I poteri forti populisti spaventano Monti

di Gabriele Colosimo

Non riesco più a leggere per intero gli articoli della stampa nostrana. Non riesco proprio, sono mal scritti e quasi sempre tendenziosi. Spesso scorro i titoli delle principali testate online senza soffermarmici troppo, gusto per capire cosa vogliono comunicarci il direttore di turno o il quarto potere tutto su direttive di terzi.

Ieri (27 agosto) mi balza all’occhio la foto dell’ex premier imposto Mario Monti, quello che ha preso l’economia italiana a calci per qualche anno. Evito grafici, torte e dati vari: do ormai per assodato che i nostri lettori abbiano capito chi è Monti e di chi abbia fatto gli interessi.

Apro quest’articoletto e leggo quei toni pacati, che dicono tutto e niente, con cui ha sedotto l’europeista sinistroide medio e non solo, guadagnando consensi altissimi (55% nei primi mesi del 2012) prima di buttarsi in politica (8% alle elezioni del 2013).

Il nostro in soldoni ci dice che stiamo sbagliando tutto a fare i duri con l’Europa, proprio ora che potremmo avere il posto privilegiato che ci spetta, adeguato ad un paese fondatore dell’Unione Europea. Prosegue avvertendoci che, così facendo, la Spagna potrebbe, zitta zitta, soffiarci l’ambitissimo posto di tirapiedi di Germania e Francia. Posizione in cui ci stava portando Gentiloni: management francese ovunque (Unicredit, Generali, Telecom e via dicendo), svendita delle acque territoriali e tante altre cosette per compiacere il piccolo banchiere “molestato” da Brigitte. In cambio di cosa? Di supporto con la Germania per sforare il deficit. E di qualche cosa più terra-terra, ça va sans dire.

I “populisti”, invece, il banco vogliono farlo saltare e a ragione. Ciò che preoccupa Monti è che evidentemente i sovranisti non sono i quattro scappati di casa che Fake News Repubblica vuol farci credere. Dietro ci sono capitali, c’è organizzazione, c’è un piano ben preciso di riforma (o distruzione?) dell’Europa per come la conosciamo. E i veri “capi” italiani non sarebbero Salvini e Di Maio.

Dietro al progetto c’è Steve Bannon, coordinatore della campagna elettorale di Trump e ideologo dei movimenti populisti, che starebbe reclutando in Europa per creare un fronte “conservatore” o comunque contrapposto al vomitevole progressismo che ci ha accompagnato nell’era Obama.

Ufficialmente Bannon e Trump hanno litigato, ma nessuno tra i più smaliziati ci ha creduto più di tanto. Del resto perché Bannon dovrebbe annunciare un progetto di espansione che nel metodo è del tutto simile a quello che ha caratterizzato gli 8 anni obamiani, ma vicino alle idee che hanno fatto stravincere Trump?

Come mai Trump ha accolto con tutti gli onori Conte, elogiandolo anche oltre il dovuto, dato che è poco più di un passacarte senza alcun potere politico?

Come mai le ONG sono ormai tutte ferme, con tanto di bandiera ritirata dagli Stati che l’hanno concessa (!) a soli tre mesi dalla nascita del governo gialloverde?

Come mai anche in Svezia (elezioni il 9) si teme l’onda populista?

Non vorrei esser troppo azzardato, ma sospetto che le mutate condizioni politiche possano aver favorito anche l’attacco a orologeria di Viganò. Del resto la “catholic spring” è una creatura clintoniana\obamiana. E già parecchi sono andati in pressing su Bergoglio per chiedere chiarezza, tra cui mons. Schneider e il presidente della Conferenza Episcopale USA.

 

Vedremo come andrà a finire, ma sembra che ci sia, finalmente, un’inversione di tendenza. Sembra che le preoccupazioni di Monti siano davvero fondate. Sembra che a breve tutta la marmaglia liberal tornerà nelle fogne, non solo in Italia.

Ma bisognerà vigilare, perché anche il sovranismo ha i suoi limiti.

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