[L’ANTICIVILTÀ] Popoli di poche parole (e che contano fino a 3 o a 5)

La Civiltà Cristiana è un faro che risplende nelle tenebre della barbarie, antiche e recenti. Nel (disperato) tentativo neodarwinista di derubricare comportamenti incivili di nostri antenati come non umani, spesso si ricorre alla confusione tra barbarie (umana) e atti belluini per suffragare la propria strampalata tesi, dimenticando come anche tra gli uomini d’oggi si annidino e prosperino atteggiamenti che potrebbero, seguendo questa confusione, essere definiti non umani, producendo così un cortocircuito logico di ampia portata. Non si smette di essere uomini per i propri atti, esiste però una Civiltà che compie l’uomo per ciò che dovrebbe essere: è il Cristianesimo. Recentemente abbiamo trattato di abbandono di cadaveri e cannibalismo come esempi concreti di quanto esposto. Non meno interessante, seppur imparagonabile alla gravità di queste situazioni crudeli, il tema della comunicazione. Quanto “umano” dovrebbe essere considerato (in base ai criteri neodarwinisti) un popolo senza “il senso del tempo, dei numeri, e dello spazio”? Riproduciamo di seguito due articoli reperiti in rete. Grassettature nostre. [RS]

Munduruku: una tribù che conta solo fino a 5 (e sbaglia) [Vitantica.net]

Al mondo esistono ancora circa 100 tribù che vivono in stato semi primitivo e che non hanno mai visto l’uomo bianco se non una o due volte, per puro caso o da lontano. Sebbene i Munduruku, una tribù di circa 7000 persone che vive nella foresta amazzonica brasiliana, abbia avuto più di uno sporadico contatto con l’Occidente, hanno mantenuto buona parte del loro antico retaggio culturale: il loro linguaggio ad esempio non ha forme verbali, non ha tempi, non ha plurali e, cosa ancora più bizzarra, i Munduruku sanno contare solo fino a 5.

Come si fa a vivere senza numeri? Al giorno d’oggi è del tutto impossibile, dato che la matematica ormai governa il mondo. Ma pare che un sistema coerente e complesso di numerazione sia un’invenzione recente del genere umano, circa 10.000 anni.

Una cosa è certa però: esistono ancora luoghi in cui il calcolo del tempo e una numerazione complessa non hanno molto senso. Ed è l’esperienza che ha avuto Pierre Pica, un linguista che ha speso 5 mesi con i Munduruku vivendo come loro, mangiando come loro, ed apprendendo i segreti del loro linguaggio.

I Munduruku sono una tribù suddivisa in 22 villaggi e che conta poco più di 7000 individui. Vivono nel pieno della foresta amazzonica, e sebbene sia un luogo spesso inaccessibile hanno avuto in passato contatti con l’occidente attraverso missionari che hanno convertito alcuni villaggi al Cristianesimo.

Pica non aveva alcuna intenzione di convertire i Munduruku: il suo scopo era quello di effettuare ricerche sulla loro cultura per capire la loro lingua e sperimentare la loro percezione dei numeri.

Raggiungere il posto si è rivelata un’impresa ostica: Pica ha dovuto attendere due settimane per poter essere trasportato tramite canoa nel territorio dei Munduruku. La foresta amazzonica di certo non pullula di autobus o treni, e l’unico modo per raggiungere le zone più remote è quello di sfruttare il fiume per viaggiare.

Ma se Pica era forse preparato a questo viaggio per nulla semplice, non era di certo pronto a vedere stravolta la sua vita durante i cinque mesi di permanenza tra i Munduruku: “Quando sono tornato dall’Amazzonia, ho perso il senso del tempo e dei numeri, ed anche il senso dello spazio”.

I Munduruku infatti sono una tribù che non ha termini per definire il tempo, o per definire i numeri superiori a 5, e la loro vita ruota attorno alle loro esigenze primarie. Pica si è dovuto adattare alla realtà tribale: se piove, si rimane nella capanna; se c’è sole, si esce e si va a caccia di tapiri e cinghiali, senza scadenze o orari di partenza e ritorno. Lo scorrere del giorno è scandito solo dall’alba e dal tramonto, e non c’è bisogno di contare: se infatti si domanda ad un Munduruku quanti figli abbia, se sono più di cinque la risposta sarà “Non lo so, è impossibile a dirsi”.

Questo risulterà assurdo per un occidentale, ma per i Munduruku il problema di contare la prole non si pone. Giudicano infatti del tutto inutile contare i figli: questi crescono e imparano sotto la guida di tutti gli individui adulti della tribù, e non ha nessun senso contarli o definire a chi appartengano. Ritengono inoltre che imparare a contare oltre al 5 sia del tutto superfluo, se non addirittura dannoso per paura di dover essere costretti a sacrificare altre facoltà più utili, come quella di orientarsi e di cacciare nella foresta, per imparare l’aritmetica elementare.

I Munduruku usano soltanto questi 5 numeri:

  1. pug
  2. xep xep
  3. ebapug
  4. ebadipdip
  5. pug pogbi

La cosa curiosa è che, oltre il numero due, la loro precisione sembra diminuire progressivamente indicando che, in realtà, non è che sappiano proprio contare, ma fanno una stima della quantità. Uno degli esperimenti di Pica si è svolto mostrando sul monitor di un computer una serie di punti, da 1 a 5, e valutando la percentuale di risposte corrette.

Se fino a “xep xep” (numero 2) le risposte sono state al 100% corrette, per i numeri successivi la precisione è andata calando, anche drasticamente:

3 – ebapug: riconosciuto all’80%

4 – ebadipdip: riconosciuto al 70%

5 – pug pogbi: riconosciuto al 25%

Altra cosa curiosa da notare è che, per i numeri da 1 a 4, il numero delle sillabe che compongono le parole che esprimono questi numeri è pari al numero stesso: la struttura stessa della parola aiuta a ricordare la quantità.

L’abilità dei Munduruku nel contare è estremamente limitata: sono in grado di fare una stima sulle quantità, per esempio affermando che un contenitore è più pieno o più vuoto di un altro, ma se si tratta di definire numericamente una quantità non riescono a superare il 5, e con gli errori che abbiamo visto sopra.

Non si tratta di un caso unico al mondo: anche gli aborigeni Warlpiri che vivono ad Alice Springs hanno solo tre concetti numerici: uno, due, e “molti”. Un altro esempio di scarsa capacità di conto gli Anindilyakwa, che hanno un metodo di conteggio ancora più bizzarro: hanno parole per “uno”, “due”, “molti” e “tre”, ma quest’ultimo tuttavia assume a volte il valore di quattro.

***

Il popolo senza numeri – Gli indigeni Piraha parlano una lingua priva di ogni concetto matematico. Ma si trovano bene così [TPI.it]

I Piraha sono una tribù di circa 700 indigeni che vive nella giungla brasiliana, lungo le rive del fiume Maici. Comunicano tra loro tramite un linguaggio insolito costituito da sole 12mila parole. La loro lingua si basa su otto consonanti e tre vocali, e una stessa parola può cambiare significato se accompagnata da una complessa serie di toni.

Ma la vera particolarità della lingua Piraha è l’assenza di qualunque concetto matematico. Non esistono numeri o parole che si possano ricollegare alla numerazione. Esistono solo tre parole, che descrivono tre quantità: Hoi (piccola), Hoi-un (più grande) e baàgiso (un gruppo). Probabilmente vi starete chiedendo come facciano i Piraha a contare, o semplicemente a chiedere due mele invece di una.

Si è posto la stessa domanda il linguista Caleb Everett , che ha pubblicato i risultati di un suo studio al riguardo sulla rivista “Cognitive Science”. Per Everett, che ha vissuto con i Piraha durante la sua infanzia, questi indigeni non usano numeri perché non ne hanno bisogno. Non ne sentono la necessità, non se ne servono, perché niente dello stile di vita dei Piraha sembra richiedere il riconoscimento di una quantità superiore a tre – e quindi di un conteggio superiore preciso. Everett ha anche compiuto dei test: ha chiesto agli indigeni di costruire una fila di oggetti dopo avergli mostrato un esempio; i Piraha riuscivano nell’intento quando il numero degli oggetti non superava quota tre, ma fallivano in caso contrario.

Everett spiega che i Piraha hanno una strategia di calcolo analogico, che funziona molto bene per un paio di elementi, ma, se si va oltre, il sistema si annulla.

Nel corso degli anni, numerosi sono stati i tentativi effettuati per insegnare loro i fondamenti dell’aritmetica, ma i Piraha si sono mostrati sempre disinteressati. Considerano tutte le forme di discorso umano diverso dal proprio come ridicole e inferiori, e probabilmente è per questo che sono l’unico dei popoli dell’Amazzonia a essere rimasto monolingue.

3 Commenti a "[L’ANTICIVILTÀ] Popoli di poche parole (e che contano fino a 3 o a 5)"

  1. #bbruno   14 giugno 2018 at 4:22 pm

    Ecco, con tutta sincerità, davanti a queste esposizioni io rimango del tutto interdetto, senza sapere che cosa dirmi, come spiegarmi queste realtà, si tratti ora dei Munduruku o dei Piraha o, quanto all’antichità, dell’ uomo di Cro-magnon o di Neanderrethal e di tutta la serie crescente di homo abilis erectus sapiens sapiens-sapiens e via elecando o sottoelencando…
    Come porsi di fronte a queste esposizioni , partendo dai punti fermi :

    – dell’ uomo uscito perfetto dalle mani di Dio Creatore.
    – dell’unicità della razza umana (monogenesi)
    – della volontà salvifica generale di Dio sull’uomo
    …..

    Perché non credo che ci possano essere gradazioni in umanità: o si è uomini o non si è uomini: uomini ‘in parte’ o uomini ancora ‘in fieri’, non ha senso.
    (Certo che partire da Mosé, passare per Aristotele e Platone….e arrivare ai Munduruku -o ai mangiatori di cadaveri – non è davvero agevole….)

    Someone do help me, please.

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  2. #bbruno   15 giugno 2018 at 3:25 pm

    pare proprio che questo tema anche noi siamo un popolo di poche parole…

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  3. #bbruno   17 giugno 2018 at 11:40 am

    buttata lì brutta brutta: questi qui sono UOMINI?

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