[VITA EST MILITIA] Sua Eccellenza Don Giovanni d’Austria

Nota di Radio Spada; continua oggi, Vigilia di Pentecoste, questa rubrica radiospadista che durerà sino al compimento dell’Ottava di Pentecoste, dedicata all’esercizio del cattolicesimo militare e ai grandi condottieri cattolici. L’organizzazione della rubrica che ha richiesto circa tre mesi di lavoro (e della concomitante “esposizione” all’Università Cattolica del Sacro Cuore) è stata a cura di Carlo “Charlie” Banyangumuka, Mattia Spaggiari e Piergiorgio Seveso. A voi tutti, amati lettori, dall’intera redazione di Radio Spada l’augurio di un santo compimento del periodo pasquale. Buona lettura!

Don Juan de Austria
Nato nella città bavarese di Ratisbona, il 24 febbraio 1545, Giovanni d’Austria era figlio illegittimo dell’Imperatore Carlo V e della sua amante Barbara Bloemberg.
Chiamato in Spagna, visse sotto il falso nome di Jeronimo finché alla morte del padre venne accolto alla corte del fratellastro Filippo II di Spagna. Il suo parente regio non gli concesse mai il titolo di Infante(equivalente di principe) ma solo di Sua Eccellenza, concedendogli le rendite.
Filippo voleva che Giovanni divenisse sacerdote e provò con ogni mezzo a convincerlo; l’attrazione per la vita mondana, ma sopratutto per la spada, fecero in modo che Giovanni scegliesse di servire il Signore non perpetuando il Suo Santo Sacrificio ma combattendo nel furore della battaglia i nemici della Vera Fede, in quel momento rappresentati dai Maomettani.
Accontentandolo, il Re di Spagna lo spedì nel Mediterraneo nel 1568 a combattere i pirati barbareschi che minacciavano le coste occidentali di Italia e penisola iberica.
Ottenuti diversi successi, venne richiamato dal fratellastro in patria dove fra il 1570 e il 1571 distrusse le armate dei moriscos che si erano ribellate a Granada, nel sud del paese.
Ormai assetato di battaglie, fu tra i capi della Lega Santa, l’eccelsa alleanza navale di principi cattolici che parteciparono alla Battaglia di Lepanto.
Il 6 ottobre le sue navi entrarono nel golfo di Naupaktos dove, l’indomani, si svolse l’immane scontro. Prima della battaglia, fece issare il crocifisso sull’albero maestro e comando che tutta la flotta pregasse il rosario, fra i tamburi e i canti dei maomettani. Venuto mezzogiorno, un prodigioso vento sospinse le navi cristiane; d’accordo con gli altri ammiragli, Don Giovanni mandò avanti sei galeazze veneziane che distrussero 70 navi ottomane a cannonate. Nella battagli che ne seguì, persino il crocifisso dell’albero maestro “partecipò” curvandosi prodigiosamente per schivare una cannonata.
Ormai distrutta, la flotta ottomana si diede alla fuga seguendo le navi di Alì Pascià, l’unico ammiraglio maomettano sopravvissuto.
Ormai famoso e divenuto l’eroe cattolico del momento, Giovanni si vide proposta la corono del Regno di Albania ma la prudenza, instillatagli dal fratellastro, lo fece desistere. Di contro, fu mandato in una missione impossibile alla conquista della Tunisia; nel 1573, dopo una brevissima campagna, su Tunisi sventolavano le bandiere della Fede Romana. Impressionato da questi successi, il Romano Pontefice Gregorio XIII voleva incoronarlo Re di Tunisia ma ancora una volta Filippo II si mise di traverso nominandolo prima vicario d’Italia (1574) poi governatore dei Paesi Bassi quale successore del Duca d’Alba.
Giovanni accettò a patto che potesse invadere l’Inghilterra, sposare Maria Stuarda e liberare dal barbaro giogo protestante gli inglesi. Una volta giunto lì, si preoccupò di rinsaldare i rapporti con la Francia, deteriorati dalle continue guerre del padre, in particolare con Enrico di Guisa, capo del partito cattolico, con il quale pianificò l’invasione di Albione.
Temendo, sobillato falsamente, che il fratello volesse conquistare la Spagna dopo aver preso Londra, Filippo II fece spedire del veleno.
La morte iniqua colse  Don Giovanni a Namur dove, carico di meriti, morì avvelenato.
In attesa del Giudizio Universale, la sua salma riposa in una tomba monumentale nel Palazzo di El Escorial, a Madrid, residenza reale fatta costruire dallo stesso Filippo II.

San Kaleb di Axum

Sant’Alfredo re del Wessex

Sant’Olaf il coraggioso

San Ladislao d’Ungheria

San Erik IX Re di Svezia

San Luigi IX Re di Francia

San Giorgio

Giuseppe Sanchez del Rio

Enrico II il Pio duca di Slesia

Giovanni di Gothia

Costantino il Grande

Teodosio il Grande

Costantino XI Paleologo

Vardan Mamikonian

Cardinal Fabrizio Ruffo

Cardinale Bertrando del Poggetto

Assalonne di Lund

Ugo de’ Pagani e Goffredo di Sant’Omero

Eraclio Imperatore di Bisanzio

Carlo Magno

Ottone il Grande

Artù Pendragon

Baldovino IV Re di Gerusalemme

Pelagio delle Asturie

Mattia Corvino re d’Ungheria

Giovanni III Sobieski

Carlo III di Scozia

Carlo Martello, Maggiordomo di palazzo

Matilde di Canossa, viceregina d’Italia

El Cid Campeador signore di Valencia

Principe Giorgio Castriota Skanderbeg

Principe Carlo Filippo di Schwarzenberg

Principe Raimondo Montecuccoli

Principe Eugenio di Savoja

Don Fernando Alvarez de Toledo, duca d’Alba

Enrico III lo Sfregiato, duca di Guisa

Simone IV di Montfort, duca di Narbona

Daimyo Konishi Yukinaga Agostino

Duca Alberto di Wallenstein

Conte Orlando d’Anglante, paladino di Francia

Luigi Maria de Salgues, marchese di Lescure

Marchese Fernando Cortes

Marchese Francisco Pizarro

Giovanni Tserclaes, conte di Tilly

Feldmaresciallo Giuseppe Radetzky, Governatore del Lombardo-Veneto

Barone Ermanno Kanzler, comandante generale dell’esercito pontificio

Maresciallo Giovanni II Le Meingre detto Boucicault

Cavaliere Consalvo Hermigues

2 Commenti a "[VITA EST MILITIA] Sua Eccellenza Don Giovanni d’Austria"

  1. #bbruno   19 Maggio 2018 at 12:46 pm

    Non è male ricordare che tra i partecipanti a quella gloriosa battaglia e tra i 2000 feriti ci fu Miguel Cervantes, che “peleò como debia un buen cristiano y soldato tan valente”: una figura di “buen cristiano e valente soldato” combattente in nome della sua fede, che ormai è finita travolta e calpestata in nome dell’ euforia dialogatoria. Atto simbolico poi di questa ‘nuova’ cristiantà – che si nega per non infastidire – fu la restitizione ai turchi con tante scuse da parte di Paolosesto – il tipo di papa della nuova chiesa – del vessillo strappato dai veneziani all’ ammiraglia di Alì Pascià, che nonostante portasse 28mila e 900 volte ricamato a filo d’oro il nome di Allah non era riuscito a farcela contro le Croci issate sulle navi della Santa Lega.

    Che orrore una battaglia tra religioni quando le religioni dovrebbero tutte abbracciarsi, vero??? E l’orrore di una religione che dal suo primo nascere si è voluta imporre con la violenza delle armi e della sharia, dove la mettiamo??? Bello che si realizzi finalmente il sogno di costoro che in nome di Allah combattono per eliminare ogni ‘discordia civile’, cioè ogni diversità dalla loro, e così avere finalmente, sul mondo il dominio di Allah: “Combatteteli fino a quando non vi sia più discordia civile e sia la religione solo quella di Allah” (Shura 2,189). La pace di Allah, finalmente: nessun bisogno di dialogo, a quel punto, ma solo di ‘preghiera’ nella giusta ‘direzione’…
    MAGNIFIQUE! E tanti saluti ai gloriosi caduti per la fede cattolica, e alle loro Madonne, e alle loro Croci!

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  2. #Ruggero Romani   19 Maggio 2018 at 4:50 pm

    veramente l’unico a sfuggire fu Ulug Ali , un rinnegato calabrese..

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