Lo scetticismo: il più grande alleato del Male

citazione a cura di Luca Fumagalli

Continua con questo brano il viaggio tra le pagine migliori de “I necromanti”, romanzo del 1909 scritto da mons. Robert Hugh Benson e dedicato ai pericoli per l’anima connessi allo spiritismo e alle pratiche magiche.

Cathcart, ex spiritista ora convertito al cattolicesimo, ha incontrato Laurie e ha notato in lui i primi segni della malattia mentale. Dopo aver invitato Maggie a riportarlo a casa il prima possibile per distoglierlo, almeno per qualche tempo, dalle pratiche occulte, si reca a incontrare l’amico James Morton, responsabile dell’ufficio legale presso cui Laurie lavora. Nel dialogo tra i due, l’avvocato, che pur ha a cuore la salute dal suo dipendente, si ostina a considerare l’evocazione degli spiriti nulla più che una sciocchezza senza senso.

Fu quel giorno, poco prima del tramonto, che Mr. James Morton svoltò verso l’Embankment per la metropolitana di Westminster che l’avrebbe portato a casa. Era un uomo grandemente portato all’esercizio fisico, e per lui era questione di principio risiedere lontano dal luogo di lavoro. Mentre percorreva il piccolo passaggio trovò l’amico che lo aspettava, e insieme svoltarono diretti verso il punto dove le torri di Westminster svettavano alte e azzurre contro il cielo della sera.

«Ebbene?» chiese l’uomo più anziano.

Mr. Morton lo guardò con espressione ironica.

«Sei un caso disperato», disse.

«Per favore, dimmi cos’hai notato».

«Mio caro», rispose, «non c’è assolutamente niente da dire. Ho fatto esattamente quel che mi hai detto tu: non gli ho parlato quasi per niente: l’ho osservato invece con grande attenzione. Ma veramente non posso continuare così tutti i giorni. Ho il mio lavoro da fare. È la più palese idiozia che abbia mai…»

«Dimmi qualsiasi cosa strana che tu abbia notato». «Non c’è stato proprio nulla di strano, se non che il ragazzo appariva stanco, come hai visto anche tu stamattina».

«Si è comportato esattamente come al solito?» «Esattamente, solo che era più tranquillo. Giocherellava un poco con le dita».

«Sì?»

«E sembrava facesse molta fatica a lavorare. L’ho beccato a fissarmi un paio di volte».

«Davvero? Come ti guardava?»

«Semplicemente mi guardava – è tutto. Buon Dio! Cosa vorresti…»

«E non c’è nient’altro – assolutamente nient’altro?»

«Assolutamente niente».

«Non si è lamentato di nulla?»

«Cielo…! Oh, sì: ha detto qualcosa a proposito del mal di testa».

«Ah!» L’anziano si chinò in avanti. «Mal di testa? Di che tipo?»

«Sulla nuca».

L’anziano si riportò indietro arricciando le labbra.

«Ha parlato di ieri sera?» proseguì poi a un tratto. «Neanche una parola».

«Ah!»

Mr. Morton scoppiò in una rozza, fragorosa risata. «Sulla mia parola!» disse. «Penso, Cathcart, che tu sia il più sorprendente…»

L’altro sollevò una mano guantata per frenarlo; ma non sembrava minimamente turbato.

«Già, già; facciamo come se l’avessi detto… Ci sono abituato ormai, caro amico. Bene, ho visto Miss Deronnais, come ti avevo anticipato nel mio messaggio… Hai proprio ragione su di lei».

«Sono contento di sentirtelo dire, davvero», rispose Mr. Morton solennemente.

«È una di quelle ragazze come se ne trova una su mille. Le ho detto francamente, sai, che temevo la pazzia».

«Oh, veramente! Questo è davvero delicato da parte tua! E come l’ha…»

«L’ha presa in maniera ammirevole».

«E le hai esposto le tue deliziose teorie?»

«No. Vedrà tutto da sé, penso. Nel frattempo…»

«Oh, non mi hai raccontato del tuo colloquio con Lady Laura».

L’anziano volto si rabbuiò un poco.

«Ah! Quello non è ancora terminato», disse. «Sto andando da lei ora. Non credo che si sentirà ancora di scherzarci sopra».

«E gli altri… il medium, e compagnia?»

«Dovranno correre il loro rischio. È assolutamente inutile andare da loro».

«Saranno cattivi quanto me, presumo».

Il vecchio si girò con un viso dall’espressione severa.

«Oh! Tu comunque non ne sai niente», disse. «Tu non conti. Ma loro ne sanno abbastanza».

Sulla metropolitana i due non parlarono più; ma Mr. Morton, ostentando di leggere il suo giornale, alzò un paio di volte lo sguardo verso il vecchio e furbo viso sul lato opposto, che scrutava così fermamente l’oscurità roboante fuori dal finestrino. E ancora una volta rifletté sulla singolarità del fatto che qualcuno, al giorno d’oggi – qualcuno che comunque possedesse del buon senso… e il buon senso stava evidentemente scritto su quel vecchio volto barbuto – potesse credere a fantasiose scemenze come quelle di cui si era da poco discusso. Non si trattava solo dei punti che riguardavano in particolare Laurie Baxter – tutti questi assurdi, seppur inquietanti, accenni alla pazzia e al suicidio e compagnia bella – ma i principi che secondo il vecchio Cathcart ci stavano dietro – quei principi che egli, apparentemente, non aveva rivelato a Miss Deronnais. Eravamo nel ventesimo secolo; ecco una ferrovia elettrica, sedili imbottiti, e il Pall Mall…! C’era forse bisogno di ulteriori commenti?

Il treno cominciò a rallentare a Gloucester Road; e il vecchio Cathcart recuperò ombrello e guanti.

«Allora domani», chiese, «alla stessa ora?»

Mr. Morton fece un gesto di rassegnazione.

«Ma perché non vai a parlare apertamente con lui?» chiese.

«Non mi darebbe retta – men che mai adesso. Buonanotte!»

Il treno riprese a scivolare nell’oscurità; e l’avvocato rimase per un momento con le labbra corrugate. Sì, ovviamente il ragazzo era teso: questo lo vedeva chiunque: aveva balbettato un po’ – un segno sicuro. Ma perché fare tutto questo chiasso? Una settimana in campagna l’avrebbe rimesso in sesto.

Poi riaprì risolutamente il Pall Mall.

(Brano tratto da: R. H. BENSON, I Necromanti, Verona, Fede & Cultura, 2012)

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