[LOBBY GAY IN VATICANO] Omoeresia e omopraxia. Perché Bergoglio non chiama i problemi col loro nome?

di Achille Benedettini

Qualche giorno orsono, dopo che era stata resa pubblica la lettera del papa ai vescovi sugli abusi in Cile, “Stilum Curiae” commentava: il papa non vede l’elefante in sagrestia, o non ne parla. L’elefante – e ogni giorno che passa appare più chiaro – è l’omosessualità nella Chiesa. Le cifre sono evidenti: almeno quattro quinti degli abusi sono di natura omosessuale, praticati da preti omosessuali. Allora perché invece il Pontefice, e con lui tutti i corifanti a scendere, salvo qualche vescovo coraggioso, e i laici, non lo dicono; anzi sembra che vogliano evitare a ogni costo di usare quel termine? E parlano di cose vaghe e generali come clericalismo discernimento e altro bla bla? È una linea, ormai è chiaro; non si tratta di coincidenze. Riflettevano su questi argomenti così poco allegri (scrive Marco Tosatti), quando un amico ci ha mandato un articolo molto interessante, firmato da una persona che non conosciamo, ma che ci è stata introdotta proprio da quell’amico. E leggendolo, abbiamo trovato delle possibili risposte. Lo condividiamo con piacere, anche perché è una messe di dati e date precisi, gli uni e le altre, non smentibili. Credo che viviamo tempi veramente molto squallidi e tristi. 

Lobby gay nella Chiesa: possiamo ragionarne?

Era il 2012 quando il prof. Dariusz Oko, docente di Teologia alla Pontificia Accademia di Cracovia, all’Università Giovanni Paolo II, pubblicò un corposo articolo sulla rivista polacca “Fronda” (n. 63, pp. 128-160) in cui parlava di “omoeresia”, intesa come “rifiuto del Magistero della Chiesa cattolica sull’omosessualità”. Rispondendo alla Nuova Bussola Quotidiana, il prof. Oko ricordava che già nel 1989, don Andrew Greeley, scrittore e sociologo cattolico, aveva parlato sul National Catholic Reporterdi Kansas City di “mafia lavanda”, intesa come lobby gay all’interno della Chiesa Cattolica. Da allora, dunque in soli 6 anni, le prese di posizione omoeretiche si sono moltiplicate in maniera impressionante. Una breve e del tutto parziale carrellata conferma l’evoluzione della situazione.

– 6 Ottobre 2016, sulla Gazet van Antwerpen il vescovo Bonny afferma che “In nessun modo possiamo continuare ad affermare che non c’è altra forma d’amore al di fuori del matrimonio eterosessuale. Incontriamo lo stesso amore anche nella vita di un uomo e di una donna nell’esperienza di una coppia gay o lesbica”. È il tipico approccio dell’amore disincarnato, spiritualista, dove ciò che conta è la mens cogitans. Per Bonny il corpo, col suo linguaggio e la sua capacità di esprimere nella complementarietà l’amore fecondo, pare non significare nulla.

– 18 Luglio 2017, intervista del cardinale Blase Cupich alla rivista dei gesuiti America: “Penso che i terminigay e lesbica, LGBT, tutti quei nomi di cui le persone si appropriano per sé stesse, dovrebbero essere rispettati”, disse. Il cardinale ha mai sentito parlare dell’antilingua? Seguendo questa sua teoria sgangherata, per rispetto di chi è nell’industria dell’aborto, si dovrebbe abbandonare quel termine e sostituirlo con “interruzione di gravidanza” e se Tizio si percepisce Tizia, il rispetto della sua persona mi imporrebbe di violare il dono della mia percezione del reale e dunque di me stesso.

– 30 Luglio 2017, il mondo apprende dal vescovo brasiliano di Caicó, Antônio Carlos Cruz Santos, che l’omosessualità è “un dono di Dio”. Lo scopo, aggiunse successivamente, è solo quello di “salvare vite”, appreso l’alto tasso di suicidi tra le persone omosessuali. “Se non è una scelta, se non è una malattia, nella prospettiva della fede può essere solo un dono”, disse nell’omelia a chiusura della festa di Santana, la Domenica successiva alla festa dei Santi Gioacchino e Anna. Ma come ragiona questo? Delle due l’una: o l’omosessualità è un male, allora non può essere un dono di Dio, ma semmai una prova che Dio permette, oppure, se è un dono di Dio, è perché lo si considera solo un modo di esprimere la propria sessualità al pari dell’eterosessualità. Delle due non saprei giudicare qual’è la proposizione più gravemente erronea.

– 13 Ottobre 2017. LifeSiteNews riferisce che il 7 ottobre il vescovo ausiliare di San Diego John Dolan ha celebrato una Messa “per le famiglie della comunità LGBT” alla presenza dei “partner sposati omosessuali” per celebrare i 20 anni del documento del Comitato per il matrimonio e la famiglia della conferenza dei vescovi USA intitolato “Sempre nostri figli: un messaggio pastorale per i genitori di figli omosessuali e suggerimenti per i ministri della pastorale”. Quel documento dovette essere modificato rispetto alla sua versione iniziale per intervento della Congregazione per la Dottrina della Fede. La Messa era stata concelebrata dall’ordinario di San Diego Robert McElroy insieme ad altri 16 sacerdoti nella Chiesa di S. Giovanni Evangelista a Hillcrest, epicentro della vita omosessuale della città.

– 11 gennaio 2018. Il vescovo Franz-Josef Bode, ordinario della diocesi di Osnabrucke vicepresidente della Conferenza Episcopale Tedesca, a proposito del matrimonio gay istituito in Germania, si domandava: “Non dovremmo essere più giusti, dato che in esso ci sono così tante cose positive, buone e giuste? Non dovremmo, per esempio, considerare una benedizione, qualcosa da non confondere con una cerimonia nuziale?”.

–  Non passa nemmeno un mese che la proposta viene reiterata dal cardinale Marx, presidente della Conferenza Episcopale Tedesca e nominato da papa Bergoglio nel C9, il gruppo preposto alla riforma della curia. Così il 3 febbraio 2018, intervistato dal canale B5 della radio bavarese pubblica Bayerischer Rundfunk, Marx dichiarava che Amoris Laetitiaha offerto un criterio generale di carattere pastorale da applicarsi a tante situazioni della vita comune, tra cui le relazioni omosessuali: l’attenzione “alla singola persona, alla sua storia e alle sue relazioni”. Questo criterio può permettere, aggiungeva, di benedire in alcuni casi anche le coppie omosessuali, secondo Il discernimento del sacerdote circa l’opportunità. Fatti, semplici, dannatamente i crudi fatti. Se ne sarebbero potuti evocare altri.

Si sarebbe potuto raccontare della partecipazione alla parata di San Patrizio come gran maresciallo del Cardinale di New York Timothy Dolan e della suaapprovazione alla partecipazione con tanto di logo dell’associazione omosessualista “Out @ NBC Universal”, gruppo di attivisti della NBC che riprendeva la parata. Si sarebbe potuto dire della mancata partecipazione e anzi, della pubblica presa di distanza, del vescovo di Rimini, mons. Francesco Lambiasi, alla processione e rosario in riparazione degli oltraggi durante il gay pride promosso dal Comitato Beata Giovanna Scopelli. Si potrebbe dire delle pressioni esercitate per annullare la veglia di riparazione al gay pride a Bergamo. Si sarebbe potuto raccontare dell’Università dei gesuiti Marquette che aveva sospeso dall’insegnamento il prof. McAdams per avere preso le parti pubblicamente di uno studente bullizzato dalla propria insegnante per avere difeso la visione cristiana del matrimonio. È dovuta intervenire la Corte Suprema dello Stato del Wisconsin per ristabilire la giustizia obbligando l’Università a reintegrare nel suo ruolo il docente, privato dai gesuiti della Marquette del diritto alla libertà di espressione e d’insegnamento. Avrei potuto raccontare del licenziamento di un’impiegata della Loyola Marymount University, anch’essa dei gesuiti, per avere detto a tre membri dell’associazione LGBT del campus impegnati ad appendere i manifesti della settimana arcobaleno, che ci sono solo due generi: maschio e femmina. L’espressione per l’Università è un’espressione di “hate speech”. Il segretario, il gesuita p. Allan Figueroa Deck, gli altri 6 gesuiti che siedono nel consiglio direttivo insieme alle due suore di S. Giuseppe e al membro delle religiose del Sacro Cuore di Maria Vergine Immacolata, non hanno sentito il dovere d’intervenire, se non altro per difendere la parola di Dio del capitolo 1 della Genesi. Oh, quanto altro avrei potuto purtroppo scrivere!

Questi esempi rendono evidente che il pensiero non cattolico, per usare l’espressione del beato Paolo VI, non si è limitato a corrompere il basso clero, ma è pervasivo in coloro che, uniti al Papa, sono i maestri della fede, i vescovi e i membri del senato della Chiesa.

A questo punto è lecito domandarsi: “Ma costoro sono uniti al Papa?”. Oppure, detto altrimenti, i cardinale Müller Sarah Burke, i vescovi Schneider Chaput che dicono cose diametralmente opposte ai prelati omofilici sono fuori dalla comunione col Papa? Attestato che una Chiesa coriandolizzata sulla morale e la pastorale (oltre che sulla teologia sacramentale e dogmatica), non ha più niente di cattolico, cioè di universale, sarebbe logico attendersi che per la salvezza delle anime, la legge suprema della Chiesa, il garante dell’unità della Chiesa indicasse al gregge con chiarezza chi è in comunione con la Sacra Scrittura e la Tradizione della Chiesa e chi no, ma si deve prendere atto che ad oggi così non è stato. Per dirla tutta, i gesti, le nomine e le rimozioni attuate non si può dire che non lascino intendere quale schieramento il Pontefice prediliga, avendo cura di non esporre direttamente la sua persona in un pronunciamento. D’altra parte a Spadaro nella sua prima intervista, era l’agosto 2013, Bergoglio disse: “Sono un po’ furbo, so muovermi, ma è vero che sono anche un po’ ingenuo”. Se tutto questo è più che bastevole a scandalizzare e segno evidente di un male che corrode nel profondo il tessuto della Chiesa, la difesa da ogni patologia non può non partire dall’individuazione della sua eziologia. E i fatti hanno da dire qualcosa a riguardo.

– Si comincia col caso di mons. Battista Ricca, nominato da Bergoglio prelato della sua casa pontificia. Lo scoppio dello scandalo di un uomo messo in una tale posizione nonostante fosse stato colto in fragrante intimità sodomitica, viene sedato dall’icastico ed assolutorio verdetto papale: “Se un gay ha buona volontà e cerca Dio, chi sono io per giudicare?”. E fu così che la distinzione del magistero precedente tra persona con radicata attrazione omosessuale e gay (l’attivista della rivendicazione omosessualista) fu cancellato con un sol fiato in quota.

– Prima del sinodo sulla famiglia monsignor Charamsa, consultore della congregazione per la Dottrina della Fede, fa il suo coming out ed accusa il clero di essere composto per il 70% da omosessuali.

– Era invece il 27 giugno 2017 quando le cronache raccontano che i gendarmi vaticani facevano irruzione nell’appartamento di monsignor Luigi Capozzi, 50 anni, beccandolo fatto di cocaina nel bel mezzo di un festino gay. Il monsignore era segretario personale del Cardinale Coccopalmerio, viveva in un appartamento del palazzo della dottrina della fede che per il suo rango non gli sarebbe spettato, ma si legge che spesso lavorasse fino a tardi col suo superiore il quale lo avrebbe segnalato per la nomina vescovile, provvidenzialmente non giunta a compiersi.

– A fine novembre dello stesso anno scoppia lo scandalo del preseminario San Pio X, il collegio situato a palazzo San Carlo, dentro le mura leonine, dove alloggiano i cosiddetti ‘chierichetti’ del Papa. Anche lì, pare, rapporti omosessuali a go go.

– A fine febbraio 2018 i giornali parlavano di “Preti in tutta Italia protagonisti di festini hard omosessuali” dando conto di un dossier preparato dall’escort gay Francesco Mangiacapra di oltre 1.200 pagine fitte di screenshot di chat e foto pornografiche.

– Il 16 Maggio il quotidiano dei Vescovi Avvenire titolava: “Giornata internazionale. Superare l’omofobia, veglie e preghiere guidate dai vescovi”. A fare da capofila è Palermo, dove, scrive Luciano Moia, “nelle comunità è stata diffusa la preghiera composta dall’arcivescovo e dove è prevista una fiaccolata”. Insieme al capoluogo siciliano anche a Parma, Sanremo, Lucca, Alessandria, Siracusa, Firenze, Torino, Cagliari, Napoli, Reggio Emilia, Genova, Milano, Cremona, si sono svolte veglie anti-omofobia con l’assenso e talora la partecipazione dei vescovi locali.

Così, senza colpo ferire, il movimento LGBT ha portato il mondo cattolico impegnato a pregare con leggiadra evanescenza culturale contro il suo stesso catechismo, considerato omofobico.

– Manco il tempo di tornare da Roma dopo le dimissioni di tutti i vescovi cileni (accettate per tre di questi)  a causa dello scandalo di don Karadima, che il vescovo di Rancagua, il 78enne Alejandro Goic, deve sospendere ben 15 dei suoi 68 preti perché sospetti di fare parte di un gruppo che aveva rapporti omosessuali con giovani di 16-19 anni.

– Quasi in contemporanea dagli USA è scoppiato lo scandalo del Cardinale progressista ed arcivescovo emerito di Washington, Theodore McCarrick, accusato di adescamento in rapporti omosessuali con seminaristi. Tutti quelli della costa est degli Stati Uniti sapevano, ha scritto Rod Dreher. Già, tutti sapevano, ma il protetto di McCarrick, Kevin Joseph Farrell, al tempo vescovo ausiliare a Washington e successivamente fatto cardinale da Francesco, si dice scioccato, non si era accorto di nulla nei 6 anni in cui aveva vissuto nello stesso appartamento. Ma se non si è accorto di una roba del genere che gli avveniva sotto il naso quando era 15 anni più giovane, si può essere scettici che saprà accorgersi di ciò che avviene a distanza oggi che ha 70 anni. Poi però ti ricordi che proprio Farrell, il capo del nuovo dicastero su laici, famiglia e vita, ha scritto la prefazione del libro del gesuita James Martin, quello del bisogna cambiare il catechismo perché l’espressione “intrinsecamente disordinato” riferito all’orientamento omosessuale è inutilmente offensiva, quello che invita a gettare ponti alla comunità LGBT e augura un buon pride, nonostante questi sfilino per le strade irridendo i simboli della religione cattolica. E poi leggi da Rocco Palmo, commentatore di cose vaticane tra i più informati e attendibili, tanto da essere nominato dallo stesso Vaticano nel 2011 come co-presidente della conferenza su blogosfera e social media e membro del consiglio pastorale della diocesi di Philadelphia, che due anni fa egli aveva scritto che Joseph Tobin, vescovo di Newark, deve la sua carriera al cardinale Theodore McCarrick. Secondo Palmo, che racconta di avere l’informazione da due fonti direttamente coinvolte, nel settembre 2016 il cardinale McCarrick aveva inviato una lettera a Papa Francesco segnalando Tobin, un nome fino al momento mai spuntato tra le nomine. A novembre Tobinè stato nominato a Newark e lo stesso mese è stato elevato alla porpora. E poi ti ricordi che che Tobin è quello cheper condurre alla salvezza i gay convenuti nella Chiesa del Sacro Cuore a Newark ha detto loro un bel “Benvenuti”, solo un avvilente “Welcome!”. Insieme a Farrell e al vescovo di San Diego Robert McElroy che è stato già ricordato, monsignor Tobin ha lodato il libro di Martin definendolo “coraggioso, profetico, ispiratore”.

– Il 25 luglio il direttore del National Catholic Register, Edward Pentin, ha dato conto di una lettera scritta da 48 seminaristi della diocesi di Tegucigalpa che hanno denunciato una diffusa rete di pratiche omosessuali nel seminario maggiore con la protezione del rettore. Il vescovo della diocesi, il cardinale Honduregno Oscar Rodriguez Maradiaga, un altro del C9 di Francesco, ha accusato i firmatari di mormorazione, ma lo stesso Cardinale deve difendersi dall’accusa per avere ignorato un mare di prove che denunciavano la condotta omosessuale del suo vescovo ausiliare Pineda, le cui dimissioni sono state accettate da Papa Francesco il 20 Luglio. Maradiaga accusa di falsità i seminaristi estensori della denuncia, ma risulta difficile credere che per il seminario abbia occhi migliori di quelli avuti per il suo vicario generale. Tanto più che il Register ha scritto “di avere ottenuto prove fotografiche di pornografia omosessuale scambiata su Whatsapp tra seminaristi che non hanno sottoscritto la lettera insieme ad altri messaggi osceni”. “Gli scambi”, si aggiunge, “sono stati verificati come autentici da specialisti informatici all’Università cattolica dell’ Honduras che hanno perquisito la memoria del computer e hanno consegnato gli scambi ai vescovi del Paese”.

– La commissione d’indagine ha concluso il suo rapporto sugli abusi di minori e seminaristi da parte del clero in 6 delle 8 diocesi della Pennsylvania in un arco temporale di 70 anni: 301 preti coinvolti, oltre 1.000 vittime, una sistematica opera di occultamento attuata dalle gerarchie documentati in 1.356 pagine che hanno suscitato uno scandalo enorme in tutto il popolo dei credenti. Bene, la risposta di Papa Francesco è stata una lettera in cui, al di là di parole di circostanza, non viene mai menzionata la parola “omosessualità”, nonostante i risultati del gran giurì mostrino in maniera incontrovertibile quanto rilevante sia l’omosessualità nel generare quelle condotte (su un totale di 247 attività predatorie, in 189 casi, il 76,5%, le vittime erano di sesso maschile; di questi 155 in età adolescenziale), né si annunciano misure operative concrete atte a sradicare l’indecente profanazione della castità consacrata.

– Nel rapporto della commissione della Pennsylvania il cardinale Wuerl è citato 200 volte. Secondo la ricostruzione contenuta a pagina 233, nel 1996 padre George Zirwas aveva scritto alla diocesi di Pittsburgh, il cui ordinario era Wuerl, di essere a conoscenza di altri preti coinvolti in attività sessuali illecite. In cambio di queste informazioni Zirwas chiedeva un aumento del suo assegno di sostentamento. Wuerl gli ordinò di documentare per iscritto i nomi dei sacerdoti coinvolti, oppure di dichiarare che non era a conoscenza di ciò che aveva precedentemente affermato. Wuerl avvisò Zirwas di farlo prima di potere ricevere qualsiasi ulteriore aiuto. Zirwas scrisse dunque una lettera di ritrattazione in cui negava di avere conoscenza di altri casi di abusi in diocesi e così ricevette l’aumento richiesto. Con quei soldi ricevuti con regolarità, nonostante avesse abbandonato l’abito, Zirwas si mantenne per anni a Cuba, dove visse in un appartamento dell’Avana con il suo giovane fidanzato cubano, agendo da collegamento per gli stranieri che cercavano uomini prostituti nell’isola. Il 27 maggio 2001 il corpo di Zirwas fu trovato assassinato, ad ucciderlo era stato il prostituto Abel Medina ValdesZirwas, di cui la diocesi aveva ricevuto 6 distinte denunce quale abusatore dal 1987, era parte di una cerchia composta da altri 4 preti di Pittsburgh che usavano fruste e catene su chierichetti adolescenti, resi inermi con droghe e alcol e poi abusati a turno sessualmente.

– E quale segnale della lotta che si intende avviare, pochi giorni fa è arrivata la nomina episcopale del portoghese José Tolentino Calaça de Mendonça, vice-rettore dell’Università Cattolica di Lisbona, il quale a settembre assumerà l’incarico di archivista e bibliotecario di Santa Romana Chiesa. Mendonça, il quale in passato si è dedicato alla cura pastorale delle persone omosessuali, ha scritto la prefazione al libro della suora spagnola Teresa Forcades, “Teologia femminista nella storia”, paragonandola a Santa Ildegarda di Bingham. Piccolo particolare: la Forcades è favorevole alle leggi abortiste a garanzia dell’auto-determinazione e al matrimonio gay. Ancora nel 2016, alla presentazione del suo libro “Verso una teologia dei sensi” Mendonçsi fece affiancare dalla Forcades. Quest’anno Mendonçera stato prescelto da Bergoglio come predicatore del suo ritiro quaresimale.

15.000 firme sono state raccolte per chiedere al papa di bloccare l’intervento di James Martin alla Giornata Mondiale delle Famiglie. Che ieri ha tenuto la sua conferenza, consigliando tutti di non usare il termine sodomia perché ferisce… In occasione dello scandalo pedosessuale cileno papa Francesco scrisse: “Sono stato parte del problema”. Molti oggi si chiedono se egli non continui ad essere parte del problema.

Il 12 Giugno 2005, davanti agli studenti della Stanford University, Steve Jobs, il geniale fondatore di Apple, tenne un discorso in cui disse: “Non puoi mai unire i puntini guardando avanti, li puoi unire solo guardando indietro”. L’ho fatto e il disegno che ne esce fuori è a un tempo chiaro e spaventoso. L’omoeresia ha nella omopraxia il suo carburante principale. Miasmi pestilenziali fuoriescono dalle finestre del palazzo, anche da quelle più alte. Paul Bourget scrisse che bisogna sforzarsi di vivere come si pensa, altrimenti, prima o poi, si finisce per pensare come si è vissuto. La norma che vieta l’ammissione all’ordine sacro per gli omosessuali è in vigore da decenni, ma se siamo in questo stato significa che essa è stata totalmente disattesa. Si è proceduto a nastro nel condurre al sacerdozio candidati evidentemente effemminati nella vana e scellerata convinzione che qualsiasi sia l’orientamento sessuale ciò che importa è non praticare la sessualità. Come se l’omosessualità anche solo psichica non influisse comunque sulla persona di cui il corpo sessuato è parte imprescindibile. La norma è stata reiterata ancora una volta, ma se non verrà implementata attraverso una sorveglianza attiva generale, questa sì da affidarsi a viri probati immuni, con poteri di commissariamento, essa sarà solo una grida manzoniana. A mali estremi, estremi rimedi. I bubboni esplosi mostrano che la presenza di un omosessuale in seminario attrae altri omosessuali più del miele le formiche. Quando gli anglicani e i luterani aprirono alla contraccezione, accadeva che i loro i ministri uxorati avevano un numero di figli medio che era la metà di quello della popolazione generale. Con quella decisione essi ammisero teologicamente ciò che già praticavano con le loro donne. Un sacerdote in privato mi ha rivelato che lui certe cose in seminario le ha viste, aggiungendo poi che quelle cose, durante la notte, fanno rumore. Di fronte alla decadenza dei costumi e alla sirena protestante, la Chiesa seppe rispondere sigillando le proprie orecchie al mondo come Ulisse; giunsero Trento e la controriforma e la Chiesa prosperò. Bisogna essere consapevoli che il recinto è stato abbattuto, i lupi sono dentro e scorrazzano non più camuffati da pecore, ma direttamente da pastori. Per conservare la vita di fede e potere continuare a trasmetterla ai nostri figli dobbiamo combattere i mercenari senza farci ingannare dalle loro vesti. Come ha detto un vescovo, “Sono tra noi, ma non sono di noi”.

FONTE

2 Commenti a "[LOBBY GAY IN VATICANO] Omoeresia e omopraxia. Perché Bergoglio non chiama i problemi col loro nome?"

  1. #bbruno   25 agosto 2018 at 6:23 pm

    Una eresia, fosse anche quella di gran moda chiamata omoeresia , praticata e difesa e promossa da ecclesiastici, conformememnte al “pensiero non cattolico” che li informa, e di cui s’intendeva bene quel Paolo sesto che l’espressione ha usata con cognizione personale di causa, una eresia, qualunque sia, dicevo, pone chi la sostiene automaticamente fuori dalla Chiesa, privandoli quindi ipso facto di ogni autorità, siano essi cardinali arcivescovi vescovi rettori di seminario pretuzzi d’ogni risma. Sperare che il marchio di garanzia venga distribuito da una guida che dichiara la sua incapacità di giudicare in materia, è perdere tempo.

    Questa non è Chiesa: è la tana dell’ ORCO! In questa chiesa il peccato è stato trasformato in grazia, in “dono di Dio”! Non è più la Chiesa dei peccatori chiamati alla santità, ma la chiesa di chi ha giustificato il peccato per non sentirsi peccatori!

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  2. #angela   26 agosto 2018 at 2:09 pm

    Condivido brbuno :la tana dell’orco è pure tana di anticristi . San Giovanni scrive che chi predica un “altro” vangelo lo è. Se tana è pure è sede dell’anticristo che vi siede “sul trono” additandosi capace di giudicare che il male è altro di quanto dice il Vangelo. Semplice equazione a cui sommando la sentenza di san Paolo sull’anatema a chi predica un altro vangelo fosse pure egli stesso, porta a concludere che gli eretici sono fuori della Chiesa. Quindi nessun di questi è Chiesa.

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