[VITA EST MILITIA] Duca Alberto di Wallenstein

Albrecht_Wallenstein

Nota di Radio Spada; continua oggi, nel mercoledì delle Rogazioni (San Gregorio Nazianzeno), questa rubrica radiospadista che durerà sino al compimento dell’Ottava di Pentecoste, dedicata all’esercizio del cattolicesimo militare e ai grandi condottieri cattolici. L’organizzazione della rubrica che ha richiesto circa tre mesi di lavoro (e della concomitante “esposizione” all’Università Cattolica del Sacro Cuore) è stata a cura di Carlo “Charlie” Banyangumuka, Mattia Spaggiari e Piergiorgio Seveso. A voi tutti, amati lettori, dall’intera redazione di Radio Spada l’augurio di un santo periodo pasquale. Buona lettura!

Albrecht von Wallenstein

Nato il 24 settembre 1583 da una famiglia nobile ma decaduta, Albrecht venne allevato nell’eresia luterana e hussita dai suoi genitori i quali morirono quando il fanciullo era dodicenne. Affidato alle cure dello zio Alberto Slavata, grazie agli agganci fra i luterani si recò all’Università di Altdorf, in Germania, dove continuò i suoi studi sul tedesco e venne incarcerato er aver duellato. Diede prova di rudimenti da battaglia sotto il mercenario italio-albanese Giorgio Basta, nel 1604.
Rimasto impressionato, Rodolfo II d’Asburgo lo chiamò a sè, iniziando a fare pressioni sul giovane Wallenstein affinchè abbandonasse l’eresia per abbracciare la Vera Fede. L’episodio chiave per la conversione, narra Franz Christoph von Khevenhuller (un suo contemporaneo), fu quando il trentatreenne Wallenstein venne miracolosamente e prodigiosamente salvato dalla Vergine mentre precipitava dalla finestra dei suoi alloggi.

Approfondito il Cattolicesimo, grazie ai gesuiti, nel 1606 abbandonò Lutero e nel 1609 si sposò con una ricca donna che, alla sua morte, gli lasciò una cospicua somma di denaro. Con quei soldi, Wallenstein armò di persona due battaglioni di cavalleria pesante e due di moschettieri, pronti a servire il Sacro Romano Impero. Dopo essersi fatto le ossa nella guerra fra l’Imperatore e Venezia (nel 1617), e dopo aver fondato un monastero, Wallenstein si trovò coinvolto in prima persona nella Guerra dei Trent’anni, il sanguinoso conflitto che vide opporsi i cattolici e i luterani( supportati dai francesi doppiogiochisti) dal 1618 al 1648.
Fuggito a Vienna, fu asseganto a Karel Bonaventura Bouqoi, un generale cattolico del Lussemburgo, ed entrambi vennero mandati in Boemia, terra natale del Wallenstein, a contrastare l’empia Unione Evangelica. Diedero battaglia l’8 novembre 1620 alla Montagna Bianca, una località poco fuori Praga (ora compresa nella città). Ivi i cattolici, fra cui combatteva anche il Conte di Tilly, sconfissero pesantemente gli eretici mettendoli in fuga.
Ottenuti diversi feudi, Wallenstein li organizzò in modo tale che fossero in grado di sostenere economicamente e umanamente i suoi battaglioni, le cui fila si ingrossavano a vista d’occhi di giorno in giorno. Spostato a nord sotto il comando del Conte di Tilly, si distinse contro gli invasori danesi, alleati dei luterani, non prima di aver eliminato ogni protestante nella Boemia. Ormai divenuto anche ammiraglio, costrinse i danesi alla resa conquistando le loro fortezze navali in suolo tedesco.
L’invidia però lo colpì: i nobili convinsero l’imperatore che egli stesse tramando e costrinsero Ferdinando II a licenziare il suo migliore generale dopo il Conte di Tilly.
Richiamato per l’imminente pericolo rappresentato dalla Svezia di Gustavo Adolfo, combattè contro quest’ultimo a fasi alterne e con esiti sempre incerti; nel 1632 gli svedesi sconfissero Wallenstein ma nella battaglia persero lo stesso re Gustavo.
Ritiratosi in Boemia, per i suoi tentativi di mediare la pace finì ancora una volta vittima dei complotti di corte. Tradito anche dallo stesso imperatore Ferdinando II, il 25 febbraio 1633 venne raggiunto dai sicari dell’imperatore che lo uccisero a colpi di alabarda nelle sue stanze da letto. Il colpo mortale gli venne inferto da un assassino inglese.

Venne sepolto a JIcin, a nord di Praga, e lì rimase finchè le sue spoglie non vennero traslate nel 1785 a Minchovo Hradiste, una cittadina che possedeva un castello della famiglia di Wallensteins

San Kaleb di Axum

Sant’Alfredo re del Wessex

Sant’Olaf il coraggioso

San Ladislao d’Ungheria

San Erik IX Re di Svezia

San Luigi IX Re di Francia

San Giorgio

Giuseppe Sanchez del Rio

Enrico II il Pio duca di Slesia

Giovanni di Gothia

Costantino il Grande

Teodosio il Grande

Costantino XI Paleologo

Vardan Mamikonian

Cardinal Fabrizio Ruffo

Cardinale Bertrando del Poggetto

Assalonne di Lund

Ugo de’ Pagani e Goffredo di Sant’Omero

Eraclio Imperatore di Bisanzio

Carlo Magno

Ottone il Grande

Artù Pendragon

Baldovino IV Re di Gerusalemme

Pelagio delle Asturie

Mattia Corvino re d’Ungheria

Giovanni III Sobieski

Carlo III di Scozia

Carlo Martello, Maggiordomo di palazzo

Matilde di Canossa, viceregina d’Italia

El Cid Campeador signore di Valencia

Principe Giorgio Castriota Skanderbeg

Principe Carlo Filippo di Schwarzenberg

Principe Raimondo Montecuccoli

Principe Eugenio di Savoja

Don Fernando Alvarez de Toledo, duca d’Alba

Enrico III lo Sfregiato, duca di Guisa

Simone IV di Montfort, duca di Narbona

Daimyo Konishi Yukinaga Agostino

2 Commenti a "[VITA EST MILITIA] Duca Alberto di Wallenstein"

  1. #Esdra   9 Maggio 2018 at 9:47 am

    C’è da dire che i sovrani, imperatore compreso, in quest’epoca si trasformarono in tiranni, sospettosi e vendicativi oltre che meschini, e ammantarono di religiosità la lotta per il potere. Da questa doppiezza prende spunto la critica illuministica, vedi Voltaire, alle guerre di religione, che terminate, lasceranno l’Europa spaccate dal punto di vista religioso, con le conseguenti premesse del relativismo morale che mette in crisi i fondamenti stessi della società.

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  2. #bbruno   9 Maggio 2018 at 11:55 am

    il doppio gioco della Francia era in verità l’abituale gioco semplice della Francia che agli interessi della cattolicità anteponeva quelli propri, quelli della supremazia in Europa contro l’ Impero. Che poi a sventare l’ ultima possibilità che l’ Europa potesse tornare cattolica, importava men che meno al cardinal Cattolico Richelieu, che aveva ingaggiato proprio il luterano Gustavo di Svezia contro l’impero cattolico di Ferdinando III.
    Oggi la situazione si è rovesciata,quanto a scelta di campo e di interessi, e la nuova cattolicità combatte a fianco del nuovo Impero Mondialista, felice di assecondarne i propositi anticristiani, e antinazionali, perché essa stessa divenuta Chiesa di Apostasia e Sagrestana dell’ Impero Globalista.

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