Qualche appunto sul poeta Francis Thompson, il fumatore d’oppio che sognava il Regno di Dio

di Luca Fumagalli

Francis Thompson (1893)

Dopo il gesuita Gerard Manley Hopkins, Francis Thompson (1859-1907) fu senza dubbio il miglior poeta cattolico inglese di fine Ottocento.

Originario di una famiglia “recusant” del Lancashire, da sempre fedele alla Chiesa di Roma, in gioventù Thompson tentò di entrare in seminario; fu però respinto a causa di un carattere fragile, troppo incline alla timidezza e alla solitudine. Sulla spinta del padre, che era medico, intraprese allora gli studi di medicina, ma fallì nell’esame per ottenere la qualifica. Nel 1885, dopo essere stato dichiarato inabile al servizio militare, lasciò la casa e andò a Londra, dove finì per tirare a campare alla bell’e meglio, senza fissa dimora, diventando presto un accanito fumatore d’oppio. Due anni più tardi, nel febbraio del 1887, sull’orlo della disperazione mandò alcuni dei suoi poemi, incluso The Passion of Mary, all’editore cattolico Wilfrid Meynell (a cui, più tardi, avrebbe chiesto aiuto anche lo scrittore Frederick Rolfe, conosciuto con lo pseudonimo di Baron Corvo). Wilfrid pubblicò gli scritti di Thompson e con la moglie Alice – anch’essa poetessa di grande talento – si prese cura di lui, salvandolo dal degrado e riportandolo sulla retta via. Lo scrittore Coventry Patmore lo invitò a non sprecare il suo grande talento letterario, e  così, tra il 1893 e il 1897, Francis Thompson firmò tre antologie poetiche che ottennero un buon successo di pubblico e critica. Purtroppo, nonostante tutti gli sforzi, la dipendenza dall’oppio non fu mai del tutto estirpata. Il fisico di Thompson, minato dal vizio, fu facile preda della tubercolosi che lo condusse alla morte non ancora cinquantenne.

“The Hound of Heaven” (edizione con prefazione di G. K Chesterton)

Nei migliori versi di Thompson c’è una forza tale da renderli inconfondibili. La sua creazione più famosa, il lungo poema The Hound of Heaven, “Il mastino del Cielo”, rappresenta, secondo una prospettiva agostiniana, il tentativo del poeta di sfuggire alla chiamata di Dio. Per quanto lo stile sia il più delle volte imperfetto, poco levigato, la profondità dell’esperienza religiosa e il modo originale di narrarla sono i due grandi punti di forza della poesia di Thompson. Ne è un esempio The Kingdom of God, in cui si dimostra come il Regno di Dio non sia, in realtà, qualcosa di lontano e irraggiungibile; al contrario è parte delle vita quotidiana, bisogna solo accorgersene. Dio è dappertutto, pure nei sudici sobborghi che una volta Thompson frequentava, tra droghe e prostitute, dove abita quel dolore e quella sofferenza che avvicinano l’uomo a Cristo.

In Inghilterra Francis Thompson esercitò una profonda influenza sugli scrittori cattolici delle generazioni future. La lettura del romanzo di Antonia White, Frost in May (1933), testimonia il grande consenso di cui il poeta godette presso i giovani del periodo tra le due guerre mondiali: per la prima volta un versificatore “papista” parlava al cuore di coloro che erano alla ricerca di Dio.

Rispondi

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.