Il “protocollo Alfie”

fonte: Daily Mirror
fonte: Daily Mirror

di Massimo Micaletti

Quindi Alfie morirà e morirà per il suo bene, ucciso come un cavallo azzoppato o un cucciolo difettato.

Ordunque, se Alfie muore per il suo bene, io chiedo che i caritatevoli soppressori che hanno così al cuore la dignità di questo bambino mi spieghino come posso fare anch’io a far tanto del bene.

Insomma, io voglio un protocollo Alfie.

Non voglio sapere, cari giudici inglesi ed europei, cari medici inglesi, perché fate morire Alfie, questo lo so: muore perché vi fa schifo, perché non ce la fate a sopportare la sua esistenza in vita, vi turba, non ve la spiegate, non ci trovate nulla che abbia un valore, è un barattolo che per un po’ avete preso a calci di qua e di là della Manica finchè le vostre parrucche settecentesche  hanno iniziato a sudare ed è quindi ora di gettarlo, ecologicamente coscienziosi, nella differenziata. Lo gettate, sì, ma tutto a norma perché siete persone civili.

Quindi il motivo è chiaro e non mi interessa neppure come lo ucciderete, dato che ci sono decine di modi, tutti ugualmente efficaci, per sopprimere un bambino indifeso. Del resto, voi siete quelli che giustificano l’aborto, che i bambini li fa a pezzi e li risucchia, perciò figuriamoci se non trovate una maniera civile di far fuori Alfie, il vostro repertorio è vastissimo e tecnicamente perfetto.

Quindi, cosa voglio quando chiedo il protocollo Alfie? Chiedo di sapere in base a quali parametri oggettivi secondo voi un ospedale può sequestrare e un giudice sopprimere un bambino malato. Ve lo chiedo perché, a guardar bene, vite che per voi non avrebbero valore ce ne sono tante, Il mondo è pieno di barattoli da prendere a calci e gettare nell’alluminio, di cavalli azzoppati , di cuccioli difettati. Riprendendo il vostro esempio, vorrei far del bene a qualche anziano colla demenza, a un bambino con sindrome di Down che mi sta molto a cuore, a un paio di ragazzine focomeliche che conosco…

Ma il bene non s’improvvisa: è una questione di civiltà. Perciò vorrei che mi indicaste quanto dev’essere grave la situazione. Cioè, ad esempio, quando deve essere demente un demente perché io possa sopprimerlo per il suo bene? Quanto deve essere paralizzato un bambino perché io possa gratificare la sua dignità facendolo morire? O ad esempio, un bambino nano che difficilmente crescendo supera la sua condizione, può attingere alle vostre conquiste di civiltà?

Uno può dire che l’aborto ha già risposto a tutte queste domande, li ammazziamo tutti finché sono in pancia e la risolviamo. Però voi, cari giudici e cari medici, avete alzato l’asticella, perché stavolta li guardiamo in faccia, stavolta non possiamo fare il giochetto del grumo di cellule perciò, per restare civili e a norma, serve un protocollo. Anche perché queste persone andranno strappate a chi pensa che il loro bene non sia la soppressione ma continuare a campare, gente incapace di comprendere il senso della vita, come ad esempio i loro genitori.

Quindi, coraggio e pazienza, mettetevi sotto e spiegatemelo. Spiegatemi una volta per tutte quanto bisogna essere deboli per essere uccisi.

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