[GLORIE DEL SACERDOZIO] Don Amato Ranaletta, Canonico

Nota di Radio Spada: con questo articolo il giovane ed operoso Matteo Cerasani inizia la sua collaborazione con Radio Spada. Ad maiora! (Piergiorgio Seveso)

 

di Matteo Cerasani

Fede adamantina, serenità costante, equilibrio interiore, amore incessante per Santa Romana Chiesa e per l’azione e l’esercizio del pensiero: questi i pregevoli requisiti che distinsero per tutta la vita la nobile figura del Can. Don Amato Ranalletta. Nato a Celano (AQ) il 3 Gennaio del 1906 e ordinato sacerdote nel 1930, fu assegnato come parroco a Rocca di Botte (AQ) e a Venere (AQ) ove rimase per alcuni anni, largamente apprezzato per la sua presenza viva ed operosa. In questi due piccoli centri, tuttavia non si sentiva pago, sia perché in entrambi vivevano popolazioni fin troppo buone e remissive. Di qui una certa inquietudine per la impossibilità di esercitare a tempo pieno il suo ministero. Fu così che, tornato qualche anno dopo a Celano (AQ) suo paese natio, poté dare inizio a quel tipo di vita dinamica e instancabile che lui prediligeva per natura. Era, infatti, pienamente felice solo quando fatti e circostanze lo facevano sentire utile e “mobilitato” a fondo, fino a fargli dimenticare se stesso e la famiglia. Il popolo celanese è talmente esigente con i sacerdoti da non lasciare loro larghe soste da dedicare al riposo. Eppure egli non nascondeva la sua gioia ogni qualvolta veniva invitato dai paesi vicini a tenere discorsi e fervorini nei giorni riservati alla festa del Santo Patrono. E questo accadeva spesso, poiché alla comune preparazione di ogni buon Ministro di Dio, egli accomunava una dote rara: con tale ardore sentiva e viveva le virtù, le sofferenze e il martirio dei Santi da lui celebrati, da riuscire incisivo e solenne. Al riguardo non si può trascurare una circostanza che poteva essergli fatale. Notissima è in tutto l’Abruzzo la imponente e chilometrica processione del Venerdì Santo a Celano (AQ). Ma altrettanto famose sono le varie cerimonie del giorno prima nella Chiesa Madre di San Giovanni, con una omelia particolarmente attesa sulla Passione di Nostro Signore. Fu proprio la sera di un Giovedì Santo che in questa Chiesa accadde un fatto straordinario. Testimonianza: “ Entrato per la visita al Sepolcro, vidi sul pulpito un sacerdote sconosciuto, alto ed emaciato che, grondante di sudore, stava commentando la parola “Sitio”, una delle sette pronunciate da Nostro Signore Gesù Cristo, in agonia, sulla Croce. Sconosciuto? Mi ero sbagliato. Un torrente di Fede aveva travolto e trasfigurato Don Amato che, nel desiderio di essere degno di tanta celebrazione, voleva rivivere di persona i dolorosi ed esaltanti momenti della Passione! Scendendo dal pulpito, ricordo, ci fu chi ritenne quanto mai necessario sorreggerlo per vari gradini. Fra le benemerenze civiche va ricordata la sua fattiva collaborazione per l’istituzione della scuola media, di cui fu per molti anni Vice-Preside, attivo e capace. Scrisse, inoltre, non poche pagine sulla vita dei Santi, poesie ed Inni Sacri, specialmente l’Inno ai Santi Martiri Simplicio, Costanzo e Vittoriano patroni di Celano (AQ). La morte improvvisa avvenuta il 27 Luglio 1962 non gliene consenti la pubblicazione. Pochi giorni prima della sua placida fine terrena, mentre era già preparato all’estremo trapasso, volli ricordargli la indimenticabile orazione di quel Giovedì Santo. Ed egli con un mesto sorriso ebbe a dirmi che ora, era lui a soffrire per una sete di natura diversa: sete di una vita senza fine, di piena comunione con Dio, in un Regno di beatitudine. Non è infrequente il caso che un uomo venga ghermito dalla morte proprio quando, raggiunga l’età matura, è sul punto di ricevere un riconoscimento onorifico, quale premio felicemente assegnato ad una vita tutta dedicata al servizio di superiori ideali e del prossimo. È il caso della nobile figura del Canonico Don Amato Ranalletta, spentosi proprio alla vigilia della prestigiosa nomina di Monsignore »

Deo Gratias!

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