[VITA EST MILITIA] Marchese Fernando Cortes

Nota di Radio Spada; continua oggi, durante l’Ottava dell’Ascensione (Ss. Nereo, Achilleo, Domitilla e Pancrazio), questa rubrica radiospadista che durerà sino al compimento dell’Ottava di Pentecoste, dedicata all’esercizio del cattolicesimo militare e ai grandi condottieri cattolici. L’organizzazione della rubrica che ha richiesto circa tre mesi di lavoro (e della concomitante “esposizione” all’Università Cattolica del Sacro Cuore) è stata a cura di Carlo “Charlie” Banyangumuka, Mattia Spaggiari e Piergiorgio Seveso. A voi tutti, amati lettori, dall’intera redazione di Radio Spada l’augurio di un santo periodo pasquale. Buona lettura!

Hernàn Cortés

Nato a Medellin, nella regione dell’Extremadura, nel 1485, Hernàn Cortés studiò diritto a Salamanca per due anni ma, vista la sua propensione all’avventura e alle gesta belliche si imbarcò a ventun’anni per Santo Domingo e da lì aiutò Diego Velazquez a conquistare l’isola di Cuba, impresa che si concluse nel 1511. Il suo carattere irrequieto, tuttavia, lo pose in contrasto con il Velazquez, oramai governatore, e con le altre autorità. Alla vigilia della partenza per il Messico, nel 1518, si tentò di addestrarlo.
Salpato per questa terra sconosciuta il 18 febbraio dello stesso anno, Cortés sbarcò con 700 uomini, poche armi da fuoco (perlopiù imprecise) e numerosi cani da guerra. Subito, i locali si recarono da questi strani uomini barbuti la cui venuta era stata anticipata da segni e profezie. Anche il Tlatoani (l’Imperatore) azteco Montezuma II mandò ambasciate a coloro che erano stati preceduti da miracoli terribili quali incendi di templi e comete in pieno giorno. Aiutato da una locale nobile divenuta cristiana, La Malinche, Cortés strinse alleanze con le popolazioni che languivano sotto il feroce giogo azteco, un giogo che richiedeva costanti sacrifici umani. Montezuma, tuttavia, tradì le promesse e scatenò i suoi eserciti sugli spagnoli. A colpi di spada e picca, e occasionalmente di balestra e moschetto, si fecero strada fino alla capitale dell’impero, la città lacustre di Tenochtitlàn. Circondata da vulani spenti, costruita al centro di un lago e con sei vie di accesso costituite da ponti lunghi chilometri. Senza farsi intimorire, Cortés entrò in città con un esercito di 3.000 indios e venne accolto con tutti gli onori. Scoperto che su di lui vi erano le macchinazioni azteche, in particolare da parte dell’empio Cuauthémoc, decise di fuggire non prima di aver conferito con l’imperatore che, contrariamente alle aspettative, seguì gli spagnoli e passò intere notti a conversare con i conquistadores di Cattolicesimo e del Regno di Spagna.

Profittando dell’assenza dell’ imperatore, e usando come scusante una festività pagana, il primo luglio 1520 gli aztechi scatenarono la rivolta massacrando numerosi conquistadores. Scappati quella stessa notte con un ingente bottino, gli spagnoli persero 600 uomini e vennero costretti alla ritirata. L’imperatore nel frattempo, convertitosi, era stato ucciso qualche giorno prima nel corso di alcune rivolte; i suoi successori e parenti vennero evacuati e portati in Spagna dove tutt’ora vivono.

Furioso, Cortés conqustò la città di Otumba il 7 luglio e passò i successivi mesi a preparare la controffensiva. L’occasione venne il 26 maggio 1521 quando lo spagnolo pose l’assedio a Tenochtitlàn che cadde nell’agosto dello stesso anno.
Fattosi consegnare Cuauthemoc, autore della rivolta e uccisore dell’imperatore, lo fece torturare per farsi consegnare l’oro affinchè con esso non sobillasse ulteriori insurrezioni. Ormai anziano, e dopo essere divenuto Governatore del Messico, partecipò nel 1541 alla sfortunata spedizione di Algieri; rifugiatosi in Sardegna, conobbe l’Arcivescovo di Cagliari e Vescovo di Alghero Domenico Pastorello, il quale poi partecipò al Concilio di Trento.
Carico di meriti, Hernàn Cortés si spense il 2 dicembre 1547 a Siviglia. Dal 1629 riposa nella Chiesa di Gesù Nazareno a Città del Messico.

San Kaleb di Axum

Sant’Alfredo re del Wessex

Sant’Olaf il coraggioso

San Ladislao d’Ungheria

San Erik IX Re di Svezia

San Luigi IX Re di Francia

San Giorgio

Giuseppe Sanchez del Rio

Enrico II il Pio duca di Slesia

Giovanni di Gothia

Costantino il Grande

Teodosio il Grande

Costantino XI Paleologo

Vardan Mamikonian

Cardinal Fabrizio Ruffo

Cardinale Bertrando del Poggetto

Assalonne di Lund

Ugo de’ Pagani e Goffredo di Sant’Omero

Eraclio Imperatore di Bisanzio

Carlo Magno

Ottone il Grande

Artù Pendragon

Baldovino IV Re di Gerusalemme

Pelagio delle Asturie

Mattia Corvino re d’Ungheria

Giovanni III Sobieski

Carlo III di Scozia

Carlo Martello, Maggiordomo di palazzo

Matilde di Canossa, viceregina d’Italia

El Cid Campeador signore di Valencia

Principe Giorgio Castriota Skanderbeg

Principe Carlo Filippo di Schwarzenberg

Principe Raimondo Montecuccoli

Principe Eugenio di Savoja

Don Fernando Alvarez de Toledo, duca d’Alba

Enrico III lo Sfregiato, duca di Guisa

Simone IV di Montfort, duca di Narbona

Daimyo Konishi Yukinaga Agostino

Duca Alberto di Wallenstein

Conte Orlando d’Anglante, paladino di Francia

Luigi Maria de Salgues, marchese di Lescure

Un commento a "[VITA EST MILITIA] Marchese Fernando Cortes"

  1. #bbruno   12 maggio 2018 at 12:41 pm

    ONORE ai ‘Conquistadores’ spagnoli!

    E lasciamo pure alle simpatie delle verginelle ‘Oh- che- orrore-i cattivoni- e barbari- spagnoli’, la parte a fianco dei macellai Atzechi mai sazi di carne umana…Grande civiltà davvero, quella di costoro: peccato non sia arrivata fino a noi, a insegnarci che al versamento del sangue si deve dare una motivazione più ‘nobile’ che quella dell’ esportazione della ‘democrazia’! Per questa va bene ll’uso della bomba atomica e ora delle bombe termobariche: ma che scandalo Cortes che porta il cattolicesimo a liberare gli schiavi della grande civiltà gli Aztechi!

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