di Luca Fumagalli

Divenuto famoso nel 1999 con Il sesto senso, M. Night Shyamalan è un regista dalle prestazioni altalenanti. Grande poeta della macchina da presa, i suoi film vantano una buona sceneggiatura, sempre caratterizzati da un brillante colpo di scena finale. Quando però la scrittura è meno solida, lo scivolone è dietro l’angolo (lo testimoniano, ad esempio, Lady in the Water e L’ultimo dominatore dell’aria). Il recente Split (2016), al contrario, è stato un sospiro di sollievo per tutti i fan del regista indiano che hanno salutato con entusiasmo il ritorno alla qualità di un cineasta che ha ancora più di una freccia al suo arco.

The Village (2004) è una delle pellicole più brillanti di Shyamalan, in biblico tra il dramma e il thriller. Si narra la storia di una comunità americana di fine Ottocento che vive di allevamento e orticoltura in Pennsylvania. Questo microcosmo sembra un’oasi di felicità, un’utopia su piccola scala: governato da un consiglio di anziani, il villaggio di Covington si basa economicamente sulla condivisione dei beni, non esiste denaro e tutto è vissuto in modo comunitario (si pranza tutti assieme, si fanno spesso feste con musica e danze e ci si aiuta a vicenda nel lavoro e nella custodia dei figli). La felicità, però, ha un prezzo da pagare, quello della libertà; il villaggio, infatti, è situato in una vallata all’interno di un bosco molto fitto e abitato da esseri mostruosi. Con loro, gli anziani, che sono anche i fondatori di Covington, hanno stretto un patto: l’uomo non varcherà i confini del bosco e le creature non attaccheranno il paese. Ma Ivy (Brice Howard Dallas), innamorata del povero Lucius (Joaquin Phoenix) – quest’ultimo in fin di vita a causa di una ferita -, anche se cieca vuole attraversare a tutti i costi il bosco per procurarsi nuove medicine. Per la fanciulla sarà l’inizio di un incubo.

La tensione, sempre alta, scandisce il lento incedere della pellicola. Shyamalan si prende tutto il tempo di cui ha bisogno per esplorare le relazioni tra i membri della comunità, gli odi e gli amori che l’attraversano. L’avventura di Ivy, a cui è dedicata l’ultima parte di The Village, è solo il capitolo finale di una storia che ha come obiettivo principale quello di coinvolgere lo spettatore in una riflessione sul valore dell’identità e dell’appartenenza, in una realtà, come quella in cui viviamo, che sembra averne smarrito il senso. Covington, comunità di destino che, anche fisicamente, vive circondata dal mistero, si rivela simbolo di un piccolo mondo antico, di un Eden ormai drammaticamente perso. Il colpo di scena finale sarà un’ulteriore conferma di questo.

N. B. Film adatto ai maggiori di 16 anni.