[CRONACHE DELL’ANTICRISTO] Colui che stavamo aspettando è finalmente giunto!

citazione a cura di Luca Fumagalli

Continua con questo brano la rubrica, intitolata significativamente “Cronache dell’Anticristo”, che raccoglie una serie di stralci tratti da Il Padrone del mondo (1907), il più famoso romanzo di mons. R. H. Benson, ancora drammaticamente attuale.

La trama del libro è piuttosto semplice. Alla fine del XX secolo l’uomo ha raggiunto gli estremi confini del progresso materiale e intellettuale, ma con il trionfo dell’umanitarismo laico il cristianesimo è quasi scomparso e la completa secolarizzazione della società è ormai dietro l’angolo. due protagonisti de “Il Padrone del mondo” sono Julian Felsenburgh – socialista e massone dall’oscuro passato, che governa l’intero Occidente grazie alle brillanti doti di oratore e alla personalità magnetica – e Percy Franklin, uno degli ultimi sacerdoti rimasti fedeli alla Chiesa. Il terzo polo narrativo è costituito dai coniugi Mabel e Oliver Brand, militanti politici e accaniti sostenitori del progresso. 

L’apparizione dell’alivascello di Felsenburgh nei cieli di Londra e il suo discorso pubblico hanno galvanizzato gli spiriti dei tanti che, come Oliver e Mabel, vedono in lui il possibile perno per una svolta storica, per creare finalmente un mondo pacifico e giusto. Per il momento Felsenburgh non accetta alcun incarico di governo, ma si limita al ruolo di mediatore internazionale. Oliver è comunque consapevole che la priorità della politica inglese deve essere quella di dar seguito a tutte le proposte dello straordinario statista.

 

Oliver, pallido in volto, voltò la pagina e lesse le ultime notizie, mentre sua moglie gli si sedeva accanto.

«Resta inteso che il governo è in comunicazione con Mr. Felsenburgh».

«Ah! Sono tutte chiacchiere da giornalisti!» esclamò Oliver stendendosi sulla poltrona. «Roba da teatro! Lasciamo perdere queste cose. Resta… il fatto!»

Alzatasi, Mabel andò a sedersi presso la finestra e tentò una volta o due di dire qualche cosa, ma le mancarono le parole.

«Mia cara, non dici nulla?»

Lei lo guardò un istante presa da tremito, poi rispose: «Che cosa dovrei dire? Ogni commento è superfluo; non l’hai detto tu poco fa?»

«Credimi, Mabel. Tutto questo non ti pare un sogno?»

«Un sogno? Magari ci fossero sogni così belli!»

Si alzò di nuovo, commossa, e, chinatasi davanti al marito, gli strinse le mani.

«No, caro, non è un sogno; è quanto di più reale esista! Ero lì anch’io, te ne ricordi? Mi stavi aspettando, dopo che tutto era stato concluso per il meglio alla conferenza… e poi è apparso lui… e l’abbiamo visto insieme, tu e io… L’abbiamo sentito parlare, tu dal palco, io dalla galleria, e l’abbiamo visto ancora volare sopra la banchina tra al folla. Poi siamo tornati a casa e abbiamo trovato il prete».

Il suo volto sembrava trasformarsi mentre lei parlava, come se si trovasse davanti una visione celestiale; parlava piano, senza ansie o nervosismi.

Oliver la fissò un istante; poi, chinatosi, la baciò con tenerezza.

«Sì, è vero, gioia mia! Ma io voglio sentirmelo dire una volta e poi ancora una volta. Ripetimelo: chi hai visto?»

«Ho visto il figlio dell’uomo. Il salvatore del mondo, proprio come dice il tuo giornale: non possiamo chiamarlo con altri appellativi. Vederlo con gli occhi e sentirlo            nel cuore è stato tutt’uno per me, come per tutti, quando è apparso sul palco. Aveva un’aureola intorno alla fronte. Allora ho compreso: colui che avevamo aspettato per tanto tempo era finalmente giunto, portando in mano i doni della pace e della buona volontà; quando poi ha parlato, mi sono ulteriormente convinta. La sua voce era simile al mormorio di un’onda del mare… così semplice… così blanda… così… terribile. L’hai sentito anche tu?»

Oliver annuì con il capo.

«Posso affidarmi a lui in tutto», continuò sommessamente la giovane. «Non so da dove venga né quando tornerà, né quel che farà. Grandi cose, suppongo. Molte cose avrà da compiere prima di essere pienamente conosciuto: leggi, riforme… a questo penserete voi. Noi intanto possiamo solo aspettare, amare e vivere felici».

Oliver approvò, fissandola in volto.

«Mabel… cara…»

«Sì… io sapevo tutto questo anche ieri notte, ma non me ne ero accorta, fino a stamattina, quando, appena svegliata, mi è ritornato in mente. L’ho sognato tutta la notte. Oliver, dove si trova adesso?»

Lui mosse la testa.

«So dov’è, ma è un segreto…»

Mabel capì subito e si alzò in piedi.

«Sì, non dovevo farti questa domanda… del resto, noi aspettiamo volentieri».

Passò un minuto o due di silenzio. Poi Oliver disse: «Gioia mia, che cosa intendevi dire quando hai detto che non è pienamente conosciuto?»

«Ecco: per ora sappiamo quel che ha fatto, ma non sappiamo chi sia; però, con il passare del tempo, sapremo anche questo».

«E ora…»

«E ora, all’opera tutti voi! Il resto verrà, poco a poco. Oh! Oliver, devi essere forte e fedele!»

Detto questo, gli diede un bacio e uscì.

Oliver rimase immobile sulla poltrona a contemplare, come suo solito, il vasto panorama che si apriva al di là delle finestre. Il giorno prima, alla stessa ora, lasciava Parigi, ben informato del grande avvenimento, perché i deputati erano giunti un’ora prima; ma non aveva ancora conosciuto il protagonista. Adesso conosceva bene anche quell’uomo… per lo meno lo aveva veduto, lo aveva udito, restando come ammaliato da quell’ardente personalità. Non riusciva a spiegare a se stesso questo sentimento e nessun altro sarebbe riuscito a farlo, con l’eccezione, forse, di Mabel. I suoi colleghi erano rimasti come lui tremanti e annichiliti… e allo stesso tempo infiammati nel più profondo dell’anima. Snowford, Cartwright, Pemberlon[1] e gli altri… usciti sulla gradinata della Paul’s House seguendo con gli occhi quel misterioso personaggio, avevano forse l’intenzione di dire qualcosa, ma erano rimasti ammutoliti davanti a quel mare di volti umani, a quel gemito e poi a quel silenzio; e si erano sentiti travolti da un’onda di fascino che erompeva e si dilatava come fosse materia, quando l’alivascello cominciò la sua meravigliosa manovra dopo essersi levato in volo.

Oliver lo aveva rivisto insieme a Mabel, dal bordo dell’alivascello elettrico che li stava riportando a casa. La bianca navicella vagava nel cielo con moto uniforme e risoluto sopra l’immensa folla e portava colui che fu chiamato (forse il primo ad averne veramente il diritto) il salvatore del mondo. Giunti poi a casa, lui e Mabel avevano trovato il prete.

L’incontro con il sacerdote aveva colpito profondamente Oliver: a prima vista quel prete gli era sembrato proprio l’uomo che aveva parlato, due ore prima, dal palco, tanta era la rassomiglianza nel volto giovanile e nei capelli bianchi[2]. Si capisce, Mabel non aveva potuto cogliere questo particolare, dal momento che aveva visto Felsenburgh solo da una certa distanza; tale impressione era però scomparsa ben presto anche in lui.

Per ciò che riguardava sua madre, c’era veramente di che inorridirsi: se Mabel non fosse intervenuta, chissà quanto sarebbe stata violenta la scena della notte passata! E come aveva agito, lei, da persona savia e prudente! La madre intanto doveva essere lasciata in pace; in seguito, a poco a poco, qualche cosa si sarebbe potuta tentare.

Già, in seguito! Ma era appunto il futuro che lo preoccupava, e lo spaventava anche potenza ammaliatrice di quel personaggio sotto il cui dominio era caduto la notte prima. Tutto ora gli pareva insignificante, anche l’abiura di sua madre e la sua malattia; tutto impallidiva davanti al sorgere nuovo di un sole mai visto prima. In breve avrebbe avuto notizie più chiare su quanto era accaduto: una seduta plenaria del Parlamento avrebbe dovuto formulare le proposte da presentare a Felsenburgh, con l’intenzione di offrirgli una missione privilegiata.

Sì! Come aveva detto Mabel, era giunto per loro il momento di mettersi all’opera al fine di realizzare il grande principio della fratellanza universale, principio senza alcun dubbio incarnato in quel giovane americano dai capelli bianchi.

[1] Membri del governo e compagni di partito di Oliver.

[2] Padre Percy Franklin e Felsenburgh si assomigliano come due gocce d’acqua.

(Brano tratto da: R. H. BENSON, Il Padrone del mondo, Verona, Fede & Cultura, 2014)

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