[IDEOLOGIA E REALTÀ] Il paradiso ecologista olandese dove gli animali muoiono di fame

 

L’ecologismo è una delle tante ideologie fallite del secolo scorso. Riproduciamo questo articolo del Corriere.it che ci ricorda l’irrimediabile stupidità antirealista di altri eventi storici. Ad esempio la “campagna di eliminazione dei quattro flagelli” sotto Mao Tse Tung, quando, per sterminare i passeri, si mobilitò la popolazione cinese in blocco: ai contadini fu richiesto di fare rumore (battendo pentole e altri oggetti) per spaventare gli uccelli affinché non si posassero. Facile immaginare gli esiti. [RS]

di Michele Farina (Corriere.it, 11 giugno 2018, titolo originale: “Olanda, nel parco degli ecologisti gli animali muoiono di fame”)

È una lotta intestina (a colpi di multe e balle di fieno) che potrebbe avvenire solo in Olanda: animalisti d’opposizione contro ambientalisti governativi. La riserva naturale di Oostvaardersplassen è diventata terreno di scontro tra ecologisti. Quei cinquemila ettari «rubati» al mare negli anni Sessanta sono diventati nel 1995 un laboratorio verde unico in Europa. A 30 km a est di Amsterdam, praterie e paludi dove scorazzano/svolazzano specie autoctone in libertà. Più che prosperare però — questa è l’accusa del potente partito Animalista olandese (diversi deputati in Parlamento) — i grandi erbivori muoiono di fame. Ma questo, alzano le spalle i responsabili del Dipartimento Foreste, è il corso della natura.

Se mancano i carnivori

Non proprio, replicano gli animalisti, arrivati a paragonare il parco ai campi di concentramento: nel conto della natura mancano i predatori come i lupi (ci sono soltanto volpi) che aiuterebbero a mantenere in equilibrio un sistema sballato. E ambizioso: l’ideatore del progetto, l’ecologista Frans Vera, voleva ricreare un pezzo di Europa preistorica in mezzo all’Olanda delle industrie e dei polder. I ranger hanno reintrodotto cervi, cavalli selvatici e bovini Heck, una razza tedesca che ricorda l’antico uro. Dopo una serie di inverni miti, nella riserva si contavano oltre cinquemila esemplari delle tre specie. Ma l’ultima stagione fredda li ha decimati: 3.500 sono scomparsi. E il 90% è stato abbattuto dai ranger governativi per evitare lo stadio estremo della morte per fame.

Il mago e il campione di equitazione

I bilancio dei caduti e le immagini degli animali ridotti a pelle e ossa oltre le reti hanno provocato la rivolta degli animalisti, che hanno avuto anche l’appoggio di celebrità come il mago illusionista Hans Klok e il campione di equitazione Anky van Grunsven. «È un progetto completamente fallito» ha detto al Guardian il biologo Patrick van Veen, la cui petizione per fermare «il macello» di Oostvaardersplassen ha raggiunto 125mila firme. Nei mesi scorsi, gruppi di attivisti armati di fieno hanno «violato» i recinti rischiando multe da 400 euro. «In una notte sola abbiamo lanciato agli animali 410 balle» hanno raccontato ai giornali. Anderijn Peeters, addestratore di cavalli, ha spiegato all’Economist la tecnica dei «commando»: mentre auto di attivisti attirano e distraggono i mezzi della polizia, i van del foraggio entrano in azione. Lo spettacolo di cavalli morenti è duro da digerire. Specie se a portata di finestrino dei viaggiatori dell’alta velocità. Ricostruire pezzi di mondo preistorico (i lupi non li hanno reintrodotti per i timori degli abitanti) è difficile, probabilmente impossibile. Ma Han Olff, professore di ecologia all’Università di Groninga, sottolinea che ci sono molti lati positivi nel progetto. Per esempio le paludi, che sono rifugio di molti uccelli (comprese le aquile pescatrici). Gli ecologisti vorrebbero aprire ai visitatori le zone interne del parco, finora off-limits (per non disturbare, gli umani sono tenuti ai confini, dove vedono soltanto i cavalli morenti). Difficile che questa apertura basti a placare «i commando del fieno». La lotta tra animalisti e ambientalisti riprenderà in inverno.

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