Il discernimento degli spiriti in 85 punti (estratti dalle conferenze di Padre Barrielle)

Dopo aver proposto ai nostri lettori le conferenze di Padre Barrielle sul discernimento degli spiriti [qui, qui, qui], ecco in 85 punti quelli che – a nostro avviso e senza pretesa di esattezza – sembrano gli estratti più interessanti [RS]

1) Noi dobbiamo combattere […] senza vedere i nemici che ci attaccano, dato che i demoni sono puri spiriti. Il Signore ci ha però affidato ai suoi angeli, che pure non vediamo, ma che sappiamo essere più numerosi e più potenti.

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2) Il fatto d’avere cattivi pensieri non è un peccato, è il diavolo che fa del cinema, una specie di film che proietta sulle nostre facoltà sensibili: immaginazione, memoria, ecc.

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3) Sant’Ignazio […]:

lo non mi preoccuperei per i cattivi pensieri che mi invia il demonio e che non accetto, più di quanto non sarei orgoglioso per i buoni pensieri inviatimi dal buon angelo e che non sono miei.

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4) Appena si sa che qualcosa viene dal demonio, bisogna respingerla senza discutere. Il mio superiore al noviziato, padre Terradas, diceva: «Non si gioca con il demonio». Chiamava «giocare con il demonio» il fatto di accarezzare un pensiero che si sa non essere buono e perciò del demonio, contando sulla ferma volontà, nella quale ci si trova, di non acconsentire; con questa convinzione ci si permette di girarlo e rigirarlo, di vedere ciò che v’è di buono o di gradevole, ben decisi a non acconsentire. Guai a colui che accetta il dialogo con il demonio, molto più astuto di noi.

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5) San Bernardo ha scritto: Nemo repente fit pessimus. «Nessuno diventa troppo cattivo da un momento all’altro». Si sente parlare, qualche volta, di sacerdoti e di cristiani esemplari, che cadono. Sappiate che non è successo di colpo. Da lungo tempo, giocavano con il demonio.

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6) Nelle persone che vanno di peccato mortale in peccato mortale, il nemico suole comunemente proporre loro piaceri apparenti, occupando la loro immaginazione con diletti e piaceri sensuali, per meglio ritenerle e immergerle nei loro vizi e peccati; in tali persone lo spirito buono usa un modo contrario, pungendole e rimordendo loro la coscienza con i rimproveri della ragione.

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7) «Un santo triste è un triste santo» diceva san Francesco di Sales. Il demonio è l’eternamente triste… Non può sbarazzarsi della sua tristezza. Dal momento in cui si avvicina, vi comunica la sua tristezza senza volerlo, è talmente forte che, nelle regole per il discernimento degli spiriti della seconda settimana, quando il demonio si sforzerà di tentare un’anima fervente, sotto l’apparenza del bene, uno dei segni per riconoscerlo sarà proprio questa tristezza di cui ci si sente pervadere.

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8) Padre Louis Lallemant, il celebre gesuita, diceva: «Ogni proposizione condizionale che turba, viene dal demonio». (Proposizione che comincia con un «se» o un condizionale: «chissà se? Chissà se mi sono confessato bene?… se ho la vocazione?… se potrò perseverare?, ecc»)

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9) Il demonio eccelle nel far apparire la pratica delle virtù come troppo difficile, e nell’ingrandire tutte le difficoltà. In quanti sono, purtroppo, a credere che una vita veramente cristiana sia impossibile, che ci siano difficoltà insormontabili per operare la propria salvezza.

[…] Fuggire le occasioni, la preghiera, i sacramenti, le intense gioie di una famiglia cristiana, le gioie eterne, ecc. Tutto questo sembra irraggiungibile!

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10) «Ogni turbamento viene dal demonio» diceva san Giovanni Berchmans, anche l’esuberanza e l’emotività sono mezzi di cui si serve.

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11) I ragionamenti falsi sono un immancabile segno del demonio. Dobbiamo diffidare di certe teorie false, di certi slogans che fanno commettere peccati in gran numero, e spesso contro la fede, la giustizia e la carità.

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12) Ogni scoraggiamento viene dal demonio. Avete cominciato bene… poi, improvvisamente, manca il coraggio: il demonio si è fatto vivo. E il buon angelo? Il buon angelo, lui, dà coraggio, pace, gioia, rende tutto facile!

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13) Sant’Agostino nelle sue «Confessioni», racconta come andarono le cose: era nel giardino quando, ad un tratto, si rattristò. «Non sarai matto?! Hai riflettuto abbastanza?… sei sincero? … ». Versava lacrime tanto grosse da vedersi costretto a passeggiare per respirare. «è impossibile!». Tutte le passate relazioni gli tornavano alla mente: «Agostino, come puoi lasciarci? Caro Agostino… è impossibile!». Fu così forte che stava per rinunciare al battesimo; voleva inviare uno scritto all’arcivescovo: «Monsignore, non sono pronto, ho sopravvalutato le mie forze!». Che peccato! Ma il buon angelo non abbandona i suoi. Mentre questi pensieri gli si affollano nella mente, ha un’idea: Quod isti et istae, cur non ego?. «Dopo tutto, ciò che fanno questi cristiani, perché non potrei farlo anch’io? Ebbene! Anch’io fuggirò le cattive occasioni, pregherò, se cadrò andrò a confessarmi, mi comunicherò; che fortuna!»

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14) Notate bene […] i sei segni del demonio: tristezza, tormenti di coscienza, ostacoli, turbamento, falsi ragionamenti, scoraggiamento. […] al contrario è proprio dello spirito buono dare loro del coraggio e delle forze, consolazioni e lacrime, buone ispirazioni e pace, facilitando e allontanando ogni ostacolo, affinché esse procedano sempre più nel bene.

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15) Il demonio, infatti, spesso vince le anime generose grazie ad una falsa definizione della consolazione o della desolazione spirituale.

Molti cristiani confondono consolazione con progresso nella santità, e desolazione con regresso. Ma non sono la stessa cosa.

Non crediate di essere più santi perché provate consolazioni spirituali (dopo la comunione, avete il cuore pieno di buoni sentimenti). Non mollate, quando credete di regredire in santità perché subite delle tentazioni, per brutte che siano.

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16) Quanti partecipanti agli Esercizi, dopo aver pianto i loro peccati al primo ritiro, al secondo vengono a dirci: «Padre, il ritiro va male! Sono arido… non riesco ad infiammarmi d’amore». Ho conosciuto generosi fedeli che, ad un ritiro, sono stati scossi al punto di chiedersi se non stessero perdendo la fede.

Ebbene, era proprio a quel ritiro che Dio voleva farli uscire dalle vie ordinarie per introdurli nelle vie mistiche. Fate dunque attenzione alle definizioni di sant’Ignazio.

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17) Chiamo consolazione ogni aumento di speranza, fede e carità e ogni letizia interna che chiama e attrae l’anima alle cose celesti e alla cura della sua salvezza, quietandola e pacificandola nel suo Creatore e Signore.

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18) Chiamo desolazione tutto il contrario della terza regola, come le tenebre dell’anima, il suo turbamento, l’inclinazione verso cose basse e terrene, l’inquietudine di varie agitazioni e tentazioni, che portano l’anima a sfiducia, lasciandola senza speranza, senza amore, tutta pigra, tiepida, triste e come separata dal suo Creatore e Signore.

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19) «Nella consolazione Dio ci dà lo zuccherino. Nella desolazione ci lascia patire la fame». Ma non si è più santi nel primo caso e più cattivi nel secondo.

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20) Santa Giovanna di Chantal rimase molti anni in preda a terribili tentazioni. Non aveva più voglia di pregare; anzi, quando si accingeva a pregare veniva colta da un incredibile disgusto; voleva abbandonare il convento e tornare nel mondo per vivere dissipatamente, mondanamente, in modo addirittura corrotto. Si chiedeva se avesse ancora la fede. […] proprio in quegli anni fece i maggiori progressi nella virtù, e raggiunse quella generosità e forza d’animo che non avrebbe mai ottenuto se il Buon Dio non l’avesse fatta passare per quelle prove.

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21) Perciò, che la desolazione (e tutto ciò che essa comporta: aridità, scoraggiamento, prove, tentazioni di ogni specie) non vi inganni. Bisogna passare di lì per arrivare alla santità.

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22) Il grafico di san Giovanni della Croce

San Giovanni della Croce, all’inizio della sua opera «La salita del monte Carmelo», in cui indica l’ascensione dell’anima verso le vie mistiche, ha fatto un piccolo disegno per illustrare questa ascensione.

1) In basso a destra, un lungo binario morto che sale, scende, curva, svolta e va a finire in un vicolo cieco. Su questo binario san Giovanni della Croce ha scritto: «Consolazioni umane»!

– Vorrei proprio santificarmi, ma mi piacerebbe che venissero riconosciuti i miei sforzi, che i superiori mi incoraggiassero… non essere solo, altrimenti lascio tutto!

Amico, sei in un vicolo cieco, non arriverai mai alla santità.

2) Altro binario morto che gira, rigira, sale, scende, risale e infine ritorna al punto di partenza. San Giovanni vi ha scritto: «Consolazioni divine».

– No, io non cerco le consolazioni umane, ma quando prego o mi comunico vorrei sentire qualcosa di dolce, un po’ d’amore per il Buon Dio, la gioia della sua presenza, il dolore per i miei peccati… e invece resto nell’aridità; ho anche delle tentazioni, mi pare di perder tempo, è inutile che preghi!

San Francesco di Sales vi dice: «Non cercate le consolazioni di Dio, ma il Dio delle consolazioni». Non giungerete mai alla santità se continuate a confondere progresso e consolazione spirituale.

3) Nel mezzo della pagina (quasi la occupa per intero), una figura come un pozzo di miniera… angusto… tutto nero… sul quale il santo ha scritto cinque volte in spagnolo: «Nada, nada, nada, nada, nada (nulla)!», è la sola via per arrivare in alto!

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23) Poi, in alto, il pozzo di miniera si allarga ad imbuto e si rischiara; ma san Giovanni della Croce scrive: «E là in alto, sempre niente!». Altre specie di tentazioni, molto differenti. Ci si sente così lontani dal Buon Dio! Ci si vede così vili peccatori! Si vorrebbe far meglio senza riuscirvi!

Infine, al di sopra, i verdi prati del monte Carmelo irrigati dai sette doni dello Spirito Santo.

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24) Ne segue che nel tempo della desolazione non si deve mai fare alcun mutamento, ma rimanere fermi e costanti nei propositi e nella determinazione in cui si stava nel tempo precedente a quella desolazione o nella determinazione in cui si stava nella precedente consolazione. Perché come nella consolazione ordinariamente ci guida e consiglia più lo spirito buono, così nella desolazione è il cattivo spirito, con i consigli del quale non possiamo trovare la strada che conduce a un buon fine.

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25) La regola d’oro della vita interiore: il contrattacco. […] Dato che nella desolazione non dobbiamo mai mutare i nostri propositi è molto utile mutare coraggiosamente sé stessi, cioè il nostro modo di agire, e dirigerlo interamente contro l’attacco della desolazione, come per esempio, dando più tempo alla preghiera, meditando con più attenzione, esaminando con più serietà la propria coscienza, dandoci a qualche pratica conveniente di penitenza. Non solo non bisogna cambiare i propositi nel momento della desolazione, ma neppure rimanere passivi.

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26) Ecco il contrattacco.

Il beato Pietro Fabro, sacerdote savoiardo, era andato a Parigi per laurearsi in teologia alla Sorbona. Siccome era povero, divise la camera con altri due: Saverio e Ignazio (ndr: San Francesco Saverio e Sant’Ignazio di Loyola). Lui era sacerdote, un sacerdote molto pio. Ben presto però si accorse che Ignazio, più anziano di lui, semplice laico, era più esperto nelle pratiche della vita interiore. Un giorno gli confidò di avere molte tentazioni (si pensa di sensualità). Ignazio gli disse:

– Vi insegnerò un segreto per sbarazzarvene. E, nello stesso tempo, più avrete tentazioni, più avanzerete nella santità.

– Ditemi il vostro segreto!

Ebbene, nella tentazione, moltiplicate gli atti della virtù contraria. Siete tentato di gola? Digiunate! Tentato di collera? Tacete! Siete preso da rancore? Pregate per il vostro nemico! Da sensualità? Fate penitenza! Vi sentite pieno d’orgoglio? Umiliatevi!

Fu così che in poco tempo Pietro Fabro diventò un grande santo.

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27) Sant’Ignazio, in questa regola, indica quattro specie molto facili di contrattacco.

  1. La preghiera.
  2. La meditazione.
  3. I ferventi esami di coscienza (spesso il demonio ci fa credere di aver peccato mentre, non solo non abbiamo acconsentito, ma abbiamo guadagnato dei meriti reagendo. Se ci sono stati sbagli, l’esame ci dà fiducia e ci fa ringraziare Dio, ottenendoci il suo perdono con l’atto di contrizione e i fermi propositi).
  4. Un po’ di penitenza. Qualche piccola penitenza scaccia il demonio, per esempio tre Ave Maria recitate con le dita sotto le ginocchia, o una decina di Rosario con le braccia allargate come in croce, o una piccola mortificazione di gola. Il demonio teme tutto questo.

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28) Come comportarsi, dunque, nelle tentazioni?

Siete tentati? Pregate! In quei momenti, vi avviso, spesso il demonio si impunta e intensifica la tentazione:

– è inutile! Ti vincerò una volta di più… cedi e ti lascerò tranquillo… ti è impossibile resistermi. Lo sai bene!…

Non lasciatevi impressionare, è un bugiardo! Gesù l’ha detto nel vangelo di san Giovanni. Intensificate le preghiere. Che il demonio si consideri avvisato. Se vi tenta tutta la notte, pregate tutta la notte. Anche se vi fa cadere, siate decisi a perseverare nella preghiera. Se necessario, aggiungete qualche piccola penitenza, gettategli dell’acqua benedetta, invocate «Maria, terrore del demonio», san Giuseppe, san Michele Arcangelo. Allora, proprio nel momento in cui la caduta vi sembra inevitabile, tutt’a un tratto la tentazione è passata. Non sentite più niente… Cos’è successo? Il demonio, che non ama le sconfitte, vedendovi decisi nella preghiera, se n’è andato senza avvertire.

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29) Ah! amici miei, credete alla preghiera! Non insisteremo mai abbastanza su questo punto. Un cristiano non dice mai: «Non c’è più niente da fare!». Rimane sempre il gran mezzo della preghiera, che è onnipotente, è l’onnipotenza di Dio nelle nostre mani.

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30) Conoscete il motto di sant’Alfonso, che dovremmo far si che resti impresso nella mente dei nostri bambini: «Chi prega si salva, chi non prega si danna!». […]

Chi prega si salva, chi non prega si danna. Sant’Alfonso aggiungeva in quel gioiello che è il suo breve trattato sulla preghiera: «Tutti i santi sono in cielo perché hanno pregato molto. Sarebbero meno santi se avessero pregato meno, e non sarebbero per niente in cielo se non aves-sero pregato».

Il santo aggiunge queste parole, ancora più consolanti: «Tutti i dannati sono all’inferno perché hanno smesso di pregare!… E non sarebbero all’inferno se non avessero smesso di pregare!».

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31) Sono stato coinvolto intimamente nell’apostasia di un gran numero di confratelli: seminaristi, religiosi e, ahimè, sacerdoti! Ebbene, posso assicurarvi che tutti, salvo qualche eccezione, avevano smesso di pregare.

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32) Si quis tristetur oret, dice san Giacomo: «se qualcuno è triste, preghi!»

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33) Colui che si trova nella desolazione, consideri come il Signore, per provarlo, lo abbia lasciato alle sue forze naturali, perché resista come se fosse solo di fronte alle agitazioni e tentazioni del nemico […]

Non crediamo che tutto sia perduto perché il Signore si nasconde, come lo sposo del Cantico dei Cantici che «si nasconde dietro la vite e si rallegra nel farsi cercare dalla sposa». Ma rassicuratevi, il Signore non vi lascerà mai senza una grazia sufficiente.

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34) [Santa] Caterina pregava, supplicava Dio di non abbandonarla, protestava di voler morire piuttosto che peccare. Ma il demonio le diceva: « è inutile, non potrai resistere… d’altronde hai già peccato e Dio t’ha abbandonata».

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35) Chi si trova nella desolazione si sforzi di conservare la pazienza, virtù direttamente opposta alle vessazioni che gli vengono e speri che sarà presto consolato, purché applichi come abbiamo detto alla sesta regola, i mezzi necessari per vincere la desolazione. [preghiera, meditazione, esami di coscienza, penitenza]

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36) Non dimentichiamo mai che la nostra è la religione del «Padre nostro». Non dimentichiamo nemmeno le due ali di cui parla santa Teresina del Bambin Gesù: la diffidenza di sé, e la fiducia in Dio. Con esse si sale molto in alto e non si rischia niente.

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37) […] a proposito del martirio, Gesù proibisce di pensarci anzitempo e di inquietarci, poiché quel giorno, se Dio ci chiama a questo onore, avremo grazie insospettate. «Lo Spirito Santo risponderà per voi».

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38) Tre sono le cause principali per cui ci troviamo desolati:

La prima può essere un castigo perché siamo tiepidi, pigri o negligenti nei nostri esercizi spirituali, e così per le nostre mancanze si allontana da noi la consolazione spirituale.

La seconda è una prova. Dio vuol provare quel che siamo e fin dove possiamo arrivare nel suo servizio e lode, senza tanto sussidio di consolazioni e di grandi grazie.

La terza è una lezione. Dio vuol darci la certezza e la conoscenza pratica alfine di sentire internamente che non dipende da noi raggiungere o conservare una tenera devozione, un amore intenso accompagnato da lacrime, né alcun’altra consolazione spirituale, ma che tutto è dono e grazia di Dio nostro Signore, e perché impariamo a non mettere dimora in cosa altrui, elevando la nostra mente in qualche superbia o vanagloria, attribuendo a noi stessi la devozione o le altre parti della consolazione spirituale.

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39) Tre cause principali: ciò vuol dire che ve ne sono delle altre. Per esempio possono esserci «cause di ordine naturale».

Molti vanno facilmente in collera perché non hanno dormito abbastanza, è cosa frequente.

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40) Santa Teresina del Bambin Gesù, sul letto di morte, era terribilmente tentata contro la fede. «…Mi trovo in un tunnel», diceva a sua sorella, madre Agnese, e si sforzava di ripetere con fede invincibile e senza sentire nulla: «Mio Dio, vi amo! Mio Dio, vi amo!». Rassicuratevi, non era una punizione; la santa non aveva letto né Sartre, né Gide, né Beauvoir, né la Sagan, né alcuna di queste porcherie. Il buon Dio voleva accrescere i suoi meriti per far discendere una più abbondante pioggia di rose per la conversione dei non credenti, e allora permetteva a tutti i demoni di scagliarsi contro di lei.

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41) Siamo tutti più o meno portati ad essere contenti di noi quando abbiamo fatto qualcosa di buono. E questo Dio non l’accetta. Vogliamo per noi ciò che appartiene a Lui. «La mia gloria non la darò a nessun altro» ci dice per mezzo di Isaia, al capitolo 42. E san Paolo scriveva: «Oh! Che cosa hai tu che non l’abbia ricevuta? E se l’hai ricevuta, perché te ne glori come se tu non l’avessi ricevuta?» (1 Cor 4,7).

– Io sono il miglior parrocchiano!…

– Ma senza quella grazia, senza questa madre o quel sacerdote, cosa sareste diventato?

Come è buono il Signore ad impedirci di cadere in questo errore!

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42) E quando va bene, cosa bisogna fare?

– Ebbene, approfittarne: per praticare la virtù, guadagnare meriti. In bicicletta, quando il vento è a favore, approfittatene per fare chilometri; quando il vento gira, almeno un po’ di chilometri saranno fatti.

[…] Colui che si trova nella consolazione pensi come si troverà nella desolazione che verrà poi, e faccia provvista di coraggio per il momento della prova.

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43) Alla venerabile Marina d’Escobar, una grande mistica spagnola, mentre faceva un giorno gli Esercizi spirituali secondo il metodo ignaziano, apparve l’arcangelo Gabriele e si felicitò con lei perché stava facendo gli Esercizi che proprio nostra Signora aveva consegnato a sant’Ignazio, l’arcangelo aggiunse: «Maria stessa viveva queste regole durante la sua vita».

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44) Facciamo in modo di umiliarci quando va tutto bene. Più riceviamo di grazie, più dobbiamo chiedere umiliazioni. Dobbiamo cercare il terzo modo di umiltà altrimenti il nostro tesoro è in pericolo. Perciò non dobbiamo compiacerci, non dobbiamo far conoscere agli altri le grazie preziose che abbiamo ricevuto; altrimenti ci accadrà come ad Ezechia. Questi aveva mostrato, a Gerusalemme, i suoi tesori all’amba-sciatore del re d’Assiria, e Isaia lo rimproverò della sua condiscendenza dicendogli: «Disgraziato! Verrà lui stesso a prenderti tutti i tuoi tesori».

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45) Il nostro nemico si comporta come una donna, ne ha la debolezza e l’ostinazione. Perché è proprio della donna, quando litiga con qualche uomo, perdersi d’animo, dandosi alla fuga, se l’uomo le mostra il viso duro; al contrario, se l’uomo comincia a fuggire, perdendosi d’animo, l’ira, la vendetta e la ferocia della donna si accrescono e non hanno più misura. Così è proprio del nemico fiaccarsi e perdersi d’animo, dileguandosi con le sue tentazioni, quando la persona che si esercita nelle cose spirituali mostra molta fermezza contro il tentatore, facendo diametralmente l’opposto di quello che gli suggerisce. Al contrario, se la persona che si esercita comincia a temere e sopportare l’attacco con meno coraggio, non v’è bestia tanto feroce sopra la terra come il nemico della natura umana, la cui crudeltà eguaglia la malizia nel perseguire la sua dannata intenzione.

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46) San Vincenzo de’ Paoli è diventato san Vincenzo de’ Paoli grazie agli Esercizi che fece nel 1611. Poi li propagò in tutte le sue case. Lui stesso li faceva due volte l’anno, di 15 giorni ciascuna. Fu grazie a questa regola che si salvò.

C’era a Parigi un giovane professore di filosofia che stava perdendo la fede. San Vincenzo chiese a Dio di liberarlo dalle tentazioni e di inviarle a lui stesso. Fu esaudito, eccome! Benché fosse sacerdote, benché fosse santo, ebbe le più terribili tentazioni contro la fede. In ogni momento, durante la Messa, mentre predicava, pregava, si occupava dei poveri, tutte le imposture che il demonio può inventare contro la fede gli venivano continuamente alla mente. «Tu non sei leale, non c’è Dio, il Signore non è nell’Eucarestia, tu racconti frottole». Che fare? Doveva forse cercare sui libri di teologia tutte le prove per controllare se le avesse ben studiate? Sarebbe divenuto pazzo, perché il demonio è terribile.

Ecco quel che fece: applicò questa regola. Scrisse un atto di fede con ardenti parole, chiedendo a Dio di morire martire per la fede. Firmò il foglio, se lo appuntò sul cuore, e fece questo proposito: ogni volta che metteva la mano sul cuore voleva dire rinnovare a Dio l’offerta di morire martire per la fede. E sempre, in ogni momento, celebrando la Messa, predicando, facendo del bene, ecco le tentazioni: «non è vero, sei un bugiardo, ecc.». Ma san Vincenzo portava la mano al cuore, ripetendo così migliaia di volte un atto eroico, sublime. Il demonio vedendo che queste tentazioni non lo spingevano a peccare, ma anzi a compiere atti eroici, finì col lasciarlo. Non dimenticate, dunque, questa regola capitale nelle tentazioni.

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47) Il demonio imita un seduttore: «Non parlarne a tuo padre, non dirlo a tuo marito». Altrimenti il gioco sarà subito bloccato. Allo stesso modo il demonio teme che si scoprano le sue trame al confessore, al direttore spirituale o ad un uomo di Dio che riconosca le sue insidie.

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48) Molte volte ci si dimentica che il primo direttore spirituale di una sposa è il marito, e viceversa. San Paolo dice: «La donna taccia in chiesa e in casa consulti il marito». Le donne ostinate e intrattabili col marito si privano di molte grazie, anche se si comunicano tutte le mattine e passano un’ora la settimana in confessionale. Quanti sposi si sono aiutati a vicenda, pregando insieme e consultandosi negli scrupoli e nei casi di coscienza. Tuttavia, gli Esercizi spirituali si fanno meglio separatamente. Soli con Dio. Lo scambio, indispensabile tra gli sposi, non deve farsi durante il ritiro – sarebbe un errore – ma in seguito, nel focolare domestico. Quante donne e quanti uomini sono stati convertiti dai loro congiunti! Ma lo ripeto, dopo il ritiro. Altrimenti si rischia di trasformarlo in un nuovo viaggio di nozze.

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49) Similmente il demonio si comporta come un capobanda, che spera di vincere e derubare quello che desidera. Infatti agisce come un capitano e capo d’esercito, che piantando il suo accampamento e osservando le forze o disposizione di un castello, lo assale dalla parte più debole. Allo stesso modo il nemico della natura umana, girandoci attorno incessantemente, osserva da ogni parte ciascuna delle nostre virtù teologali, cardinali e morali; e quando ha scoperto in noi il lato più debole e meno protetto dalle armi della salvezza, là ci attacca e cerca di riportare su di noi completa vittoria.

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50) Padre Vallet ci ripeteva: «Vi scongiuro di osservare i vostri peccati veniali abituali! è su questi che il demonio farà leva per catturarvi!». Regola sempre attuale ma specialmente durante gli Esercizi, quando si prendono delle decisioni.

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51) Ordinariamente, con le anime progredite nelle vie della vita interiore, il demonio agisce in un modo più sottile. Allora diventa più difficile sventare i suoi piani perché, in generale, tenta queste anime sotto l’apparenza del bene. Non propone loro di compiere il male, ma di fare il bene! Come resistere a un simile invito? Si ha il diritto di rifiutarsi di compiere il bene? Non sarebbe questa pusillanimità? Lassismo?… Tuttavia, quante anime, quanti apostoli zelanti, quali grandi opere sono state gettate al vento per delle buone ragioni abilmente presentate dal seduttore trasformato in «angelo di luce».

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52) Queste regole saranno utili, infine, anche in occasione di casi mistici, miracolosi, di visioni, di stati mistici, estasi (che non sono tanto dei segni di santità, – «altrimenti, diceva umoristicamente san Bonaventura, bisognerebbe dire che Balaam era un santo, come pure la sua asina» – quanto dei segni voluti da Dio per il bene del popolo). Stati miracolosi che non si devono desiderare, perché sono spesso accompagnati da terribili prove e anche perché, se l’anima non è distaccata da tutto, queste grazie possono farle del male.

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53) Il dotto Gersone, l’abbiamo visto, derideva le visioni di santa Caterina da Siena e voleva che il concilio di Costanza condannasse tutte le sue rivelazioni e visioni, e ordinasse di non parlarne più. Al tempo di santa Teresa d’Avila, tutti i dotti di Avila si riunirono per discutere sulle visioni di Teresa e conclusero all’unanimità che questi favori non venivano da Dio. Le inviarono anche una delegazione per notificarle che era stata ingannata dal demonio e che doveva fare di tutto per uscire da questa via che era un’illusione. Una delle maggiori difficoltà che incontrò la diffusione della devozione del Sacro Cuore, fu dovuta al fatto che nostro Signore aveva voluto servirsi di un’umile religiosa della Visitazione per chiedere questa festa, il primo venerdì del mese, la consacrazione, ecc.

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54) […] è proprio di Dio e dei suoi angeli dare nelle loro mozioni, vera allegrezza e gaudio spirituale, rimuovendo ogni tristezza e turbamento che il nemico induce. Al contrario è proprio del nemico combattere contro tale allegrezza e consolazione interiore, portando ragioni apparenti, sottigliezze e continue illusioni.

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55) […] è solo di Dio nostro Signore dare consolazione all’anima senza causa precedente, perché è proprio del Creatore entrare nell’anima, uscire e destare mozione in essa, traendola tutta nell’amore, di sua divina Maestà. Dico senza cause, cioè senza che sia preceduta dal sentimento o conoscenza di alcun oggetto, per cui tale consolazione venga mediante i propri atti di intelletto e volontà.

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56) Bisogna sapere che i demoni possono compiere certi miracoli secondari che, a dire il vero, non sono veri miracoli: lo sono in rapporto a noi, è in questo senso che essi sono più intelligenti di noi, più potenti di noi. Ma un vero miracolo, senza servirsi di niente, solo Dio lo può fare.

Per esempio: solo Dio può risuscitare un morto, un vero morto. Ma un fachiro che non è un morto, potrà essere mantenuto in vita dal demonio per un intero anno in una bara, come se fosse morto, e poi riportato in vita. Ma se il fachiro fosse veramente morto, il demonio non potrebbe restituirgli la vita. Similmente, solo Dio può fare certi miracoli a distanza senza l’uso preliminare di qualche oggetto; ad esempio, far vedere senza il senso della vista, restituire alla vita un bimbo fatto a pezzi, come accadde a san Vincenzo Ferreri quando resuscitò il bambino della ostessa folle. Dio solo può farlo.

Ma sollevare a trecento metri d’altezza Simon Mago, se noi non possiamo farlo, degli spiriti non soggetti alla legge di gravità possono benissimo farlo. Il fatto capitò ai tempi di san Pietro e ci è raccontato da san Clemente papa.

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57) Simon Mago, per opporsi a san Pietro, aveva annunziato che in quel giorno, alla tal ora, sarebbe salito in cielo da una certa piazza pubblica. All’ora convenuta la piazza era piena di gente. Simon Mago arriva e… oplà, sale in aria per trecento metri. Miracolo! Vedremo tuttavia che il demonio non può fare miracoli senza il permesso di Dio. E infatti, giunto a trecento metri di altezza, Dio ordina al demonio di lasciarlo e Simon Mago precipita, sfracellandosi al suolo fra lo stupore dei presenti.

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58) Si riconoscono i prodigi, più che i miracoli, del demonio, da quattro segni, è importante saperlo per non lasciarsi ingannare da questi pseudo-miracoli.

  1. I demoni non possono compiere miracoli veri, ma solo miracoli relativi a noi, nel senso che superano le nostre capacità naturali.
  2. I loro miracoli non sono per il bene; ad esempio, le streghe che inaridiscono le mammelle delle mucche, ecc.
  3. Generalmente questi pseudo-miracoli sono a favore della cattiva dottrina; ad esempio, Apollonio di Tiana che faceva danzare le statue, i maghi, ecc.
  4. I demoni possono fare miracoli solo col permesso di Dio. Non un minuto di più. Come Dio ordinò al demonio di lasciare Simon Mago, questi cadde davanti a quella folla, stupita prima di vederlo salire al cielo, e poi più stupita ancora di vederlo cadere.

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59) Ma perché il Buon Dio permette al demonio di compiere questi pseudo-miracoli? Per punire quelli che non vogliono accettare i veri miracoli e che, per contro, cascano davanti alle magie di una strega. Perdam sapientiam sapientium et prudentiam prudentium reprobabo. Bisogna saperlo: «Distruggerò la sapienza dei savi, annienterò l’intelligenza dei dotti» (1 Cor 1, 19).

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60) I demoni possono imprimere false stigmate, possono permettere sudore di sangue, portare un’ostia dalla mano di un sacerdote alla bocca della veggente.

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61) Il demonio non può sapere ciò che pensiamo, a meno che non glielo manifestiamo. Non può obbligarci a dire di sì; noi rimaniamo liberi.

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62) Ecco perché le ossessioni in cui il demonio sollecita dal di fuori al male, in modo talvolta prodigioso, sono più temibili della possessione in cui l’anima è testimone di ciò che il demonio opera nelle sue facoltà, ma di cui non è responsabile, dato che sono i demoni ad operare.

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63) Quando una causa ha preceduto la consolazione, tanto l’angelo buono come il malvagio possono esserne l’autore, ma per fini contrari. Il buon angelo ha in vista il profitto dell’anima, perché cresca e salga di virtù in virtù. L’angelo malvagio, al contrario, vuole sempre bloccare i suoi progressi nel bene per poi attirarla nella sua intenzione colpevole e perversa.

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64) Non va dimenticato il principio: il demonio in fondo vuole indurci al male, anche se all’inizio ci spinge verso il bene; è per questo che si dice: «Talvolta il meglio è nemico del bene».

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65) È la trappola che prepara il demonio, quando questi vuole ingannare un’anima fervente… Non le propone il male: l’anima fervente reagirebbe. Le propone di fare il bene. Ma non un bene qualsiasi: un bene che corrisponde ai suoi gusti personali. Infatti è bello fare ciò che si sa ben fare. E dopo, poco a poco, la fa deviare.

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66) E’ proprio dell’angelo malvagio, quando si trasforma in angelo di luce, entrare nei sentimenti dell’anima devota e finire con ispirarle i propri. Così incomincia con insinuare a quest’anima buoni e santi pensieri, conformi alle sue disposizioni virtuose, ma poi, a poco a poco, cerca di trarre l’anima ai suoi inganni occulti e di farla consentire alle sue perverse intenzioni.

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67) Ad esempio, si rivolge ad un prete zelante: «Perdi troppo tempo nella contemplazione, le anime aspettano». E gli fa trascurare l’orazione. Oppure, durante l’orazione, invierà ad un sacerdote poeta alcune belle rime per fare un cantico alla SS. Vergine. Ad un matematico non invierà delle rime, bensì un problema tanto difficile da fare impallidire Einstein. Ad un apostolo, invierà piani mirabolanti di conferenze per convertire folle intere, ecc.

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68) Il demonio è riuscito ad ingannare diverse volte il curato d’Ars. Cosa avreste fatto voi, per ingannare il curato d’Ars? Probabilmente gli avreste inviato una misera prostituta. Ma pensate un po’, il santo curato l’avrebbe convertita, senza peccare… Il demonio è più sottile. Ha scrutato da vicino le virtù del curato d’Ars, il suo odio per il peccato, il suo amore per la penitenza, l’amore alla preghiera. Ed ecco, ve n’è abbastanza:

Vai nella Trappa a piangere i tuoi peccati. Vai a fare lunghe penitenze, dedicati alla vita contemplativa!

Il curato d’Ars si è lasciato ingannare. Fu ingannato almeno due volte.

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69) La regola d’oro che permetterà di scoprire la coda del demonio […]: Dobbiamo esaminare con molta cura il processo dei pensieri. Se l’inizio, il mezzo e il fine sono tutti buoni e tendono pienamente al bene, è segno che procedono dall’angelo buono; ma se il corso dei pensieri che ci sono suggeriti termina a qualche cosa cattiva o che distrae, o meno buona di quella che l’anima aveva prima proposto di fare, o se questi pensieri infiacchiscono o inquietano o conturbano l’anima, togliendola pace, la tranquillità e la quiete che prima aveva, è chiaro segno che essi procedono dal cattivo spirito nemico del nostro profitto e della nostra eterna salute.

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70) Questa regola delicata ma molto sicura è fondata sul principio di morale: Bonum ex integra causa, malum ex quocumque defectu. Perché qualcosa meriti l’aggettivo di buona, occorre che sia perfettamente buona, perché sia cattiva basta che vi sia qualcosa di cattivo.

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71) Dunque, ascoltiamo sant’Ignazio: «Se il principio e il mezzo sono buoni, non ci si può ancora pronunciare; se anche il fine è buono, attenzione!». E sant’Ignazio specifica, per non lasciarci ingannare: «Se tutto in essa è buono allora procede da Dio». Ma se il seguito dei pensieri suggeriti finisce per incontrare qualcosa di cattivo allora è segno che non viene da Dio.

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72) Sant’Ignazio approfondisce i segni più difficili da cogliere. Se questi pensieri indeboliscono la nostra anima, l’inquietano, la turbano, le tolgono la pace, la tranquillità di cui godeva all’inizio, è un segno evidente che procedono dal cattivo spirito.

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73) A Parigi sant’Ignazio ebbe questo pensiero: «Tu che vuoi fondare un ordine, che vuoi influenzare la classe dirigente in pieno secolo umanista, devi lavorare per diventare un distinto latinista. (E fin qui niente da dire!). Dunque, anche tu devi comperare e leggere un’opera del canonico Erasmo così lodato da tutti». Doveva dunque, prima di tutto e ad ogni costo, leggere questo libro. E sant’Ignazio comprò il libro «Miles Christi». Ogni giorno ne leggeva qualche pagina. Era, in effetti un buon latino… Dopo qualche tempo però, Ignazio si accorse che da quando leggeva Erasmo, non aveva più il suo fervore, la sua abituale compunzione. Fece qualche controprova e finì col rinunciare ad Erasmo. Qualche anno dopo si comprese il male che aveva fatto alla gioventù il paradossale scrittore e il suo libro fu condannato. Ignazio l’aveva capito perdendo la sua soavità.

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74) Abbiamo anche l’esempio di Maddalena della Croce che, all’inizio del secolo di santa Teresa, aveva ingannato tutta la Spagna. Si innalzava per aria, l’ostia partiva dalla mano del sacerdote per posarsi sulle sue labbra, in certi giorni le comparivano le stimmate, sudori di sangue, annunciò che Francesco I era stato battuto a Pavia e si era consegnato ai soldati spagnoli (allora non c’era il telegrafo). Di lì l’entusiasmo. Popolo, sacerdoti, vescovi, imperatore, imperatrice, tutti la veneravano e la consultavano.

Un visitatore apostolico inviato da Roma, entrato nella clausura, fu colpito da una serie di inezie. Fece parlare ciascuna delle suore e sopra tutto la Madre badessa, la stessa Maddalena della Croce, che finì col confessargli che sin da quando era pastorella, aveva dato la sua anima al demonio in cambio di poter compiere prodigi. E la cosa durava da trent’anni. La risonanza di questi pseudo-miracoli era dovuta al fatto che erano prodigi relativi a noi. Un demonio può benissimo portare l’ostia, andare in un batter d’occhio da Pavia a Cordova, sollevare qualcuno o farlo sanguinare, ecc.

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75) Una domestica tuttofare chiamata Nicole Tavernier faceva «miracoli», diciamo prodigi. Annunciava avvenimenti a distanza, da Parigi si trovava trasportata a Tours e due ore dopo era nuovamente a Parigi. Tutti correvano da lei ed ebbe perfino l’ardire di far ordinare dall’arcivescovo una processione pubblica, alla quale prese parte il Parlamento francese.

Intanto, una vera santa, madame Accarie (che diventerà la beata Maria dell’Incarnazione, carmelitana) diceva: «No, Dio non c’entra!». Lei sì che aveva ragione. Nicole finì miserabilmente e divenne ugonotta. Madame Accarie, infatti, l’aveva sorpresa in flagrante delitto di menzogna e di autocompiacimento. Bastava.

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76) Nello stesso secolo, viveva a Roma una religiosa considerata santa per i suoi miracoli (prodigi). I cardinali non erano d’accordo sull’origine dei fatti straordinari. Chiesero allora a san Filippo Neri di controllarli. Filippo va al convento, suona, e, brutalmente:

– Scusi sorella, vengo per vedere la santa. E quella, tutta felice:

– Sono io!

Questo bastava. Filippo ripartì, certo sulla santità e l’origine dei prodigi della «santa» religiosa.

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77) Quando il nemico della natura umana è stato scoperto e riconosciuto dalla sua coda serpentina, cioè dal cattivo fine al quale ci portava, giova alla persona che è stata da lui tentata, riflettere subito sul corso dei buoni pensieri che le suggerì: il loro inizio e come, a poco a poco, procurò di farla scendere dalla soavità e gaudio spirituale in cui si trovava, fino a trarla alla sua depravata intenzione. L’esperienza che essa acquisterà attraverso questa ricerca e questa osservazione le fornirà i mezzi di tenersi in guardia, in seguito, contro gli ordinari inganni del nemico.

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78) Guadagnerete molto in esperienza, in forze nella lotta, nella conoscenza di voi stessi, se saprete analizzare come il demonio vi ha ingannato. Generalmente, poi, si ripete e tornerà a farvi gli stessi ragionamenti. Notate, esaminate lo sviluppo dei buoni pensieri: ecco un prezioso metodo d’esame.

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79) In coloro che fanno progressi nella virtù il buon angelo tocca dolcemente, lievemente e soavemente l’anima, come goccia d’acqua che entra in una spugna. Il cattivo angelo, al contrario, rudemente e con rumore e inquietudine, come quando la goccia cade sopra la pietra. Quelli che invece procedono di male in peggio sono toccati dai sopraddetti spiriti in modo contrario: la causa di ciò è la disposizione dell’anima in quanto è contraria o simile a detti spiriti. Perché quando è contraria, lo spirito entra con strepito e si sente facilmente la sua presenza. Quando invece e simile, vi entra tranquillamente e in silenzio come in casa propria, a porta aperta.

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80) Questa regola è molto preziosa e può illuminare non solo per il combattimento individuale, ma anche per quello generale dei due stendardi. Sarda y Salvany, nel suo El liberalismo es pecado (Il liberalismo è un peccato), la consiglia a chi vuol vedere chiaro negli avvenimenti in cui è poco informato.

Fondamento della regola: i principi o le idee contrarie ci urtano, mentre i pensieri simili ai nostri ci sembrano buoni e naturali, come normali. […]

Quando si dicono meraviglie di un movimento appena costituito, o di un tale partito…

Ma cosa si dice? chi lo dice? chi ne è partigiano? quali sono i frutti soprannaturali d’umiltà, fede e obbedienza? che ne pensano i mondani? cosa ne pensa, invece, l’uomo di Dio?… Senza conoscerli a fondo, potete sapere se vengono da Dio o dal demonio.

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81) Attenzione! Anche quando l’inizio viene da Dio, in seguito può benissimo infiltrarsi il demonio.

Il demonio può contraffare anche vere apparizioni. Ricordate la famosa visione della SS. Trinità avuta da sant’Ignazio a Manresa. Alcuni giorni dopo, gli appare nostro Signore, ma Ignazio è sorpreso, turbato, si chiede perché nostro Signore è così: fa il segno di croce e, improvvisamente, la visione si trasforma in serpente e scompare, lasciando un odore nauseabondo.

Un uomo può avere grazie straordinarie e lasciarsi trascinare dal demonio. «Questa notte, prima che il gallo canti, mi avrai rinnegato tre volte». E si che san Pietro aveva già ottenuto favori mistici straordinari (Cana, pesca miracolosa, tu es Christus Filius Dei vivi!). Quindi, signori miei, attenzione!

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82) Quando la consolazione spirituale è senza causa, è certo che è al riparo da ogni inganno, essendo solo da Dio nostro Signore, come s’è detto nella seconda regola. Tuttavia la persona spirituale, alla quale Dio dà tale consolazione, deve con molta vigilanza e attenzione mirare e discernere il tempo proprio di tale consolazione attuale dal seguente, in cui l’anima rimane fervente e sente ancora il favore e i preziosi resti della consolazione passata; perché molte volte in questo secondo tempo forma, con la sua propria riflessione, secondo le abitudini naturali e in conseguenza dei suoi concetti e giudizi, sotto l’ispirazione dello spirito buono o l’ispirazione del cattivo, diverse risoluzioni e decisioni che non sono ricevute immediatamente da Dio nostro Signore, e pertanto bisogna che siano esaminate molto bene, prima di dar loro intero credito e di metterle in esecuzione.

Dunque, attenzione! I fenomeni ascetici e, a fortiori, quelli mistici vanno esaminati con la più grande cura. In particolare, nei casi di rivelazioni e visioni, bisogna distinguere bene ciò che viene certamente da Dio, dalle reazioni, ragionamenti e conclusioni tratti dai veggenti, dai testimoni o esaminatori, e soprattutto dagli entusiasti più o meno eccitati.

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83) Le rivelazioni o visioni possono essere buone e vere, e allora vengono da Dio; oppure cattive e bugiarde, e allora vengono dal demonio. In caso di dubbio, quelle divine si riconoscono dall’impronta divina che portano in sé; quelle diaboliche, dagli artifici e dall’astuzia del demonio.

Fissiamo alcune regole per stabilire un buon discernimento:

  1. Quando la persona che riceve le rivelazioni prova, tanto nel periodo dei favori che in seguito, il disprezzo di sé stessa e la conoscenza delle proprie colpe; quando si riconosce più debole e miserabile delle altre, ciò significa che la rivelazione procede da Dio.

Questo segno è sempre presente nei servi del Signore, mentre manca nei mistificatori ingannati dal demonio. Da una parte umiltà e amore, dall’altra orgoglio e turbamento. Vedi la Madonna e santa Elisabetta (l’Annunciazione e la Visitazione).

  1. Se la persona, una volta ricevute le rivelazioni, è portata al raccoglimento e al distacco da tutto; se fugge il mondo, non gli parla né lo stima, tende a dimenticarlo e a disprezzarlo, ciò è un segno evidente della provenienza divina della rivelazione. Se invece suscita lo spirito di ribellione, il desiderio di mettersi in vista e d’essere ammirata, di mostrare che si ricevono favori da Dio, lì c’è senz’altro l’inganno.

L’amore, lo spirito di Dio e l’umiltà fuggono tutto ciò e ricercano il disprezzo del mondo. «II mio segreto è per me», diceva il profeta Isaia.

  1. Osservare se la persona è dedita o no all’orazione; se, nei rapporti col prossimo, si nota un amore di Dio non solo apparente. Chi persevera nell’orazione non sarà mai ingannato dal demonio che, al contrario, spinge ad abbandonare questa pratica.
  2. Osservare se la persona si preoccupa di consultare qualche esperto in materia, e soprattutto se non nasconde nulla al confessore. Se segue i suoi consigli, è certo che non siamo di fronte ad un inganno: Dio non abbandona chi è animato da rette intenzioni. Aprirsi è un atto di umiltà. Al contrario, se rifiuta di parlare a competenti che non sono disposti ad approvare tutto, e non si preoccupa molto di cercare la verità, c’è da credere ad un’illusione del demonio.
  3. Attenersi all’opinione di chi conosce fatti miracolosi e dei confessori cui siamo soliti aprire la coscienza. Quando si manca di esperienza, e i confessori consultati non sono d’accordo, l’aiuto della sola teologia non basta.
  4. Osservare se la persona subisce opposizioni e contraddizioni, senza aver fatto nulla per attirarle. Se poi le opposizioni vengono da persone buone e piene di zelo, e malgrado ciò si mantiene nella pazienza, è segno che Dio vive e abita nel suo cuore. Il demonio non può dunque ingannarla. Vedi il caso di Giobbe…
  5. Un’altra prova, che solo i confessori o direttori spirituali possono accertare, è la purezza d’animo e l’altezza della virtù. Questa prova è sicura ed efficace, perché Dio concede i favori solo alle anime pure e prive di peccato. Beati mundo corde, «beati i puri di cuore»!
  6. Osservare il profitto tratto da coloro che intrattengono stretti rapporti con questa persona: le grazie «gratis datae» sono infatti concesse per il bene del prossimo. Vedere se costoro hanno lo spirito di Dio o, al contrario, se ne risulta l’indipendenza, l’orgoglio, la ricerca degli agi; in questo caso la visione non viene da Dio, ma dal demonio trasformato in «angelo di luce».
  7. Considerare ciò che è detto e rivelato. Se tende a nascondere qualche cosa, a fuggire o disprezzare le persone competenti trattandole da ignoranti, se racconta cose inutili o di scarsa edificazione, è certo l’inganno dello spirito maligno. Ma se si apre con semplicità a coloro che possono capire e giudicare, se non nasconde nulla e tutto ciò che dice è prudente e conforme all’insegnamento della Chiesa, è segno che viene dal Cielo.
  8. Quando, osservando attentamente, si trova irreprensibile la sua compagnia e ricca di profonda virtù la sua conversazione, è una ragione evidente che ciò è vero. Quando tutti, e specialmente gli uomini di dottrina, approvano una persona, significa che i fatti che la riguardano vengono da Dio.
  9. Rendersi conto del comportamento del demonio con questa persona. Se l’approva e manifesta soddisfazione, è cattivo segno; se la perseguita, è buon segno. Verso i buoni il demonio si mostra feroce; cogli amici da lui ingannati si mostra invece calmo.

Senza dubbio all’inizio sarà difficile riconoscere se viene da Dio, ma col tempo ci si riesce.

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84) Un giorno, così si rivolse a Dio:

– Signore, ma non ci sono proprio altre persone, specialmente persone di dottrina?

Dio rispose:

Quando gli uomini di dottrina non vogliono disporsi a trattare con me, ecco che io, messo alle strette e respinto da loro, vado in cerca di povere donnette presso cui trovo riposo e con le quali tratto i miei interessi.

Gesù aggiunse ancora:

– Il demonio non poteva dare questa contentezza, questa gioia interiore e spirituale. Non poteva neppure produrre questo amore e questo progresso nella virtù. (Citazione di santa Teresa d’Avita).

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85) Aggiungiamo, continua padre Ibànez:

  1. Non c’è mai stata persona ingannata dal demonio, con tante ragioni e prove da credere che fosse Dio a produrre quei favori.
  2. I santi non hanno insegnato a non ricevere assolutamente certe rivelazioni, né riconoscere come santi certi personaggi. Hanno solo detto di non prestar fede facilmente. Ora, non è leggerezza credere a fatti di tale levatura.
  3. Sua Maestà, per consolare i servitori fedeli e, tramite loro, salvare altre anime, ha sempre accordato favori straordinari a talune creature. Ora, vi è una quantità di ragioni per considerare questa religiosa favorita da Dio, mentre non ve n’è alcuna per negarlo.
  4. All’inizio Teresa esponeva questi favori solo ai confessori e a chi poteva illuminarla, e sempre con la raccomandazione di non dir nulla.
  5. II padre ha assistito alla guarigione disperata di un rene quando lei ha pregato per il malato. Un’altra volta, per un benefattore che perdeva la vista, nostro Signore le apparve mostrando la piaga sul costato e dicendole che avrebbe esaudito ogni sua richiesta; immediatamente la vista fu ricuperata. Ha anche operato numerose guarigioni.

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