilegi sotto false apparenze…».

Di nuovo esplose un basso scroscio di applausi e tre o quattro uomini scalarono di posizione rapidamente.

(Brano tratto da R. H. BENSON, L’alba di tutto, Verona, Fede & Cultura, 2010)

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