[ELLADE CATTOLICA] Parte prima: Il ritorno dei greco-scismatici nella vera Chiesa

Nota di Radio Spada: Di fronte allo sfacelo e alla dissoluzione putrescente di grandissima parte del cattolicesimo romano “ufficiale” è venuto spontaneo a taluni guardare ad “Oriente” e al suo Scisma. Questa rubrica che inizia oggi è tenuta dal carissimo Alessandro Luciani e mostra il volto più vero e concreto delle acefalie orientali e delle chiese che hanno generato. Mostra anche la grande vitalità dell’Oriente cattolico, a  dimostrazione di come lo scisma del 1054 non abbia spaccato la Cristianità ma abbia semplicemente allontanato popoli interi dalla fonte viva della Cristianità ovvero Roma. Buona lettura! (Piergiorgio Seveso, presidente di RS)

A cura di Alessandro Luciani

 

Del Padre Teodoro Minisci, ieromonaco di Santa Maria in Grottaferrata (Archimandrita dal 1960 al 1972), superiore della missione ad Elbasan, Albania – 31 ottobre 1941. Da: IL BOLLETTINO della badia greca di Grottaferrata, eco delle Chiese di rito bizantino – Anno XII, n. 7 – (115); settembre-ottobre 1941-XIX

 

Pochi libri si fanno leggere una seconda volta. Questo del P. Manna [1] l’ho riletto e con piacere. Anzi posso aggiungere che, riletto qui in terra di Missione, l’ho trovato come rivestito di una nuova luce e più aderente alla realtà. Il venerando missionario ha rivelato in questa sua pubblicazione una competenza non comune nel trattare il problema dell’apostolato tra i fratelli separati, ed ha confermato ancora una volta la fine sensibilità del suo animo che respira largamente la cattolicità, nota essenziale della Chiesa.
Il terribile dramma di una cristianità divisa, il suo protrarsi e le funeste conseguenze per l’umanità intiera lo rendono pensoso, ora gli stringono il cuore ed ora glielo mettono in tumulto, guidando la sua penna nel tracciare il quadro doloroso delle scissioni, nel segnalare con risolutezza chirurgica i tristi effetti, nel diagnosticarne coraggiosamente le cause fondamentali, senza tacere i torti umani dell’una e dell’altra parte, nell’additare i mezzi più acconci per rimediare al male, nell’incitare con zelo ardente allo studio, alla preghiera e all’azione, in vista di ciò che ha costituito l’anelito supremo e più ardente del Redentore: l’unità dei credenti. Sono queste le linee maestre del volume. Non sono cose nuove, è vero, e lo stesso A. lo nota espressamente, ma sono così importanti ed opportune in questo grave momento della storia, che torna a lode di chi che le ha sapute così bene ridire, così a proposito ricordare e, soprattutto, per averle animate di un nuovo soffio apostolico che si trasfonde nel lettore. L’indagine si estende tanto alla grande scissione protestante, quanto a quella orientale. Noi ci occuperemo in particolare di quest’ultima.

 

IL GRAVE PROBLEMA
Non si tratta certo di ricostruire l’unità della Chiesa di Gesù Cristo. Questa fu, è e sarà sempre una né potrà mai essere scissa, per l’intima sua essenza e natura. Se si parla di unione delle chiese, si deve intendere l’unione dei cristiani, il ritorno dei figli che abbandonarono la casa paterna. Sono dei rami più o meno disseccati, che bisogna rinnestare sul tronco vitale, perché riabbiano nuova vita. E’ evidente l’estrema necessità dei separati di ricongiungersi alla Santa Madre Chiesa. Ma l’A. pone il quesito della necessità e urgenza della unione dal punto di vista, per così dire, interno e più alto degl’interessi generali di Dio e della sua Chiesa; ed allora risponde che il ritorno dei fratelli separati è tanto estremamente necessario come il trionfo di Dio su questo mondo, spiegando come la conservazione della civiltà cristiana nei nostri paesi e la stessa propagazione della fede tra i popoli non cristiani dipendono in grande misura da questo ritorno.

«Il non sentirlo questo problema, il non esserne fortemente preoccupati è un gran male, che se non fosse scusato dall’ignoranza, potrebbe essere segno poco confortevole in noi cattolici di scarsa sensibilità spirituale, di poca fede, di poco amore per Gesù Cristo e per la sua Chiesa».
«…Come chiudere gli occhi con indifferenza, e sentirsi ancora cristiani, ancora preti, davanti al triste fatto dell’esistenza su questo nostro mondo di ben trecentottanta e più milioni di cristiani che sono fuori dalla vera Chiesa, che spesso combattono ed a cui disputano ed impediscono il possesso della anime non ancora cristiane? Giova ripeterlo: Trecentottanta e più milioni (ortodossi 175.000.000, protestanti 210.000.000), contro circa 350.000.000 di cattolici: una buona metà del gregge di Cristo fuori dal vero Ovile! Non è questo anche sommamente mortificante?
«Osserviamo: la perdita di 175.000.000 di ortodossi vuol dire per la Chiesa Cattolica l’assenza dal suo seno di quel mondo dal quale vennero i primi banditori del Vangelo, vuol dire l’assenza del genio greco, che ci diede uomini, quale Origene, San Basilio, San Gregorio Nazianzeno, Sant’Atanasio, San Giovanni Crisostomo, e tanti altri illustri santi martiri, confessori e dottori.
«A causa di questo scisma oggi la Cristianità è come dimezzata, la Chiesa Cattolica ha perduto di universalità estensiva, è rimasta quasi esclusivamente latina. Su circa 350 milioni di cattolici, gli orientali uniti sono poco più che otto milioni».
Quest’ultima osservazione è ancor più comprensibile qui in Oriente, dove, come è noto, il termine cattolico è sinonimo di latino. Fortunatamente questa confusione dannosa va scomparendo man mano che i nostri fratelli separati conoscono e, diciamolo pure, ammirano gerarchia e fedeli cattolici osservanti le stesse leggi rituali e disciplinari dei comuni Santi Padri orientali. Ne abbiamo una prova anche qui in Albania, specie dopo la celebrazione del Sinodo Intereparchiale di Grottaferrata, alle cui manifestazioni esterne assistette una speciale delegazione ortodossa albanese composta di ecclesiastici e laici.
Quanto sia urgente l’unione alla Chiesa dei fratelli separati viene illustrato dalla considerazione dei tristi effetti di un indifferentismo e d’una inoperosità di così lunga data, che hanno permesso la formazione di tradizioni e mentalità anticattoliche, la nazionalizzazione di tante chiese separate, difficile ora a smuovere, l’ammassarsi da una parte e dall’altra di innumerevoli pregiudizi. «Non ci conosciamo più, siamo diventati estranei, e, quel che è peggio, antipatici gli uni agli altri».

GRANDI MALI PER L’UMANITA’

In una estesa quanto acuta analisi il P. Manna ci mostra la grande parte di responsabilità che spetta alla divisione dei cristiani per il generale esterno indebolimento del cristianesimo, indebolimento che si manifesta nell’invadente scetticismo tra le masse, nell’indifferentismo religioso, nella tacita persuasione di tanti che una fede vale l’altra.
Nel suo piccolo anche l’Albania riflette questo stato d’animo, ed è costatazione giornaliera, e per me di stupore, la quiescenza degli spiriti in errori grossolani, il torpore invincibile di fronte ai gravi problemi religiosi e morali, l’evidente dissolvimento della fede in un grandissimo numero di cristiani.
Il cristianesimo diviso e indebolito inoltre non è estraneo alla formazione, nel vecchio e nel nuovo mondo, di quel neo-paganesimo che minaccia la vita dello spirito e insidia gli stessi sovrani diritti di Dio. Ce lo dice il Papa Pio XII nella sua prima enciclica Summi Pontificatus: «la negazione della base fondamentale della moralità ebbe in Europa la sua originaria radice nel distacco da quella dottrina di Cristo, di cui la cattedra di Pietro è depositaria e maestra; dottrina che un tempo aveva dato coesione spirituale all’Europa, la quale, educata, nobilitata e ingentilita dalla croce, era pervenuta a tal grado di progresso civile da diventare maestra di altri popoli e di altri continenti. Distaccatisi invece dal magistero infallibile della Chiesa, non pochi fratelli separati sono arrivati fino a sovvertire il dogma centrale del cristianesimo, la divinità del Salvatore, accelerando così il processo di spirituale dissolvimento».
E più avanti, accennando ai mali di cui soffre l’umanità odierna, lo stesso Pontefice trovava che «se è vero che questi mali provengono in parte dallo squilibrio economico e dalla lotta degli interessi per una più equa distribuzione dei beni…; non è men vero che la loro radice è più profonda e interna, come quella che tocca le credenze religiose e le convinzioni morali pervertitesi col progressivo distacco dei popoli dall’unità di dottrina e di fede, di costumi e di morale, una volta promossa dall’opera indefessa e benefica della Chiesa».

CHE E’ AVVENUTO DELLE CHIESE SEPARATE

Non diciamo delle Chiese protestanti, tra le quali l’individualismo e il razionalismo hanno causato immense rovine, e la mancanza d’uno stabile principio d’autorità ha dato origine al processo di spezzettamento all’infinito. E’ oltremodo interessante quanto il nostro Autore ci espone nella documentata sua analisi.
Le Chiese ortodosse, per avere conservato quasi intatto il deposito della fede, non sono giunte all’estrema rovina spirituale di tante sette protestantiche. Sono però allo stato di disgregazione. Esse soffrono insanabilmente dello stesso male, da cui ebbero origine: l’asservimento allo Stato. Si contano oggi ben 18 Chiese indipendenti o nazionali, uscite dall’antica Chiesa bizantina, delle quali 12 autocefale propriamente dette e 6 autonome. La ragione politica le ha costituite, e questa le avvelena.

Ora a nessuno può sfuggire, neanche agli stessi prelati ortodossi di buon senso, i quali della vita ecclesiastica non facciano un semplice affare umano, che la divina istituzione di Gesù Cristo non è assolutamente concepibile se non essenzialmente una, universale e indipendente nell’esercizio delle funzioni e del conseguimento delle sue finalità trascendenti le esigenze dei singoli popoli. La Chiesa è la depositaria e la custode di un ordine morale superiore e immutabile, perché ha le sue basi nella stessa immutabilità divina.
Come si può salvare questa missione nella concezione ortodossa? La risposta a questo interrogativo si è incaricata di darla la storia. L’Abbate Ricciotti, in un suo giudizio sintetico sulle Chiese ortodosse staccate da Roma, non esita ad affermare che «degli antichi splendidi lineamenti, ciò che ancora rimane in piedi si regge in virtù del sincero e ammirevole sentimento religioso del popolo minuto, e in forza degli avanzi delle antiche istituzioni: ma se il primo è spesso fuorviato da aberrazioni particolaristiche, le seconde divengono sempre più preda di un processo mummificativo. In taluni circoli di questi orientali dissidenti è avvenuta una sostituzione, e al mancato fiotto di via ecclesiastica si è voluto supplire con immissioni di cultura occidentale, appresa alle università tedesche o anglo-americane. L’effetto è stato il più disastroso che si potesse immaginare: il più schietto razionalismo si è infiltrato in quei circoli».
Di fronte a questo triste quadro quale deve essere il nostro atteggiamento? Talvolta si è tentati di provare quasi un certo gusto nel rilevare la dissoluzione sempre più vasta e profonda delle Chiese separate. Alcuni preferirebbero che queste arrivassero alla loro più completa decomposizione, perché più netto risalti il contrasto fra l’errore e la verità. E intanto non considerano che «perdita di fede, rovina di anime cristiane è sempre nostra perdita, perché è indebolimento del Cristianesimo nel mondo, è progresso della miscredenza, è soprattutto perdita per Gesù Cristo, al quale tutte le anime appartengono».
Si accenda dunque in ogni cuore la fiamma dell’apostolato. Da buoni figli dobbiamo fare a gara per ricondurre alla Madre comune tanti fratelli sbandati. Noi che siamo nutriti al suo seno ne abbiamo anche il dovere.

Quali sono gli ostacoli che si frappongono a questo apostolato e quali i mezzi più efficaci? Il P. Manna li esamina ampiamente nella seconda parte del suo volume.

[CONTINUA]

 

Note:

[1] P. Paolo Manna, m.a. I fratelli separati e noi. Considerazioni e testimonianze sulla riunione dei cristiani. Roma – Milano, 1941

Un commento a "[ELLADE CATTOLICA] Parte prima: Il ritorno dei greco-scismatici nella vera Chiesa"

  1. #bbruno   20 maggio 2018 at 11:04 am

    Questa lettura mi sembrava trattasse di cose fuori dalla situazione odierna, ma poi guardando, alla fine, la data di pubblicazione del testo, mi sono rasserenato….

    Comunque resta il fatto che la risposta alle preoccupazioni e desideri del P. Manna e del suo recensore padre Teodoro, l’ha già data chiara il papa d’oggi che esalta la bellezza dell’unità nella diversità, non solo fra chiese cristiane, ma tra religioni tout court!!!
    Qui abbiamo altro che l’unità invocata da Cristo nel suo nome: qui abbiamo l’unità a prescindere da Cristo o contro Cristo! Perché Dio è al di sopra di tutti e di tutto!

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