Lo spirito di sacrificio nell’educazione cristiana del bambino

 

di Andrea Fauro

 

“Il fine proprio e immediato dell’educazione cristiana è di cooperare all’azione della grazia divina nella formazione del vero e perfetto cristiano, cioè di formare Cristo medesimo negli uomini generati dal Battesimo.”(Pio XI)

 

Nell’educazione del fanciullo, la base naturale su cui porre le fondamenta del lavoro educativo è lo spirito di sacrificio. Immaginare Gesù, il modello divino che ogni cristiano deve imitare, slegato dalla Croce è impossibile.

Sacrificio! Una parola che mette paura, un vero e proprio tabù per l’uomo moderno accecato dalla bizzarra pretesa dei diritti senza i doveri che lo legano al Creatore. I propugnatori  dell’educazione moderna, visceralmente anticristiana e infettata di liberalismo, ingannano il bambino facendogli credere di non avere alcuna autorità a cui rendere conto, di avere diritti e non doveri. Gli evitano qualsiasi sforzo, contrarietà, ostacolo rendendo di fatto questi bambini piccoli tiranni schiavi sin dalla più tenera età delle proprie passioni disordinate e ignoranti sulle più elementari verità di fede. Il bambino viene narcotizzandolo nei piaceri e riempito di beni materiali superflui, le punizioni sono considerate un peccato di lesa maestà, la libertà non è più un mezzo per adempiere il bene, ma un fine.

Occorre invece fare dell’anima del bambino un santuario in cui le passioni siano ordinate e sottomesse alla ragione e in cui la volontà sceglie di obbedire con gioia al buon Gesù. In genere le famiglie numerose pongono un naturale freno all’egoismo del bambino favorendo sin da subito le condizioni ideali per trasmettere questo sano spirito di sacrificio.

Ogni cristiano non trova riposo e serenità che nell’accettazione della Croce… il bambino con l’aiuto della grazia è in genere molto aperto a questo mistero, il sacrificio in fondo è fare qualcosa che costa per Qualcuno che si ama; i bambini, una volta aperti al soprannaturale,  sanno essere molto generosi.

Da una sana educazione allo spirito di sacrificio non può che dipendere una solida formazione del carattere che renda capace il bambino di riconoscere il bene, di volerlo e di mettere in atto tutti i mezzi necessari per raggiungerlo, senza alcun rispetto umano. Il cattolico non può che essere un uomo o una donna di carattere: il suo scopo è dare gloria a Dio e salvarsi l’anima, costi quel che costi.

In un certo qual modo, carattere e volontà si fondono: un uomo senza volontà è privo di carattere e viceversa.

Come si può trasmettere ai propri figli questo spirito di sacrificio? Non si tratta ovviamente di imitare le penitenze di San Giovanni Battista o di San Francesco d’Assisi… né di costringere il bambino a non vivere più da bambino. Lo spirito di sacrificio si trasmette innanzitutto con l’aiuto di Dio e con l’esempio: preferire con un atto di volontà ciò che è gradito a Dio rispetto a ciò che piace a me.

Significa accogliere con pazienza tutte quelle piccole e grandi Croci che il Signore ci manda: “Questa ferita mentre giocavo a calcio, questa pietanza che non mi piace, questa gita annullata a causa della pioggia… se Gesù lo vuole, lo voglio anche io!”

Molto importante è anche il racconto della vita dei Santi (specie i Santi bambini) che hanno abbracciato la Croce talvolta fino all’eroismo, si pensi a San Tarcisio, San Pancrazio, San Simonino da Trento, San Domenico Savio, Santa Bernadette ma anche i 3 pastorelli di Fatima, o al piccolo martire cristero Josè Sanchez del Rio.

Per ottenere lo spirito di sacrificio occorre abituare i propri figli ai no, alla rinuncia. Educarli a dirsi da soli questo “no” almeno una volta al giorno. Trattenere  una parola poco gentile, rinunciare a qualcosa di buono a tavola, saper obbedire prontamente, fare una preghiera in più, condividere il proprio giocattolo, stare seduto composto sulla sedia, saper essere sconfitto in un gioco senza perdere il buon umore, il tutto per amor di Dio.

Ogni persona ha un suo temperamento. I genitori cristiani devono aiutare il proprio figlio a conoscere poco a poco la sua natura, le sue inclinazioni, affinché vigili su se stesso.  Importantissimo sarà anche quello di nutrire l’intelligenza con convinzioni profonde, senza per questo escludere la grazia dal processo  di formazione del bambino.

Per  limare o correggere gli eccessi, occorre fortificare la volontà con l’abitudine allo sforzo, con la perseveranza e con un combattimento cavalleresco guidato da una retta coscienza. Tutto questo fortifica il bambino e lo fa crescere nelle virtù, per diventare un giorno un cristiano pronto ad affrontare la vita, le sue sfide, i suoi pericoli e le sue lotte per la maggior gloria di Dio, senza dimenticare le parole del  compianto Pio XII :

“Noi apparteniamo alla Chiesa militante. Ed è militante perchè sulla terra i poteri delle tenebre senza posa l’assediano per distruggerla.”

 

 

 

 

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