Altri non detti e altre verità da completare sul ‘caso Viganò’. Ovvero: l’articolo che altrove sperano che non leggiate

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Ormai è prossimo alla stampa:

COSA VOSTRA

– Dalla Pro Deo alla ‘mafia di San Gallo’

– Gli ‘affari riservati’ della ‘chiesa della misericordia’

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di Miguel

Su Radio Spada, pur col distacco dovuto alle questioni riguardanti il clero modernista, abbiamo seguito il “caso Viganò” fin dal suo sorgere, in quanto emblematico del cortocircuito conciliare.

Due articoli in particolare hanno offerto ai lettori il nostro sguardo sulla vicenda:

In questi testi, fra le altre cose, facevamo notare – con tanto di lista cui abbiamo aggiunto di nostro pugno gli autori delle nomine episcopali e cardinalizie – come Viganò rada moralmente al suolo – citando nomi, cognomi, luoghi e date – non solo la “chiesa bergogliana” ma l’intera “chiesa (post)conciliare”. Basta leggere – a vario titolo – i nomi degli “accusati”, “coinvolti” (“non potevano non sapere”), manchevoli – per diverse ragioni – di “credibilità”, orchestratori di cariche episcopali filogay, ecc. per capire che i problemi stanno al vertice e non da ieri.

Ora pare opportuno fare nuove integrazioni su alcuni “non detti”, cui si sommano altre “verità da completare”. Divideremo il tutto in tre categorie:

  1. Non detti e verità da completare – silenzio quasi totale
  2. Non detti e verità da completare – silenzio modernista-conservatore
  3. Non detti e verità da completare – silenzio modernista-progressista

Procediamo dunque:

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Non detti e verità da completare – silenzio quasi totale

In realtà il primo a lasciare intendere qualcosa è lo stesso Viganò nei suoi incontri con Aldo Maria Valli, rivelati dallo stesso giornalista:

“La risposta del monsignore ci gela il sangue: “Perché quelle fessure di cui parlava Paolo VI, dalle quali il fumo di Satana si sarebbe infilato nella casa di Dio, sono diventate voragini. Il diavolo sta lavorando alla grande. E non ammetterlo, o girare la faccia dall’altra parte, sarebbe il nostro più grande peccato””.

Lo dicevamo nel primo articolo: le fessure sono vecchie, ampiamente pre-bergogliane. Sono riconducibili a tre parole “Concilio”, “Vaticano”, “II”.

America, la rivista dei gesuiti americani, pur dando luogo ad improbabili arrampicate sugli specchi in cui si cerca di evitare la correlazione tra il tracollo morale del clero e le riforme conciliari, deve riconoscere che “the number of alleged abuses increased in the 1960’s, peaked in the 70’s” (crescita negli anni gloriosi del Concilio e del Novus Ordo e picco in quelli del post-Concilio montiniano). Ovviamente la causa di questo andamento (precedente alla necessaria repressione) era dovuto al clima meteorologico, non al clima ecclesiale del “vietato vietare”.

Bergoglio era in seminario a qualche migliaio di chilometri di distanza: complesso attribuirgli responsabilità. Discorso diverso per i vescovi del tempo, coerenti con lo Zeitgeist.

Del resto erano gli anni dell’ambiguo “fumo di Satana” che Paolo VI combatteva a modo suo: rivoluzionando la Chiesa nella dottrina e nella liturgia. Lex orandi, lex credendi. O, se preferite il francese, tout se tient: tutto si tiene, difficile “tenere” sulla morale se si cede sulla Fede che la informa.

Sì, erano gli anni “trionfali” in cui lo stesso Montini metteva a capo della popolosissima diocesi di Brooklyn quel tal “vescovo Mugavero” (Francis John Mugavero) noto per aver diffuso nel 1976 la lettera pastorale “Sexuality – God’s Gift” con le sue “posizioni sensibili” verso l’omosessualità. Ci si può accanire con il “neocardinale pro-gay” Cupich ma quando quest’ultimo non era nemmeno sacerdote, Mugavero reggeva una diocesi strategica da 7 anni. E con che frutti. E non solo lui, ovviamente.

Ma non c’è bisogno di scomodare gli USA, già nell’ex cattolicissima Italia del “compromesso storico” la gerarchia ecclesistica aveva imparato ad accomodarsi con una DC che sui cosiddetti “valori” era ondivaga, nella migliore delle ipotesi. Immaginatevi il resto del mondo.

In ogni caso, ripetiamo: leggete la lista degli “accusati” da Viganò, è quasi tutta gente che ha fatto carriera ben prima che il 90% dei cattolici anche solo sospettasse dell’esistenza di Bergoglio.

Ci sarebbe da aggiungere molto altro e lo faremo in un libro di prossima uscita.

Basterebbe far l’elenco delle nomine episcopali e di certi altri atti specifici di Paolo VI e vedere il numero di “casi allarmanti” che hanno sollevato, negli USA e altrove (ad esempio il 6 febbraio 1965 la disastrosa congregazione messicana di Marcial Maciel Degollado, dopo essere stata attenzionata e sospettata sotto Pio XII, ottenne il decreto di lode e, quindi, il riconoscimento di istituzione di diritto pontificio, raggiungendo l’apice della sua potenza sotto Giovanni Paolo II il quale dimostrò il suo sostegno a questo gruppo per larga parte del suo regno).

Questo blocco di “Non detti e verità da completare” reca nel titolo “silenzio quasi totale” perché a nessuno che oggi abbia qualche potere o qualche interessenza effettiva con chi ha o ha avuto un qualche potere, conviene, salvo rarissime eccezioni, scoperchiare la verità tutta intera. Crollerebbe l’intera impalcatura mitica del Concilio, la mitopoiesi montiniana, quella della “Chiesa in uscita” amplificata da Bergoglio, l’ecclesia-assemblea-aperta-al-mondo, progredita. Insomma si svelerebbe tutta la macro-bufala, causando un’implosione che si porterebbe dietro la qualunque, ma ancor più delle persone, le idee. Da Montini a Ratzinger. Non conviene tirarsi appresso “tutto il cucuzzaro”. E allora si glissa sulle contraddizioni, si gioca sui non detti, si mette sul tavolo qualche verità ma si tace il contesto che le completa.

Uscirà sul tema, lo abbiamo accennato, un libro per i nostri tipi, speriamo vi piaccia. E se non vi piacerà tanto meglio, perché siamo qui per dirvi quello che non volete sentire.

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Non detti e verità da completare – silenzio modernista-conservatore

Blase Cupich – neocardinale arcivescovo gay-friendly di Chicago accusato di essere stato scelto a seguito delle macchinazione dell’ex cardinale “predatore” McCarrick – ha fatto notare, dopo la deflagrazione della polemica, alcuni elementi non del tutto trascurabili. Citiamo dal sito della sua arcidiocesi:

“I consider these remarks astonishing. The only substantial conversation I have ever had about my appointment to Chicago with the former nuncio was on September 11, 2014, when he called to inform me of the appointment. The former nuncio started the conversation by saying: “I call with news of great joy. The Holy Father has appointed you the archbishop of Chicago.” He then congratulated me upon hearing of my acceptance. That is the extent of any conversation I have ever had about this matter with the former nuncio.

“Moreover, the former nuncio personally participated in my installation ceremony in Chicago in November 2014 and personally presided at the imposition of the pallium the following summer, and on both occasions offered only supportive remarks and congratulations.

Viganò che si complimenta con Cupich e che presiede l’imposizione del pallio, esprimendo negli incontri solo supporto e congratulazioni.

Voi direte: atti dovuti. Sì, vero. Però che questi conservatori (e sia chiaro, vale anche per i Burke e i Caffarra, i quali non battono ciglio su ecumenismo, collegialità e messa montiniana) si accorgano sempre dell’ovvio a scoppio ritardato, pare ormai un dato ineludibile. Viganò nel 2014 non fiutava l’aria del bergoglismo? Non percepiva nel 1992, quando fu nominato arcivescovo, che il “fumo di Satana” annebbiava l’aria già dai tempi di Paolo VI, ovvero decenni prima? Le sue parole riportate da Valli – “È preoccupato per la Chiesa, teme che ai suoi vertici ci siano persone che non lavorano per portare il Vangelo di Gesù agli uomini e alle donne del nostro tempo, ma per portare confusione e cedere alle logiche del mondo” – valevano anche quando, se stiamo alle dichiarazioni del gay-friendly Cupich, si congratulava per la sua investitura. Badate: non è questione di buona fede, che nessuno mette in dubbio, ma di ordine (o di confusione) mentale.

Scoprire nel 2018 – dopo le varie Assisi, Amoris Laetitia, catechismi deliranti, messe ballate, vescovi filogay da 40 anni, “chi sono io per giudicare?” e via devastando – che c’è un “fumo di Satana” nell’aria (peraltro vecchio come la tiara-missile-abrogata di Paolo VI) e che si sta cedendo alle “logiche del mondo“, è un atto piuttosto strampalato. Se non strabico.

E come detto, vale per tutti i “tradizionalisti” a targhe alterne che hanno vissuto la loro vita all’ombra del giovan-paolismo, lo stesso giovan-paolismo in cui sono cresciuti quelli che oggi stanno nella lista degli accusati, dall’altra parte della barricata. Che poi più che barricate sono curve dello stesso stadio modernista.

Attendiamo Viganò fuori dallo stadio. Non ci faccia aspettare troppo, perché se ha i tempi dei dubia burkiani diventiamo canuti.

Non solo: si deve fare attenzione ai termini e alle modalità. Chiedere in spirito “collegiale”, come ha fatto Viganò, le dimissioni di un Papa attraverso onde (e risacche) di consenso (e di dissenso) mediatico non è molto “tradizionale”. Prima sedes a nemine iudicatur, non c’è un’autorità preposta a vagliare l’opportunità della permanenza del Pontefice sul soglio, meno che mai da parte di un tribunale “democratico” dei media e del web. Se il Papato, oltre il carisma dell’infallibilità (a certe condizioni), implicasse anche quello di un’impeccabilità condita di perfetta presentabilità pubblica, ai tempi del “secolo oscuro” si sarebbe dovuta dichiarere una prolungata sede vacante. E lo stesso sarebbe accaduto in molte altre epoche. L’errore della collegialità conciliare, del resto, è suggerito dallo stesso Viganò nel testo:

“La mia coscienza mi impone poi di rivelare fatti che ho vissuto in prima persona, riguardanti papa Francesco, che hanno una valenza drammatica, che come vescovo, condividendo la responsabilità collegiale di tutti i vescovi verso la Chiesa universale, non mi permettono di tacere, e che qui affermo…”

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Non detti e verità da completare – silenzio modernista-progressista

Qui più che non detti, sono divagazioni o silenzi assordanti. I modernisti-progressiti non entrano nel merito, insultano e buttano in caciara. In questo hanno più timore dei modernisti-conservatori. I capolavori cui abbiamo assistito sono diversi ma uno merita menzione.

Si tratta della sbroccata suprema di Melloni su Repubblica, citata dal nostro Giuliano Zoroddu nel suo articolo. Le dichiarazioni del bolognese se non fossero inquietanti sarebbero da pop-corn. Spara a raffica su uomini della gerachia: “alcuni si sono rivelati omuncoli disponibili a giochetti come questo di Viganò che per la sua puntualità sordida e mafiosa è impossibile credere che non sia stato pianificato…” e via ciarlando.

In tutto questo una domanda: mafiosi, sordidi, omuncoli… ma veritieri o falsi? Perché se fossero falsità, quelle di Viganò sarebbero tante e tutte da smentire. Circostanziando bene, non con due mezze colonnette su Repubblica.

Vale la pena dunque riaffermare le presunte falsità per facilitare i progressisti alla bolognese nell’individuazione degli errori, e noi tutti per inquadrare meglio il merito della faccenda.

Citiamo testualmente alcuni punti caldi:

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Per dissipare sospetti insinuati in alcuni articoli recenti, dirò subito che i Nunzi Apostolici negli Stati Uniti, Gabriel Montalvo e Pietro Sambi, ambedue deceduti prematuramente, non mancarono di informare immediatamente la Santa Sede non appena ebbero notizia dei comportamenti gravemente immorali con seminaristi e sacerdoti dell’arcivescovo McCarrick. Anzi, la lettera del P. Boniface Ramsey, O.P. del 22 novembre 2000, secondo quanto scrisse il Nunzio Pietro Sambi, fu da lui scritta a richiesta del compianto Nunzio Montalvo. In essa P. Ramsey, che era stato professore nel Seminario diocesano diNewark dalla fine degli anni ’80 fino al 1996, afferma che era voce ricorrente in seminario che l’arcivescovo “shared his bed with seminarians”, invitandone cinque alla volta a passare il fine settimana con lui nella sua casa al mare. Ed aggiungeva di conoscere un certo numero di seminaristi, di cui alcuni furono poi ordinati sacerdoti per l’arcidiocesi di Newark, che erano stati invitati a detta casa al mare ed avevano condiviso il letto con l’arcivescovo. L’ufficio che allora ricoprivo non fu portato a conoscenza di alcun provvedimento preso dalla Santa Sede dopo quella denuncia del Nunzio Montalvo alla fine del 2000, quando Segretario di Stato era il Card. Angelo Sodano.

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Nel redigere l’Appunto su questi documenti che come Delegato per le RR.PP. mi furono affidati il 6 dicembre 2006, scrissi per i miei superiori, il Card. Tarcisio Bertone e il Sostituto Leonardo Sandri, che i fatti attribuiti a McCarrick dal Littleton erano di tale gravità e nefandezza da provocare nel lettore sconcerto, senso di disgusto, profonda pena e amarezza e che essi configuravano i crimini di adescamento, sollecitazione ad atti turpi di seminaristi e sacerdoti, ripetuti e simultaneamente con più persone, dileggio di un giovane seminarista che cercava di resistere alle seduzioni dell’arcivescovo alla presenza di altri due sacerdoti, assoluzione del complice in atti turpi, celebrazione sacrilega dell’Eucaristia con i medesimi sacerdoti dopo aver commesso tali atti.

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Ritengo che ciò [il ritardo nel provvedimento contro McCarrick] fosse dovuto all’allora primo collaboratore del papa, Card. Tarcisio Bertone, notoriamente favorevole a promuovere omosessuali in posti di responsabilità, solito a gestire le informazioni che riteneva opportuno far pervenire al papa.

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Mons. Jean-François Lantheaume, allora primo Consigliere della Nunziatura a Washington e Chargé d’Affaires a.i. dopo la morte inaspettata del Nunzio Sambi a Baltimora, mi riferì quando giunsi a Washington – ed egli è pronto a darne testimonianza – di un colloquio burrascoso, di oltre un’ora, del Nunzio Sambi con il Card. McCarrick convocato in Nunziatura: “la voce del Nunzio – mi disse Mons. Lantheaume – si sentiva fin nel corridoio.” [nota di RS: conferma in effetti avvenuta recentemente]

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È noto che Sodano cercò di coprire fino all’ultimo lo scandalo del P. Maciel, rimosse persino il Nunzio a Città del Messico Justo Mullor che si rifiutava di essere complice delle sue manovre di copertura di Maciel ed al suo posto nominò Sandri, allora Nunzio in Venezuela, ben disposto invece a collaborare. Sodano giunse anche a far fare un comunicato alla sala stampa vaticana in cui si affermava il falso, che cioè Papa Benedetto aveva deciso che il caso Maciel doveva ormai considerarsi chiuso. Benedetto reagì, nonostante la strenua difesa da parte di Sodano, e Maciel, fu giudicato colpevole e irrevocabilmente condannato.

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McCarrick andava con molta frequenza a Roma e si era fatto amici dappertutto, a tutti i livelli della Curia. Se Sodano aveva protetto Maciel, come appare sicuro – non si vede perché non lo avrebbe fatto per McCarrick, che a detta di molti aveva i mezzi anche finanziari per influenzare le decisioni. Alla sua nomina a Washington si era invece opposto l’allora Prefetto della Congregazione per i Vescovi, Card. Giovanni Battista Re. Alla Nunziatura di Washington c’è un biglietto, scritto di suo pugno, in cui il Card. Re si dissocia da detta nomina e afferma che McCarrick era il 14mo nella lista per la provvista di Washington.

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Al Card. Tarcisio Bertone, come Segretario di Stato, fu indirizzato il rapporto del Nunzio Sambi, con tutti gli allegati, e a lui furono presumibilmente consegnati dal Sostituto i miei due sopra citati Appunti del 6 dicembre 2006 e del 25 maggio 2008. Come già accennato, il cardinale non aveva difficoltà apresentare insistentemente per l’episcopato candidati notoriamente omosessuali attivi – cito solo il noto caso di Vincenzo di Mauro, nominato Arcivescovo-Vescovo di Vigevano, poi rimosso perché insidiava i suoi seminaristi – e a filtrare e manipolare le informazioni che faceva pervenire a papa Benedetto.

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Il Card. Pietro Parolin, attuale Segretario di Stato, si è reso anch’egli complice di aver coperto i misfatti di McCarrick

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Lo stesso si dica per il Card. William Levada, già Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, e per i Cardinali Marc Ouellet, Prefetto della Congregazione per i Vescovi, e Lorenzo Baldisseri, già Segretario della medesima Congregazione per i Vescovi, e l’Arcivescovo Ilson de Jesus Montanari, attuale Segretario della medesima Congregazione. Essi in ragione del loro ufficio erano al corrente delle sanzioni imposte da papa Benedetto a McCarrick.

I Cardinali Leonardo Sandri, Fernado Filoni e Angelo Becciu, come Sostituti della Segreteria di Stato, hanno saputo in tutti i particolari la situazione del Card. McCarrick.
Così pure non potevano non sapere i Cardinali Giovanni Lajolo e Dominique Mamberti, che come Segretari per i Rapporti con gli Stati, partecipavano più volte alla settimana a riunioni collegiali con il Segretario di Stato.

Per quanto riguarda la Curia Romana per ora mi fermo qui, anche se sono ben noti i nomi di altri prelati in Vaticano, anche molto vicini a papa Francesco, come il Card. Francesco Coccopalmerio el’Arcivescovo Vincenzo Paglia, che appartengono alla corrente filo omossessuale favorevole a sovvertire la dottrina cattolica a riguardo dell’omosessualità, corrente già denunciata fin dal 1986 dal Card. Joseph Ratzinger, allora Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, nella Lettera ai vescovi della Chiesa cattolica sulla cura pastorale delle persone omosessuali. Alla medesima corrente, seppur con una ideologia diversa, appartengono anche i Cardinali Edwin Frederick O’Brien e Renato Raffaele Martino. Altri poi, appartenenti a detta corrente, risiedono persino allaDomus Sanctae Marthae.

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Il Card. Wuerl inoltre, ben sapendo dei continui abusi commessi dal Card. McCarrick e delle sanzioni impostegli da papa Benedetto, trasgredendo l’ordine del papa, gli permise di risiedere in un seminario in Washington D.C. Mise così a rischio altri seminaristi.

Il Vescovo Paul Bootkoski, emerito di Metuchen, e l’Arcivescovo John Myers, emerito di Newark, coprirono gli abusi commessi da McCarrick nelle loro rispettive diocesi e risarcirono due delle sue vittime. Non possono negarlo e devono essere interrogati perché rivelino ogni circostanza e responsabilità al riguardo.

Il Card. Kevin Farrell, intervistato recentemente dai media, ha anch’egli affermato di non avere avuto il minimo sentore degli abusi commessi da McCarrick. Tenuto conto del suo curriculum a Washington, a Dallas e ora a Roma, credo che nessuno possa onestamente credergli. Non so se gli sia mai stato chiesto se sapeva dei crimini di Maciel. Se dovesse negarlo, qualcuno forse gli crederebbe atteso che egli ha occupato compiti di responsabilità come membro dei Legionari di Cristo?

Del Card. Sean O’Malley mi limito a dire che le sue ultime dichiarazioni sul caso McCarrick sono sconcertanti, anzi hanno oscurato totalmente la sua trasparenza e credibilità.

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ebbe luogo l’Udienza con papa Francesco. Dopo il discorso, in parte letto e in partepronunciato a braccio, il papa volle salutare uno ad uno tutti i Nunzi. In fila indiana, ricordo che io rimasi fra gli ultimi. Quando fu il mio turno, ebbi appena il tempo di dirgli “sono il Nunzio negli Stati Uniti”, che senza alcun preambolo mi investì con tono di rimprovero con queste parole: “I Vescovi negli Stati Uniti non devono essere ideologizzati! Devono essere dei pastori!” Naturalmente non ero in condizione dichiedere spiegazioni sul significato delle sue parole e per il modo aggressivo con cui mi aveva apostrofato.

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Ed il papa, con un tono ben diverso, amichevole, quasi affettuoso, mi disse:
“Sì, i Vescovi negli Stati Uniti non devono essere ideologizzati, non devono essere di destra come l’arcivescovo di Filadelfia, (il papa non mi fece il nome dell’arcivescovo) devono essere dei pastori; e non devono essere di sinistra – ed aggiunse, alzando tutte e due le braccia – e quando dico di sinistra intendo dire omosessuali”. Naturalmente mi sfuggì la logica della correlazione fra essere di sinistra e essere omosessuali, ma non aggiunsi altro.

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Non contento della trappola che mi ha aveva teso in 23 giugno 2013 chiedendomi di McCarrick, solo qualche mese dopo, nell’udienza che mi concesse il 10 ottobre 2013, papa Francesco me ne pose una seconda, questa volta a riguardo di un suo secondo protetto, il Card. Donald Wuerl. Mi chiese: “Il Card.Wuerl com’è, buono o cattivo?” “Santo Padre – gli risposi – non le dirò se è buono o cattivo, ma le riferirò due fatti”. Sono quelli a cui ho già sopra accennato, che riguardano la noncuranza pastorale di Wuerl per le deviazioni aberranti alla Georgetown University e l’invito da parte dell’arcidiocesi di Washington a giovani aspiranti al sacerdozio ad un incontro con McCarrick! Anche questa seconda volta il papa non manifestò alcuna reazione.

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In un gioco di squadra con il Card. Rodriguez Maradiaga era diventato il kingmaker per le nomine in Curia e negli Stati Uniti ed il consigliere più ascoltato in Vaticano per i rapporti con l’amministrazione Obama. Così si spiega che come membri della Congregazione per i Vescovi il papa sostituì il Card. Burke con Wuerl e vi nominò immediatamente Cupich fatto subito cardinale. Con tali nomine la Nunziatura a Washington era ormai fuori gioco per la nomina dei vescovi.

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Le nomine di Blase Cupich a Chicago e di William Tobin a Newark sono state orchestrate daMcCarrick, Maradiaga e Wuerl, uniti da un patto scellerato di abusi del primo e quantomeno di coperture di abusi da parte degli altri due. I loro nominativi non figuravano fra quelli presentati dalla Nunziatura per Chicago e per Newark.

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Di Cupich non può certo sfuggire l’ostentata arroganza e sfrontatezza nel negare l’evidenza ormai palese a tutti: che cioè l’80% degli abusi riscontrati è stato nei confronti di giovani adulti da parte di omosessuali in rapporto di autorità verso le loro vittime.

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Francesco sta abdicando al mandato che Cristo diede a Pietro di confermare i fratelli. Anzi con la sua azione li ha divisi, li induce in errore, incoraggia i lupi nel continuare a dilaniare le pecore del gregge di Cristo.

In questo momento estremamente drammatico per la Chiesa universale riconosca i suoi errori e in coerenza con il conclamato principio di tolleranza zero, papa Francesco sia il primo a dare il buon esempio a Cardinali e Vescovi che hanno coperto gli abusi di McCarrick e si dimetta insieme a tutti loro.

Seppur nello sconcerto e nella tristezza per l’enormità di quanto sta accadendo, non perdiamo la speranza! Ben sappiamo che la grande maggioranza dei nostri pastori vivono con fedeltà e dedizione la loro vocazione sacerdotale.

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*** Nota finale di RS: ben chiarendo che tutti sono innocenti fino alla prova del contrario e che il miglior tribunale terreno è nulla rispetto a quello celeste in quanto a verità ed efficacia. ***

 

 

4 Commenti a "Altri non detti e altre verità da completare sul ‘caso Viganò’. Ovvero: l’articolo che altrove sperano che non leggiate"

  1. #claudiusIII   28 Agosto 2018 at 1:11 am

    Bergoglio è il papa ? Dubito molto…..

    Rispondi
    • #Alda   28 Agosto 2018 at 12:01 pm

      Ah, lei “dubita molto”… beh meglio tardi che mai!!!

      Rispondi
  2. #bbruno   28 Agosto 2018 at 11:28 pm

    PRIMA SEDES A NEMINE IUDICATUR… certo certo, quando la Sedes è legittimamente occupata, ‘si plena est’.
    E sappiamo dalla retta dottrina della Chiesa , che a renderla ‘vacante’ o illegittimamente occupata, non è la depravazione morale, ma la perversione dottrinale. Da questa , non da quella, ha garantito Nostro Signore Pietro e Successori. E dalle perversioni dottrinali del concilio-vaticano-secondo ha preso inizio una chiesa ‘cattolica’ parallela, cattolica per contrafafzione. I suoi capi i suoi pastori non hanno nessun rapporto con la vera Chiesa. Il loro stesso abbrutimento morale – personale o coperto- è diventato in costoro perversione dottrinale, in quanto, come dice San Paolo, hanno trasformato in cosa buona i loro vizi, “approvandoli”.
    Il fumo di satana visto da paolo vi uscire dalle fessure della chiesa, in realtà era il fumo satanico che proveniva dalla sua persona e dal suo infame concilio, e che è la voragine nella quale lui e la sua chiesa sono precipitati.

    Questa carrellata di detti e di verità sulla chiesa conciliare stanno a dimostrarlo. E lo dimostra anche la stizza dei melloni & soci che tentano di difenderla ad ognocosto con la solita tattica di infamare l’accusatore, che se infame fosse ( certo non è orreprensibile a quanto si legge) , resterebbe sempre da dimostare che è falso.

    Rispondi
  3. #Albino Mettifogo   30 Agosto 2018 at 1:35 pm

    Segnalo che da qualche ora non riesco più ad entrare sugli articoli di un altro sito cattolico, Riscossa Cristiana. La pagina mi viene bloccata con un messaggio recante la scritta che è un sito non sicuro e potenzialmente pericoloso. E’ un problema del mio pc o lo stesso messaggio compare anche ad altri?
    Albino

    Rispondi

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