[SPADAGAMES] “Dear Esther”: un viaggio (virtuale) al termine della notte

di Luca Fumagalli

Dear Esther nasce nel 2007 come una mod di Half-Life 2, realizzata per un progetto universitario dell’Arts & Humanities Research Council. L’idea piacque talmente tanto che gli autori ottennero un finanziamento dall’Indie Fund per svilupparlo e farlo diventare un prodotto autonomo. Il mondo di gioco venne quindi completamente rimodellato, con l’aggiunta di una colonna sonora struggente e suggestiva, per venire pubblicato, in versione definitiva, nel 2012 (aggiornata alla Landmark Edition quattro anni dopo).

Il giocatore deve solamente passeggiare per i sentieri di un’isola delle Ebridi e ascoltare il protagonista recitare delle lettere apparentemente senza capo né coda, indirizzate a una certa Esther, della quale si scoprirà la reale identità solo nelle fasi avanzate del gioco.

Si cammina e si ammira il malinconico paesaggio, visivamente spettacolare, e presto Dear Esther, superato l’iniziale pregiudizio, diventa un’esperienza totalizzante. Subito si viene invasi dalla stessa solitudine che trascina il protagonista fino al suo destino e si assapora il senso di vuoto e di vacuo dovuto all’assordante abbandono che lo circonda. Il lento incedere è la marcia di un condannato a morte che ripercorre brani della sua esistenza avvolto in un delirio che riverbera anche nel suo conflittuale rapporto con l’isola, correlativo oggettivo dello stato disperante in cui versa un corpo che non appare mai e che è lo stesso giocatore, costretto suo malgrado a partecipare a una storia che si racconta e trova un senso solo nell’epilogo.

Dear Esther, dunque, non è un gioco tradizionale, è un’esperienza estetica profonda – dalla durata complessiva di un paio d’ore – che mette in scena un condannato che riflette sul senso della sua esistenza. Una storia da non perdere, un romanzo interattivo di grandissima intensità che non potrà con commuovere il videogiocatore.

 

Link a Steam: https://store.steampowered.com/app/203810/Dear_Esther/

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