Buon compleanno, piccolo Alfie

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di Cristiano Lugli

Buon compleanno, piccolo Alfie: vorrei proprio potertelo dire. In quei giorni di tremenda angoscia, ogniqualvolta che compariva una notizia di speranza sulla possibilità di un tuo trasferimento in Italia guardavo mio figlio, sorridendo e incrociando il suo sorriso contraccambiato, stringevo mia moglie e dicevo: “Dai, che quando Alfie arriva in Italia lo andiamo subito a trovare”. Capirai, l’innocenza di voi piccoli è qualcosa di spiazzante, e mio figlio ogni giorno me lo dimostra. Nelle piccole cose, sapete dimostrarne delle enormi. E così, ogni volta che pronunciavo quella frase, era come se il mio piccolo la capisse, era come se sprizzasse gioia nel sapere che un giorno anche lui avrebbe potuto conoscere il piccolo Alfie, del quale tanto aveva sentito parlare.

Ancora oggi, ogni istante in cui il mio sguardo segue i suoi primi e incerti passi, rivedo te, piccolo guerriero. Purtroppo credo che solo chi sia genitore riesca a capire nel profondo lo strazio che ancora provochi al cuore questa tua vicenda; la gioia dei propri figli diventa allo stesso tempo un tormento perché riflette te, la tua innocenza, la tua debolezza che, per qualcuno, meritava il peggiore dei castighi umani: la morte.

Essere genitore insegna ad avere paura, a rendersi conto di quanto grande sia il miracolo della vita come dono unico e irripetibile, da difendere con la spada e con lo scudo, in difese e in attacco.       Le fatiche, le croci, le controversie che ogni giorno si devono accettare e portare con coraggio per amore a Cristo, insegnano a vivere una costante quaresima. Ci sono prove però, che forse vanno oltre la comprensione dell’uomo, ma designano piuttosto l’epoca e il preciso momento storico in cui siamo chiamati a combattere.

Tu, piccolo Alfie, sei stato il combattente esemplare: nella tua tenera e piccola infermità hai messo in ginocchio il mondo, hai dimostrato che nulla è impossibile a Dio, che è autore della Vita. Sei stato chiamato ad una missione, una di tipo spirituale – santificandoti nella tua innocenza e nella tua sofferenza per la salvezza di tante anime – e una di tipo civile, nel senso di Civiltà, con la “C” maiuscola appunto. In quest’ultima tu, pagando l’ignominia della Croce, hai rivelato al mondo il baratro di Inferno raggiunto dagli uomini moderni, postisi al servizio di Satana per aver abbandonato Dio. L’Inghilterra ha rivelato il maleodorante odore di zolfo che alberga nei palazzi reali, nelle corti, negli ospedali e, soprattutto, nei sacri palazzi in cui i “pastori” hanno mandato al macello l’Agnello, con l’ingordigia canina di lupi senza nessun tipo di freno inibitorio.

Questa tua duplice missione ci porta a capire due aspetti fondamentali. Il primo, è che la vera via per la santificazione passa sempre ed inesorabilmente attraverso la sofferenza. Non vi è Santo che non l’abbia provata; non vi è innocente che non abbia versato il suo sangue per la salvezza del prossimo. La rinuncia a tutto – e quel che spesso si percepisce come più caro, cioè la salute – è la Via prima che porta a Dio. Tu hai fatto questo. Hai versato il tuo sangue per noi, hai rinunciato alla tua vita. Lo strazio dei tuoi genitori è il prezzo da pagare per la salvezza di tanti peccatori: un paragone imparagonabile, per quanto cruda che sia questa nitida verità. La seconda realtà, quella a cui ci chiami tutti, è la comprensione dell’attuale situazione che ci deve assolutamente interrogare. Come credenti, come cattolici, come persone volenterose di annunziare il Regno di Cristo per le strade, non nelle catacombe.

Il sacrificio umano che hanno compiuto con te, piccolo Alfie, ci spinge a combattere contro il sempre più pressante Malleus Maleficarum, che batte colpi e sfonda muri un tempo pensati invalicabili, overtonizzati faziosamente dai seminatori necroetici che albergano in accademie, consulti e salotti di abbindolatori benpensanti. Con una grande differenza però rispetto ad allora: questi non sono più i tempi pagani, dove i cristiani dovevano rifugiarsi nelle catacombe perché Cristo, ancora, non era così conosciuto. No, questi sono i tempi della grande apostasia dove il leone ruggisce per farci fuggire. Ora, più che mai, è il tempo di combattere per le vie, per le strade, per le piazze contro tutto e tutti.

Lo dobbiamo a te, Alfie; lo dobbiamo a chi ti ha preceduto in questa immolazione per il prossimo. Lo dobbiamo ai tuoi genitori, affinché abbiano la forza di non fermarsi ma di scardinare questo sistema marcio, corrotto, diabolico che ha applicato il protocollo di morte comandato dall’alto. Perché di comando si è tratto a cui tutti, nessuno escluso, hanno copiosamente obbedito.

Sarebbe meschino non prenderci questa responsabilità sulle spalle, permettendo che il sipario cali e tu venga posto nel dimenticatoio del ragno e della lucertola.

Un fardello che non possiamo prendere da soli perché questo mondo, questo momento, è davvero troppo duro per tutti: soli, abbandonati, traditi da chi ha solennemente tradito e ha giurato fedeltà all’apostasia, rinnegando Cristo e, di conseguenza, distruggendo e dannando l’uomo abbandonato a se stesso, alla stregua di una baconiana illusione di potenza. Assistiamo alla desolazione di Gerusalemme, al Sabato Santo della Chiesa che sembra non finire mai togliendo fiato, forze e propositi.

Sono però certo che tu sarai con noi, veglierai con noi, combatterai con noi e con la Vergine Santissima al fianco dei nostri piccoli figli, seme di buona ventura a cui Dio affida questa ultima, grande, corsa verso la resa dei conti. Sarai con noi sotto lo Stendardo di Cristo affrontando, sul prato di battaglia, il Dragone Infernale che starà dall’altra parte. Questa titanica impresa è certamente affidata agli uomini veri, agli uomini fedeli a Dio. Tuttavia è ai piccoli che il compito più alto spetta; e tu, ancora una volta, ce l’hai dimostrato. Come Frodo, piccolo hobbit della Contea, la più insignificante e umile fra le creature, è stato scelto per compiere la grande impresa della distruzione dell’Anello, peraltro il 25 marzo, giorno dell’Annunciazione, tu sei stato scelto per intercedere per noi presso Dio insieme a tutti i martiri innocenti che ti hanno preceduto e che ti seguiranno. L’attacco al concepito, figura limpida e divina dell’Incarnazione di Dio, ci scuote e ci sprona ad impugnare le armi della Fede, coraggio della militanza cattolica.

Il sacrificio compiuto, infine,  porterà dannazione ai malvagi e gloria agli uomini di buona volontà.

Buon compleanno, piccolo Alfie. Seppur io dirò sempre a mio figlio che il compleanno di Alfie è il 28 aprile, giorno in cui, venendo giustiziato, ha vinto la morte ed è rinato nella Gloria dei Cieli.

 

2 Commenti a "Buon compleanno, piccolo Alfie"

  1. #Serena   9 maggio 2018 at 11:53 pm

    Ha scritto parole stupende che mi hanno toccato anima e cuore…. grazie , le persone come lei sono ondate di amore e dolcezza che , di questi tempi, è difficile trovare… non ti dimenticherò mai dolce e bellissimo Alfie … sempre nel cuore ….

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  2. #Antonella   10 maggio 2018 at 5:39 am

    Parole forti…cariche di una verità straziante. .lacerante. Una verità che pesa tanto sulle coscienze…un fardello che il cuore stenta a portare.Siamo rimasti tutti ammutoliti, smarriti. Alfie..adesso anche tu stai guardando quel sepolcro vuoto…La speranza di tutti. Onore a te guerriero della vita! Grazie per le bellissime parole..Mi hanno fatto immensamente riflettere..

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