L’Euroexit è sdoganato. All’estero più che da noi.

di Maurizio Blondet

 

L’aiutino americano.

Anche questo un pezzo largamente fatto di pezzi altrui. Lo posto qui per far capire che: 1) il governo giallo-verde non è affatto isolato, come ci dice la propaganda mediatica. 2) Che l’Italia è ancora una volta il laboratorio politico d’Europa, ed ha molte frecce al suo arco. 3) E che la reversibilità dell’euro, da tema tabù, è ormai un tema di talk shows. Il tema politico della critica all’euro “alla tedesca”, ferocemente censurato dai media e dagli oligarchi, è ormai sdoganato. E lo sdoganamento ha effetti in tutta la UE.

Nella settimana calda della crisi mattarelliana di governo, la BCE ha calato le vendite di titoli italiani – per far vedere “la pressione dei mercati”. E’ un fatto che hanno poi cercato di nascondere, ma la memoria resta:


La manovra è stata sventata da investitori Usa, che ci hanno fatto anche un buon affare, come ha rivelato ottimamente Claudio Antonelli, bravissimo, su “La Verità”:

http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/sponda-fondi-americani-governo-salvini-maio-ndash-175162.htm

“Martedì sera, mercoledì e pure ieri. I grandi fondi americani hanno dato il via ad acquisti massicci di titoli di Stato italiani. (…) Bridgewater, Aqr, Glg e Ahl sono in prima fila, ma a ingrossare il gruppo, dopo gli avanposti, di CitiJp Morgan, si sono messi nella giornata di ieri Blackrock, Pimco, Prudential e Dodge & Cox.
Tutti fondi pronti a entrare nella fase due degli acquisti: attendere che la volatilità si stabilizzi al ribasso per fare man bassa di titoli a prezzi scontati.
Per chi operino, soprattutto le banche d’ affari come Citi e Jp Morgan, non è dato sapere.
Sono infatti dealer primari che si muovono per conto di terzi.
(…) . Il primo effetto dell’ ingresso massiccio americano è stato quello di bilanciare i rendimenti e di mitigare al ribasso l’ andamento dello spread sul bund tedesco.
Ben 4 miliardi di Bot su un paniere di poco superiore ai 5 scriveva ieri Il Messaggero sarebbe finito a Citi e Jp Morgan. Ma a indicare che oltre al fattore prezzo c’ è anche un segnale politico è il prosieguo del trend e ancor più l’ intenzione di entrare con posizioni lunghe e di medio termine.
Alcuni osservatori suggeriscono che tra i nomi dei buyer spuntano manager vicini al mondo repubblicano.
Non è un caso se nella lista non compaia Goldman Sachs, storico simpatizzante del versante democratico. Probabilmente è una coincidenza, che rispecchia però le nuove posizioni del Partito repubblicano degli States.
Una parte, allineata a Donald Trump, vedrebbe l’ Italia sempre più allontanarsi dalla Germania, mentre gli uomini del partito che ancora oggi rispondono alla famiglia Bush preferirebbero che Roma rimanesse in scia a Berlino. O meglio che il nostro Paese mantenesse un ruolo complementare all’economia tedesca per evitare che la Germania abbia contraccolpi economici.

In questo preciso momento geopolitico aiutare il nostro Paese a evitare un tracollo finanziario con acquisti mirati è ancor più con un segnale di fiducia (Se gli Usa credono nel nostro debito perché altre nazioni dovrebbero dubitarne?).
[….]
Se si considera che la Casa Bianca ha pronte una serie di misure «straordinarie» per penalizzare anche Volkswagen e tutte le vetture di lusso tedesche, appare ormai chiaro che gli Usa non vogliono mollare l’ osso“.
In questo panorama rivoluzionario per il Vecchio continente, Donald Trump non ha avuto problemi a dare un segnale netto a favore dell’Italia. Essere percepito come una sorta di prestatore di ultima istanza fiducioso nei titoli di Stato italiani ha dato una spallata finale e ha favorito definitivamente la nascita del governo gialloblu.
Non più considerata come un’entità reietta da tutta l’Europa ma come un blocco politico che in caso di necessità potrebbe avere un santo nel paradiso a stelle e strisce”.

Il fatto è confermato da un blog competente,

http://orizzonte48.blogspot.com/2018/06/indizi-frattalici-usa-for-italy.html?spref=tw&m=1

Il quale parla di un “supporto USA alla linea di relazioni internazionali einterne alla stessa eurozona, che sarebbe manifestabile da parte del governo italiano che ha appena prestato giuramento.
Un nodo di controversia che, notoriamente, è legato al supersurplus tedesco (…)
Trump, a fronte di una simile acuta asimmetria negli scambi, invoca addirittura la “sicurezza nazionale“. Evidentemente, Trump concepisce come problemi di destabilizzazione sociale, e di conseguenza politica, l’aggravio del debito con l’estero (su costosi manufatti esteri ad alto valore aggiunto, vedi Mercedes sulla Quinta Strada,ndr. ) e il connesso problema di sotto-occupazione nel corrispondente settore industriale statunitense.
[…]
“Notare che, in contrasto con la fedeltà assoluta alle attuali regole dell’eurozona che pare essere precondizione costituzionalizzata per rendere legittima la nomina di Paolo Savona come ministro della Repubblica italiana, persino George Soros (!), in un suo recentissimo speech a Parigi, ha ammesso che l’eurozona è retta da regole problematiche e superate e che ormai incentivano la “non cooperatività” all’interno dell’Ue. Sicché i trattati vanno rivisti consentendo a tutti i paesi più tracciati di loro scelta, compreso quello di non essere parte della moneta unica!
(…) Ci pare che ogni “parte” politicamente rilevante degli USA si renda conto che l’eurozona, anzitutto, sia un esperimento fallito e bisognoso di profonde riforme.
Insomma, mantenerla è certamente un tradizionale interesse americano: mantenerla a qualsiasi costo – in particolare destabilizzando con la deflazione salariale di stampo mercantilista l’intero continente ed anche i suoi più importanti partner commerciali, non sembra più ragionevole a nessuno.

E questo spiega, in termini di obiettivo geopolitico condiviso nell’intera area NATO (per intendersi), come un compromesso di rinnovata cooperazione europea, che non può che passare per una profonda revisione dei meccanismi della moneta unica al fine di mantenerla in vita ma non nella forma attuale, sia sì ben visto dagli USA, ma con la consapevolezza che la Germania è un grosso problema che va risolto.
Con le buone o con le cattive (finanziariamente e commercialmente parlando).

(MB. Aggiungo un passo dell’economista (e finanziere) francese Charles Gave:

 

“Accade che oggi l’Italia si trovi con un eccedente dei conti esteri di quasi il 3,5% del suo Pil. E un eccedente primario del suo bilancio (ossia: il suo bilancio è in attivo PRIMA del pagamento degli interessi sul debito) di quasi il 2 per cento del Pil.  Un debito, va aggiunto, la cui  durata è molto prolungata rispetto al 2012. Un debito che è detenuto a grandissima maggioranza da italiani.

“Ciò significa che la nostra sorella latina non ha assolutamente più bisogno dei mercati finanziari internazionali per finanziarsi, nel caso volesse uscire dall’euro. Ciò è ben lungi dall’essere il caso della Francia”.

“Nessun dubbio che la Gran Bretagna sarebbe felice di cominciare immediatamente negoziati col nuovo governo italiano su un trattato che li unirebbe. Ho sempre detto e scritto che l’uscita dell’Italia segnerebbe la fine dell’euro.  Forse ci stiamo arrivando. Il momento di comprare massicciamente l’Europa si avvicina; ma per il momento mantenere la vostra polvere ascutta, molto asciutta, in  tutto, salvo che in euro ovviamente”.

Siccome l’Italia non ha bisogno dei mercati finanziari se esce dall’euro,  ha una forza notevole per trattare a muso duro, non l’uscita dall’euro , bensì la riforma profonda dell’euro di cui tutti sentono la necessità, mica solo Paolo Savona, ma Trump e financo Soros.

L’ultima frase di  Gave, “tener le polveri asciutte”,  significa: gli investitori finanziari tengano pronta la liquidità, perché se l’euro si rompe, diventa estremamente conveniente comprare debito dei paesi europei, specie  italiano – l’Italia essendo tornata, con la svalutazione e (forse) un default parziale, estremamente solvibile. Ci dice che i mercati farebbero la fila per indebitarci di nuovo.

Retour sur la Turquie

 

A chi ha paura, ricordiamo: le unificazioni monetarie, storicamente, sono durate circa 15 anni per poi fallire. Per lo più senza drammi, con una separazione civile fra coniugi, e senza crolli economici, come recentenete la separazione Cekia e Slovacchia:

Ora, questa grandiosa speranza di riforma dell’euro, innescata dal voto degli italiani, può essere mandata a monte – dagli italiani, e specie dai grillini se si lasciano  spaventare e ipnotizzare dai media che – dietro mandato degli oligarchi-  stanno  già facendo i più grossi sforzi per mettere un cuneo fra  loro e la Lega. L’ultima è che Savona è un massone, un’ovvia sollecitazione alla “pancia” grillina, molto vulnerabile a questi argomenti.  Mi limito a ricordare: Alberto Beneduce era massone, ma insieme a Mussolini creò l’IRI, l’altra grande realizzazione del Laboratorio Politico Italia. Oggi è il momento di restare uniti e resistere – siamo nella psico-guerra – e pensare, quando ci fanno paura, che bisogna aver  più paura di perdere questa sfida. Lorsignori ci farebbero a pezzi.

Ancora non hanno capito di aver perso

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