citazione a cura di Luca Fumagalli

Continua con questo brano la pubblicazione di una serie di stralci tratti da L’alba di tutto (1911), romanzo utopico di R. H. Benson che racconta la storia di monsignor Masterman, cappellano del cardinale inglese Bellairs. L’uomo si risveglia dopo un lungo coma e scopre un mondo profondamente mutato in cui la Chiesa è diventata la guida indiscussa dell’umanità.

In uno dei passaggi più commoventi del romanzo, il benedettino Adrian Bennet, condannato a morte per le sue idee eterodosse sui miracoli, si trova nella paradossale posizione di dover convincere uno sconcertato Masterman della bontà della pena capitale; secondo il monaco si tratta infatti uno strumento necessario per preservare l’ordine sociale e che certamente non può contrariare un cristiano in buona fede.

 

Monsignore era ammutolito per lo stupore, e per la consapevolezza di essere stato gettato fuori strada. Sentiva di essere stato intellettualmente vittima di raggiro; e gli sembrava un ulteriore affronto essere stato raggirato da questo giovane monaco col quale era venuto a solidarizzare.

«Ma la pena di morte!» esclamò. «Morte! È questo l’orrore. Capisco una pena spirituale per un crimine spirituale – ma una fisica…».

Dom Adrian sorrise un po’ stancamente.

«Mio caro monsignore» disse «pensavo di aver spiegato che era un crimine contro la società. Non vengo messo a morte per le mie opinioni; ma perché, sostenendo tali opinioni, che sono dichiarate eretiche, e rifiutando di sottomettermi a una decisione d’autorità, sono un nemico dello stato civile che è ancorato unicamente ai decreti del Cattolicesimo. Ricordate che non è la Chiesa a mettermi a morte. Questo non è sua competenza. Essa è una società spirituale».

«Ma la morte! La morte, comunque!».

Il viso dell’uomo si fece serio e intenerito.

«È cosi spaventosa» disse «per un Cattolico convinto?».

Monsignore si alzò in piedi. Gli sembrava che tutto il suo senso morale fosse in pericolo. Fece il suo ultimo appello.

«Ma Cristo!» gridò «Gesù Cristo! Riuscite a immaginare quel nostro mite Signore che tollera tutto questo per un istante! Non vi posso rispondere adesso; anche se sono convinto che ci sia una risposta. Ma è inconcepibile che Colui che disse “Non resistere al malvagio”, che Colui che fu muto davanti ai suoi assassini…».

Anche dom Adrian si alzò. I suoi occhi si fecero straordinariamente intensi, e il suo volto ancora più pallido. Attaccò a bassa voce, ma quando giunse alla fine la sua voce risuonava forte nella piccola stanza.

«Siete voi che state disonorando nostro Signore» disse, «Certamente egli patì, come anche noi Cattolici possiamo patire, cosa che vedrete un giorno – come avete visto già mille volte, se sapete qualcosa del passato. Ma è tutto qui quel che Egli è…? È solo il Principe dei Martiri, il supremo Uomo dei Dolori, il muto Agnello di Dio? Non avete mai udito dell’ira dell’Agnello? Degli occhi che sono come una fiamma di fuoco? Dello scettro di ferro con cui Egli fa a pezzi i re della terra? Il Cristo a cui voi vi appellate è nulla. É solo il fallimento di un Uomo senza la Divinità… il Principe dei sentimentalisti, e di quella perversa vecchia Religione che un tempo osava chiamare se stessa Cristianità. Ma il Cristo che adoriamo è più di questo – l’Eterno Verbo di Dio, Colui che corre sul Cavallo Bianco, conquistando e per conquistare… Monsignore, voi dimenticate di quale Chiesa siete prete! É la Chiesa di Colui che strappò i regni di questo mondo da Satana, pei poterli conquistare per Se stesso. L’ha fatto! Cristo regna…! Monsignore, ecco cosa avete dimenticato! Cristo non è più un’opinione o una teoria. Egli è un fatto. Cristo regna! Egli veramente regna in questo mondo. E il mondo lo sa».

Si fermò un secondo, tremando per la sua stessa irruenza. Poi stese le mani.

«Sveglia, monsignore, sveglia! State sognando. Cristo è di nuovo il Re degli uomini, ora – non solo dei devoti che hanno un animo religioso. Egli comanda, perché ha il diritto di comandare… E il potere civile lo rappresenta nelle questioni secolari, e la Chiesa in quelle spirituali. Sto per essere messo a morte! Beh, protesto di essere innocente, ma non sostengo che il crimine di cui sono accusato non meriti la morte. Protesto, ma non mi risento. Pensate che tema la morte?… Non è forse anche quella nelle Sue mani…? Cristo regna, e tutti noi lo sappiamo. E anche voi dovete saperlo!».

Ogni sensazione sembrava essere svanita dall’uomo che ascoltava… Era conscio di una bianca faccia estatica  con occhi ardenti che lo fissavano. Non poteva più resistere attivamente o ribellarsi. Fu solo col massimo sforzo che poté ancora trattenersi dal cedere del tutto. Una qualche grande pressione sembrava avvilupparlo e circondarlo, minacciando la sua stessa esistenza come individuo. Tanto tremenda era la forza con cui le parole erano state pronunciate, che per un istante gli sembrò di contemplare in una visione mentale quello che esse descrivevano – una Suprema Figura Dominante, ferita di certo, ma che spadroneggia e si fa rispettare nella Sua forza – non più il Cristo della gentilezza e della mitezza, ma un Cristo che aveva preso il potere alla fine e regnava, un Agnello che era un Leone, un Servo che era Signore di tutto; Uno che non si difendeva più, ma comandava….

E tuttavia egli si aggrappava disperatamente e ciecamente al vecchio ideale. Spinse via da sé questa Presenza dominatrice; tutta la sua persona e la sua individualità non avrebbero ceduto a Colui che domandava il sacrificio di entrambe. Vide infine questo Cristo, e con un bagliore d’intuizione percepì che questa era la chiave per questo mondo mutato, che lui trovava tanto incomprensibile; e però non l’avrebbe accettato – non avrebbe accettato che quest’uomo governasse su di lui…

Fece un ultimo sforzo; la visione passò ed egli si alzò, sentendo ritornare un’altra sensazione, comprendendo di essersi salvato da un’estinzione più completa di quella della morte.

«Bene» disse quietamente – così quietamente che quasi ingannò anche sé stesso – «bene, mi ricorderò di quello che dite, dom Adrian, e farò quello che posso col cardinale».

(Brano tratto da R. H. BENSON, L’alba di tutto, Verona, Fede & Cultura, 2010)