Lionel Johnson: Oscar Wilde, l’alcolismo e la poesia cattolica

di Luca Fumagalli

Lionel Johnson

Nell’Inghilterra di fine Ottocento, in contrasto con il dilettantismo estetizzante tipico di alcuni dei letterati cattolici che gravitavano intorno a Oscar Wilde, si poté assistere a un vero e proprio revival della poesia religiosa di qualità. Determinante per questo sviluppo fu Lionel Johnson (1867-1902) che, accanto a Francis Thompson e Alice Meynell, produsse alcuni dei componimenti più significativi dell’epoca.

Pur provenendo anche lui dal circolo di Wilde, la poesia di Johnson vanta una qualità che si eleva di molto rispetto al sentimentalismo d’accatto e al manierismo che caratterizzava la maggior parte dei contemporanei. W. B. Yeats lo considerava una maestro – ne apprezzava, in particolare, l’anelito alla santità e il senso del peccato espresso nei suoi lavori – ed Ezra Pound scrisse una splendida introduzione all’antologia poetica pubblicata nel 1915.

“Poems” (1895)

Mentre era studente al New College di Oxford, fu proprio Johnson a presentare a Oscar Wilde suo cugino, Lord Alfred Douglas, quel “Bosie” che avrebbe trascinato l’amante in un disastroso processo causandone la rovina. Comunque, dopo la conversione alla Chiesa di Roma, avvenuta nel 1892, Johnson si allontanò per sempre da Wilde e dalla sua sinistra influenza (narrata con toni accesi nel poema The Destroyer of a Soul). Pubblicò in seguito due libri di versi, Poems (1895) e Ireland and Other Poems (1897), qualche anno prima di morire a causa di una caduta per strada. Dato che Johnson conduceva una vita solitaria a Londra e che negli ultimi tempi era diventato un alcolizzato, qualcuno arrivò addirittura a ipotizzare che la sua morte fosse stata causata da una ferita riportata dopo un capitombolo dallo sgabello di un bar.

Alcuni dei versi cattolici di Johnson ricordano l’eleganza di un Ernest Dowson, per quanto siano privi della medesima intensità. In Our Lady of France, per esempio, è descritta l’atmosfera che si respira in una piccola chiesa presso Leicester Square in toni simili a quelli impiegati da Dowson in Benediction. Anche The Church of a Dream – il racconto di un vecchio sacerdote che celebra Messa – vanta analoghi riferimenti. L’utilizzo di parole ricercate e di certe espressioni molli e zuccherose del decadentismo rimandano anche allo stile di John Gray.

“The Religious Poems of Lionel Johnson” (1916)

La maggior parte della poesia di Johnson, tuttavia, è di ottima fattura. To a Passionist è una vivida rappresentazione del contrasto tra i desideri umani e la felice gravità di un Passionista. Anche A Burden of Easter Vigil è qualcosa di rimarchevole: il poeta si dipinge accanto agli apostoli dopo la crocifissione e prima della resurrezione, restituendo brillantemente il clima di incertezza e paura che aleggia su di loro (lo stesso tema torna nella poesia capolavoro The Dark Angel).

Nel miglior Johnson il complesso punto di vista va di pari passo con la grande modernità tematica, quel tormentato miscuglio di dubbio e fede che fu del gesuita Gerard Manley Hopkins e che sarà la cifra distintiva della poesia cattolica inglese nella seconda metà del Novecento.

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