Per il discernimento degli spiriti, le conferenze di Padre Barrielle: i segni più difficili da cogliere (III)

Conferenze di padre Ludovic Marie Barrielle trascritte dal magnetofono (volutamente conservato lo stile parlato), Ecône, 11 febbraio 1981, Festa della Madonna di Lourdes. Padre Barrielle, che fu figlio spirituale di padre Vallet (celebre riformatore degli esercizi spirituali nella formula dei “5 giorni”), raggiunse Mons. Lefebvre e trasmise efficacemente alla Fraternità Sacerdotale San Pio X questo prezioso tesoro. Grassettature nostre. [RS]

Regole per il discernimento degli spiriti della seconda settimana

Altre regole che trattano più a fondo la stessa materia del discernimento degli spiriti.

Queste regole convengono soprattutto alla seconda settimana. Le regole del discernimento degli spiriti della prima settimana sono regole elementari per tutti, peccatori, incipienti, anime progredite. Ma, ordinariamente, con le anime progredite nelle vie della vita interiore, il demonio agisce in un modo più sottile. Allora diventa più difficile sventare i suoi piani perché, in generale, tenta queste anime sotto l’apparenza del bene. Non propone loro di compiere il male, ma di fare il bene! Co-me resistere a un simile invito? Si ha il diritto di rifiutarsi di compiere il bene? Non sarebbe questa pusillanimità? Lassismo?… Tuttavia, quante anime, quanti apostoli zelanti, quali grandi opere sono state gettate al vento per delle buone ragioni abilmente presentate dal seduttore trasformato in «angelo di luce».

Queste regole saranno utili ad ogni anima generosa, anche se cammina ancora nella via ascetica (ascesi vuol dire combattimento. La via ascetica è la via di chi, con l’aiuto dello Spirito Santo, sempre indispensabile per agire sul piano soprannaturale, vive nella via ordinaria delle virtù cristiane).

Queste regole saranno maggiormente utili, a coloro che Dio ha già elevato nella via mistica (è quando Dio conduce l’anima completamente abbandonata in Lui, più con i doni dello Spirito Santo che con le battaglie ordinarie). Queste regole saranno utili, infine, anche in occasione di casi mistici, miracolosi, di visioni, di stati mistici, estasi (che non sono tanto dei segni di santità, – «altrimenti, diceva umoristicamente san Bonaventura, bisognerebbe dire che Balaam era un santo, come pure la sua asina» – quanto dei segni voluti da Dio per il bene del popolo). Stati miracolosi che non si devono desiderare, perché sono spesso accompagnati da terribili prove e anche perché, se l’anima non è distaccata da tutto, queste grazie possono farle del male. Padre Vallet diceva: «Noi tutti siamo chiamati all’unione mistica ordinaria, a cui lo Spirito Santo ci conduce con i suoi doni, ma non tutti sono chiamati all’unione mistica miracolosa. Benché se Dio chiama qualcuno, costui deve accettare umilmente e con grande fedeltà».

Che si tratti di via ascetica o di via mistica, di unione mistica ordinaria o di via straordinaria, visioni, estasi, ecc. queste regole, che richiedono un esame approfondito, possono aiutare molte anime sia a rassicurarsi, sia a sventare le insidie del demonio, facendoci notare, se non tutto, almeno i segni che svelano lo spirito buono e quelli che svelano lo spirito cattivo. Inutile dire che bisogna accompagnarle con le preghiere e la docilità allo Spirito Santo, altrimenti si cadrà spesso nei lacci del demonio. Ragione di più per meditare queste regole, dette della seconda settimana. Troppo spesso si parla alla leggera di grazie «gratis datae» (estasi, miracoli, visioni, ecc.) sia in un senso che nell’altro. Gli ecclesiastici e i dotti sono portati a negarle o a deriderle (spesso per la paura di passare per creduloni). Altri s’affannano alla ricerca del meraviglioso e pensano che la Santa Vergine ci porti qualcosa di nuovo che la Chiesa non avrebbe ricevuto dal suo divin Figlio, come se la Rivelazione non fosse terminata con la morte dell’ultimo apostolo…

Il dotto Gersone, l’abbiamo visto, derideva le visioni di santa Caterina da Siena e voleva che il concilio di Costanza condannasse tutte le sue rivelazioni e visioni, e ordinasse di non parlarne più. Al tempo di santa Teresa d’Avila, tutti i dotti di Avila si riunirono per discutere sulle visioni di Teresa e conclusero all’unanimità che questi favori non venivano da Dio. Le inviarono anche una delegazione per notificarle che era stata ingannata dal demonio e che doveva fare di tutto per uscire da questa via che era un’illusione.

Una delle maggiori difficoltà che incontrò la diffusione della devozione del Sacro Cuore, fu dovuta al fatto che nostro Signore aveva voluto servirsi di un’umile religiosa della Visitazione per chiedere questa festa, il primo venerdì del mese, la consacrazione, ecc.

Tuttavia nell’Antico e nel Nuovo Testamento, queste ineffabili relazioni di Dio con certi uomini sono narrate spesso… è vero che non bisogna essere troppo creduloni. San Pietro, nella sua seconda lettera, dopo aver ricordato la visione del Tabor, dà la grande regola che dobbiamo fissare e tener presente prima di ogni racconto meraviglioso: Sed habemus firmiorem propheticum sermonem. Altrimenti detto: «Abbiamo, prima di ogni rivelazione privata, la santa Chiesa gerarchica ufficiale, con il deposito della fede». Ecco quello che sarà il grande segno per esaminare se una visione viene da Dio o no. Ma attenzione, quando entrano in gioco le passioni, molti vorrebbero far credere che l’autentica gerarchia ha parlato anche quando in realtà è solo un detentore di una parcella di questa gerarchia che è andato oltre le sue funzioni.

Il Papa, parlando ex-cathedra, è infallibile. Un vescovo, pur essendo l’autorità gerarchica nella sua diocesi, non è necessariamente infallibile. Un vescovo può emanare leggi territoriali, e sul suo territorio gli si deve obbedire (almeno i suoi soggetti). Per gli stranieri, il Diritto Canonico specifica che in qualche caso, quando sono di passaggio, sono tenuti in coscienza ad obbedire a queste leggi, in altri casi invece no. Ma un vescovo non può pronunciarsi ex-cathedra (se non c’è niente contro la fede e i costumi) circa la verità di un particolare favore divino, di una visione, ecc. Il Sant’Uffizio che condannò due volte Padre Pio, ha ora autorizzato l’introduzione della sua causa di beatificazione.

Altrimenti detto, l’obbedienza vera e la regola della fede sono una doppia regola per giudicare la falsità di una visione. (E ancora bisogna esaminare la cosa in modo approfondito). Circa l’autenticità della grazia miracolosa personale, sarà spesso impossibile averne la certezza. E la santa Chiesa, pur favorendo gli atti pubblici di devozione, pellegrinaggi ecc., e vieta di pronunciarsi sul fatto.

In materia di mistica non si possono fissare regole generali. Dio è il Padrone e agisce come gli piace!

Le regole del discernimento degli spiriti di sant’Ignazio ci aiuteranno ad agire prudentemente in ogni caso, sia ascetico che mistico ordinario o mistico miracoloso.

Prima regola n° 329

329 – è proprio di Dio e dei suoi angeli dare nelle loro mozioni, vera allegrezza e gaudio spirituale, rimuovendo ogni tristezza e turbamento che il nemico induce. Al contrario è proprio del nemico combattere contro tale allegrezza e consolazione interiore, portando ragioni apparenti, sottigliezze e continue illusioni.

San Paolo (Gal 5, 22) ci indica i frutti dello Spirito Santo (12 nella Volgata e 9 nel testo greco): innanzi tutto la carità, la pace, la gioia. Dio e i “suoi angeli infondono nell’anima la pace, la gioia (ma sant’Ignazio specifica: la vera allegrezza); la vera gioia spirituale è da distinguere bene da quella torbida, dissipata e dissipante; ad esempio quelli che dicono: la religione cristiana è una religione di gioia, evviva il ballo, dunque, viva la dissipazione, la promiscuità, ecc.! Attenzione, non confondete. Non è questa la vera allegrezza. Il demonio quando arriva, si sforza (non sempre ci riesce, soprattutto se l’anima è completamente abbandonata allo Spirito Santo) di cacciare quella pace, quella gioia, tenta di turbare l’anima, la rende triste… poiché lui è l’eternamente triste. Un modo di constatare la sua vicinanza sta nel sentirsi pervadere dalla tristezza. Ma come fa? Lo vedremo.

«Portando ragioni apparenti». Che non sono vere ragioni. Molti ci cascano, ma esse non provano niente. Uno dei pericoli attuali che turba la Chiesa e getta la società nella più grande confusione che si possa riscontrare nel corso dei secoli, è proprio questo gioco delle ragioni apparenti che turbano molti buoni cristiani, preoccupati di essere fedeli al loro dovere, e li impediscono di reagire; ad esempio, il catechismo eretico che taluni vogliono imporre alla santa Chiesa e che la Chiesa stessa ha condannato più volte. Con il pretesto molto bello dell’adattamento del metodo di insegnamento (il che è una buona cosa), con il pretesto che è stato fatto pubblicare da una commissione o sottocommissione (che non sono controllate), si fa credere agli stessi vescovi che, poiché fanno parte della collegialità, devono accettare e pubblicare quanto è edito dalla sottocommissione. Poi si fa credere ai fedeli che in coscienza sono tenuti ad accettare, sotto pena di disobbedienza, ciò che il loro vescovo ha pubblicato.

Si insinua anche (e certi osano dirlo) che il concilio Vaticano II ha cambiato la fede: è una dottrina prettamente modernista. Si arriva persino a minacciare i librai di escluderli dalla distribuzione qualora osassero vendere ancora i catechismi di una volta. Qui ci troviamo innanzi ad un caporalismo nazi-ecclesiastico fra i più contrari alla giustizia, e ad un grave abuso di autorità.

E il gioco è fatto. Ora, analizzate.

Anche se un vescovo (che Dio non voglia!) ordinasse di tacere le verità necessarie alla salvezza, quest’ordine sarebbe nullo. E non solo i vescovi non obbligano a compiere questa omissione, ma loro stessi affermano che il nuovo catechismo è stato pubblicato di sorpresa e contro la loro volontà.

E le sottocommissioni che tentano di imporcelo fanno ragionamenti che sarebbero esatti se:

I. Fossero stati i vescovi ad averlo imposto (e non è così).

2. Si trattasse di ordini che avrebbero avuto il diritto di dare. Ora, i vescovi non hanno l’intenzione di dare ordini eretici.

Ecco la mistificazione!

– Come, non distribuite la comunione nella mano?… Osate disapprovare questo? Allora siete contro il vostro vescovo?

– Ma il mio vescovo aveva risposto di essere contrario alla comunione nella mano. E il Santo Padre ha fatto notare che anche la maggior parte dei vescovi era contraria. E poi l’autorizzazione era data solo per i luoghi dove l’uso era già stabilito, mentre qui l’uso della comunione nella mano non esisteva, è vero che gli innovatori hanno subito azionato le batterie; il vescovo fu avvertito di non andare contro la collegialità, e così ha pubblicato questa autorizzazione. Ben presto «qualcuno» impose alle religiose e ai bambini di obbedire al concilio. Poi, minacce ai parroci che «disobbedivano» al vescovo e al concilio… Tutto questo viene da Dio?

– Da parte mia, credo di no.

Esempio di un parroco di campagna molto zelante e ingannato da una di queste mistificazioni dell’Azione cattolica. Mi è capitato mentre ero in una parrocchia a predicare; come mi vede, il parroco mi pone una domanda:

– Padre, ho un caso di coscienza. La Federazione (della Gioventù Cattolica) ha ordinato la «penetrazione» ai balli per ragioni di apostolato. Ho obbedito. Bisognava obbedire, non è vero? Anche se non mi andava a genio, di mandare i giovani a ballare. Ora sono stufo. In seguito i miei giovani hanno preso gusto al ballo, ve n’è uno che è anche passato al comunismo, e gli altri non si comunicano più la domenica mattina. Che ne pensa, Padre?

Gli ho risposto:

1. Lei non ha obbedito, signor parroco. Chi comanda qui?… Prima di tutto il vescovo. Ora, ogni anno, in questa diocesi, il vescovo proibiva ufficialmente il ballo ai giovani. E in quell’anno aveva ribadito la proibizione in due occasioni.

2. Ragioni apparenti: signor parroco, non può incontrare questi giovani all’uscita della Messa? In un bar? O quando sono nei campi? Crede forse che il momento più propizio per convertirli sia necessariamente quando hanno una ragazza tra le braccia?

3. Regresso: uno passato al comunismo. Gli altri non si comunicano, non hanno più voglia di comunicarsi, hanno voglia di ballare. Quante ragioni apparenti! Quante sottigliezze! Quante continue illusioni! Il pescatore che si fa prendere dal pesce! Conoscete la storia…

Seconda regola n° 330

330 – è solo di Dio nostro Signore dare consolazione all’anima senza causa precedente, perché è proprio del Creatore entrare nell’anima, uscire e destare mozione in essa, traendola tutta nell’amore, di sua divina Maestà. Dico senza cause, cioè senza che sia preceduta dal sentimento o conoscenza di alcun oggetto, per cui tale consolazione venga mediante i propri atti di intelletto e volontà.

Vedete, solo Dio può fare miracoli… veri miracoli, senza causa precedente. Dio solo può creare, ovvero fare qualcosa dal nulla. Solo Dio può dare e rendere la vita. Ogni volta che gli spiriti, angeli o demoni, fanno qualcosa, non possono però creare o fare dal nulla. Devono servirsi di qualcosa, non fosse che un raggio di sole. Bisogna sapere che i demoni possono compiere certi miracoli secondari che, a dire il vero, non sono veri miracoli: lo sono in rapporto a noi, è in questo senso che essi sono più intelligenti di noi, più potenti di noi. Ma un vero miracolo, senza servirsi di niente, solo Dio lo può fare.

Per esempio: solo Dio può risuscitare un morto, un vero morto. Ma un fachiro che non è un morto, potrà essere mantenuto in vita dal demonio per un intero anno in una bara, come se fosse morto, e poi riportato in vita. Ma se il fachiro fosse veramente morto, il demonio non potrebbe restituirgli la vita. Similmente, solo Dio può fare certi miracoli a distanza senza l’uso preliminare di qualche oggetto; ad esempio, far vedere senza il senso della vista, restituire alla vita un bimbo fatto a pezzi, come accadde a san Vincenzo Ferreri quando resuscitò il bambino della ostessa folle. Dio solo può farlo.

Ma sollevare a trecento metri d’altezza Simon Mago, se noi non possiamo farlo, degli spiriti non soggetti alla legge di gravità possono benissimo farlo. Il fatto capitò ai tempi di san Pietro e ci è raccontato da san Clemente papa. San Pietro aveva inviato un giovane sacerdote, che doveva poi diventare il suo primo successore (san Lino, il secondo Papa), per essere testimone del fatto. Simon Mago, per opporsi a san Pietro, aveva annunziato che in quel giorno, alla tal ora, sarebbe salito in cielo da una certa piazza pubblica. All’ora convenuta la piazza era piena di gente. Simon Mago arriva e… oplà, sale in aria per trecento metri. Miracolo! Vedremo tuttavia che il demonio non può fare miracoli senza il permesso di Dio. E infatti, giunto a trecento metri di altezza, Dio ordina al demonio di lasciarlo e Simon Mago precipita, sfracellandosi al suolo fra lo stupore dei presenti.

Si riconoscono i prodigi, più che i miracoli, del demonio, da quattro segni, è importante saperlo per non lasciarsi ingannare da questi pseudo-miracoli.

1. I demoni non possono compiere miracoli veri, ma solo miracoli relativi a noi, nel senso che superano le nostre capacità naturali.

2. I loro miracoli non sono per il bene; ad esempio, le streghe che inaridiscono le mammelle delle mucche, ecc.

3. Generalmente questi pseudo-miracoli sono a favore della cattiva dottrina; ad esempio, Apollonio di Tiana che faceva danzare le statue, i maghi, ecc.

4. I demoni possono fare miracoli solo col permesso di Dio. Non un minuto di più. Come Dio ordinò al demonio di lasciare Simon Mago, questi cadde davanti a quella folla, stupita prima di vederlo salire al cielo, e poi più stupita ancora di vederlo cadere.

Ma perché il Buon Dio permette al demonio di compiere questi pseudo-miracoli? Per punire quelli che non vogliono accettare i veri miracoli e che, per contro, cascano davanti alle magie di una strega. Perdam sapientiam sapientium et prudentiam prudentium reprobabo. Bisogna saperlo: «Distruggerò la sapienza dei savi, annienterò l’intelligenza dei dotti» (1 Cor 1, 19).

I demoni possono imprimere false stigmate, possono permettere sudore di sangue, portare un’ostia dalla mano di un sacerdote alla bocca della veggente. Questo il demonio può farlo, come del resto anche l’angelo. Come dice san Giovanni (1 Gv 4, 1): «… Non vogliate credere ad ogni spirito, ma esaminate prima se tali spiriti provengono da Dio». Anche i demoni possono agire sulle facoltà sensibili, ma non possono entrare nella nostra anima per farla acconsentire. Come è buono il Signore ad avere salvaguardato la cittadella della nostra anima! Il demonio non può sapere ciò che pensiamo, a meno che non glielo manifestiamo. Non può obbligarci a dire di sì; noi rimaniamo liberi.

E se Dio gli permette qualche volta di possedere qualcuno, di prendere, per così dire, le leve di comando di una persona, il demonio non può però obbligare questo posseduto ad acconsentire. Ecco perché le ossessioni in cui il demonio sollecita dal di fuori al male, in modo talvolta prodigioso, sono più temibili della possessione in cui l’anima è testimone di ciò che il demonio opera nelle sue facoltà, ma di cui non è responsabile, dato che sono i demoni ad operare.

«Senza causa precedente»

Ad esempio: la beata Anna Maria Taigi, mentre si trova in cucina, riceve ad un tratto ispirazioni sulla SS. Trinità; va a trovare il suo confes-sore e gli confida le illuminazioni avute. Il confessore le chiede:

– Avete forse letto un libro sulla SS. Trinità? … Avete appena ascoltato una conferenza?… Siete passata davanti alla chiesa?…

– No, è stato improvviso…

– Non vi sono cause precedenti: viene da Dio!

Terza regola n° 331

331 Quando una causa ha preceduto la consolazione, tanto l’angelo buono come il malvagio possono esserne l’autore, ma per fini contrari. Il buon angelo ha in vista il profitto dell’anima, perché cresca e salga di virtù in virtù. L’angelo malvagio, al contrario, vuole sempre bloccare i suoi progressi nel bene per poi attirarla nella sua intenzione colpevole e perversa.

All’inizio non vediamo chi ci spinge, ma è dai frutti che si riconosce l’albero. Non va dimenticato il principio: il demonio in fondo vuole indurci al male, anche se all’inizio ci spinge verso il bene; è per questo che si dice: «Talvolta il meglio è nemico del bene».

Lo spirito buono, al contrario, non vuole che il bene. Bisognerà dunque stare molto attenti, osservare da vicino e per un certo tempo.

Quarta regola n° 332

È la trappola che prepara il demonio, quando questi vuole ingannare un’anima fervente… Non le propone il male: l’anima fervente reagirebbe. Le propone di fare il bene. Ma non un bene qualsiasi: un bene che corrisponde ai suoi gusti personali. Infatti è bello fare ciò che si sa ben fare. E dopo, poco a poco, la fa deviare.

332 – E’ proprio dell’angelo malvagio, quando si trasforma in angelo di luce, entrare nei sentimenti dell’anima devota e finire con ispirarle i propri. Così incomincia con insinuare a quest’anima buoni e santi pensieri, conformi alle sue disposizioni virtuose, ma poi, a poco a poco, cerca di trarre l’anima ai suoi inganni occulti e di farla consentire alle sue perverse intenzioni.

Ad esempio, si rivolge ad un prete zelante: «Perdi troppo tempo nella contemplazione, le anime aspettano». E gli fa trascurare l’orazione. Oppure, durante l’orazione, invierà ad un sacerdote poeta alcune belle rime per fare un cantico alla SS. Vergine. Ad un matematico non invierà delle rime, bensì un problema tanto difficile da fare impallidire Einstein. Ad un apostolo, invierà piani mirabolanti di conferenze per convertire folle intere, ecc.

Il demonio è riuscito ad ingannare diverse volte il curato d’Ars. Cosa avreste fatto voi, per ingannare il curato d’Ars? Probabilmente gli avreste inviàto una misera prostituta. Ma pensate un po’, il santo curato l’avrebbe convertita, senza peccare… Il demonio è più sottile. Ha scrutato da vicino le virtù del curato d’Ars, il suo odio per il peccato, il suo amore per la penitenza, l’amore alla preghiera. Ed ecco, ve n’è abbastanza:

Vai nella Trappa a piangere i tuoi peccati. Vai a fare lunghe penitenze, dedicati alla vita contemplativa!

Il curato d’Ars si è lasciato ingannare. Fu ingannato almeno due volte.

Quinta regola n° 333

È la regola d’oro che permetterà di scoprire la coda del demonio.

333 – Dobbiamo esaminare con molta cura il processo dei pensieri. Se l’inizio, il mezzo e il fine sono tutti buoni e tendono pienamente al bene, è segno che procedono dall’angelo buono; ma se il corso dei pensieri che ci sono suggeriti termina a qualche cosa cattiva o che distrae, o meno buona di quella che l’anima aveva prima proposto di fare, o se questi pensieri infiacchiscono o inquietano o conturbano l’anima, togliendola pace, la tranquilli-tà e la quiete che prima aveva, è chiaro segno che essi procedono dal cattivo spirito nemico del nostro profitto e della nostra eterna salute.

Non bisogna guardare le cose superficialmente. L’intenzione e il fine, visibilmente buoni, non devono farci concludere subito che «viene da Dio». La cosa potrebbe venire dal demonio, soprattutto se si tratta di grazie apparentemente miracolose. Il demonio può impiegare tutta la sua abilità, che sappiamo grande, per ingannarci… e poi nei due sensi: sia per far credere che tale mistificazione viene da Dio, sia per indurre poco a poco, le anime coraggiose a scoraggiarsi o a cadere nell’errore; come anche per svalutare una vera azione di Dio, un vero santo… (se Dio lo permette).

Questa regola delicata ma molto sicura è fondata sul principio di morale: Bonum ex integra causa, malum ex quocumque defectu. Perché qualcosa meriti l’aggettivo di buona, occorre che sia perfettamente buona, perché sia cattiva basta che vi sia qualcosa di cattivo. Ad esempio un ottimo dolce, un ottimo vino, se ad essi è mescolato qualche grammo di stricnina o solo qualche goccia di petrolio non meritano l’epiteto di buono. Perché una cosa sia chiamata cattiva, basta che abbia qualcosa di cattivo; ad esempio, una buona minestra bruciata, un bell’abito di seta sul quale è caduta qualche goccia d’olio (almeno, fin tanto che non sarà smacchiato non potrà essere utilizzato) ecc. Del buon Chianti messo in un bidone di benzina, sarà un disastro, ecc. Dunque, ascoltiamo sant’Ignazio: «Se il principio e il mezzo sono buoni, non ci si può ancora pronunciare; se anche il fine è buono, attenzione!». E sant’Ignazio specifica, per non lasciarci ingannare: «Se tutto in essa è buono allora procede da Dio». Ma se il seguito dei pensieri suggeriti finisce per incontrare qualcosa di cattivo allora è segno che non viene da Dio. Ad esempio, nel caso del parroco che abbiamo citato poco prima, uno dei giovani è passato al partito comunista; il consiglio di incrementare i balli, dato con buona intenzione, è cattivo o dissipatore (hanno preso gusto al ballo) o meno buono di quanto ci si era proposti di fare (non si comunicano più): questo non può venire da Dio.

Sant’Ignazio approfondisce i segni più difficili da cogliere. Se questi pensieri indeboliscono la nostra anima, l’inquietano, la turbano, le tolgono la pace… la tranquillità di cui godeva all’inizio, è un segno evidente che procedono dal cattivo spirito.

A Parigi sant’Ignazio ebbe questo pensiero: «Tu che vuoi fondare un ordine, che vuoi influenzare la classe dirigente in pieno secolo umanista, devi lavorare per diventare un distinto latinista. (E fin qui niente da dire!). Dunque, anche tu devi comperare e leggere un’opera del canonico Erasmo così lodato da tutti». Doveva dunque, prima di tutto e ad ogni costo, leggere questo libro. E sant’Ignazio comprò il libro «Miles Christi». Ogni giorno ne leggeva qualche pagina. Era, in effetti un buon latino… Dopo qualche tempo però, Ignazio si accorse che da quando leggeva Erasmo, non aveva più il suo fervore, la sua abituale compunzione. Fece qualche controprova e finì col rinunciare ad Erasmo. Qualche anno dopo si comprese il male che aveva fatto alla gioventù il paradossale scrittore e il suo libro fu condannato. Ignazio l’aveva capito perdendo la sua soavità.

Abbiamo anche l’esempio di Maddalena della Croce che, all’inizio del secolo di santa Teresa, aveva ingannato tutta la Spagna. Si innalzava per aria, l’ostia partiva dalla mano del sacerdote per posarsi sulle sue labbra, in certi giorni le comparivano le stimmate, sudori di sangue, annunciò che Francesco I era stato battuto a Pavia e si era consegnato ai soldati spagnoli (allora non c’era il telegrafo). Di lì l’entusiasmo. Popolo, sacerdoti, vescovi, imperatore, imperatrice, tutti la veneravano e la consultavano.

Un visitatore apostolico inviato da Roma, entrato nella clausura, fu colpito da una serie di inezie. Fece parlare ciascuna delle suore e sopra tutto la Madre badessa, la stessa Maddalena della Croce, che finì col confessargli che sin da quando era pastorella, aveva dato la sua anima al demonio in cambio di poter compiere prodigi. E la cosa durava da trent’anni. La risonanza di questi pseudo-miracoli era dovuta al fatto che erano prodigi relativi a noi. Un demonio può benissimo portare l’ostia, andare in un batter d’occhio da Pavia a Cordova, sollevare qualcuno o farlo sanguinare, ecc.

La stessa cosa capitò qualche anno più tardi a Parigi. Una domestica tuttofare chiamata Nicole Tavernier faceva «miracoli», diciamo prodigi. Annunciava avvenimenti a distanza, da Parigi si trovava trasportata a Tours e due ore dopo era nuovamente a Parigi. Tutti correvano da lei ed ebbe perfino l’ardire di far ordinare dall’arcivescovo una processio-ne pubblica, alla quale prese parte il Parlamento francese.

Intanto, una vera santa, madame Accarie (che diventerà la beata Maria dell’Incarnazione, carmelitana) diceva: «No, Dio non c’entra!». Lei sì che aveva ragione. Nicole finì miserabilmente e divenne ugonotta. Madame Accarie, infatti, l’aveva sorpresa in flagrante delitto di menzogna e di autocompiacimento. Bastava.

Nello stesso secolo, viveva a Roma una religiosa considerata santa per i suoi miracoli (prodigi). I cardinali non erano d’accordo sull’origine dei fatti straordinari. Chiesero allora a san Filippo Neri di controllarli. Filippo va al convento, suona, e, brutalmente:

– Scusi sorella, vengo per vedere la santa. E quella, tutta felice:

– Sono io!

Questo bastava. Filippo ripartì, certo sulla santità e l’origine dei prodigi della «santa» religiosa.

Attenzione, dunque!

Padre Ibànez, domenicano, in merito a santa Teresa d’Avila diceva: queste grazie «gratis datae» di visioni e rivelazioni, vengono donate per la santificazione del prossimo. Se coloro che vi si accostano, invece di santificarsi si ritrovano disobbedienti, orgogliosi, contestatori, ecc. è segno che simili fatti miracolosi non vengono da Dio.

«Dai frutti si riconosce l’albero». Ma anche lì, attenzione! Bisogna guardare le cose da vicino.

Un monaco venne a dirmi che desiderava entrare nella Certosa. Aveva chiesto il permesso anche al suo abate, ma solo in seguito ne aveva parlato al confessore. Questo segno, averne parlato al confessore solo a decisione presa, era sufficiente per mostrare che non era Dio, ma il demonio, a volerlo nella Certosa.

Sesta regola n° 334

334Quando il nemico della natura umana è stato scoperto e riconosciuto dalla sua coda serpentina, cioè dal cattivo fine al quale ci portava, giova alla persona che è stata da lui tentata, riflettere subito sul corso dei buoni pensieri che le suggerì: il loro inizio e come, a poco a poco, procurò di farla scendere dalla soavità e gaudio spirituale in cui si trovava, fino a trarla alla sua depravata intenzione. L’esperienza che essa acquisterà attraverso questa ricerca e questa osservazione le fornirà i mezzi di tenersi in guar-dia, in seguito, contro gli ordinari inganni del nemico.

Da qui la necessità di esaminarsi. San Benedetto diceva ai suoi monaci: «Esamina ogni tua azione». Sant’Ignazio dice: «…dalla sua coda serpentina». Il serpente si nasconde sotto le foglie, non lo si vede. Ma se solo si sospetta la sua presenza, si guarda con attenzione. Il serpente si nasconde con abilità, ma non si accorge che la sua coda è visibile. Così lo si riconosce e sarà abbattuto. Capiterà di essere ingannati dal demonio; non spaventiamoci! è necessario, allora, un attento esame: come ci ha sorpresi? All’inizio, forse quando eravamo più stanchi, o più entusiasti, o magari un po’ euforici?

Cosa proponeva al curato d’Ars? L’orrore del peccato, la vita contemplativa, minimizzava i compiti del parroco…

Esaminate i sofismi usati per ingannarvi, gli errori fatti, l’abbandono dell’orazione e della lettura spirituale, le perdite di tempo nella lettura di giornali e riviste… Avete tralasciato l’esame di coscienza… Non avete mai tenuto conto degli avvertimenti, non avete confidato quella relazione, quell’imprudenza al direttore spirituale. Poco a poco, il demonio vi ha fatto perdere il fervore iniziale…

Guadagnerete molto in esperienza, in forze nella lotta, nella conoscenza di voi stessi, se saprete analizzare come il demonio vi ha ingannato. Generalmente, poi, si ripete e tornerà a farvi gli stessi ragionamenti. Notate, esaminate lo sviluppo dei buoni pensieri: ecco un prezioso metodo d’esame.

Settima regola n° 335

335In coloro che fanno progressi nella virtù il buon angelo tocca dolcemente, lievemente e soavemente l’anima, come goccia d’acqua che entra in una spugna. Il cattivo angelo, al contrario, rudemente e con rumore e inquietudine, come quando la goccia cade sopra la pietra. Quelli che invece procedono di male in peggio sono toccati dai sopraddetti spiriti in modo contrario: la causa di ciò è la disposizione dell’anima in quanto è contraria o simile a detti spiriti. Perché quando è contraria, lo spirito entra con strepito e si sente facilmente la sua presenza. Quando invece e simile, vi entra tranquillamente e in silenzio come in casa propria, a porta aperta.

Questa regola è molto preziosa e può illuminare non solo per il combattimento individuale, ma anche per quello generale dei due stendardi. Sarda y Salvany, nel suo El liberalismo es pecado (Il liberalismo è un peccato), la consiglia a chi vuol vedere chiaro negli avvenimenti in cui è poco informato.

Fondamento della regola: i principi o le idee contrarie ci urtano, mentre i pensieri simili ai nostri ci sembrano buoni e naturali, come normali.

Esempio: un prete progressista legge un’enciclica che ribadisce i principi della fede, e ne è irritato. «Con questo Papa la teologia non può più progredire…». Al contrario, leggerà un articolo modernizzante, che incoraggia i preti progressisti, e approva: «Ecco, qualcosa di buono, com’è profondo!».

Spesso incontriamo semplici contadini, fedeli agli Esercizi, con in mano un articolo che li ha colpiti. Non riescono a vedere l’inganno, ma si sentono istintivamente urtati. Allo stesso modo, sentendoci predicare sull’inferno e constatando il bene di questi pensieri sui peccatori, senza dubitarne e ascoltandoci, annuiscono convinti, è chiaro l’influsso che trascina il prete progressista e quello che trascina il contadino. Allo stesso modo, quando si dicono meraviglie di un movimento appena costituito, o di un tale partito… Ma cosa si dice? chi lo dice? chi ne è partigiano? quali sono i frutti soprannaturali d’umiltà, fede e obbedienza? che ne pensano i mondani? cosa ne pensa, invece, l’uomo di Dio?… Senza conoscerli a fondo, potete sapere se vengono da Dio o dal demonio.

Il metodo può darvi il criterio giusto per valutare gli avvenimenti e le associazioni non ancora ben conosciute. Come lo Spirito Santo induce alla pace, alla gioia spirituale, alla carità, alla castità, alla dolcezza, all’umiltà, ecc.; così ciò che muove al contrario non viene dallo Spirito Santo. Una vergine cristiana, cinese, dei nostri giorni, ha le stesse reazioni di una vergine cristiana dei primi secoli. I materialisti empi (comunisti, nazisti, ecc.) hanno, di fronte alla dottrina di Cristo e della Chiesa, le stesse reazioni di Nerone e Diocleziano. E quelli che sono più o meno nell’errore, come i cattolici di sinistra, li approvano e al limite li giustificano; da qui, si indovina lo spirito che li influenza. Oppure, un ultra-cattolico che tratta il Papa da eretico, non potrà dirsi guidato dallo spirito divino, anche se è pio, dice cose buone o, addirittura, facesse miracoli! Non è spinto dallo spirito di Dio.

Ottava regola n° 336

Attenzione! Anche quando l’inizio viene da Dio, in seguito può benissimo infiltrarsi il demonio.

Il demonio può contraffare anche vere apparizioni. Ricordate la famosa visione della SS. Trinità avuta da sant’Ignazio a Manresa. Alcuni giorni dopo, gli appare nostro Signore, ma Ignazio è sorpreso, turbato, si chiede perché nostro Signore è così: fa il segno di croce e, improvvisamente, la visione si trasforma in serpente e scompare, lasciando un odore nauseabondo.

Un uomo può avere grazie straordinarie e lasciarsi trascinare dal demonio. «Questa notte, prima che il gallo canti, mi avrai rinnegato tre volte». E si che san Pietro aveva già ottenuto favori mistici straordinari (Cana, pesca miracolosa, tu es Christus Filius Dei vivi!). Quindi, signori miei, attenzione!

336 – Quando la consolazione spirituale è senza causa, è certo che è al riparo da ogni inganno, essendo solo da Dio nostro Signore, come s’è detto nella seconda regola. Tuttavia la persona spirituale, alla quale Dio dà tale consolazione, deve con molta vigilanza e attenzione mirare e discernere il tempo proprio di tale consolazione attuale dal seguente, in cui l’anima rimane fervente e sente ancora il favore e i preziosi resti della consolazione passata; perché molte volte in questo secondo tempo forma, con la sua propria riflessione, secondo le abitudini naturali e in conseguenza dei suoi concetti e giudizi, sotto l’ispirazione dello spirito buono o l’ispirazione del cattivo, diverse risoluzioni e decisioni che non sono ricevute immediatamente da Dio nostro Signore, e pertanto bisogna che siano esaminate molto bene, prima di dar loro intero credito e di metterle in esecuzione.

Dunque, attenzione! I fenomeni ascetici e, a fortiori, quelli mistici vanno esaminati con la più grande cura. In particolare, nei casi di rivelazioni e visioni, bisogna distinguere bene ciò che viene certamente da Dio, dalle reazioni, ragionamenti e conclusioni tratti dai veggenti, dai testimoni o esaminatori, e soprattutto dagli entusiasti più o meno eccitati.

Ecco perché in presenza di ogni visione o rivelazione privata d’origine soprannaturale divina, ci si deve ricordare le parole di san Pietro dopo il racconto della Trasfigurazione: Sed habemus firmiorem propheticum sermonem (2 Pt 1, 19), «abbiamo però una parola più ferma, quella dei profeti», quella della rivelazione, quella della Chiesa ufficiale. Umiltà: Vigilate et orate, ne intretis in tentationem; spiritus probate… «Vegliate e pregate per non essere indotti in tentazione», «provate gli spiriti» come dice san Giovanni.

«Dai loro frutti li riconoscerete. Si coglie forse l’uva sui pruni, o i fichi sui rovi?» (Mt 7, 7).

Invochiamo nostra Signora del Buon Consiglio, imitiamo la Vergine cosi prudente nel porre all’arcangelo Gabriele la domanda: «Come può essere se non conosco uomo?». Si vede che la Madonna era abituata ad essere tentata sotto l’apparenza del bene, ma che agiva in tutta prudenza, quale sposa dello Spirito Santo. Invochiamo san Giuseppe, custode e protettore della Chiesa universale. Invochiamo i grandi arcangeli san Michele, san Gabriele, san Raffaele e gli spiriti celesti preposti a nostra custodia e a guardia delle istituzioni.

Rapporto del padre Ibânez O.P. su santa Teresa d’Avila

Permettetemi di concludere aggiungendo un’importante relazione di un grande teologo domenicano, l’unico che, ai tempi di santa Teresa, ebbe il coraggio di assumerne la difesa.

Mentre tutti i teologi di Avila erano giunti alla conclusione che la santa era ingannata dal demonio, lui solo seppe dare le regole per discernere lo spirito che la guidava, concludendo vittoriosamente che era lo spirito di Dio. Morì due anni dopo. Santa Teresa, da lui tanto incoraggiata nella riforma del Carmelo, lo vide salire direttamente in paradiso senza passare dal purgatorio. Ella ne fa un bell’elogio nei capitoli 9 e 23 dell’«Autobiografia».

Queste regole non riguardano il discernimento degli spiriti della prima settimana, ma si collegano piuttosto a quelle della seconda: le regole per i casi superiori, soprattutto per i casi mistici.

Padre Ibànez O.P., professore di teologia ad Avila, preparò questa relazione circa vent’anni prima della morte della santa, e la presentò ad una riunione di dotti per provare che Teresa era guidata da Dio: è forse la più importante testimonianza della santità della riformatrice del Carmelo. Quanto a noi, potrà aiutarci a risolvere i molti problemi posti oggi da visioni e apparizioni, delle quali alcune sono senz’altro false, altre vere ed altre ancora rimangono dubbie.

Cito padre Ibànez: come riconoscere coloro che hanno visioni e rivelazioni provenienti da Dio? E come scoprire se siamo invece vittime, noi o gli altri, di illusioni?

Santa Teresa, ancora bambina, sente parlare del cielo, dell’immensa gioia riservata ai buoni e dei terribili tormenti che attendono i cattivi; quando le narrano le gesta dei martiri, prova il desiderio di partire in missione fra i Mori. A 19 anni, l’esempio di una santa religiosa la conduce al Carmelo dell’Incarnazione; vi entrerà a 21 anni. Era piena di buone intenzioni, ma non le mancavano gli ostacoli. Non si dedicava abbastanza all’orazione; i rapporti amichevoli e familiari con persone non totalmente dedite a Dio, costituivano seri ostacoli per il progresso spirituale e perfino per la sua salvezza. Un bel giorno decide di impegnarsi seriamente nell’orazione, nella penitenza e nei digiuni, nella più completa obbedienza al confessore.

Da quel momento è oggetto di favori speciali. Le sembrava di udire il Signore insegnare un gran numero di verità, misteri nascosti, avvenimenti futuri concernenti le eresie che sconvolgevano la Francia, e alcune opere che avrebbe dovuto compiere. Santa Teresa aveva un gran timore che fossero inganni del demonio, permessi come punizione dei suoi peccati.

L’esempio di Maddalena della Croce, che soltanto quache anno prima aveva fatto parlare tutta la Spagna, incuteva nei confessori il timore che anche lei fosse vittima del demonio. Maddalena della Croce, ancora giovane pastorella, aveva venduto l’anima al demonio in cambio di poter compiere prodigi; e infatti da trent’anni faceva prodigi. Tutti accorrevano a lei: ecclesiastici, imperatore, popolo… Annunciò perfino, stando a Cordova, che il re di Francia Francesco I, nel 1525, si era costituito prigioniero dei soldati spagnoli a Pavia. Tutti erano d’accordo: «è una gran santa!». Ma poi si scoprirono gli inganni del demonio e si comprese come poteva compiere, non dei miracoli, ma dei prodigi. (I demoni possono d’un tratto spostarsi da Pavia a Cordova, sollevarla da terra, portarle la comunione dalle mani del sacerdote alla sua lingua, farla sanguinare o procurarle anche le stigmate in determinati giorni, ecc.).

Si obietta, continua padre Ibàitez, che spesso anche uomini saggi e competenti si sono ingannati. I santi affermano che bisogna accettare per vere solo un numero esiguo di visioni… se sono vere, sono miracoli. Ora, per considerare miracoloso un fatto, ci vuole una grave necessità; ma questa necessità di confermare la fede non si verifica in un chiostro… I santi non desideravano manifestare pubblicamente i particolari favori divini, preferivano nasconderli. Potrebbe essere un’illusione o una menzogna, non sembrano esserci motivi per pensare diversamente.

Il famoso Gersone, al concilio di Costanza, affermò che santa Caterina da Siena non poteva avere una tale familiarità con Dio. Scrisse contro di lei e chiese al concilio di condannarla…

Non è ancora successo che qualcuno sia progredito nell’amore di Dio, senza essere stato combattuto da contraddittori in cerca di distruggere la reputazione! Vi sono persone che espongono le loro opinioni contro la verità.

Essere oggetto di contraddizione non è dunque motivo sufficiente per considerare illusione i favori della divina Maestà. Ciò è ancor più vero se si considera che coloro che perseverano in questa errata visione non hanno mai parlato con santa Teresa, ma si sono formati un’opinio-ne fondata su semplici chiacchiere.

Certe cose, a prima vista, sembrano cattive, ma, se vi si aggiungono alcune circostanze, diventano sante e virtuose.

Appropriarsi della roba degli altri, per esempio, è un male; ma farlo per il bene del proprietario, per impedirgli il suicidio, è una buona azione. Così, se normalmente non è saggio e prudente credere con facilità alle visioni, in determinati casi sarà un atto di giustizia. Non si deve inoltre dimenticare che in ogni epoca nostro Signore ha avuto una grande intimità con certe anime; basti pensare ad Abramo, al profeta Amos, ai santi… Finché il mondo durerà, a Dio non mancheranno profeti e amici nella Chiesa. Egli offre la sua amicizia a chi vi si prepara, in qualunque epoca. Dio suscita i santi per il bene e l’utilità della Chiesa, per placare l’indignazione divina.

Queste necessità sono ora attuali.

* * *

Dunque, non bisogna scandalizzarsi quando si sente parlare di un santo da parte di coloro che lo conoscono e che hanno avuto rapporti con lui. Quando si dubita della provenienza di una rivelazione, una forte prova della sua veridicità e provenienza divina è costituita dalla condotta di vita perfettamente cristiana della persona in questione.

Nella scienza dei segni che indicano se lo spirito apparentemente buono proviene veramente da Dio, è difficile dare regole precise per ogni caso particolare. Molti si sono ingannati, pur possedendo la scienza necessaria, come Gersone. Dopo aver lungamente lavorato per appianare questa via, giunse al punto di sorridere delle visioni e rivelazioni di santa Caterina, e ciò per ragioni umane insufficienti: primo, perché ignorava parecchi fatti; secondo, perché Dio opera nei santi molte cose che superano la ragione naturale.

Stabiliamo ora qualche punto fondamentale:

Esaminare gli effetti e i frutti. Come il medico vede una malattia invisibile dagli effetti, così lo stato di un’anima si riconosce dalle opere e dalla bellezza della sua vita.

A fructibus eorum cognoscetis eos, disse Gesù. «Dai loro frutti li riconoscerete» (Mi 7, 16).

Le rivelazioni o visioni possono essere buone e vere, e allora vengono da Dio; oppure cattive e bugiarde, e allora vengono dal demonio. In caso di dubbio, quelle divine si riconoscono dall’impronta divina che portano in sé; quelle diaboliche, dagli artifici e dall’astuzia del demonio.

Fissiamo alcune regole per stabilire un buon discernimento:

1. Quando la persona che riceve le rivelazioni prova, tanto nel periodo dei favori che in seguito, il disprezzo di sé stessa e la conoscenza delle proprie colpe; quando si riconosce più debole e miserabile delle altre, ciò significa che la rivelazione procede da Dio.

Questo segno è sempre presente nei servi del Signore, mentre manca nei mistificatori ingannati dal demonio. Da una parte umiltà e amore, dall’altra orgoglio e turbamento. Vedi la Madonna e santa Elisabetta (l’Annunciazione e la Visitazione).

2. Se la persona, una volta ricevute le rivelazioni, è portata al raccoglimento e al distacco da tutto; se fugge il mondo, non gli parla né lo stima, tende a dimenticarlo e a disprezzarlo, ciò è un segno evidente della provenienza divina della rivelazione. Se invece suscita lo spirito di ribellione, il desiderio di mettersi in vista e d’essere ammirata, di mostrare che si ricevono favori da Dio, lì c’è senz’altro l’inganno.

L’amore, lo spirito di Dio e l’umiltà fuggono tutto ciò e ricercano il disprezzo del mondo. «II mio segreto è per me», diceva il profeta Isaia.

3. Osservare se la persona è dedita o no all’orazione; se, nei rapporti col prossimo, si nota un amore di Dio non solo apparente. Chi persevera nell’orazione non sarà mai ingannato dal demonio che, al contrario, spinge ad abbandonare questa pratica.

4. Osservare se la persona si preoccupa di consultare qualche esperto in materia, e soprattutto se non nasconde nulla al confessore. Se segue i suoi consigli, è certo che non siamo di fronte ad un inganno: Dio non abbandona chi è animato da rette intenzioni. Aprirsi è un atto di umiltà. Al contrario, se rifiuta di parlare a competenti che non sono disposti ad approvare tutto, e non si preoccupa molto di cercare la verità, c’è da credere ad un’illusione del demonio.

5. Attenersi all’opinione di chi conosce fatti miracolosi e dei confessori cui siamo soliti aprire la coscienza. Quando si manca di esperienza, e i confessori consultati non sono d’accordo, l’aiuto della sola teologia non basta.

6. Osservare se la persona subisce opposizioni e contraddizioni, senza aver fatto nulla per attirarle. Se poi le opposizioni vengono da persone buone e piene di zelo, e malgrado ciò si mantiene nella pazienza, è segno che Dio vive e abita nel suo cuore. Il demonio non può dunque ingannarla. Vedi il caso di Giobbe…

7. Un’altra prova, che solo i confessori o direttori spirituali possono accertare, è la purezza d’animo e l’altezza della virtù. Questa prova è sicura ed efficace, perché Dio concede i favori solo alle anime pure e prive di peccato. Beati mundo corde, «beati i puri di cuore»!

8. Osservare il profitto tratto da coloro che intrattengono stretti rapporti con questa persona: le grazie «gratis datae» sono infatti concesse per il bene del prossimo. Vedere se costoro hanno lo spirito di Dio o, al contrario, se ne risulta l’indipendenza, l’orgoglio, la ricerca degli agi; in questo caso la visione non viene da Dio, ma dal demonio trasformato in «angelo di luce».

9. Considerare ciò che è detto e rivelato. Se tende a nascondere qualche cosa, a fuggire o disprezzare le persone competenti trattandole da ignoranti, se racconta cose inutili o di scarsa edificazione, è certo l’inganno dello spirito maligno. Ma se si apre con semplicità a coloro che possono capire e giudicare, se non nasconde nulla e tutto ciò che dice è prudente e conforme all’insegnamento della Chiesa, è segno che viene dal Cielo.

10. Quando, osservando attentamente, si trova irreprensibile la sua compagnia e ricca di profonda virtù la sua conversazione, è una ragione evidente che ciò è vero. Quando tutti, e specialmente gli uomini di dottrina, approvano una persona, significa che i fatti che la riguardano vengono da Dio.

11. Rendersi conto del comportamento del demonio con questa persona. Se l’approva e manifesta soddisfazione, è cattivo segno; se la perseguita, è buon segno. Verso i buoni il demonio si mostra feroce; cogli amici da lui ingannati si mostra invece calmo.

Senza dubbio all’inizio sarà difficile riconoscere se viene da Dio, ma col tempo ci si riesce.

Quanto a Teresa, lei pensa solo a Dio e si occupa solo di Dio. Ogni cosa è per la gloria di Dio e il bene spirituale delle anime. Per nulla al mondo commetterebbe un peccato veniale, per piccolo che sia. La sua ambizione consiste nel perfezionamento quotidiano e nella crescita in virtù.

Un giorno, così si rivolse a Dio:

– Signore, ma non ci sono proprio altre persone, specialmente persone di dottrina?

Dio rispose:

– Quando gli uomini di dottrina non vogliono disporsi a trattare con me, ecco che io, messo alle strette e respinto da loro, vado in cerca di povere donnette presso cui trovo riposo e con le quali tratto i miei interessi.

Gesù aggiunse ancora:

– Il demonio non poteva dare questa contentezza, questa gioia interiore e spirituale. Non poteva neppure produrre questo amore e questo progresso nella virtù. (Citazione di santa Teresa d’Avita).

Aggiungiamo, continua padre Ibànez:

1. Non c’è mai stata persona ingannata dal demonio, con tante ragioni e prove da credere che fosse Dio a produrre quei favori.

2. I santi non hanno insegnato a non ricevere assolutamente certe rivelazioni, né riconoscere come santi certi personaggi. Hanno solo detto di non prestar fede facilmente. Ora, non è leggerezza credere a fatti di tale levatura.

3. Sua Maestà, per consolare i servitori fedeli e, tramite loro, salvare altre anime, ha sempre accordato favori straodinari a talune creature. Ora, vi è una quantità di ragioni per considerare questa religiosa favorita da Dio, mentre non ve n’è alcuna per negarlo.

4. All’inizio Teresa esponeva questi favori solo ai confessori e a chi poteva illuminarla, e sempre con la raccomandazione di non dir nulla.

5. II padre ha assistito alla guarigione disperata di un rene quando lei ha pregato per il malato. Un’altra volta, per un benefattore che perdeva la vista, nostro Signore le apparve mostrando la piaga sul costato e dicendole che avrebbe esaudito ogni sua richiesta; immediatamente la vista fu ricuperata. Ha anche operato numerose guarigioni.

Queste pagine sono il riassunto della relazione fatta da padre Ibànez. Vi prego di scusarmi se non la posso citare integralmente. Vi si troverà l’essenziale per discernere se i carismi mistici (visioni, estasi o altro) che una persona può presentare vengono da Dio o dal demonio.

Ludovic Marie Barrielle, direttore spirituale a Ecône.

Sia lodato Gesù Cristo.

Sempre con Maria.

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