Dopo la notizia delle blasfemie di P. Gionata, don Cugini si fa intervistare da GayNews: ‘Mons. Camisasca ha partecipato a due nostri incontri’

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Riassunto delle puntate precedenti relative alla veglia omosessualista di Reggio Emilia:

  1. ‘Conservatori’? Il vescovo Camisasca (Reggio E.) in visita dai ‘cristiani LGBT’
  2. Quale verità vi farà liberi? Ovvero: cosa sta per accadere nella parrocchia omofila visitata da mons. Camisasca
  3. A Reggio E. la diocesi a un bivio: o con i ‘cristiani LGBT’ o con i cattolici. Ma la scelta sembra già fatta
  4. Cosa si muove dietro la ‘veglia’? Dalle immagini blasfeme di Progetto Gionata all’adesione di Arcigay
  5. Nuove rivelazioni, clima incandescente a Reggio: il comunicato del gruppo di preghiera-riparazione

Dopo l’uscita della notizia sulle immagini blasfeme di Progetto Gionata, ecco arrivare GayNews, sito fondato e diretto dall’attivista gay (ed ex politico) Franco Grillini. Sì: perché Don Cugini ha deciso di farsi intervistare da questo portale, dedicando ampio spazio alla vicenda reggiana. Riportiamo integralmente l’intervista senza commenti, con grassettature e sottolineature nostre. L’articolo è stato postato da Francesco Lepore, (ex) sacerdote in servizio presso il Vaticano che ha lasciato la tonaca per passare alla militanza gay. (excursus: di Lepore, latinista di valore con licenza in dogmatica, va tuttavia apprezzata, in altra sede, la cura per le lingue antiche)

Prima di passare al testo, però, una riflessione: in un certo senso bisogna ringraziare don Cugini per la chiarezza e puntualità delle risposte, a differenza d’altri ama parlare schietto (sì sì no no) in materia di dottrina. Sbagliando tutto, si intende. Ma almeno non lo si può accusare di ambiguità e silenzio, e oggi non è un pregio da poco.

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[…]

Per sapere il parere del diretto interessato, abbiamo contattato il parroco di Regina Pacis.

Don Paolo, com’è nata l’idea di una veglia per superare l’omofobia e la transfobia?

Organizzata per la prima volta lo scorso anno in occasione della Giornata mondiale contro l’omotransfobia, la veglia è stata voluta quale momento forte di preghiera e condivisione alcuni mesi dopo la costituzione in parrocchia del Gruppo di Cristiani Lgbt. È stata fortemente osteggiata al pari di ogni attività connessa al Gruppo.

Come si è costituito il Gruppo di Cristiani Lgbt?

Il gruppo è stato costituito nel settembre 2016. È nato dalla richiesta di una coppia di genitori che avevano scoperto d’avere un figlio omosessuale. Dopo uno stato iniziale di disperazione si sono rivolti ad Agedo Parma e, rasserenatisi, mi hanno proposto di fare qualcosa a Reggio Emilia a sostegno di persone Lgbti e dei loro familiari. E così da un primo momento conviviale seguito da un incontro di preghiera si è sviluppata progressivamente quella realtà che è appunto il Gruppo di Cristiani Lgbt. Secondo uno stile ben preciso: mettere al centro la persona prima della dottrina.

Noi accogliamo le persone e le ascoltiamo indistintamente: non c’interessa da dove vengano e che cosa facciano. Lo stile, insomma, indicato da Bergoglio nell’Evangelii gaudium e nell’Amoris laetitia. Siccome tutti provengono da esperienze di discriminazione o di maltrattamento da parte di sacerdoti in Confessionale, abbiamo voluto dar loro l’idea di trovare uno spazio di Chiesa umana. Le persone che bussano alla nostra porta sanno di poter trascorrere delle ore in serenità tra una pizza e momenti di preghiera in comune. Sanno di potersi raccontare in tranquillità.

Che cadenza hanno tali incontri e come sono strutturati?

I nostri sono incontri mensili. Ci ritroviamo un lunedì alle 19:30: si mangia una pizza e poi si prega nella chiesa parrochiale. E arrivano sempre persone nuove: si avvicinano sia genitori di figlie o figli omosessuali – soprattutto mamme – sia coppie di gay e lesbiche. Il nostro gruppo ha due caratteristiche peculiari: la presenza numericamente significativa di donne lesbiche e l’inquadramento dello stesso (un caso quasi unico in Italia) nella pastorale ordinaria. Vengono al riguardo affissi gli avvisi sulle attività del gruppo e se ne dà notizia sul bollettino parrochiale, dove sono pubblicati anche articoli scritti da componenti del Gruppo dei Cristiani Lgbt. Da quest’anno accanto al percorso spirituale abbiamo avviato anche quello formativo: ogni 15 giorni ci si incontra, si leggono testi teologici e si avvia una proficua discussione. Incontri trasversali perché aperti a tutte e tutti i parrocchiani.

Qual è stata la reazione del clero reggiano?

La veglia dello scorso anno, anche se osteggiatissima da gruppi di destra, ha visto la partecipazione di dieci sacerdoti, alcune suore e tantissima gente. Durante l’anno la collaborazione scarseggia anche se agli ultimi incontri mensili hanno preso parte due sacerdoti.

E quella di mons. Camisasca?

Camisasca osserva con attenta cautela. Il vescovo ha partecipato in realtà a due incontri. Dopo una posizione molto rigida in occasione della veglia del 2017, lui ha accettato il mio invito a rendersi conto di persona di quanto avviene nei nostri incontri. La prima volta si è fermato solo per la pizza. La seconda volta, cioè il 16 aprile, ha preso anche parte al momento di preghiera. Ha detto cose molto belle sul mistero della persona, sulla necessità dell’accoglienza.

Che cosa pensa degli attacchi ricevuti dal Gruppo 20 Maggio?

Sono affermazioni che m’intristiscono soprattutto alla luce dei grandi atteggiamenti di apertura messi in campo da Papa Francesco.

E delle affermazioni sull’assoluta castità quale unica via d’uscita per le persone omosessuali alla luce anche di testi magisteriali?

Facciamo fatica noi preti a vivere la castità. Immaginarsi se la si può imporre a vita a persone laiche pur credenti.

È poi interessante il dato dei testi citati da questi soggetti con riferimento, ad esempio, alla partecipazione della pastora Maggi. Si dichiarano supercattolici e poi sono contro il Vaticano II, contro Papa Francesco. I testi che Corsini cita sono tutti antecedenti ai documenti conciliari. Ci bollano come eretici e poi loro stessi sono contro il Concilio e contro il Papa.

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Un commento a "Dopo la notizia delle blasfemie di P. Gionata, don Cugini si fa intervistare da GayNews: ‘Mons. Camisasca ha partecipato a due nostri incontri’"

  1. #Diego   9 maggio 2018 at 3:48 pm

    Mettere al centro la persona prima della dottrina significa lasciare che le persone viaggino allegramente verso l’inferno e, soprattutto, significa aver cambiato religione ed essere passati dalla religione Cattolica (Toecentica) ad un’oscena e falsa religione antropocentrica che di cristiano non ha più nulla!
    In effetti “sacerdoti” come “don” Cugini non sono eretici: sono APOSTATI!
    UN RINNEGAMENTO COMPLETO della Fede e della morale vantandosi anche del fatto di non proporre la castità ai (potenziali) sodomiti e giustificandolo con il rifiuto totale della Croce.
    E come si permette, l’apostata (talmente acattolico da considerare Maggi una vera “pastora”), di sputare sul Magistero? Crede di poter abolire a suo piacimento ciò che non gli aggrada?
    E tutto il resto del sesto Comandamento? Solo i sodomiti ne sono esenti?
    Le persone etero che non si sposano ne sono esenti oppure no?
    E coloro che devono ancora sposarsi?
    E gli sposati che vogliono commettere adulterio?
    E gli incestuosi? E gli stupratori? E i pedofili?
    Che l’acattolico “don” Cugini “ci illumini” e che ci dica per chi varrebbe il sesto Comandamento!

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