Quando Dio minaccia il male: Don Bosco e Vittorio Emanuele II

don bosco

 

di Massimo Micaletti

 

Don Giovanni Bosco ebbe, nella sua vita, diverse esperienze mistiche di sconvolgente profondità, permesse da Dio per l’elevazione dell’anima sua e di coloro che lo seguivano. Giovanni Bosco vide l’inferno, vide la Vergine Maria ed ebbe diversi sogni profetici sul destino della Chiesa e dell’Italia.

Proprio di alcuni suoi sogni profetici, poco conosciuti, vorrei parlare, e specificamente dei sogni su Casa Savoia, non solo per il loro messaggio davvero inquietante ma per come essi appaiano inconciliabili colla visione della Chiesa e di Dio che da tempo fin troppi prelati dispensano, a volte in palese evidente contrasto col testo delle Scritture e dei Dottori.

Siamo nel dicembre 1854 e nel Parlamento subalpino si discute la Legge Rattazzi che avrebbe comportato la soppressione degli ordini religiosi e l’acquisizione di tutti i loro beni: edifici, terreni, opere d’arte. Va ricordato che Rattazzi era un esponente della Sinistra storica, politico prestigioso ed influente che già da qualche anno era sulla scena e che non faceva alcun mistero delle sue posizioni anticlericali e che la Chiesa veniva già da un costante attacco alle sue legittime prerogative, quali ad esempio la Legge Siccardi del 1850. Rattazzi, a capo di un’area di centrosinistra, sotto il Governo D’Azeglio ha chiesto ed ottenuto che nell’esecutivo entri anche il suo rivale Cavour, che nel frattempo ha aggregato un soggetto di centrodestra tagliando le aree più reazionarie e più vicine ai cattolici: tutto è dunque pronto per sferrare un altro attacco al potere temporale pontificio, in vista dell’ultimo assalto che sarà Porta Pia.

Ebbene, mentre in sede legislativa si progetta (e si compirà poi) questo atto di inaudita violenza, che lascerà sulla strada oltre cinquemila religiosi, Don Bosco scrive a Vittorio Emanuele di aver avuto un sogno davvero inquietante. Nel sogno, un valletto gli consegnava un messaggio nei seguenti toni “Una grande notizia! Annuncia: gran funerale a corte”. Vana questa lettera, Don Bosco ne invia un’altra perché nel frattempo il sogno si è ripresentato ma con una non trascurabile differenza: stavolta il messaggio del bambino dice “Annunzia: non gran funerale a corte, ma grandi funerali a corte“. Don Bosco comprende che l’ammonimento si riferisce all’imminente approvazione della Legge Rattazzi, sicché in questa seconda lettera avverte espressamente il Re che il sostegno a quello sciagurato provvedimento gli sarebbe costato l’ira divina.

Il Re non ascolta e la profezia si compie. Come racconta Giampaolo Barra in “Don Bosco e la persecuzione rinascimentale”, pochi giorni dopo le due lettere ossia il 5 gennaio l855, mentre il disegno di legge è presentato ad uno dei rami del Parlamento, si diffonde la notizia di una improvvisa malattia che ha colpito Maria Teresa, madre del Re Vittorio Emanuele II. E sette giorni dopo, a soli 54 anni di età, dunque ancor giovane, la Regina madre muore. I funerali sono previsti per il giorno 16 gennaio. Mentre sta tornando dal funerale, la moglie di Vittorio Emanuele II, Maria Adelaide, che ha partorito da appena otto giorni, subisce un improvviso e gravissimo attacco di metro-gastroenterite. Lo stesso 12 gennaio, Don Bosco tenta un ultimo disperato appello di persuasione, avendo egli a cuore in primis i destini della Chiesa ma anche quelli dell’Italia e del Re. “Persona illuminata ab alto [cioè dall’alto] ha detto: Apri l’occhio: è già morto uno. Se la legge passa, accadranno gravi disgrazie nella tua famiglia. Questo non è che il preludio dei mali. Erunt mala super mala in domo tua [saranno mali su mali in casa tua]. Se non recedi, aprirai un abisso che non potrai scandagliare“, questo scrive il santo sacerdote. Anche questa volta, il Re non gli dà nessun ascolto. Quattro giorni dopo quest’ultima lettera, la giovane moglie del Re, la regina Maria Adelaide, a soli 33 anni, muore. Era il 20 gennaio l855. La stessa sera del 20 gennaio 1855, il fratello del Re, Ferdinando, duca di Genova, riceve il sacramento dei morenti e muore l’11 febbraio. Aveva anche lui, come la Regina, solo 33 anni.

Il Re non desiste dallo scellerato proposito, nonostante l’avverarsi di tutte le previsioni di Don Bosco: la legge viene approvata il 2 marzo, con 117 voti a favore contro 36. In maggio la legge passa al Senato per la definitiva approvazione. Ma il giorno 17 maggio, a un passo dall’approvazione, si verifica una nuova sconcertante morte nella famiglia reale: muore il piccolo Vittorio Emanuele Leopoldo, il figlio minore del Re. Siamo quindi a cinque decessi di persone giovani e giovanissime di Casa Savoia nel giro di quattro mesi. La legge sarà approvata ugualmente il 29 maggio 1855 consentendo allo Stato sabaudo di appropriarsi di monasteri, terreni, palazzi, granai e quant’altro era derivato ai religiosi da secoli di carità e devozione. Sul Re e su tutti i responsabili dell’approvazione cadrà la scomunica maggiore che sarà tolta da Pio IX, nel 1859, il quale perdonerà il Re[1].

Ora, posto che la natura profetica dei sogni di Don Bosco non è in discussione, dato che si sono puntualmente avverati – contra factum non valet argumentum, hai voglia a parlare di coincidenze – viene da chiedersi, in tempi di torrenziale misericordia, come mai un sacerdote scriva di certe gravi minacce addirittura al suo sovrano. E c’è pure da chiedersi come mai Dio minacci, maledica qualcuno, per giunta colpisca non l’interessato ma i suoi congiunti fino ad ucciderli.

La risposta a queste due ultime domande è la più agevole: rileggendo le Scritture, sono innumerevoli gli episodi di maledizione ed ira divina, anche se oggi magari qualcuno se ne dimentica: pensiamo al destino di Sodoma (che per Mons. Galantino è salva, sebbene Dio l’abbia in verità pensata molto diversamente); pensiamo, tra i moltissimi, a Deuteronomio 28. Gesù stesso lancia dei gravissimi ammonimenti: ad esempio, in Luca 21, 22 a proposito degli ultimi tempi Egli dice “saranno infatti giorni di vendetta, perché tutto ciò che è stato scritto si compia”.

Deuteronomio 28 merita di essere riportato, per stralci, per la ferocia impressionante con cui il profeta descrive gli effetti della collera divina: “15 Ma se non obbedirai alla voce del Signore tuo Dio, se non cercherai di eseguire tutti i suoi comandi e tutte le sue leggi che oggi io ti prescrivo, verranno su di te e ti raggiungeranno tutte queste maledizioni: 16 sarai maledetto nella città e maledetto nella campagna (…) 20 Il Signore lancerà contro di te la maledizione, la costernazione e la minaccia in ogni lavoro a cui metterai mano, finché tu sia distrutto e perisca rapidamente a causa delle tue azioni malvage per avermi abbandonato. 21 Il Signore ti farà attaccare la peste, finché essa non ti abbia eliminato dal paese, di cui stai per entrare a prender possesso. 22 Il Signore ti colpirà con la consunzione, con la febbre, con l’infiammazione, con l’arsura, con la siccità, il carbonchio e la ruggine, che ti perseguiteranno finché tu non sia perito (…) 26 Il tuo cadavere diventerà pasto di tutti gli uccelli del cielo e delle bestie selvatiche e nessuno li scaccerà. 27 Il Signore ti colpirà con le ulcere d’Egitto, con bubboni, scabbia e prurigine, da cui non potrai guarire. 28 Il Signore ti colpirà di delirio, di cecità e di pazzia, 29 così che andrai brancolando in pieno giorno come il cieco brancola nel buio (…) 32 I tuoi figli e le tue figlie saranno consegnati a un popolo straniero, mentre i tuoi occhi vedranno e languiranno di pianto per loro ogni giorno, ma niente potrà fare la tua mano (…) 34 diventerai pazzo per ciò che i tuoi occhi dovranno vedere (…) 41 Genererai figli e figlie, ma non saranno tuoi, perché andranno in prigionia (…). 45 Tutte queste maledizioni verranno su di te, ti perseguiteranno e ti raggiungeranno, finché tu sia distrutto, perché non avrai obbedito alla voce del Signore tuo Dio, osservando i comandi e le leggi che egli ti ha dato. 46 Esse per te e per la tua discendenza saranno sempre un segno e un prodigio”. Al principio ed alla fine di questo passo c’è, però, la chiave di lettura che è comune alle profezie di Don Bosco: e la chiave è quel “Se non obbedirai”. Quando Dio per bocca dei Suoi profeti o dei Suoi santi manda delle profezie, esse non sono mere minacce o presagi di sventura, ma ammonimenti severi: se ci si conforma alla Sua legge, il male paventato non si realizzerà, né per l’ammonito né per i suoi cari. Dio non si diverte a terrorizzare i Suoi figli, ma nella Sua sapienza gli è ben chiaro che in certe particolari circostanze, è necessario paventare un male concreto, immediato, perché vi sia il ravvedimento; ravvedimento che, come ogni atto di coscienza e volontà, può anche non avvenire e allora l’evento nefasto si compie puntualmente ed è di monito non solo per chi ne è colpito, ma anche per chi ne ha contezza (“Esse per te e la tua discendenza saranno sempre un segno e un prodigio”).

E’ a questo punto chiaro, in risposta al primo interrogativo, il motivo per cui Don Bosco, santo sacerdote, si premurava di scrivere quelle lettere al Sovrano: egli non aveva soltanto in animo di scongiurare la grave minaccia per i religiosi costituita dalla Legge Rattazzi, ma anche di salvare Vittorio Emanuele dal male gravissimo che gliene sarebbe derivato già qui, in questa vita e in questo mondo. E’ come un supplemento alla Grazia: Dio assiste l’uomo nel discernere il bene dal male ma ci sono circostanze particolari in cui il male che l’uomo rischia di arrecare sarebbe talmente grave che Egli si muove coi Suoi profeti e i Suoi santi per evitare il guasto mediante un avvertimento espresso, diretto e terribile come quelli di Don Bosco al Re o, per fare un altro esempio, dato dalla Vergine ai pastorelli di Fatima sulla seconda guerra mondiale e sul comunismo.

Nella tenace opera di avvertimento del Re da parte di Don Bosco si leggono perfettamente il senso e il fine delle profezie di sventura date a lui come a profeti e veggenti nel corso dei millenni dell’Antico e del Nuovo Testamento, e sono un fine ed un senso di chiara misericordia. Il Signore, infatti, non vuole il male che pure preannuncia, perché dà sempre la possibilità di scamparlo attraverso una via – l’obbedienza alla Sua volontà – che è sempre via non solo di scampo ma anche di crescita spirituale. Pensiamo a Vittorio Emanuele II: se con coraggio si fosse opposto alla Legge Rattazzi ascoltando l’esortazione di Don Bosco ad “impedire ad ogni costo” la promulgazione, egli non avrebbe soltanto evitato i gravi lutti che nell’arco di pochissimo tempo colpirono la sua famiglia, ma sarebbe stato assunto a modello di sovrano realmente cattolico, anche in riparazione del male che il Regno sabaudo aveva già arrecato alla Chiesa. Pensare ad un Dio che mai minaccia un castigo già qui, in questa vita, è negare la misericordia divina, che consiste appunto nel fatto che nella storia, per amore del genere umano, Dio ha reso immediatamente evidente ciò che Lo avrebbe offeso ed ha chiaramente offerto la via per scampare il male e guadagnare, simultaneamente, un passo verso di Lui.

 

 

[1] Cfr. pure http://www.francobampi.it/franco/ditutto/curiosita/don_bosco.htm

 

 

 

8 Commenti a "Quando Dio minaccia il male: Don Bosco e Vittorio Emanuele II"

  1. #bbruno   3 aprile 2018 at 10:09 pm

    per fortuna che ora regna un altro dio: Bergoglio dall’ alto del Vaticano!

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  2. #bbruno   4 aprile 2018 at 11:40 am

    E in aggiunta a quanto scritto, chiederei a Micaletti se ho letto bene di una profezia di don Bosco che la Casa di Savoia sarebbe finita esattamente nei tempi in essa indicati?

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  3. #Massimo Micaletti   4 aprile 2018 at 6:35 pm

    Sì bbruno. Ecco di seguito la vicenda.

    Nel 1855, in piena lotta della Chiesa contro la legge Rattazzi, don Bosco pubblica un opuscolo. Dapprima, il governo liberale piemontese ne decide il sequestro, che poi non viene eseguito per paura di fare pubblicità al prete di Valdocco. In quell’opuscolo don Bosco ammoniva Vittorio Emanuele II, rifacendosi a qualcuno dei suoi sogni e alle sue abituali e straordinarie intuizioni, perché non firmasse quella legge. Scriveva testualmente don Bosco: “la famiglia di chi ruba a Dio è tribolata e non giunge alla quarta generazione”.

    Un avvertimento grave e inquietante, ma pur sempre una profezia che oggi è facilmente verificabile, solo facendo un po’ di conti.

    Vittorio Emanuele II muore a soli 58 anni, a quanto pare di malaria, cioè di quella febbre presa proprio a Roma dove i suoi bersaglieri erano entrati otto anni prima. Il suo primo successore, Umberto I muore 56enne a Monza, sotto i colpi di pistola dell’anarchico Bresci. Il secondo successore, Vittorio Emanuele III, scappa di notte, di nascosto, dal Quirinale, l’8 settembre del 1943 e tre anni dopo sarà costretto ad abdicare. Il terzo successore, Umberto II, fu un re “provvisorio”, per meno di un mese e, perduto il referendum popolare, deve accettare un esilio senza ritorno.

    Come si vede facilmente, alla quarta successione, alla “quarta generazione” come scriveva don Bosco, i Savoia non sono giunti

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    • #bbruno   5 aprile 2018 at 11:58 am

      grazie, Micaletti, me ne ha data la conferma.

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  4. #bbruno   4 aprile 2018 at 6:46 pm

    Beh, l’ho scovata io la seconda profezia, ed è proprio come l’avevo letta tempo fa:

    “La famiglia di chi ruba a Dio è tribolata e non giunge alla quarta generazione”.

    Vittorio Emanuele II muore a soli 58 anni, a quanto pare di malaria, cioè di quella febbre presa proprio a Roma dove i suoi bersaglieri erano entrati otto anni prima. Il suo primo successore, Umberto I muore 56enne a Monza, sotto i colpi di pistola dell’anarchico Bresci. Il secondo successore, Vittorio Emanuele III, scappa di notte, di nascosto, dal Quirinale, l’8 settembre del 1943 e tre anni dopo sarà costretto ad abdicare. Il terzo successore, Umberto II, fu un re “provvisorio”, per meno di un mese e, perduto il referendum popolare, deve accettare un esilio senza ritorno.

    Come si vede facilmente, alla quarta successione, alla “quarta generazione” come scriveva don Bosco, i Savoia non sono giunti.

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  5. #Annarita   6 aprile 2018 at 12:50 pm

    Non c’è nessun santo oggi con qualche avvertimento per il Papa e per Mattarella?
    Siamo certamente a questo livello: “Il Signore ti colpirà di delirio, di cecità e di pazzia”.

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  6. #Paolo   10 aprile 2018 at 12:23 am

    Ma,considerando che dopo la promulgazione dello Statuto Albertino il Sovrano regna,ma non governa,che c’entrava il povero Re?
    Semmai,con molto più profitto gli strali del cielo dovevano cadere sui politici,ad esempio su Rattazzi e su Cavour.
    Insomma,bastava informarsi da un costituzionalista,

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    • #bbruno   10 aprile 2018 at 9:26 am

      oppure, prima d’agire, passare a chiedere a Paolo…

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