[VITA EST MILITIA] Artù Pendragon

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Nota di Radio Spada; continua oggi, terza domenica dopo Pasqua, questa rubrica radiospadista che durerà sino al compimento dell’Ottava di Pentecoste, dedicata all’esercizio del cattolicesimo militare e ai grandi condottieri cattolici. L’organizzazione della rubrica che ha richiesto circa tre mesi di lavoro (e della concomitante “esposizione” all’Università Cattolica del Sacro Cuore) è stata a cura di Carlo “Charlie” Banyangumuka, Mattia Spaggiari e Piergiorgio Seveso. A voi tutti, amati lettori, dall’intera redazione di Radio Spada l’augurio di un santo periodo pasquale. Buona lettura!

Re Artù Pendragon

Fu un capo militare britanno vissuto tra la fine del V e l’inizio del VI secolo; quando ormai Roma aveva rinunziato a difender la Britannia, egli si fece in prima persona difensore del suo popolo e della vera Fede combattendo contro gli invasori Angli, Sassoni e Juti. Riuscì a riunire sotto le sue insegne tutti i Sovrani e signori locali di quella che sull’isola era stata la Provincia romana e per ben dodici volte, l’immagine di Maria Santissima sulle spalle, scese in campo contro i pagani. Figlio illegittimo e segreto del signore di Camelot Uther Pendragon e della Duchessa di Tintagel Ygerne, da cui l’ebbe coll’inganno, fu allevato dal mago Merlino fino a quando, ancor ragazzo, non riuscì ad estrarre dalla roccia Excalibur, la spada di Cesare – era il segno dell’elezione divina. Radunò attorno a sé come primus inter pares i maggiori cavalieri della sua terra, molti dei quali s’impegnarono nella ricerca del Santo Graal, ritrovato poi da Perceval il Gallese alla corte del Re Pescatore ed oggi conservato nella Cattedrale di Valencia. Dopo la decisiva vittoria del monte Badon, nei pressi di Salisbury, grazie alla quale dall’ultimo decennio del secolo i Sassoni cessarono per 70 anni di insidiar la Britannia occidentale, venuta meno la concordia tra i suoi cavalieri e dissoltasi la Tavola rotonda, fu ferito mortalmente da suo figlio Mordred nella battaglia di Camlann, nel Somerset, nell’anno 537. In punto di morte fu condotto dalla sua sorellastra, la fata Morgana, sull’isola di Avalon, l’attuale Glastonbury, ove s’era rifugiato col Sacro Calice San Giovanni d’Arimatea e donde la leggenda vuole che Artù un giorno ritorni a difender la Britannia.

San Kaleb di Axum

Sant’Alfredo re del Wessex

Sant’Olaf il coraggioso

San Ladislao d’Ungheria

San Erik IX Re di Svezia

San Luigi IX Re di Francia

San Giorgio

Giuseppe Sanchez del Rio

Enrico II il Pio duca di Slesia

Giovanni di Gothia

Costantino il Grande

Teodosio il Grande

Costantino XI Paleologo

Vardan Mamikonian

Cardinal Fabrizio Ruffo

Cardinale Bertrando del Poggetto

Assalonne di Lund

Ugo de’ Pagani e Goffredo di Sant’Omero

Eraclio Imperatore di Bisanzio

Carlo Magno

Ottone il Grande

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