Newman poeta e romanziere

di Luca Fumagalli

John Henry Newman (1801-1890) non ha certo bisogno di presentazioni. Intellettuale di punta dell’anglicano Movimento di Oxford, si convertì in seguito al cattolicesimo, divenendo un rispettato sacerdote e un teologo di fama internazionale. Dopo una vita intera spesa presso l’Oratorio di Birmingham, tra la curatela delle anime e i libri del suo studio, in tarda età venne omaggiato da Leone XIII con la berretta cardinalizia. Newman è di gran lunga il convertito inglese più famoso degli ultimi due secoli.

Se l’opera saggistica di Newman, costituita da testi dottrinali, apologetici e devozionali, è celeberrima – i suoi volumi continuano a essere tradotti e stampati in numerosi paesi -, meno nota è la sua produzione letteraria, che comprende un discreto numero di poesie e due romanzi.

Quantunque il vero e proprio revival della letteratura cattolica britannica inizi negli ultimi anni del XIX secolo, Newman fu comunque tra i migliori poeti cristiani del tempo. Nei componimenti del cardinale, per fortuna, manca quel sentimentalismo un po’ d’accatto che caratterizzò invece la maggior parte dei versificatori cattolici suoi contemporanei.

Il suo capolavoro, il lungo poema The Dream of Gerontius (1865), è inspirato al rito delle Esequie. Si tratta della raffigurazione di un’anima che, dopo la morte, abbandona il corpo per giungere in Paradiso. Di sicuro effetto, inoltre, è l’inclusione nel testo di ampi stralci della liturgia. Due passaggi del componimento sarebbero diventati gli inni più famosi di Newman: “Praise to the Holiest in the height” e “Firmly I believe and truly”. Verses on Various Occasions (1868), invece, è una raccolta poetica del periodo pre-conversione, che annovera la bellissima lirica “The Pillar of Cloud”.

I romanzi di Newman, pur non essendo allo stesso livello dei suoi versi, non sono affatto male. Loss and Gain. The Story of a Convert (1848) – pubblicato in Italia col titolo di Perdita e guadagno – è un lavoro ottimo se paragonato alla narrativa cattolica coeva. Nelle intenzioni del cardinale il libro doveva essere una risposta alle provocazioni contenute nel romanzo From Oxford to Rome: And How It Fared With Some Who Lately Made The Journey (1847) di Elizabeth Furlong Shipton Harris. In esso, infatti, seppur velatamente, i convertiti come lui, specie quelli provenienti dalle fila dell’anglo-cattolicesimo, venivano accusati di scarsa integrità morale. Newman non esitò, e già come aveva fatto al tempo della polemica col reverendo Charles Kingsley, diede corpo a un’opera di fascino e di grande forza apologetica.

Loss and Gain, difatti, non è altro se non il racconto, parzialmente autobiografico, della conversione di uno studente di Oxford. Sulla scia dei cosiddetti “conversion novel”, di moda in Francia e in Inghilterra, la trama svela tutta la sua qualità nella minuziosa indagine dei moti dell’anima di un ragazzo che sta per fare il grande passo verso la Chiesa di Roma. I molti dialoghi mostrano gli sviluppi intellettuali del protagonista, mentre alle sue riflessioni e ai suoi pensieri sono affidate le descrizioni dei dubbi e delle certezze che albergano nel suo cuore. Il titolo, non a caso, mostra la sfida che ogni convertito si trova ad affrontare: la rinuncia della vecchia vita, magari fatta di vantaggi e privilegi, per abbracciarne una nuova, più vera.

Callista: a Sketch of The Third Century (1856) – non più stampato in Italia da parecchi anni – è, al contrario, un romanzo mediocre. Il libro apparteneva a quella collana narrativa dedicata ai primi martiri cristiani che il cardinale Wiseman, allora primate della Chiesa in Inghilterra, aveva ideato come strumento di propaganda (lui stesso vi aveva contribuito con Fabiola: A Tale of The Catacombs, opera del 1854 recentemente ripubblicata da Radio Spada nella sua versione integrale). Callista, che narra le difficoltà che una ragazza attratta dal cristianesimo deve affrontare in una società pagana, con tutto il portato psicologico di drammi e incertezze, costituisce una sorta di controparte storica, e più cruda, di Loss and Gain. In Callista manca tuttavia la limpidezza tipica della prosa di Newman, e il testo è scritto in un inglese troppo cervellotico, in uno stile pseudo-storico.

Il Newman poeta e romanziere, anche se oggi quasi del tutto trascurato a favore del Newman teologo, per quanto marginale, fu comunque uno degli ispiratori della moderna letteratura cattolica britannica, che sarebbe fiorita proprio negli anni immediatamente successivi alla sua scomparsa. Il suo sole illuminò molti scrittori – tra cui il francese Paul Claudel – che furono attratti dalla grandezza del suo pensiero e dalla buona qualità letteraria dei suoi lavori maggiori, pregni di spiritualità e, soprattutto, di Verità.

Un commento a "Newman poeta e romanziere"

  1. #bbruno   9 Ago 2018 at 11:12 am

    e contestatore dell’infallibilità pontificia, quindi un ‘cattolico’ sui generis.. ( certo, le radici anglicane …)

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