[GLORIE DEL CARDINALATO] S.E.R. Cardinale Tommaso de Vio, detto Caietano (1469-1534)

 

di Giuliano Zoroddu

Sorse questo “lume della Chiesa” (Clemente VII) il 20 febbraio 1469 a Gaeta – donde l’appellativo di Caietano o Gaetano – da Francesco e Isabella de Sieri, che al fonte battesimale gli imposero il nome di Giacomo. Adolescente, amante degli studi e fervido nella vita spirituale, fece prima voto di perpetua verginità, poi nel 1484 s’iscrisse nella milizia di san Domenico, entrando nel convento dei Predicatori di Gaeta. Qui assunse il nome di Tommaso. Dopo un breve soggiorno a Napoli, si spostò prima a Bologna per studiare, poi, dopo aver ricevuto il Sacerdozio nel 1491, a Padova. Qui, presso lo studium di sant’Agostino diede prova del suo alto ingegno,  venendo notato ed elogiato dallo stesso Pico della Mirandola. Ed anche ad istanza di questi, nel 1494, dopo una pubblica disputa tenutasi in Ferrara, viene nominato magister theologiae. In concomitanza con l’insegnamento di Metafisica, dovendosi confrontare con gli Scotisti da un lato e gli Averroisti dall’altro, approfondisce la filosofia e la teologia di san Tommaso d’Aquino – del quale è stato uno dei massimi commentatori – dando alla luce il poderoso In librum de ente et essentia Divi Thomae Aquinatis (1496). Dal 1495 al 1497 viaggia per tutto il Settentrione finché Ludovico il Moro, Duca di Milano, gli offre la cattedra di Teologia a Pavia, dove rimarrà fino al 1499. Durante il periodo pavese studia a fondo il pensiero di Aristotele e inizia a commentare la Summa Theologiae di san Tommaso, opera che proseguirà fino alla morte. Dopo un periodo di permanenza presso il convento milanese di santa Maria della Grazie, chiamato dal Cardinale Oliviero Carafa, protettore dell’Ordine Domenicano, si stabilisce a Roma come Procuratore dell’Ordine, di cui diverrà Maestro Generale sette anni più tardi, sforzandosi per la restaurazione della vita apostolica e per la cura della preparazione filosofica e teologica dei figli di san Domenico. Il nome del Caietano brilla, oltre che fra i più dotti commentatori di san Tommaso, anche fra i più intrepidi difensori del Papato Romano: già nel 1511 infatti subito si schiera a fianco di Giulio II contro il conciliabolo di Pisa pubblicando il trattato Auctoritas papae et concilii sive Ecclesiae comparata (bruciato dagli scismatici). Leone X nel 1517 lo creò Cardinale Prete di San Sisto e nel 1518 lo elesse Arcivescovo di Palermo, inviandolo poi in  Germania, come Legato a latere, per investire l’Imperatore del ruolo di guida della Crociata indetta dal Papa e per ottenere l’appoggio dei principi tedeschi. Nell’ottobre dello stesso anno ad Augusta avvenne il suo incontro con Martin Lutero che era insorto contro la Chiesa già da un anno. Sebbene il Cardinale non sia poi effettivamente riuscito a riportare il ribelle sulla via della Verità, merita di essere ricordata la maniera non certo “ecumenica” in cui si svolse questo incontro. Ce lo racconta sant’Alfonso:

 

«Mandò a chiamar Lutero, il quale essendo venuto, il cardinale gl’impose tre cose: che riprovasse le proposizioni da lui asserite, che più non le spargesse, e che da indi in poi si astenesse da ogni altra dottrina contraria alla Chiesa Romana. […] Rispose Lutero alcune cose, ma il legato, sorridendo, disse, che non intendea contendere con lui, ma solo ch’egli si sottomettesse, come gli aveva imposto»1.

 

La severità del Caietano, che pure non era un ottuso ed era tutto sommato ben disposto verso il monaco sassone, potrà apparirci come la causa della intransigenza di Lutero. Vero è il contrario: essa fu solo l’unica reazione possibile alla pertinacia dell’eresiarca, cresciuto all’ombra dell’inefficienza delle autorità ecclesiastiche, spalleggiato dai principi nemici della libertà della Chiesa e ormai invasato dal suo odio disperato contro Roma.  Ritornato in Italia,  collaborò alla stesura della Exurge Domine (15 giugno 1520) e della Decet Romanum Pontificem (3 gennaio 1521) con le quali venivano condannate le tesi luterane e contro il loro autore veniva fulminata la scomunica. Nel 1523 Adriano VI lo nomina suo Legato presso Luigi II d’Ungheria per la Crociata. Tornò a Roma l’anno successivo. Durante il sacco di Roma del 1527 subì una durissima prigionia e si indebitò grandemente per riscattare non solo se stesso ma anche molti altri. Tornò dunque nella sua Diocesi di Gaeta dove fino al 1529 si dedicò alla esegesi del Nuovo Testamento. Non lasciò in verità la critica contro i Luterani, che proseguì fino alla morte. Su richiesta di Clemente VII confutò gli errori di Zwingli (eretico “alla sinistra di Lutero”2) e sostenne lo stesso Pontefice nel negare l’annullamento del matrimonio a Enrico VIII Tudor. Nel 1531 divenne Protettore del suo Ordine dei Predicatori e nel 1534 gli fu conferito il titolo presbiterale di santa Prassede. La morte lo colse in Roma il 10 agosto 1534, mentre era impegnato a commentare l’Antico Testamento. Si spegneva così un uomo austero, giusto, amante della povertà, studioso, tutto dedito alla causa della Chiesa di Cristo e del Papato Romano. La sua opera, emendata dagli Inquisitori, fu pubblicata per volontà di Papa san Pio V (Editio Piana). 

 

 

 

 

 

  1. S. Alfonso Maria de Liguori, Storia delle eresie, c. IX, a. 1, §. 1, n. 8.
  2. Cfr. Roberto de Mattei, A sinistra di Lutero, Solfanelli, Chieti, 2017 (I ed., Città Nuova, 1999)

 

Figure già trattate sul sito (sono escluse le innumerevoli figure trattate sulla pagina Facebook)

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Un commento a "[GLORIE DEL CARDINALATO] S.E.R. Cardinale Tommaso de Vio, detto Caietano (1469-1534)"

  1. #bbruno   11 agosto 2018 at 10:14 pm

    la |chiesa ‘corrotta’ dei principi rinascimentali produceva figure di questo livello; la chiesa ‘riformata’ di oggi produce i McCarrick…

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