Il matrimonio tra  Cielo e Terra nelle parole di mons. R. H. Benson

citazione a cura di Luca Fumagalli

Termina con questo brano la pubblicazione di una serie di stralci tratti da L’alba di tutto (1911), romanzo utopico di R. H. Benson che racconta la storia di monsignor Masterman, cappellano del cardinale inglese Bellairs. L’uomo si risveglia dopo un lungo coma e scopre un mondo profondamente mutato in cui la Chiesa è diventata la guida indiscussa dell’umanità.

Masterman, prima del colpo di scena finale, assiste alla visita del Papa in Inghilterra. Nel suo pensiero contempla ammirato il maestoso dispiegarsi della nazioni, unite dalla comune appartenenza alla Chiesa. La vera pace, quella di Cristo, è diventata realtà: davanti a Pietro si prostrano ora tutte le genti.

Là giacevano tutte, finalmente unite, ognuna a modo suo, con le sue libertà e i suoi costumi e tradizioni, ma ognuna al servizio della vicina, perché tutte ugualmente stavano sotto la Pace di Dio.

Il vento spinse il suo pensiero ancora più in là, vide a sud e lontano verso occidente attraverso i mari, come ora questo paese, ora quello, facesse sventolare la sua bandiera e amministrasse le sue leggi, ma come quelle bandiere tutte assieme salutassero le Chiavi Incrociate; come quelle leggi, per quanto diverse, s’inchinassero tutte assieme davanti alla Legge della Libertà; e come là, ancora più lontano, già le porte dell’Oriente si fossero aperte, e come da lì sbirciassero fuori su mezzo mondo le pazienti facce incuriosite di quegli antichi figli della terra, svegliati finalmente a destini più grandi dei loro – svegliati non, come gli uomini avevano temuto una volta, dal rombo dei cannoni cristiani, ma dal richiamo del Pastore alle pecore che non erano del suo Gregge…

Così la visione si stese davanti a lui – quest’uomo che aveva perso la memoria e aveva trovato invece un dono più grande.

***

[…]

Là, dunque, l’uomo che aveva perduto la memoria sedeva immobile e guardava tutto – questo stupefacente dispiego di grazia interiore trasformato finalmente in gloria, quella Regalità che, da quando per la prima volta il Pescatore aveva posto la sua sede nella Santa Roma, si era poco a poco, attraverso alterne fortune, aperta la sua strada fino ad emergere nel mondo – il lievito nascosto nella farina finché fu tutta lievitata…

E gli sembrò, guardando, come se, attraverso lo splendore del sole di mezzogiorno, il luccichio di quel mare di aeronavi[1] – attraverso il suono di campane sotto e il colpo dei cannoni e l’urlo acuto che riempiva l’aria – si muovessero anche altre Presenze, ma in un terzo mezzo rispetto a cielo e terra; come se, diffuso attraverso questo piano materiale, ci fosse un mondo fatto di qualcosa di più che materia e pensiero, più che di sensi e percezioni – un mondo dove tutte le cose erano riconciliate e messe d’accordo – questo scontro di carne e spirito – e che alla fine l’uno rispondesse all’altro, e lo spirito ispirasse la carne, e la carne esprimesse lo spirito. Gli sembrò finalmente, per un accecante secondo, di vedere come la distanza fosse contenuta in un singolo punto, il colore nel bianco, e il suono nel silenzio, al comando di Colui che ormai aveva preso potere e regnava, il cui Regno era ormai in effetti giunto, al quale in verità Ogni Potere era dato sul cielo e sulla terra…

[1] Mezzi di trasporto futuristici, non molto dissimili da dirigibili tecnologicamente avanzati.

(Brano tratto da R. H. BENSON, L’alba di tutto, Verona, Fede & Cultura, 2010)

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