[CRONACHE DELL’ANTICRISTO] Finché non tornerà il Signore!

a cura di Luca Fumagalli

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Inizia con questo brano una nuova rubrica, intitolata significativamente “Cronache dell’Anticristo”, che raccoglierà una serie di stralci tratti da Il Padrone del mondo (1907), il più famoso romanzo di mons. R. H. Benson, ancora drammaticamente attuale.

La trama del libro è piuttosto semplice. Alla fine del XX secolo l’uomo ha raggiunto gli estremi confini del progresso materiale e intellettuale, ma con il trionfo dell’umanitarismo laico il cristianesimo è quasi scomparso e la completa secolarizzazione della società è ormai dietro l’angolo. I due protagonisti de “Il Padrone del mondo” sono Julian Felsenburgh – socialista e massone dall’oscuro passato, che governa l’intero Occidente grazie alle brillanti doti di oratore e alla personalità magnetica – e Percy Franklin, uno degli ultimi sacerdoti rimasti fedeli alla Chiesa. Il terzo polo narrativo è costituito dai coniugi Mabel e Oliver Brand, militanti politici e accaniti sostenitori del progresso. 

Nell’Epilogo del romanzo padre Percy Franklin e padre Francis si trovano presso l’abitazione di Mr. Templeton, un accademico con un passato da parlamentare. L’uomo si lancia in un’appassionata narrazione degli eventi più importanti della storia degli ultimi anni con un’attenzione particolare alla politica e alla religione. Per quanto riguarda la Chiesa e il suo futuro, Mr. Templeton è piuttosto pessimista: troppi, infatti, sono i nemici che complottano nell’ombra contro di essa, lupi rapaci travestiti d’agnelli.

«E quali effetti ne sono derivati per la religione?» domandò pronto Percy, mentre il vecchio, interrottosi per tossire leggermente, sollevava il suo inalatore: il prete era preoccupato di mantenere il discorso nei limiti dell’argomento.

«Questo è stato un effetto più che una causa», rispose l’altro. «Difatti quelli che si chiamavano allora i ritualisti, dopo un disperato tentativo di penetrare nella corrente operaia, si sono convertiti al cattolicesimo dopo il Sinodo del 1929, quando il Credo niceno è stato abbandonato; e, si noti bene, erano i soli a conservare un po’ di zelo per la religione. I membri superstiti della Chiesa nazionale (e questo è stato, semmai, l’effetto della sua caduta) si sono uniti con quelli della Chiesa libera che non richiedeva nulla più di un’adesione di sentimento. La Bibbia aveva perduto ogni autorità, dopo i rinnovati attacchi della critica tedesca nel 1930, e, per via della teoria kenotica, all’inizio del secolo, la divinità stessa di Nostro Signore non era altro che una parola vuota. Si è visto quanto più precoce ancora è stato quel breve e strano movimento tra i Liberi ecclesiastici quando i ministri, che non facevano altro che seguire la corrente (e si lasciavano trascinare volentieri), hanno abbandonato il loro antico stato. È poi curioso leggere, nei documenti di quel tempo, come costoro venissero chiamati pensatori indipendenti: invece era vero esattamente l’opposto! Che cosa dicevo? Ah! Ecco: tutto questo preparava il terreno, cosicché la Chiesa, per il momento, ha fatto straordinari progressi. Dico straordinari viste le circostanze, perché, come ci si ricorderà bene, si trovava in condizioni peggiori di venti o dieci anni prima. Per esprimermi in maniera poco elegante, credo che incominciasse la separazione delle pecore dai capri. Le persone religiose erano tutte cattoliche e individualiste: quelle irreligiose rifiutavano in blocco il soprannaturale e si facevano dalla prima all’ultima materialiste e comuniste. Ma il nostro progresso si deve ancora a pochi uomini di valore, come il filosofo Delaney, i filantropi McArthur, Largent e altri. Parve che Delaney e i suoi discepoli dovessero superare tutte le difficoltà… Ricorda la sua Analogia? Oh, sì! Nei libri di testo essa è tutto… Le cose andavano dunque bene quando, alla chiusura del Concilio Vaticano, già convocato nel secolo XIX e allora non ancora concluso, abbiamo sofferto numerose apostasie, a causa delle ultime definizioni: quello che è stato chiamato “l’esodo degli intellettuali”».

«Per le conclusioni sulle interpretazioni bibliche…» soggiunse qui il prete più giovane.

«In parte per questo, in parte per il grande scontro iniziato con il sorgere del modernismo, nei primi anni del secolo, ma più ancora per la condanna di Delaney e del nuovo trascendentalismo, come era allora comunemente concepito. Delaney, ben lo sa, non si è riconciliato con la Chiesa. Poi è stata condannata l’opera di Scotti sulle religioni comparate…»

[…]

«Ci faccia qualche previsione, signore», disse improvvisamente Percy. «Voglio dire, sull’avvenire della religione». Mr. Templeton aspirò un’altra lunga boccata dal suo apparecchio, poi riprese:

«In sostanza, vi sono tre forze religiose: il cattolicesimo, l’umanitarismo e le religioni orientali. Su queste ultime non posso dire nulla, sebbene sia incline a credere che il sufismo resterà vincitore. Ma… potrebbe accadere anche diversamente; l’esoterismo, per esempio, procede a grandi balzi, e non è che una forma di panteismo. Inoltre, la fusione delle due dinastie cinese e giapponese può scombinare tutti i nostri calcoli, ma in Europa e in America la lotta è aperta tra le prime due forze: qualsiasi altra è un elemento trascurabile. Se vuole veramente sapere come la penso, secondo me il cattolicesimo, umanamente parlando, sta ora decadendo con una rapidità spaventosa. Non vi è dubbio che il protestantesimo è morto: alla fine si è dovuto riconoscere che una religione soprannaturale implica un’autorità assoluta e che il giudizio privato in materia di fede non è altro che un principio di disgregazione. È anche vero che la Chiesa cattolica, come unica istituzione che si arroga un’autorità soprannaturale, con la sua insuperabile logica, deve accattivarsi la simpatia di tutti quei cristiani che nel soprannaturale mantengono sempre la fede: i pochi superstiti qui e in America non contano nulla. E sta bene! Ma non è meno vero, d’altra parte, che l’umanitarismo, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, sta per divenire esso stesso una religione, una religione però antisoprannaturale: è panteismo. Sotto l’influenza della massoneria sta perfezionando il suo rituale e ha anch’esso un suo credo: l’uomo è Dio, eccetera eccetera. Può dunque offrire un efficace nutrimento alle aspirazioni religiose e vagheggia delle idealità, pur non chiedendo nulla che sia al di sopra delle facoltà dello spirito. In più, ci hanno tolto tutte le chiese e le cattedrali, e già incominciamo a promuovere la religione del cuore. Inoltre, loro possono spiegare liberamente i loro simboli, che è quello che noi non possiamo fare. Io ritengo che, tra altri dieci anni, questa sarà la nuova religione legalmente riconosciuta. E noi cattolici adesso perdiamo terreno, come lo abbiamo continuamente perduto da più di cinquant’anni a questa parte.

Siamo, almeno di nome, il quaranta per cento degli americani, grazie al movimento cattolico dei primi anni del ventesimo secolo; ma siamo spariti dalla Francia e dalla Spagna, mentre in Germania restiamo una piccola minoranza. Teniamo, sì, la nostra posizione in Oriente, ma anche lì, secondo le statistiche, non superiamo le duemila: pochi e dispersi. E in Italia? Abbiamo, sì, riconquistato Roma, ma non c’è altro. Qui abbiamo l’Irlanda intera e forse un sessantesimo dell’Inghilterra, del Galles e della Scozia, ma settant’anni fa eravamo uno su quaranta. Si aggiunga l’enorme progresso della psicologia, tutta contro di noi per un secolo intero. Prima avevamo a che fare con il puro e semplice materialismo, sempre in un certo senso inefficace per la sua grossolanità; questo finché non è nata la psicologia. Disgraziatamente, dopo aver vinto, essa reclama tutto per sé il regno dello spirito, e vuole spiegare naturalmente anche le aspirazioni al soprannaturale. È questa la sua pretesa! No, padre, non vi è dubbio, noi siamo quasi perduti e camminiamo verso una catastrofe, davanti a cui io penso che dobbiamo essere preparati da un momento all’altro».

«Però…»

«Ascolti: in un uomo già sull’orlo della tomba può darsi che sia effetto di debolezza senile, ma io continuo a credere che il caso sia disperato. In verità la catastrofe mi sembra vicina… no, non vedo alcun raggio di speranza finché…»

Percy gli rivolse un’occhiata penetrante.

«Finché… non tornerà… il Signore!» concluse il vecchio statista.

[…]

I due preti si separarono sulla gradinata attigua al corridoio, ma Percy rimase per alcuni istanti con lo sguardo fisso sull’intima scena autunnale, sforzandosi di comprenderne il muto linguaggio. Le cose udite nella sala sotterranea dal vecchio Templeton sembravano rischiarare di una luce strana la maestosa visione di prosperità che gli si parava davanti. L’aria splendeva come di giorno, perché la luce artificiale lo aveva anticipato, e a Londra era impossibile distinguere il giorno dalla notte.

Si trovava in una specie di chiostro di vetro, dal pavimento ricoperto di uno strato massiccio a base di gomma, che attutiva il rumore dei passi. In fondo, presso la base della gradinata, in due file distinte da un divisorio, passeggiavano a destra e a sinistra un’infinità di persone, senza altro frastuono al di fuori del brusio in lingua esperanto, animato e incessante in quel viavai.

Attraverso il vetro del pubblico passeggio, scorse il piano largo, liscio e nero di una via, scanalata da parte a parte e, non senza ragione, libera dai pedoni. Infatti, nello stesso istante, dalla parte della vecchia Westminster, un suono simile al ronzio di un gigantesco alveare si avvicinò crescendo e, subito dopo, ecco giungere un oggetto luminoso, rapido come freccia, che sfolgorava da ogni lato; quindi, il suono si affievolì nel ronzio di prima e tacque dopo il turbinoso passaggio da sud a est del grande veicolo governativo. Era la via riservata unicamente alle vetture governative, le quali potevano raggiungere al massimo la velocità di cento miglia l’ora.

Ogni altro rumore era soppresso in quella città ricoperta di gomma; le vetture a uso dei passeggeri transitavano cento metri più lontano e il traffico sotterraneo correva a una profondità tale da rendersi sensibile unicamente attraverso il tremolio del suolo. Negli ultimi vent’anni i periti del governo si erano preoccupati di eliminare anche queste vibrazioni e il ronzio dei veicoli ordinari.

Prima ancora che Percy si avviasse, sentì venire dal cielo un grido prolungato, di una bellezza spaventosa e straziante: levati appena gli occhi dalle onde uniformi del Tamigi (le uniche ribelli a qualsiasi trasformazione) vide, su in alto, di fronte ad alcune nuvole sinistramente illuminate, un oggetto oblungo e fine, chiaro, di una luce incantevole, guizzare verso nord e poi dileguarsi ad ali spiegate.

Quella musica celeste, lo sapeva, era la voce degli alivascelli[1] europei che annunciavano il loro arrivo nella capitale della Gran Bretagna.

“Finché… non ritorni… il Signore!” ripeté a se stesso padre Percy, e per breve tempo l’antica angoscia tornò a opprimergli il cuore. Com’era difficile tenere lo sguardo fisso su quel lontano orizzonte, mentre il mondo giaceva in quel bassopiano, attratto e avvinto dalla sua potenza e dal suo splendore! Oh! Sì! Era stato lui a dire poco prima, discutendo con padre Francis, che complessità meccanica non è sinonimo di vera grandezza e che nell’esteriorità più fastosa si nasconde più sottile l’insidia. Sì! Lui, che aveva creduto alle proprie parole, faceva ora lo sforzo di zittire l’ultima debole voce di dubbio, gridando internamente all’Uomo di Nazareth che rendesse il suo cuore simile al cuore di un bambino.

Quindi serrò le labbra, chiedendosi quanto tempo ancora padre Francis avrebbe resistito alle insidie di questo mondo. Quindi, discese la gradinata fino in fondo.

[1] Mezzi futuristici, simili ad astronavi, impiegati per il trasporto dei passeggeri.

(Brano tratto da: R. H. BENSON, Il Padrone del mondo, Verona, Fede & Cultura, 2014)

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