Parkour: Vivere oltre l’Ostacolo.

 

Nota di Radio Spada: come in una maestosa orchestra che intona la meraviglia della cultura cattolica, in Radio Spada si alternano i timbri, le coloriture, i movimenti, le partiture. Oggi tocca a Simone Gambini con la sua prosa brillante e appassionata portare un piccolo e interessante contributo all’apologetica cattolica. Buona lettura! (Piergiorgio  Seveso)

“Un uomo che corre e sfida se stesso con Dio al suo fianco,  nessun ostacolo lo può fermare”

Parkour, ossia percorso, evoca l’“arte dello spostamento“, il muoversi da un punto all’altro nella maniera più rapida possibile, utilizzando solo il corpo umano. Ciò ne fa sia una disciplina sportiva completa sia uno stile di vita o un modo di pensare la vita, in molti casi una vera e propria arte che da diversi anni va incrementando i suoi appassionati.

Il parkour nasce come attività di strada, dal concetto del “Metodo naturale”, un metodo di allenamento che si basa sulle 5 attività primarie che l’essere umano deve svolgere per sopravvivere in natura: corsa, arrampicata, salto, nuoto e lotta. I primi tre si racchiudono in quello che oggi chiamiamo parkour a cui di solito gli sportivi affiancano una serie di movimenti che sono propri di discipline come la ginnastica acrobatica e la capoeira.

Per questo e per la sua natura, il Parkour può essere visto come una possibile immagine della vita Cristiana.

 L’idea di non arrendersi alle avversità, del dinamismo, del superare qualsiasi ostacolo infatti, è presente nella natura umana, ma è stato soffocato dalla società moderna. Il parkour è un ritorno alle origini e una sfida al proprio io “moderno, immerso nelle comodità e ben adagiato sul nefasto divano del penso a me stesso e lascio che siano altri a cambiare le cose.” E queste “critiche” le rivolgo in primis a me stesso e a tutti quei cattolici “conservatori o tradizionalisti” che pensano più all’estetica che alla pratica, dimenticandosi che si vive senza pizzi e merletti, senza tovaglie e fiori, ma non si vive senza difendere i principi della Fede. Non sono la giacca e la cravatta, ne la fetida puzza borghese e del ben vestire, che porteranno un vero cambiamento a questa società. Sono la lotta e la guerra a noi stessi e al perbenismo, alla nostra devastante pigrizia, al nostro vivere la vita con estrema diplomazia e dialogo, che faranno avanzare quel lassismo e quelle idee, che sono oltre che anticattoliche, anche disumane. L’uomo è uomo, non solo con l’intelletto o l’eloquenza, ma anche con l’allenamento e un fisico sano. “Mens sana in Corpore sano” dicevano gli antichi…e avevano ragione!

Il Parkour è l’espressione più completa di questa massima!

Fare Parkour non vuol dire essere incoscienti, vuol dire essere estremi ed oculati, andare oltre i limiti non a tutti i costi, ma cum grano salis.

L’approccio a questo sport, infatti, deve essere oculato. Non serve un particolare retroterra personale atletico, ma attraverso un allenamento specifico la persona è in grado di risvegliare una serie di capacità innate. Con intelligenza e addestramento,  si miglioreranno le proprie prestazioni  tenendo sempre a mente che per raggiungere determinati obiettivi occorrono tempo e fatica. Come in ogni sport, la preparazione atletica è un lavoro progressivo.

Se per un diventare un “buon Cattolico” è necessario avere un “buon” padre spirituale che ci segua nell’allenamento contro le nostre passioni e i nostri vizi, allo stesso modo nel Parkour, l’insegnante ha un valore formativo e educativo, specie nel caso dei più piccoli. Il motto è  “Tutela te stesso e ragiona su ciò che fai”. La vera bravura di un insegnante è quella di capire la persona che ha di fronte e in base a quello incentivarla ad eguagliarlo e superarlo. In questo insegnante e confessore sono molto simili, il primo per il benessere del corpo, il secondo per il bene supremo dell’anima.

Se guardiamo il video sottostante, ci rendiamo conto che gli atleti migliori, compiono gesta atletiche spettacolari, grazie all’ allenamento quotidiano duro e puro. Parallelamente i nostri atleti e campioni, sono coloro che diuturnamente hanno allenato se stessi, e hanno ottenuto la corona di alloro della Santità.

Ogni individuo ovviamente, ha poi forza fisica e resistenza proprie e anche queste costituiscono una maggiore o minore difficoltà, che unitamente all’elemento psicologico vanno considerate molto attentamente quando si pratica questo sport. Il Parkour serve a far prendere coscienza delle proprie capacità e a svilupparle in sicurezza. Con il tempo e la pratica la persona arriverà a definire sicuri dei passaggi che all’inizio sembrano insormontabili ad un occhio non allenato.

 

Dunque, considerate le difficoltà e la preparazione, chi può diventare traceurs e quale impegno si richiede?

Chiunque può farlo,  esattamente come chiunque può vivere cristianamente la propria vita. L’importante è prefiggersi degli obiettivi che siano raggiungibili e non chiedere troppo a se stessi laddove ci si rende conto che si può inciampare e “cadere”. Come nel Parkour, anche nella vita di Fede, l’importante non è non cadere mai, ma potersi rialzarsi e  rendersi conto degli errori commessi. Chiunque può praticarlo e a qualunque età, e ovviamente, come anche nella vita di Fede, se si inizia da Giovani, si arriva all’età matura con una preparazione migliore.

Vi invito quindi, cari lettori e lettrici, a vivere una vita Cristiana in stile Parkour, che sappia puntare a traguardi sempre più importanti, mantenendo però i piedi per terra e lo sguardo al Cielo, poiché solo così riuscirete a viverla autenticamente.

Simone P.B. Gambini

 

 

 

2 Commenti a "Parkour: Vivere oltre l’Ostacolo."

  1. #lister   13 luglio 2018 at 5:40 pm

    Mammamia!
    Certo, il loro motto di iniziazione è :
    “Si ‘nsò matti, ‘nci i volémo”… 🙂

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