di Lorenzo Roselli

 

Secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa inglese Reuters, il Ministro dell’Ufficio Presidenziale ed in passato deputato di primo piano del partito cristiano-democratico Fidesz Gergely Gulyas ha dichiarato che è ferma intenzione del governo Orban togliere ogni tipo di finanziamento pubblico agli studi di genere negli atenei ungheresi di natura statale.
Tale provvedimento, a detta di Gulyas, dovrebbe collocarsi nel piano a lungo termine che il governo si propone per riformare la vita culturale ed intellettuale della nazione, fino ad oggi in mano elle elite liberal-progressiste.
Lo stesso Viktor Orban, all’indomani della vittoria schiacciante dello scorso aprile, aveva dichiarato che il popolo ungherese “gli ha concesso un mandato per costruire una nuova era”.

Gli studi di genere (o più propriamente corsi di ideologia di genere) sono presenti nell’istruzione superiore magiara da almeno una quindicina d’anni e hanno come pioniera la Central European University, la scuola di Master e Dottorati fondata nel 1991 da George Soros.
Struttura che però, essendo privata, non si vedrebbe al momento costretta a smantellare il suo dipartimento di studi di genere.

In ogni caso, negli ultimi anni le lauree in studi di genere sono drasticamente diminuite nel paese motivando ancor di più il Ministero della Presidenza nel proposito di tagliare la loro copertura all’interno del bilancio pubblico.

Il carattere fondativo degli studi di genere è appare pernicioso ed antiscientifico: non si può mettere in dubbio negli atenei statali che la differenza tra uomo e donna sia di natura biologica” ha dichiarato lo stesso Ministro Gulyas all’agenzia Reuters.
“Agli studenti degli atenei statali che hanno già intrapreso questo percorso di studi negli anni precedenti, sarà comunque consentito di terminare il percorso universitario in studi di genere”
ha poi aggiunto Gulyas.

In seguito all’annuncio del provvedimento governativo (di cui non ci è ancora dato a sapere l’entrata in vigore) il consiglio d’amministrazione della Central European University ha rilasciato un comunicato in cui si scaglia contro la volontà del partito Fidesz di condizionare la libertà accademica in Ungheria e dichiara sin d’ora che non rispetterà “alcuna futura direttiva in merito alla modifica dei nostri curricula”.

Commentando la decisione del ministro Gulyas, il sociologo Balint Botond ha scritto sul quotidiano conservatore ungherese Magyar Idok:
“I liberali con le
loro entusiastiche convinzioni a favore dell’ideologia gender hanno già sufficientemente danneggiato la Nazione causando tare irreparabili nelle anime delle generazioni cresciute negli ultimi due decenni.
Dobbiamo combatterli senza compromessi per ottenere una vittoria totale, altrimenti finiranno per distruggerci.”

I segnali provenienti dall’Ungheria continuano ad essere estremamente positivi sopratutto in un’Europa dove i governi sono generalmente ai ferri corti (per non dire in guerra aperta) con la legge morale naturale.

Tuttavia non potremo dirci persuasi delle buone intenzioni di Fidesz e del Governo Orban fintanto che lateranno significative riforme per aumentare la giustizia sociale nel paese in contrasto con l’ancora dominante liberalismo economico.
Inoltre le normative sconsiderate sulla prostituzione permettono ancora alla nazione magiara di essere uno dei leader europei nell’industria pornografica portando ogni anno centinaia di giovani, al margine di un paese ahinoi largamente secolarizzato, nelle grinfie del meretricio e dello sfruttamento.

Affidiamoci a Santo Stefano d’Ungheria affinché possa condurre i governanti ungheresi ad una ricostruzione durevole della nazione magiara e non a qualche (quantunque seducente) fuoco di paglia.