[CRONACHE DELL’ANTICRISTO] La religione dell’uomo e il suo culto massonico

citazione a cura di Luca Fumagalli

Continua con questo brano la rubrica, intitolata significativamente “Cronache dell’Anticristo”, che raccoglie una serie di stralci tratti da Il Padrone del mondo (1907), il più famoso romanzo di mons. R. H. Benson, ancora drammaticamente attuale.

La trama del libro è piuttosto semplice. Alla fine del XX secolo l’uomo ha raggiunto gli estremi confini del progresso materiale e intellettuale, ma con il trionfo dell’umanitarismo laico il cristianesimo è quasi scomparso e la completa secolarizzazione della società è ormai dietro l’angolo. I due protagonisti de “Il Padrone del mondo” sono Julian Felsenburgh – socialista e massone dall’oscuro passato, che governa l’intero Occidente grazie alle brillanti doti di oratore e alla personalità magnetica – e Percy Franklin, uno degli ultimi sacerdoti rimasti fedeli alla Chiesa. Il terzo polo narrativo è costituito dai coniugi Mabel e Oliver Brand, militanti politici e accaniti sostenitori del progresso. 

All’imporsi dell’ideologia umanitarista seguono i primi tentativi per codificarne il culto. Nel primo dei due brani proposti, Mabel prende coscienza della necessità per l’uomo di coltivare una dimensione spirituale dell’esistenza, mentre nel secondo è presentato l’ormai ex padre Francis che discute con i coniugi Brand dei dettagli inerenti alle festività e alle liturgie del nuovo credo. Lui, come altri sacerdoti apostati, si è volontariamente offerto per elaborarne e officiarne i riti.

 

Mabel era d’accordo con le clausole contenute nel progetto: esse stabilivano che il nuovo culto sarebbe stato celebrato in ogni parrocchia d’Inghilterra a partire dal mese di ottobre, ma non sarebbe stato obbligatorio fino al nuovo anno. La Germania invece aveva presentato il progetto un mese prima e l’aveva reso immediatamente obbligatorio, costringendo così i sudditi cattolici ad abbandonare senza indugio il Paese o a subire le pene previste. Erano in verità pene leggere: per il primo reato, era prevista una settimana di reclusione; per il secondo, un mese di carcere; per il terzo, un anno; per il quarto, la prigione continua, finché il reo non si fosse dichiaralo sottomesso.

Mabel pensava che in fondo erano condizioni abbastanza agevoli. L’imprigionamento, infatti, si riduceva al restare rinchiusi in casa propria con l’obbligo di lavorare per conto del governo. Non si trattava certo degli orrori del Medioevo! Inoltre, l’atto stesso del culto richiedeva così poco: bastava la semplice presenza in chiesa per le quattro nuove festività: maternità, vita, solidarietà, paternità. Esse cadevano il primo giorno di ogni trimestre, mentre la frequenza settimanale era facoltativa.

Mabel non riusciva a capire come un uomo potesse rifiutarsi di prestare tale omaggio: si trattava di fatti oltremodo reali che, più di ogni altra cosa, rivelavano lo spirito del mondo. Se a qualcuno piaceva chiamare con il nome di Dio questo spirito, non poteva non riconoscere questi fatti come funzioni di Dio stesso. Dov’erano, allora, le difficoltà? Non era proibito certo il culto cattolico nelle sue solite manifestazioni! I cattolici potevano benissimo andare ancora a messa!

Nondimeno, in Germania si erano verificate le cose più spiacevoli: dodicimila persone erano già partite per Roma e si diceva che altre quarantamila, circa cinque giorni prima, avessero rifiutato di prestare quel semplice atto di omaggio. Si sgomentava e si indispettiva al solo pensarci: nel nuovo culto lei vedeva coronato il trionfo dell’Umanità, dopo essersi tante volte intenerita nel vagheggiare dei fatti simili alla professione pubblica e collettiva di quella fede che formava ormai l’oggetto della credenza universale. Aveva sempre deplorato l’insensatezza di quanti attentavano alla vita senza mai considerarne le sorgenti.

Indubbiamente, queste aspirazioni del suo cuore non potevano essere illusorie: bramava di mantenersi con i suoi simili in un soggiorno devoto, consacrato non dalla benedizione del prete, ma dalla volontà dell’uomo; di sentirsi ispirata dai canti soavi e dagli accordi possenti dell’organo; di dare sfogo al suo dolore con altri mille a sé vicini, come lei dolci vittime immolate allo spirito universale; di cantare ad alta voce gloria alla vita e di offrire con suppliche e incenso un simbolico omaggio al grande tutto, che le aveva donato l’essere e che un giorno se lo sarebbe ripreso.

«Ah, quei cristiani!» pensava spesso. «Come hanno conosciuto a fondo la natura umana! L’avevano, è vero, degradata spegnendo la luce, avvelenando il pensiero, calpestando l’istinto… Ma avevano capito bene che l’uomo ha bisogno di adorare… sì, adorare, per non diventare simile alle bestie!»

 

***

 

«Il resto», proseguì, «è semplice. Non occorre che lo esaminiamo».

A dire il vero, a Mabel erano sembrate semplici anche le cerimonie descritte sopra, ma dovette disilludersi…

«Lei non immagina, Mrs. Brand, che difficoltà si incontrino anche in una semplice materia come questa: la stupidità del popolo ha qualcosa di prodigioso! Prevedo che sarà una faccenda seria per noi. Chi farà il discorso, Mr. Brand?»

Oliver scosse il capo.

«Non so», rispose, «immagino che ne sarà incaricato Mr. Snowford».

Francis rivolse al suo interlocutore un’occhiata indecisa. «Che cosa ne pensa di tutto questo?»

«Mi sembra», disse Oliver, dopo un breve silenzio, «che sia una cosa assolutamente necessaria. Non si farebbe tanto scalpore per il culto, se non fosse un’esigenza realmente avvertita. Credo altresì che, complessivamente, il rituale sia molto suggestivo, e non vedo come potrebbe essere migliorato».

«Davvero, Oliver?» chiese dubbiosa la moglie.

«No! Ma non importa. L’importante è che il popolo capisca».

«Eh! Caro signore», riprese Francis, «il culto implica un senso del mistero, se lo ricordi. È stata la mancanza di questo senso che ha fatto crollare, nel secolo scorso, l’epoca imperiale. Per me è meraviglioso: tutto dipende, si capisce, dal modo in cui lo si presenta. Vedo che il rituale lascia imprecisate alcune particolarità, come per esempio il colore delle cortine e altre cose ancora, ma il piano generale è splendido e, soprattutto, autentico nel suo profondo significato».

«Qual è questo significato, per lei?»

«È come un omaggio offerto alla vita nei suoi quattro aspetti. La maternità, corrispondente al Natale della favola cristiana, è la festa della famiglia, dell’amore, della fedeltà… Poi viene la vita stessa, con i suoi fremiti giovanili in primavera; la solidarietà, nel cuore dell’estate, esprime abbondanza, prosperità, ricchezza… e corrisponde al Corpus Domini cattolico; infine la paternità, che significa procreazione, difesa, potenza… quando l’inverno si avvicina. Credo sia un’idea tedesca!».

Oliver approvava.

«Sicuro!» disse. «E spetterà all’oratore spiegare tutte queste cose».

«Io la penso così, e mi sembra sia più suggestivo rispetto al rendere oggetto di culto la cittadinanza, il lavoro, eccetera: questi sono infatti momenti subordinati alla vita».

Francis cercava di contenere un po’ l’insolito ardore. Non era mai apparso tanto prete come in quel momento… anche lui sentiva il bisogno di adorare!

Mabel a un tratto congiunse le mani e disse a bassa voce:

«Penso che tutto questo sia bello e, allo stesso tempo, vero».

Francis le rivolse gli occhi bruni infiammati.

«Ah! Proprio così, signora».

(R. H. BENSON, Il Padrone del mondo, Verona, Fede & Cultura, 2014)

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