Alice Meynell: una poetessa cattolica alle soglie dell’eterno

di Luca Fumagalli

Alice Meynell (1916 ca.)

Alice Meynell (1847-1922), moglie del noto scrittore ed editore Wilfrid Meynell, occupa un ruolo privilegiato tra i poeti cattolici inglesi d’inizio Novecento. Del resto, leggendo le sue composizioni – il meglio da lei prodotto è raccolto in tre antologie, Poems (1893), Later Poems (1901) e Poems: Collected Edition (1913) –, si ha l’impressione che il suo genio sia stato colpevolmente sottostimato, tanta è la limpidezza della versificazione.

La sua vita fu tranquilla e riservata. Nata Alice Thompson, si convertì al cattolicesimo nel 1868 e nel 1875 produsse il primo volume di poesie, Preludes, che le permise di conoscere il futuro marito. Alice e Wilfrid si sposarono nel 1877 e la loro vita coniugale fu singolarmente felice; attorno a loro si forò un vasto circolo letterario che annoverava amici del calibro di George Meredith, Coventry Patmore e Francis Thompson. I coniugi Meynell furono le figure di gran lunga più note nel panorama letterario cattolico del periodo.

Il meglio della poesia di Alice Meynell è di taglio meditativo, costituito da una serie di riflessioni sulle implicazione connesse all’incarnazione, alla crocifissione e a alla resurrezione. Spesso, come accade anche nei lavori più riusciti di Thompson o di Lionel Johnston, questi temi non sono immediatamente riconducibili all’immaginario cattolico, o ad aspetti della liturgia (evitando così le grossolane banalizzazioni di un Aubrey de Vere). I componimenti sono scarni, brevi, vanno dritti al punto, ma la semplicità è solo apparente e le implicazioni al limite dell’infinito.

“Preludes” (1875)

In Advent Meditation, per esempio, si parla del periodo d’attesa che precede la nascita di Gesù. L’idea centrale è il paradosso secondo il quale Dio, creatore dell’universo, sta per dare vita a un bambino che è lui stesso. In altre parole, Lui è sia creatore che creatura, ed è destinato a venire al mondo come qualsiasi altro neonato, formandosi poco alla volta nel ventre della madre.

Medesima profondità e delicatezza tornano anche nella drammatica Easter Night, poesia in cui, dopo tutta la confusione e il dolore del Venerdì Santo, si dipingono la resurrezione e la vittoria del Cristo.

La poesia di Alice Meynell – che ispirerà altri versificatori cattolici del Novecento come David Jones ed Elizabeth Jennings –, alla lunga, genera dipendenza nel lettore. La grande complessità che si cela dietro l’apparente immediatezza della forma e del lessico fa di essa un qualcosa che può continuamente essere letto e riletto nei momenti di tranquillità. E ogni volta, è come se il miracolo si ripetesse.

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