[CINESPADA] “Non lasciarmi”: l’amaro restrogusto di un mondo bello e misero

di Luca Fumagalli

Inghilterra, anni ’90. Kathy, Tommy e Ruth vivono ad Hailsham, un collegio prestigioso immerso nella campagna. Non hanno genitori, ma non sono neppure orfani, e crescono insieme ai compagni, accuditi da un gruppo di tutori che si occupano della loro educazione. Ruth è la leader del gruppo, e anche se Tommy si fa spesso prendere da crisi di rabbia che attirano su di lui lo scherno dei compagni, in generale la loro vita scorre tranquilla, tra lezioni e giochi all’aperto. Apparentemente, quindi, nulla di strano, se non che gli insegnanti hanno talvolta reazioni eccessive quando gli alunni pongono semplici domande sul loro futuro. Persino Madame, tra le responsabili del collegio, si comporta con i bambini in modo sospetto, è infastidita dalla loro presenza e, quando può, li evita. Col passare degli anni, tra storie d’amore e di amicizia, Kathy, Tommy e Ruth scopriranno infine la terribile verità sul proprio conto e sul terribile destino che attende loro.

Non lasciarmi, film del 2010 per la regia di Mark Romanek, tratto dall’omonimo romanzo di Kazuo Ishiguro – recente premio Nobel per la letteratura – è una piccola rivoluzione del genere distopico e svela l’incubo in cui sono immersi i protagonisti poco alla volta, indizio dopo indizio. L’arco narrativo, che occupa diversi anni della vita di Kathy, Tommy e Ruth, dall’infanzia fino alla vita adulta, si sviluppa gradualmente, piuttosto fedele al libro di Ishiguro, di cui viene riproposto anche il lento incedere. Il risultato è geniale: quello che all’inizio potrebbe sembrare un semplice film sui legami che si instaurano tra tre ragazzi, diviene una parabola sul senso dell’esistenza.

Never Let Me Go, titolo originale della pellicola, è una delle canzoni preferite di Kathy, la triste litania di un mondo insensato, in cui gli esseri umani, ridotti a gusci senz’anima, vagano nell’illusione che i sentimenti, labili per definizione, possano davvero mutare qualcosa nella loro triste esistenza. Il film, delicato nella fotografia a tinte pastello, efficace nell’affrescare le belle quanto complicate relazioni che germogliano tra Kathy, Tommy e Ruth – interpretati rispettivamente da Carey Mulligan, Andrew Garfield e Keira Knightley – è, in ultima istanza, una delle rappresentazioni più convincenti di quanto possa essere misera la vita che non è generata e sostenuta dall’Amore, quello con la “a” maiuscola, quello eterno, quello che non può mai morire.

N. B. Si consiglia la visione del film a un pubblico adulto.

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