La solitudine di chi vuole la compagnia di Dio

citazione a cura di Luca Fumagalli

9781332730537-us

Continua la pubblicazione di una serie di stralci tratti da Loneliness? – romanzo di mons. R. H. Benson pubblicato postumo nel 1915 e mai tradotto in italiano – che racconta la tormentata storia d’amore tra la  cantante cattolica Marion Tenderton e Max Merival, facoltoso rampollo di una famiglia protestante. 

In questo breve brano, tratto dalle ultime pagine del libro, l’autore indugia sui pensieri di Marion mentre la ragazza sta passeggiando nel giardino, di prima mattina. Negli ultimi tempi ha dovuto affrontare prove terribili che hanno fiaccato la sua anima, non ultima la scomparsa dell’amata amica Maggie. Marion inizia ad avvertire quel sentimento cristiano della solitudine che significa la rinuncia della compagnia degli uomini per rimanere sola con Dio.

 

Solitudine! Quella era la parola che voleva; e appena lei si soffermò su di essa, per la prima volta capì che la parola non implicava desolazione. Poteva esprimere l’assenza di molto, ma poteva anche significare – sebbene praticamente non lo significasse ancora – la presenza di qualcos’altro. In qualche modo la solitudine totale diventava una cosa positiva; assomigliava all’oscurità e al silenzio della piccola chiesa della scorsa notte; ben lontana dall’essere mero nulla, tutto anzi sembrava vuoto di fronte a lei. Era come … era come – esitò nel trovare una similitudine adatta – come la solitudine di quella stella del mattino nel blu smaltato, come … come la solitudine della luce scintillante vista attraverso la finestrella.

Appena il sole mostrò il suo cerchio di luce dietro ai mulini, e tutti i colori tornavano nuovamente alla vita, la ragazza tornò indietro verso la piccola casa con ancora in mano il fiore bianco che aveva portato con sé. Pure gli uccelli stavano iniziando a rispondere…

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