[AI PIEDI DEL TRONO VUOTO] Roma senza Papa: un romanzo di Guido Morselli

Questa rubrica di Radio Spada, agile collezione di appunti sparsi, schegge e notarelle epigrammatiche, non nasce senza una pretesa che, nel suo piccolissimo – per non dire infimo –, ha del rivoluzionario. Per la prima volta, infatti, due laici, con toni volutamente leggeri, senza alcuna pretesa d’esaustività, consegnano ai lettori una sorta di autodiagnosi del cosiddetto mondo “sedevacantista” italiano. Lo fanno, si diceva, con quel poco di acume che Dio ha avuto la benevolenza di donare loro, consapevoli che in tempi ferrigni come quelli in cui stiamo vivendo, ormai privati di tutto, persino della dignità, l’autoironia è forse l’unica cosa che rimane: non ridarà la speranza, non risolleverà i cuori, ma almeno – si spera – strapperà un sorriso e, chissà, magari toglierà un po’ di polvere dalle menti appassite. A tal proposito è bene precisare che non è intenzione degli autori offendere nessuno. Saranno elencati numerosi limiti di un mondo marginale, angusto, a tratti persino fetido, ma un mondo a cui loro sentono irrevocabilmente d’appartenere. Ci potranno essere persino sferzate indelicate. Nel qual caso saranno date con la medesima asprezza di quelle che pure loro meriterebbero. Ogni difetto evidenziato è quindi anche e soprattutto loro, anzi, forse loro stessi sono il peggio che questo piccolo mondo antico abbia mai prodotto. Non è falsa modestia: in tempi di mediocrità diffusa come quelli in cui viviamo, essere pessimi è pur sempre un segno di distinzione [RS].

 

di Luca Fumagalli e Piergiorgio Seveso

Certamente per un sedevacantista medio Roma senza Papa di Guido Morselli (la prima edizione Adelphi è del 1974) è una lettura che impressiona e lascia gli occhi sbarrati. Il povero e grandioso Morselli, ovviamente, quando scrisse il romanzo, nel 1966, non pensava affatto di stilare un racconto distopico-sedevacantista, ed invece ha realizzato un’opera magnifica e poderosa, tragica e soffocante, ricchissima di spunti.

Nel capitolo precedente di questa rubrica avevamo abbozzato gli scenari che sarebbero stati possibili con la cessazione della sede vacante, ovvero il ritorno di un Papa cattolico in atto: su questo evento, che coincide con la risurrezione della sovranità spirituale nella storia umana, ci sarebbe da dire ancora molto (ce ne occuperemo in un prossimo capitolo dal titolo “Ritorno del Papa e stato d’eccezione”).

Ora concentriamo invece il nostro sguardo su uno scenario opposto, quello della vittoria straripante e debordante del neomodernismo, ben raffigurata nel romanzo di Morselli, autore colpevolmente ignorato in vita dall’elite libraria italiana. Con la tipica mentalità con cui gli uomini degli anni Sessanta vedevano il futuro prossimo, Morselli accelera sul pedale del progresso tecnologico e dell’evoluzione antropologica, e ambienta all’inizio del XXI secolo una vicenda che sarebbe forse più adatta a un eventuale XXII secolo. Gli uomini, infatti, stanno colonizzzando la Luna, il mondo sta andando sempre più verso un’assoluta irrigimentazione dei rapporti economici e sociali attraverso la nuova dottrina della “socialidarietà”, Jacqueline Kennedy è presidente degli Usa, mentre lo stato italiano è governato permamentemente da una fusione tra Democrazia cristiana e Partito socialista.

E la Chiesa cattolica che fa? Dopo il Concilio Vaticano II, la protestantizzazione è stata galoppante: abolito il celibato ecclesiastico, introdotto il diaconato femminile, relativizzati i privilegi mariani, il successore di Paolo VI, Libero I, ha anche abolito la talare papale per un più modesto clergyman bianco. Morto Libero I, il “pontefice regnante”, il benedettino irlandese Giovanni XXIV, ha pensato, in un’ottica di completa deromanizzazione e delocalizzazione del papato, di trasferire la sede petrina nelle campagne laziali, a Zagarolo, in un gruppo di palazzine campestri. Il “Papa” parla pochissimo in pubblico, è schivo e lontano da ogni forma di fasto antico (non porta nemmeno l’anello piscatorio). Pare, però, che sia fidanzato con Oona Lynne Berice Maraswami, teosofa, cultrice del buddismo zen e autorevole figura delle Nazioni unite.

A Giovanni XXIV si rivolge il protagonista del romanzo, un canonico svizzero “conservatore” ma ammogliato, don Walter, insieme ad altri prelati della Foederatio Europea Mariana, per chiedere un intervento papale contro la campagna per l’abolizione dell’Iperdulia, in vista dell’imminente concilio Lateranense VI. In un’atmosfera kafkiana l’udienza viene più volte rinviata e l’attesa in una Roma assonnata, in perpetuo disfacimento e attonita per la perdita della sede papale, si protrae per circa un anno. Alla fine l’incontro ha luogo, ma si risolve in un nulla di fatto. Il “Papa” non si occupa più di faccende terrene, nemmeno ecclesiali, lasciando ai perplessi iperdulisti frasi aforismatiche che (s)velano il mistero della crisi della chiesa: “I preti sono portati a vedere il buon Dio a loro immagine e somiglianza, anche quando predicano che siamo noi a immagine e somiglianza Sua. Invece… bisogna persuaderci che Dio è diverso, Dio non è prete… E nemmeno frate”.

Il romanzo non ha una conclusione, il finale è aperto. Tutto in fondo sembra normale, il mondo procede su strade di progressivo miglioramento: le pastiglie e l’uso della psicanalisi (anch’essa cattolicizzata) fanno miracoli, e qualcuno pensa addirittura di evangelizzare anche i primi computer, che stanno assumendo una propria personalità. Non solo, ma al “Papa”, ormai completamente fuori dal tempo, dalla storia e dalla politica, viene chiesto paradossalmente, come ad Alessandro VI o a Leone XIII, un arbitrato per la divisione dei territori lunari. Tutto il mondo continua a vivere e a “progredire” come se nulla fosse, ma Roma è “senza Papa”.

Alla fine della lettura ci accorgiamo che i veri protagonisti del romanzo siamo noi stessi, prigionieri di questa realtà distopica di completa inversione valoriale. Come nel film The final girls del 2015, dove gli attori sono intrappolati in una pellicola cinematografica (un b movie horror degli Anni Ottanta), così anche noi cattolici integrali nell’anno di disgrazia 2018 viviamo in catene, pur nell’assoluta certezza di un complesso, tortuoso ma inevitabile non praevalebunt.

Elenco delle puntate precedenti

I sottoscala dell’esistenza

Catacombe e osterie

Aberrazione e abitudine

Thuc: un vietnamita per amico

101 personalità sedevacantiste

Monsignor Joseph Selway un nuovo vescovo per la Sede vacante

In morte dell’abbè Jean Siegel

Non possumus arriva in Francia

Non possumus in Francia: una nuova puntata

In mortem di S.E.R. Mons. Francis Slupski CSSR

Policentrismo sedevacantista: una mappa

Sede vacante e guerra civile

Puntate onorarie:

Orgogliosi di essere la vergogna della Tradizione

Radio Spada: cinque anni di battaglie

 

2 Commenti a "[AI PIEDI DEL TRONO VUOTO] Roma senza Papa: un romanzo di Guido Morselli"

  1. #Michele   24 agosto 2018 at 6:16 pm

    https://it.wikipedia.org/wiki/Roma_senza_papa#Trama

    . Allorché finalmente riesce ad incontrare il pontefice, ne ricava l’impressione che era il più tradizionalista di tutti, seriamente addolorato per la situazione di sfascio della Chiesa, ma che, giuntovi alla guida, aveva concluso che solo toccando il fondo si poteva risalire, e, pertanto, aveva deciso, semplicemente di non far nulla.

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    • #guelfonero   24 agosto 2018 at 10:41 pm

      Devo dire che anche noi ci siamo stupiti leggendo questo passaggio di wikipedia. Nel romanzo la cosa ci sembra introvabile. La suggestione del protagonista è di totale sospensione, se non smarrimento.

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