Chi ci separerà dunque dall’amore di Cristo

di Zarish Imelda Neno

Nel corso della mia vita ho scritto tanti articoli sulle persecuzioni dei cristiani in Pakistan e ogni volta che comincio a scrivere, la prima cosa che sento o che mi viene in mente è la paura. Paura di parlare di questo tema ma a prescindere da come mi sento, le mie mani continuano a scrivere perché voglio essere in grado di dire la verità sul Paese in cui vivo. Un Paese che chiamo la mia casa nonostante le difficoltà che attraversiamo perché credetemi, non è facile essere cristiani in Pakistan.

Spesso le persone mi chiedono com’è la situazione dei cristiani in Pakistan. Immaginate dunque di vivere nella costante paura di perdere la vita in qualsiasi momento; immaginate di camminare su un campo in cui sono state piantate delle bombe e solo un passo sbagliato potrebbe far esplodere una bomba e morire. Ecco cosa significa essere cristiani in Pakistan. Ricordo quante volte il rumore dei fuochi d’artificio mi ha spaventato a morte. Non sai mai quando qualcosa può accadere a te o qualcuno che ami in questo Paese.

Puoi anche trovarti in situazioni gravi e non poter fare nulla, tutto grazie alla legge sulla blasfemia che viene spesso usata per accusare falsamente i cristiani di qualcosa non commesso. Sono sicura che conoscete le leggi sulla blasfemia in Pakistan. Per coloro che non la conoscono, secondo questa legge, una persona può accusare qualcuno di blasfemia senza il bisogno di un testimone. Sorprendentemente questa legge è spesso usata per vendicarsi di noi a causa dell’estrema superficialità nella sua applicazione cioè nessun altro testimone è richiesto.

Fortunatamente con il progresso della tecnologia e il progresso dei social media, le notizie su di noi arrivano ai nostri fratelli e sorelle cristiani all’estero . Tempo fa infatti, tante persone neanche sapevano di noi. Ricordo come reagivano le persone a Roma quando dicevo loro che sono una cristiana pakistana. La gente era sorpresa e diceva “Non sapevamo nemmeno che c’erano cristiani in Pakistan!” Beh, non li biasimo perché siamo pochi. I cristiani in Pakistan infatti sono 1% dell’intera popolazione pakistana e ciononostante siamo ancora considerati una minaccia per chi ci circonda.

La maggior parte dei cristiani in Pakistan vive in povertà e fa lavori minori come coloro che puliscono le grondaie e le fognature, gli inservienti nelle case dei musalmani, coloro che lavorano nelle fornaci di mattoni ecc. Questi sono lavori che sono stati etichettati come lavori per cristiani. Lavori dove ci viene rifiutata dell’acqua per il solo fatto che siamo cristiani. Lavori per i quali un dottore rifiuterebbe di visitarci perché ritenuti sporchi. Lavori dove i nostri piatti ed i nostri bicchieri sono tenuti separati dagli altri. Avete sentito parlare di attacchi terroristici contro i cristiani. Ma vi dico che la persecuzione non è solo fisica ma anche psicologica che è molto peggio e queste discriminazioni sono solo alcuni esempi di ciò che succede.

Le ragazze e donne cristiane sono oggetto di continua violenza fisica anche da parte dei loro datori di lavoro. Non sono tutelate in alcun modo e nessuno può alzare la voce in loro favore per aiutarle e salvarle da questa condizione. L’unica alternativa per loro è subire in silenzio. Purtroppo anche i ragazzi cristiani vengono accusati e molestati dalla polizia e nessuno è considerato colpevolele delle molestie che subiscono.  Ancora oggi costoro vengono catturati dopo gli attacchi alla chiesa di Youhanabad del 15 marzo 2015 e molti di loro sono ancora dispersi. Nessuno ha fatto nulla per trovarli. Per qualsiasi incidente accaduto ai cristiani, il responsabile è sempre uscito vincitore. Il caso di Shama e Shahzad Masih che sono stati bruciati vivi nella fornace di mattoni; ‘Joseph Colony’ una zona dei cristiani che è stata bruciata da una folla; Sajid Masih che è saltato dal 4 ° piano in segno di protesta quando la polizia lo ha molestato e gli ha chiesto di fare sesso orale con suo cugino; la ragazza Asma Yaqoob, morta a causa dell’acido che le è stato gettato addosso perché rifiutava di sposare un ragazzo musulmano sono solo alcuni esempi. Nessuno di questi casi ha mai ottenuto giustizia. Al contrario, quando un cristiano viene accusato anche per accuse minori deve affrontare lunghi percorsi nei tribunali. Mi domando, in quale parte del mondo avvengono tali ingiustizie? Questo succede solo in Pakistan!

Indipendentemente dalle discriminazioni e dalle persecuzioni che affrontiamo non ci vergognamo della nostra identità cristiana. Ci sentiamo orgogliosi di essere seguaci di Cristo e siamo disposti ad affrontare ogni sorta di discriminazione perché Cristo stesso disse «Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me. Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; poiché invece non siete del mondo, ma io vi ho scelti dal mondo, per questo il mondo vi odia» (Giovanni 15,18). Allora, nulla ci impedisce di vivere la nostra fede cristiana e anche se il rischio di perdere la nostra vita in qualsiasi momento è sempre nella nostra mente, noi continuiamo a chiamare Cristo nostro Signore e Salvatore e testimoniare la nostra fede in lui. La persecuzione anche con i suoi effetti negativi continua a rafforzarci nella nostra fede e siamo sicuri che Dio ci ricompenserà. Crediamo fortemente nella promessa che Gesù durante il suo Sermone sul Monte Tabor ha fatto a coloro che soffriranno le persecuzioni dicendo: «beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli» (Matteo 5, 11-12). Continuamo ad essere la luce del mondo che non può stare nascosta. Risplendiamo la nostra luce davanti agli uomini perché possono vedere le nostre buone opere e rendano Gloria al nostro Padre che è nei cieli (Cfr. Matteo 5,14-16). Finisco qui con le parole di San Paolo che disse «Chi ci separerà dunque dall’amore di Cristo?» (Romani 8, 35).

2 Commenti a "Chi ci separerà dunque dall’amore di Cristo"

  1. #Paolo   4 giugno 2018 at 2:45 pm

    Grazie Radio Spada per l’articolo. Invito sempre a diffondere notizie, conoscenze e soprattutto aiuti, naturali e soprannaturali a favore dei cristiani perseguitati. Il sangue dei martiri è il seme della Chiesa, essi sono la vera Chiesa, al di là di tante dotte disquisizioni teologali.
    P.s.: ho difficoltà, anzi impossibilità ad entrare nell’ultima pagina “ai piedi del trono vuoto”. Spero che dipenda solo dal mio computer

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  2. #michele papa   13 giugno 2018 at 12:08 pm

    e che dice El Papa della persecuzione dei cristiani in Pakistan? niente ovviamente, si interessa dell’ecologia.

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