Staccate la spina a La Repubblica. Non ad Alfie

staccare la spina

 

di Cajetanus

 

C’è da dire che l’intervento dei ministri Minniti e Alfano per concedere la cittadinanza italiana al piccolo Alfie Evans, ghermito dagli uomini in camice bianco dell’Alder Hey Children’s Hospital che più che medici somigliano sempre più a macellai, per una volta ci ha permesso di non vergognarci troppo di essere italiani. Che siano stati i risultati delle recenti elezioni italiane ad aver cambiato i connotati a qualcuno o che sia stato un semplice moto intimo di pietà umana non ci è dato saperlo, sappiamo solo che la divina Provvidenza ha voluto servirsi di due individui estremamente discutibili – per fare un eufemismo – e delle loro azioni per fare ciò che andava fatto: cioè impedire l’assassinio di un innocente.
Ovviamente però il miraggio che ci aveva impedito di vergognarci troppo si è subito infranto sul muro di indecenza del quotidiano La Repubblica, che tramite la professoressa Michela Marzano, docente di filosofia morale all’Université Paris Descartes ci fa sapere sostanzialmente – in prima pagina – che il governo italiano non avrebbe dovuto impicciarsi, «cosa è mai potuto passare per la testa dei ministri Alfano e Minniti» scrive sbigottita la filosofessa «la decisione di Alfano e Minniti è incomprensibile» anche perché la stessa ci ricorda che un governo in carica solo per l’ordinaria amministrazione non dovrebbe auspicare con una nota della Farnesina l’immediato trasferimento in Italia di un bimbo tenuto in vita solo dalle macchine, al massimo può limitarsi ad espellere diplomatici russi avallando accuse senza fondamento, ma non questo! Ci mancherebbe!
Poi però ai medici è successa una cosa che l’uomo moderno non crede assolutamente possibile: si sbagliavano (insieme alla professoressa Marzano). Infatti dopo il distacco del respiratore, delle macchine che secondo la Marzano erano l’unica cosa a tenerlo in vita, il piccolo Evans ha iniziato a respirare da solo anche se a fatica. Per molte ore i medici si sono rifiutati di dare acqua e nutrimento al piccolo contravvenendo ai loro doveri di stato, poi però si sono dovuti arrendere all’evidenza e concedere nuovamente l’assistenza richiesta.
La Marzano oggi si interroga su quale sia la logica dietro le richieste della Farnesina, dato che anche in Italia è ormai vietato ai medici di «somministrare cure inutili o sproporzionate» ai propri pazienti, è noto a tutti infatti che aria, cibo e acqua siano «cure inutili o sproporzionate» quindi accanimento terapeutico. Ma non finisce qui, scrive anche: «a questo punto perché non occuparsi anche di ius soli [n.d.r. sì, lo ha detto veramente, non avete letto male] dato che è sempre di nazionalità che si parla?» Stessa cosa, indubbiamente. Ogni occasione è buona per riaffermare la necessità di affrontare i grandi temi di ingegneria sociale e dopo aver decantato la saggezza della Corte Europea di cui abbiamo spesso notizia in relazione a grandi sentenze di immenso valore morale e giuridico (tipo qui: https://bit.ly/2HnWbiC) torna sul pallino già citato: «a parte la gioia di Giorgia Meloni che parla di “spiraglio” – quale? Perché? In che senso? – quali conseguenze può mai avere quest’attribuzione di cittadinanza italiana a un bambino inglese in fin di vita? A meno che l’onorevole Meloni non parli di uno spiraglio per l’attribuzione della nazionalità italiana anche a tutti quei ragazzi e quelle ragazze nate in Italia e che, ancora oggi, sono considerati stranieri» perché, penserete anche voi, questo argomento è assolutamente inattaccabile: se infatti lo Stato italiano concede la cittadinanza ad un bambino che il sistema sanitario britannico e la magistratura si rifiutano di assistere allora dovrebbe darla automaticamente anche tutti quelli che – stranieri – sono nati su suolo italiano (e che magari nemmeno la vogliono questa cittadinanza), che sicuramente subiscono anche la stessa indegna situazione subita dal bambino in questione.

Per concludere la Marzano si augura anche che il governo passi dall’ordinaria amministrazione alla piena amministrazione, chiarendo una volta per tutte in base a quali criteri si ha o meno il diritto di essere italiani. Oltre a voler informare la professoressa che la legge italiana in tale ambito è abbastanza chiara e che lo Stato ha facoltà di decidere a chi concedere, per vie straordinarie e contemplate dal diritto, la cittadinanza vorremo lasciare qui un’indicazione alla Marzano e ai lettori di Repubblica per il loro pallino fisso, ostentato in maniera così oscena anche in questa dolorosa occasione: «(…) la differenza di razze è elemento di ribellione finché non si raggiunga concordia di spiriti, perché, come non si forma uno stato da una massa qualunque di uomini, così nemmeno in un qualunque momento del tempo. Per ciò quanti hanno accolto uomini d’altra razza sia come compagni di colonizzazione sia come concittadini, dopo la colonizzazione, la maggior parte sono caduti in preda alle fazioni. Così gli Achei colonizzarono Sibari insieme ai Trezeni, ma poi gli Achei, aumentati di numero, espulsero i Trezeni e di qui venne la maledizione sui Sibariti; anche a Turi i Sibariti vennero in discordia con quelli che insieme a loro avevano fondato la colonia (perché pretendevano di avere di più, in quanto padroni del territorio, e furono cacciati via): a Bisanzio i nuovi concittadini furono sorpresi a cospirare e cacciati via con la forza delle armi: gli abitanti di Antissa, accolti i Chii esiliati, li cacciarono con le armi: gli Zanclei, avendo accolto i Samii, furono cacciati loro, e gli abitanti di Apollonia sul Ponto Bussino, dopo aver introdotto in città nuovi concittadini, caddero in preda a lotte intestine e i Siracusani, dopo il periodo dei tiranni, concessa la cittadinanza agli stranieri e ai mercenari, caddero in preda a lotte intestine e vennero a battaglia: quelli di Amfipoli, avendo accolto i concittadini dei Calcidesi, furono espulsi da loro, per la maggior parte.» (Aristotele, Politica, lib. V, 3)

Preghiamo quindi per Alfie Evans – giustamente cittadino italiano e con questo sottratto, forse, alle mani dei suoi potenziali carnefici – e per la sua famiglia, affinché il Signore tenga sotto i loro piedi i nemici del Suo Regno che li insidiano per odio contro di Lui.

 

Preghiamo anche perché qualcuno stacchi la spina a La Repubblica.

 

 

 

 

 

2 Commenti a "Staccate la spina a La Repubblica. Non ad Alfie"

  1. #Ireneus_Marce   25 Aprile 2018 at 8:08 am

    Ma la parte in cui definisce “pregiudizio” la correlazione tra sospendere l’alimentazione ad un paziente e farlo morire di fame, ve la siete scordata?!

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  2. #bbruno   25 Aprile 2018 at 6:24 pm

    Sì certo, perché questo povero Alfy hanno fatto i furbi i suoi genitori, mettendolo in quelle condizioni, perché avesse la cittadinanza italiana, e una qualche speranza, esattamente come fanno la gran parte dei genitori foresti che vengono qui a sgravare i loro figli, per cuccarsi senza alcun merito il diritto di cosiddetta cittadinanza, cioè una vita assicurata.
    QUESTI BASTARDI DEL PENSIERO UNICO INCROCIATO si fanno passare anche per UMANITARI, al punto da volere la soppressione del debole e la protezione di furbi!

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