[LA VEGLIA DI REGGIO] Camisasca modernista bifronte

di Cristiano Lugli

Massimo Camisasca, presiedendo la “veglia anti-omofobia” di Regina Pacis, è intervenuto con un discorso di circa 15 minuti. Come prevedibile, avendo corso troppo, da buon democristiano è corso ai ripari facendo un discorso che, se ascoltato con orecchie di chi vuole raccogliere le briciole salvabili da una triste vicenda dove si è dato modo di sbeffeggiare Cristo e la Chiesa, può sembrare persino ortodosso.

Il coraggio è stato più di quello previsto, ma purtroppo ormai è tardi e, comunque, resta gravissimo l’aver non solo permesso lo scandalo, ma anche averlo presieduto. Poche ora prima, non contento, il parroco di Regina Pacis ha ribadito in un’intervista che la Chiesa deve aprirsi all’omosessualità e alle nuove terminologie.
Anche le multinazionali del tabacco, d’altronde, lasciano che si scriva sui pacchetti “il fumo nuoce gravemente alla salute”.
Ma, dopo aver visto il crocifisso arcobaleno di fianco al nome di un vescovo, ogni parola è oro colato per chi vorrebbe sanare l’insanabile.

Soffermiamoci dunque su qualche punto permettendo a tutti poi, in piena trasparenza, di ascoltare integralmente le parole di Camisasca così da farsi una propria idea:
– “Sono qui perché un vescovo vuole aiutare tutte le persone”. Come mai però, ci chiediamo, non ha ascoltato nessuna di quelle che hanno duplicato il suo aiuto – tanto fedeli della città ci hanno scritto disperati per non essere stati presi in considerazione dal vescovo –  e lo hanno esortato a non gettarsi in un ginepraio senza uscita?
– Durante tutto il suo discorso, Camisasca non ha mai parlato dei rischi derivanti dalla parola “”omofobia” e simili, ponte levatoio per omosessualizzare la Chiesa.
-Atteggiamento sempre e totalmente propositivo: “secondo me”, “per me”, “vi affido alcune domande”.
– “Ogni forma d’amore esige una distanza”, ha detto il Vescovo ponendo il discorso, come per tutto il resto del tempo, su di una dimensione totalmente antropocentrica. Sostanzialmente, si è parlato di forme di amore senza far presente che l’omosessualità è evidentemente una deviazione la quale non può neanche lontanamente esser pensata come forma di amore, e nemmeno di affetto.
-Camisasca ha parlato anche, seppur timidamente, di castità. Ne ho parlato, dice, anche “nella dichiarazione con cui ho reso pubblica la partecipazione a questa veglia”, senza però precisare come mai tutte le testate – locali e non – lo abbiano saputo prima da Gay  News.it che dalla diocesi.
-Il Vescovo ha poi precisato che spesso “la sessualità è una strada per appropriarsi dell’altro”, e che quindi è sbagliata. Anche qui, la dimensione del discorso, si pone tutta su un binario emotivo e figlio del più becero personalismo: una cosa è male perché lede la persona. La persona diventa il centro di ogni cosa, non più Dio, seppur lo si menzioni.
-Nel finale, non ha mancato di ribadire ciò che il nuovo Catechismo dice: “gli atti omosessuali sono disordinati”. Camisasca si è soffermato a spiegare che sono disordinati in quanto questo tipo di atto non è aperto alla vita. Ha evitato però di ricordare che c’è differenza fra un atto non aperto alla vita (uso dell’anti-concezionale, ad esempio) e atto contro natura (come veniva chiamata la pratica sodomita prima del nuovo, problematico ed edulcorato “nuovo Catechismo”), cioè quello consumato dai sodomiti o anche da eterosessuali affetti da una deviazione perversa. Curioso poi che parecchie persone, intervistate dalla tv locale all’uscita dalla “veglia” si siano dette molto offese dalle parole di Camisasca: ma come, il vescovo non aveva già presieduto a due di questi incontri di preghiera fra “cristiani LGBT”? Come mai i presenti si erano detti precedentemente soddisfatti ed entusiasti per le visite di Camisasca, e questa volta, invece, tutti sono rimasti delusi e offesi per le parole del medesimo?
Semplice, se vi per esclusioni: il monsignore, nelle precedenti puntate a riflettori spenti e senza che nessuno avesse fatto emergere la cancrena, si era evidentemente ben guardato dal parlare di “atti disordinati” e di “castità”.
Un discorso dunque sì, apparentemente ortodosso, ma totalmente incentrato sull’emotività e sui sentimenti, approccio, questo, tipicamente a stampo modernista. Il personalismo – cioè il giudizio sulle cose a secondo del grado in cui ledono la persona, in contrapposizione alla filosofia dell’essere su cui sempre si è fondata la dottrina e la morale insegnata infallibilmente dalla Chiesa  – è il baluardo di un conservatorismo ormai superato e buttatosi fra le braccia dell’omosessualismo, che stasera, aldilà delle parole quasi fuori contesto, ha fatto un grande e nuovo grande passo in avanti.
Tante le testimonianze LGBT applaudite, in un contesto più carnevalesco che altro. A breve nuovi e approfonditi commenti anche sulla figura di “don” Paolo Cugini.
Alla Veglia di riparazione una settantina di persone: grande successo vista la compattezza con cui stampa, politica e diocesi hanno tentato di abbattere e ghettizzare in tutti i modi il malcontento di molti cattolici.

2 Commenti a "[LA VEGLIA DI REGGIO] Camisasca modernista bifronte"

  1. #eranuova   22 maggio 2018 at 7:40 pm

    70 persone sono davvero un’inezia, ma anche questo è un segno della fine dei tempi…

    Rispondi
  2. #bbruno   22 maggio 2018 at 10:38 pm

    A me dell’ “aiuto” ( o “considerazione” ) dei camisasca sai quanto me ne importa….

    Finché li cerchiamo saranno sempre strafottenti: abbandonarli dobbiamo, e vadano a pascere con le nuove pecorelle multicolori….Questi nemmeno cattivi pastori sono, sono dei nulla. E come si fa a chiedere aiuto o considerazione al nulla???

    Rispondi

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.