La Pasquetta del Papa

resurrezione

 

di Giuliano Zoroddu

 

La Chiesa Romana nella liturgia della messa del Lunedì di Pasqua si sofferma sulla figura di san Pietro. Nell’Epistola (Act. X, 37-43) lo vediamo annunziare in casa del centurione Cornelio che Gesù Nazareno, ucciso ma risorto, è il Cristo vaticinato dagli antichi profeti d’Israele, il Salvatore e il Giudice di ogni uomo. Il Vangelo (Luc. XXIV, 13-35) invece ci parla dell’apparizione del Risorto ai due discepoli di Emmaus (san Cleofa e, secondo alcuni, san Luca), ma allo stesso tempo ci presenta anche Simon Pietro come testimone diretto della Resurrezione:  “Surréxit Dóminus vere, et appáruit Simóni”. “Il Signore è veramente risorto ed è apparso a Simone” si configura come una vera e propria professione di fede da parte dei primi discepoli e già è san Pietro il fulcro di questa fede:  la sua verace testimonianza, il suo infallibile magistero confermano tutta la Chiesa, la sua missione e in lui quella dei Romani Pontefici suoi successori è quella di trasmettere il depositum fidei. In memoria di questa apparizione del Risorto al suo Vicario in terra, il Papa celebrava la messa stazionale nella Basilica Vaticana e ancora oggi nei Messali possiamo leggere “Feria II infra octavam Paschae. Statio ad sanctum Petrum”.

 

san pietro

Nel Medioevo poi, soprattutto quando a Roma per le feste pasquali soggiornavano imperatori e principi, dopo la messa iniziava una magnifica processione verso il Laterano. In essa si manifestava pienamente e solennemente come la Romanità della Chiesa di Cristo era il compimento santificato della Romanità dei Cesari e si proclamava anche materialmente la potenza e la supremazia del Papato Romano su tutte le potestà terrene, anche le più auguste,

Così descrive questo fastoso corteo il Cardinale Arcivescovo di Milano Alfredo Ildefonso Schuster (1880 – 1954) nel suo Liber Sacramentorum[1]:

[1]  Card. A.I. Schuster, Liber Sacramentorum. Note storiche e liturgiche sul Messale Romanuo. Vol. IV. Il Battesimo nello Spirito e nel fuoco (La Sacra Liturgia durante il ciclo Pasquale), Torino, 1930, pp. 81-82.

corteo

«A ricordare il simbolismo di questa prima apparizione a Pietro, oggi nel medio evo il Pontefice si recava con solenne corteo nella tomba dell’Apostolo. In quei secoli, non era infrequente che per la festa di Pasqua si trovassero a Roma l’imperatore o altri principi e re e gli storici ordinariamente ci descrivono che in tale occasione questi sovrani, in atto di devota sudditanza reggevano al Papa la staffa e tenevano le briglie del suo destriero. Dopo la messa, il Pontefice cingeva la tiara e ritornava trionfalmente in Laterano; ed al popolo accalcato lungo le vie faceva larghe distribuzione di denaro. Passato appena il ponte Adriano, veniva acclamato anche dai rappresentanti della colonia israelitica in Roma, i quali in premio dimandavano la protezione pontificia pel loro popolo. Il Papa faceva distribuire del danaro anche a loro, promettendo agli Ebrei giustizia e difesa contro tutti i soprusi. La processione arrestatasi per brevi istanti ad accogliere le suppliche degli Israeliti, riprendeva indi il suo cammino alla volta del Laterano; il corteo saliva dapprima il Campidoglio, indi discendeva al Foro pel clivio Argentario, passava sotto gli Archi trionfali di Settimio Severo e di Tito, alla Meta Sudante lasciava a sinistra l’Arco di Costantino, e volgendosi verso il Colosso di Nerone, imboccava la via “Santa” che diretta conduceva al Laterano. Lo spettacolo di quella pompa religiosa attraverso le rovine della grandezza di Roma imperiale doveva essere indescrivibile. Il Pontefice incoronato, il cui cavallo era tenuto a briglia dalle più auguste autorità della terra; lo stuolo numeroso di vescovi e cardinali che nei loro solenni ammanti sacerdotali facevano corona al Papa; i chierici inferiori i quali man mano che il Pontefice passava innanzi le varie chiese della città, gli uscivano festosamente incontro agitando nuvole profumate d’incenso; il fitto popolo che s’accalcava lungo le vie, dovevano pur ricordare ai presenti la profezia di Daniele, del sassolino staccatosi dalla montagna, che avrebbe stritolato i regni più colossali, fondando un impero che sarebbe eterno. E dopo questa marcia trionfale, quale canto appropriato alla circostanza, di quello che eseguivano i cantori innanzi alle porte del patriarchio, mentre il Papa discendeva dal suo palafreno: Christus vincit, Christus regnat, Christus imperat».

 

 

 

 

 

 

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.