Per il discernimento degli spiriti, le conferenze di Padre Barrielle: la consolazione e la desolazione (II)

Lo schema della “salita al Monte Carmelo” secondo San Giovanni della Croce.

Conferenze di padre Ludovic Marie Barrielle trascritte dal magnetofono (volutamente conservato lo stile parlato), Ecône, 11 febbraio 1981, Festa della Madonna di Lourdes. Padre Barrielle, che fu figlio spirituale di padre Vallet (celebre riformatore degli esercizi spirituali nella formula dei “5 giorni”), raggiunse Mons. Lefebvre e trasmise efficacemente alla Fraternità Sacerdotale San Pio X questo prezioso tesoro. Grassettature nostre. [RS]

Terza regola n° 316

Consolazione e desolazione spirituali

Tutto sta nel sapere ciò che occorre fare quando il demonio è vicino. Sant’Ignazio ce lo dice. Ma prima di indicarci il comportamento di fronte alle manovre o agli attacchi del demonio, da ottimo scolastico, definisce i termini che impiega. Il demonio, infatti, spesso vince le anime generose grazie ad una falsa definizione della consolazione o della desolazione spirituale.

Molti cristiani confondono consolazione con progresso nella santità, e desolazione con regresso. Ma non sono la stessa cosa.

Non crediate di essere più santi perché provate consolazioni spirituali (dopo la comunione, avete il cuore pieno di buoni sentimenti). Non mollate, quando credete di regredire in santità perché subite delle tenta-zioni, per brutte che siano.

Quanti partecipanti agli Esercizi, dopo aver pianto i loro peccati al primo ritiro, al secondo vengono a dirci: «Padre, il ritiro va male! Sono arido… non riesco ad infiammarmi d’amore». Ho conosciuto generosi fedeli che, ad un ritiro, sono stati scossi al punto di chiedersi se non stessero perdendo la fede.

Ebbene, era proprio a quel ritiro che Dio voleva farli uscire dalle vie ordinarie per introdurli nelle vie mistiche. Fate dunque attenzione alle definizioni di sant’Ignazio.

 

316 – DELLA CONSOLAZIONE SPIRITUALE.

Chiamo consolazione quando nell’anima si produce qualche movimento interiore, con il quale l’anima viene ad infiammarsi nell’amore del suo Creatore e Signore, e ne segue che nessuna cosa creata sopra la faccia della terra può amare in sé, ma solo nel Creatore di tutte. è ancora la consolazione che fa versare lacrime che muovono l’anima all’amore del suo Signore, sia che avvenga per dolore dei suoi peccati, o della passione di Cristo nostro Signore, o per altre cose direttamente ordinate al suo servizio e lode, infine chiamo consolazione ogni aumento di speranza, fede e carità e ogni letizia interna che chiama e attrae l’anima alle cose celesti e alla cura della sua salvezza, quietandola e pacificandola nel suo Creatore e Signore.

 

Lo vedete: chiama consolazione spirituale il piangere i propri peccati e la Passione di Gesù, poiché sono dolci lacrime. Ma non concludete per questo di essere più santi. Altre volte, malgrado ogni supplica, resterete freddi come pezzi di ghiaccio invece di piangere i peccati: non concludetene che quelle orazioni sono andate a vuoto. Quanti si scoraggiano, allora! Rodriguez cita un santo religioso che, appena si metteva a pregare, si sentiva d’un tratto come un pezzo di ghiaccio senza riuscire a balbettare una sola parola a nostro Signore. Si accontentava di ripetere: «Sono una bestia… sono una bestia…». Ma non perdeva il suo tempo. Certamente non più del povero pubblicano del Vangelo che non osava nemmeno levare gli occhi al cielo e si contentava di battersi il pet-to dicendo: «Pietà di me, Signore, che sono un povero peccatore! Abbiate pietà di me!».

 

Quarta regola n° 317

317 – DELLA DESOLAZIONE SPIRITUALE.

Chiamo desolazione tutto il contrario della terza regola, come le tenebre dell’anima, il suo turbamento, l’inclinazione verso cose basse e terrene, l’inquietudine di varie agitazioni e tentazioni, che portano l’anima a sfiducia, lasciandola senza speranza, senza amore, tutta pigra, tiepida, triste e come separata dal suo Creatore e Signore. Perché come la consolazione è contraria alla desolazione, così i pensieri che nascono dalla consolazione sono necessariamente contrari ai pensieri che nascono dalla desolazione.

Perdonatemi l’espressione un po’ infantile: «Nella consolazione Dio ci dà lo zuccherino. Nella desolazione ci lascia patire la fame». Ma non si è più santi nel primo caso e più cattivi nel secondo… Quante persone si scoraggiano perché oppresse da tentazioni, anche vili e umilianti! Vedremo poi come agire in questi casi. La desolazione, non solo non significa necessariamente regresso, ma, presa per il giusto verso, è una grazia per avanzare in santità. Santa Giovanna di Chantal rimase molti anni in preda a terribili tentazioni. Non aveva più voglia di pregare; anzi, quando si accingeva a pregare veniva colta da un incredibile disgusto; voleva abbandonare il convento e tornare nel mondo per vivere dissipatamente, mondanamente, in modo addirittura corrotto. Si chiedeva se avesse ancora la fede.

Si potrebbe pensare che facesse marcia indietro nella via della santificazione… Al contrario, proprio in quegli anni fece i maggiori progressi nella virtù, e raggiunse quella generosità e forza d’animo che non avrebbe mai ottenuto se il Buon Dio non l’avesse fatta passare per quelle prove.

Padre Vallet ci diceva: «Ci sono diversi modi per imparare a boxare:

1) Taluni si allenano dando colpi al cuscino. Ma in tal modo si òtter-ranno magri risultati.

2) Altri si allenano menando colpi sul punching ball. Così si progre-dirà maggiormente, tanto più che bisogna muoversi in continuazione altrimenti l’ovale rischia di gonfiarvi un occhio.

3) Ma se volete diventare dei maestri, allora allenatevi con un cam-pione. I primi giorni ne uscirete con le ossa rotte, ma in breve diverrete maestri.

Così, aggiungeva padre Vallet, il Buon Dio permette al demonio di tentarci per farci avanzare rapidamente in santità». Dunque, non confondete più tentazioni con regresso nella santità.

«Perché tu fossi gradito a Dio, era necessario che la tentazione ti provasse», diceva l’arcangelo Raffaele a Tobia; e san Giacomo scrive nella sua lettera: «Felice l’uomo che sopporta pazientemente la prova, perché dopo essere stato provato, riceverà la corona di vita che il Signore ha promesso a coloro che lo amano».

E san Pietro: «Fratelli, siate sobri e vegliate, perché il vostro avversario, il diavolo, vi gira attorno come un leone ruggente, cercando chi divorare. Resistetegli, forti nella fede… ».

Perciò, che la desolazione (e tutto ciò che essa comporta: aridità, scoraggiamento, prove, tentazioni di ogni specie) non vi inganni. Bisogna passare di lì per arrivare alla santità.

 

Il grafico di san Giovanni della Croce

San Giovanni della Croce, all’inizio della sua opera «La salita del monte Carmelo», in cui indica l’ascensione dell’anima verso le vie mistiche, ha fatto un piccolo disegno per illustrare questa ascensione.

1) In basso a destra, un lungo binario morto che sale, scende, curva, svolta e va a finire in un vicolo cieco. Su questo binario san Giovanni della Croce ha scritto: «Consolazioni umane»!

– Vorrei proprio santificarmi, ma mi piacerebbe che venissero rico-nosciuti i miei sforzi, che i superiori mi incoraggiassero… non essere solo, altrimenti lascio tutto!

– Amico, sei in un vicolo cieco, non arriverai mai alla santità.

2) Altro binario morto che gira, rigira, sale, scende, risale e infine ritorna al punto di partenza. San Giovanni vi ha scritto: «Consolazioni divine».

– No, io non cerco le consolazioni umane, ma quando prego o mi comunico vorrei sentire qualcosa di dolce, un po’ d’amore per il Buon Dio, la gioia della sua presenza, il dolore per i miei peccati… e invece resto nell’aridità; ho anche delle tentazioni, mi pare di perder tempo, è inutile che preghi!

San Francesco di Sales vi dice: «Non cercate le consolazioni di Dio, ma il Dio delle consolazioni». Non giungerete mai alla santità se continuate a confondere progresso e consolazione spirituale.

3) Nel mezzo della pagina (quasi la occupa per intero), una figura come un pozzo di miniera… angusto… tutto nero… sul quale il santo ha scritto cinque volte in spagnolo: «Nada, nada, nada, nada, nada (nulla)!», è la sola via per arrivare in alto!

– Ma, Padre, devo essermi sbagliato… Devo assolutamente fare altre cose. Ho delle tentazioni terribili… non faccio progressi. Se sapesse, Padre, tutti i sentimenti che mi nascono nel cuore… perdo la fede… mi viene voglia di commettere i più orribili peccati, ecc.!

– Coraggio, sei sulla strada giusta!

– Ma non è possibile! Ho l’immaginazione piena di figure impure, di astio. Mi sembra di non credere più a niente.

– Sei sulla buona strada, non mollare, continua!

Poi, in alto, il pozzo di miniera si allarga ad imbuto e si rischiara; ma san Giovanni della Croce scrive: «E là in alto, sempre niente!». Altre specie di tentazioni, molto differenti. Ci si sente così lontani dal Buon Dio! Ci si vede così vili peccatori! Si vorrebbe far meglio senza riuscirvi!

Infine, al di sopra, i verdi prati del monte Carmelo irrigati dai sette doni dello Spirito Santo, che producono i dodici frutti dello Spirito Santo!… Coraggio dunque, che nulla vi arresti!

Che fare allora? Sant’Ignazio ve lo indica:

Quinta regola n° 318

318 – Ne segue che nel tempo della desolazione non si deve mai fare alcun mutamento, ma rimanere fermi e costanti nei propositi e nella determinazione in cui si stava nel tempo precedente a quella desolazione o nella determinazione in cui si stava nella precedente consolazione. Perché come nella consolazione ordinariamente ci guida e consiglia più lo spirito buono, così nella desolazione è il cattivo spirito, con i consigli del quale non possiamo trovare la strada che conduce a un buon fine.

Quanti e quali errori catastrofici sono stati commessi per avere ignorato e dimenticato questa quinta regola!

In tempo di desolazione non si devono mai mutare i propositi

Perché? Perché in quel momento è il demonio che ci influenza e siamo sicuri, se seguiamo la spinta dello spirito cattivo, di fare ciò che lui desidera. «Ordinariamente – dice sant’Ignazio – è Dio che ci guida nel tempo della consolazione». «Ordinariamente», poiché si vedrà in seguito che ci sono false consolazioni, e allora è il demonio; ma in una vera consolazione è sempre Dio che spinge. Tuttavia qui è facile sbagliarsi.

In una desolazione invece, in un cattivo desiderio, è sempre il demonio che ne fa delle sue. (Ricordatevi i sei odori o le caratteristiche spiegate nella seconda regola).

Quante vocazioni sciupate per aver dimenticato questa regola!

– Signor parroco, il piccolo non vuole più tornare in seminario. Ha proprio perso la vocazione, non è vero?

– Attenzione! Ha o non ha la vocazione? è un’altra questione. Ora subisce un attacco del demonio. Non è il momento di partire. Il demonio fa il suo mestiere, qualche volta questo può essere il segno di una grande vocazione. Piccolo mio, rientra in seminario. Dopo si vedrà.

– E se non ho la vocazione?

– Tra un anno o due andrai a fare gli Esercizi e là, dopo esserti messo nell’indifferenza ignaziana, ovvero «Dio prima di tutto», potrai sapere se Dio ti chiama oppure no. Ma specialmente adesso, non cambiare.

Da parte mia, povero padre Barrielle, a 17 anni, ho avuto una voglia matta di lasciare il seminario. Fortunatamente il confessore mi ha detto: «Aspetta». Altrimenti, oggi non sarei qui.

Quanti rinunciano alle loro decisioni alla prima insidia del demonio! Che disgrazia! Come fare per non lasciarsi ingannare? Ebbene, «attendere».

 

Sesta regola n° 319

La regola d’oro della vita interiore: il contrattacco.

319 – Dato che nella desolazione non dobbiamo mai mutare i nostri propositi è molto utile mutare coraggiosamente sé stessi, cioè il nostro modo di agire, e dirigerlo interamente contro l’attacco della desolazione, come per esempio, dando più tempo alla preghiera, meditando con più attenzione, esaminando con più serietà la propria coscienza, dandoci a qualche pratica conveniente di penitenza.

Non solo non bisogna cambiare i propositi nel momento della desolazione, ma neppure rimanere passivi. Restare così!… Si deve passare al contrattacco per impedire alla corrente di trascinarci via. Riprendiamo l’esempio del seminarista tentato di lasciare il seminario.

– Sì, mi annoio, sto perdendo il mio tempo, è insopportabile.

– No, no. Non devi rimanere così. Questi falsi ragionamenti sono un segno del demonio: «Perdere il tuo tempo!». Non perderai tempo, lavorerai. Con il lavoro e la preghiera potrai ottenere la salvezza di molte anime, anche se non hai la vocazione al sacerdozio e Dio ti chia-ma al laicato. Puoi lavorare molto per la salvezza delle anime. Tutto ciò è segno del demonio! E se il demonio vuole che lasci il seminario, non vuol dire che non hai la vocazione. Non perderai il tuo tempo. Continuerai gli studi. Sarai il miglior seminarista. Praticherai bene le regole, osserverai i regolamenti, ti comunicherai tutti i giorni, aprirai la coscienza al tuo direttore spirituale, sarai generoso, farai sacrifici, pre-gherai per i peccatori…

– E se non ho la vocazione?

– Sta bene. Fra un anno o due farai gli Esercizi e Dio ti illuminerà e ti darà la forza di fare, non la tua volontà, ma la sua. Ma adesso, continua. Comportati da buon seminarista e rivolgiti devotamente alla Vergine Maria. Lavora sodo!…

Ecco il contrattacco.

Il beato Pietro Fabro, sacerdote savoiardo, era andato a Parigi per laurearsi in teologia alla Sorbona. Siccome era povero, divise la camera con altri due: Saverio e Ignazio (ndr: San Francesco Saverio e Sant’Ignazio di Loyola). Lui era sacerdote, un sacerdote molto pio. Ben presto però si accorse che Ignazio, più anziano di lui, semplice laico, era più esperto nelle pratiche della vita interiore. Un giorno gli confidò di avere molte tentazioni (si pensa di sensualità). Ignazio gli disse:

– Vi insegnerò un segreto per sbarazzarvene. E, nello stesso tempo, più avrete tentazioni, più avanzerete nella santità.

– Ditemi il vostro segreto!

Ebbene, nella tentazione, moltiplicate gli atti della virtù contraria. Siete tentato di gola? Digiunate! Tentato di collera? Tacete! Siete preso da rancore? Pregate per il vostro nemico! Da sensualità? Fate penitenza! Vi sentite pieno d’orgoglio? Umiliatevi!

Fu così che in poco tempo Pietro Fabro diventò un grande santo. A detta di sant’Ignazio era lui il miglior predicatore di Esercizi. Fu lui a celebrare la santa Messa a Mommartre quando i primi gesuiti pronunciarono i voti (era l’unico sacerdote, sant’Ignazio non lo era ancora). Sant’Ignazio, in questa regola, indica quattro specie molto facili di contrattacco.

1. La preghiera.

2. La meditazione.

3. I ferventi esami di coscienza (spesso il demonio ci fa credere di aver peccato mentre, non solo non abbiamo acconsentito, ma abbiamo guadagnato dei meriti reagendo. Se ci sono stati sbagli, l’esame ci dà fiducia e ci fa ringraziare Dio, ottenendoci il suo perdono con l’atto di contrizione e i fermi propositi).

4. Un po’ di penitenza… Qualche piccola penitenza scaccia il demonio, per esempio tre Ave Maria recitate con le dita sotto le ginocchia, o una decina di Rosario con le braccia allargate come in croce, o una piccola mortificazione di gola. Il demonio teme tutto questo. Un giorno san Benedetto ebbe una terribile tentazione della carne e non riusciva a liberarsene. Allora, levatosi la tonaca, si rotolò in un cespuglio di spine. II corpo era coperto di sangue, ma tutti i demoni erano fuggiti. Abbiamo, qui un grande principio per vincere il demonio.

 

Come comportarsi, dunque, nelle tentazioni?

Siete tentati? Pregate! In quei momenti, vi avviso, spesso il demonio si impunta e intensifica la tentazione:

– è inutile! Ti vincerò una volta di più… cedi e ti lascerò tranquillo… ti è impossibile resistermi. Lo sai bene!…

Non lasciatevi impressionare. è un bugiardo! Gesù l’ha detto nel vangelo di san Giovanni. Intensificate le preghiere. Che il demonio si consideri avvisato. Se vi tenta tutta la notte, pregate tutta la notte. Anche se vi fa cadere, siate decisi a perseverare nella preghiera. Se necessario, aggiungete qualche piccola penitenza, gettategli dell’acqua benedetta, invocate «Maria, terrore del demonio», san Giuseppe, san Michele Arcangelo. Allora, proprio nel momento in cui la caduta vi sembra inevitabile, tutt’a un tratto la tentazione è passata. Non sentite più niente… Cos’è successo? Il demonio, che non ama le sconfitte, vedendovi decisi nella preghiera, se n’è andato senza avvertire.

 

Credere alla preghiera

Ah! amici miei, credete alla preghiera! Non insisteremo mai abbastanza su questo punto. Un cristiano non dice mai: «Non c’è più niente da fare!». Rimane sempre il gran mezzo della preghiera, che è onnipotente. è l’onnipotenza di Dio nelle nostre mani. Vediamo nel Vangelo come Gesù ne ha avuto cura. Cura di insegnarla ai suoi, ma soprattutto di inculcare la fede nell’efficacia della preghiera. «Chiedete e riceverete, bussate e vi sarà aperto, cercate e troverete». E lo ha detto in diversi modi: «A chi chiede sarà dato, a chi bussa sarà aperto, chi cerca trova» (Mt 7; Mc 11; Lc 11; Gv 14).

«Qual è fra di voi quel padre che darà un sasso al figlio che gli chiede del pane? O se chiede un pesce, gli dia invece una serpe? O se chiede un uovo, gli dia uno scorpione? Se voi dunque, cattivi come siete, sapete dare ai vostri figli cose buone, quanto più il Padre del cielo darà lo Spirito Santo a coloro che glielo chiedono!» (Lc 11, 11-13).

E Gesù va ancora più lontano. Noi non avremmo mai osato tanto. Ricordate la parabola dell’amico importuno: costui a notte fonda rice-ve un conoscente digiuno dal mattino. I negozi sono tutti chiusi. Bussa ad un vicino: «Prestami un pane», «Ah no, stiamo dormendo!». «No, che non dormite». «Sì invece, lasciaci dormire». E continua a bussare. Finalmente il vicino s’affaccia: «Ecco il tuo pane, ma lasciaci in pace». E Gesù aggiunge: «Fate così col vostro Padre nei cieli». Ammettete che noi non avremmo mai osato dire questo, Lui invece l’ha detto. Si potrebbe continuare. Ovunque nel Vangelo ritroviamo questa lezione, sino all’ultima sera dopo la Cena. Gesù li rimprovera: «Finora non avete chiesto nulla. Chiedete e riceverete. Tutto ciò che chiederete al Padre in mio nome, ve lo accorderà».

Dobbiamo credere nell’efficacia della preghiera!

Conoscete il motto di sant’Alfonso, che dovremmo far si che resti impresso nella mente dei nostri bambini: «Chi prega si salva, chi non prega si danna!». Quali dei vostri figli ritroverete in cielo? Quelli che pregheranno. Com’è possibile, nonostante l’infinita bontà di Dio, che dei cristiani si dannino? è possibile, perchè non pregano!

Chi prega si salva, chi non prega si danna. Sant’Alfonso aggiungeva in quel gioiello che è il suo breve trattato sulla preghiera: «Tutti i santi sono in cielo perchè hanno pregato molto. Sarebbero meno santi se avessero pregato meno, e non sarebbero per niente in cielo se non aves-sero pregato».

Il santo aggiunge queste parole, ancora più consolanti: «Tutti i dannati sono all’inferno perché hanno smesso di pregare!… E non sarebbero all’inferno se non avessero smesso di pregare!».

Mettiamo che siate in fondo all’oceano e nessuno pensa più a voi. Pregate!… Non so come, ma è certo che il Buon Dio verrà in vostro aiuto. Dicevo questo ad un ritiro. Uscendo dalla cappella, un partecipante mi disse: «Padre, ciò che avete appena detto è vero. Mi è proprio capitato così». E mi spiegò come, caduto in un lago dell’Alvernia (non sapeva nuotare, i suoi amici lo credevano annegato) ebbe l’idea di pregare la santa Vergine. In quel momento ebbe l’impressione di sentire qualcosa sotto i piedi, era una pietra! Prende coraggio, si agita come può… e i movimenti smuovono la superficie. Gli amici, che se ne stavano andando rassegnati, ritornano di corsa… e fu salvato! Ecco un fatto vero!

In proposito, permettetemi una confidenza. Ho provato le pene più grandi che un sacerdote possa avere al mondo. Sono stato coinvolto intimamente nell’apostasia di un gran numero di confratelli: seminaristi, religiosi e, ahimè, sacerdoti! Ebbene, posso assicurarvi che tutti, salvo qualche eccezione, avevano smesso di pregare. Qualcuno aveva smesso per zelo… Le anime aspettano!… Altri per viltà, negligenza, scoraggiamento o vergogna… Avevano smesso di pregare! Il demonio li aveva fatti scivolare sulla buccia di banana ed ecco la catastrofe. Nemo repentefit pessimus, diceva san Bernardo: «nessuno diventa cattivo improv-visamente». Il lavoro preliminare del demonio è sempre stato quello di far smettere di pregare. Non più orazioni, letture spirituali, esame di coscienza, rosario, breviario, visite al SS. Sacramento, confessioni… Messe (quante volte sacrileghe, il che è peggio!); non più devozione a Maria, ecc. Così erano maturi per la catastrofe!

Sant’Alfonso raccomanda, poiché Dio esaudisce tutte le preghiere, di chiedere ogni giorno la grazia della perseveranza nella preghiera! Ecco perché fra tanti altri motivi la devozione a Maria ha salvato e salverà tanti peccatori! Dio ascolta la pur minima preghiera. Si quis tristetur oret, dice san Giacomo: «se qualcuno è triste, preghi!». Hoc genus doemoniorum non eicitur nisi ieiunio et oratione, dice Gesù parlando del giovane lunatico: questo genere di demoni, in particolare quello dell’impurità, si scaccia solo con il digiuno e l’orazione. Gesù ripeteva spesso: Vigilate et orate.

 

Settima regola n° 320

320 – Colui che si trova nella desolazione, consideri come il Signore, per provarlo, lo abbia lasciato alle sue forze naturali, perché resista come se fosse solo di fronte alle agitazioni e tentazioni del nemico; poiché lo può fare con l’aiuto divino che sempre gli resta, quantunque non lo senta, perché il Signore gli ha sottratto il fervore sensibile, il grande amore e la grazia intensa, lasciandogli tuttavia la grazia sufficiente per la salvezza eterna.

Non crediamo che tutto sia perduto perché il Signore si nasconde, come lo sposo del Cantico dei Cantici che «si nasconde dietro la vite e si rallegra nel farsi cercare dalla sposa». Ma rassicuratevi, il Signore non vi lascerà mai senza una grazia sufficiente. (Attenzione, si tratta di una grazia sufficiente, che è sufficiente).

 

La tentazione di santa Caterina da Siena

Questa grande vergine mistica, che aveva continue visioni e grazie mistiche molto elevate, con il permesso di Dio si trovò un giorno in una orribile tentazione. Il demonio l’assalì con pensieri turpi e provocandole sensazioni (in quanto, Dio permettendo, può eccitare i nostri istinti). Caterina pregava, supplicava Dio di non abbandonarla, protestava di voler morire piuttosto che peccare. Ma il demonio le diceva: « è inutile, non potrai resistere… d’altronde hai già peccato e Dio t’ha abbandonata».

– Oh Signore! Soccorrimi! Fammi morire o soffrire qualsiasi cosa piuttosto di offenderti!

Era infernale. Improvvisamente, però, la tentazione cessa! (Non dimenticate che la tentazione non durerà un istante in più di quanto Dio permetta). Nostro Signore le apparve. Allora, abituata ad intrattenersi familiarmente con Lui, lo rimproverò dolcemente:

– Oh, mio buon Maestro, mi hai abbandonata nel momento più ter-ribile della mia vita!

– Ma Caterina, Io non t’ho abbandonata!

– Dov’eri, Signore?

– Ero nel tuo cuore.

– Nel mio cuore? Con tutto quello che c’era di cattivo?

– E tu acconsentivi?

– Oh, no! mio Signore! Tu lo sai, avrei preferito qualsiasi sofferenza o la morte…

– Ebbene, sappi che io ti sostenevo e mi dava piacere la tua fedeltà davanti al demonio. Come avrei potuto abbandonarti?…

Nelle nostre tentazioni, non dimentichiamo mai questo esempio tratto dalla vita di santa Caterina.

 

Ottava regola n° 321

321 – Chi si trova nella desolazione si sforzi di conservare la pazienza, virtù direttamente opposta alle vessazioni che gli vengono e speri che sarà presto consolato, purché applichi come abbiamo detto alla sesta regola, i mezzi necessari per vincere la desolazione.

 

Quando siamo tentati, pazienza! Pazienza significa soffrire e attendere… ma anche fiducia e speranza!

Non dimentichiamo mai che la nostra è la religione del «Padre nostro». Non dimentichiamo nemmeno le due ali di cui parla santa Teresina del Bambin Gesù: la diffidenza di sé, e la fiducia in Dio. Con esse si sale molto in alto e non si rischia niente. Ricordate, nel Discorso della Montagna, ciò che Gesù disse a quelli che temevano di non avere da mangiare e da vestire… (Mt 6).

Sant’Ignazio promette alle anime tentate, ma fiduciose in Dio, che alla tentazione seguiranno ben presto dolci consolazioni, purché l’anima si applichi ad osservare la sesta regola «e speri che sarà presto consolata». La sesta regola è quella del contrattacco, non dimenticatelo.

San Paolo, nella prima lettera ai Corinti, dice una frase che dovrebbe allontanare da noi ogni scoraggiamento: «Dio è fedele; Egli non permetterà che siate tentati al di sopra delle vostre forze, ma insieme alla tentazione vi darà pure la forza di poterla superare» (1 Cor 10,13). Ecco perché, a proposito del martirio, Gesù proibisce di pensarci anzitempo e di inquietarci, poiché quel giorno, se Dio ci chiama a questo onore, avremo grazie insospettate. «Lo Spirito Santo risponderà per voi».

 

Nona regola n° 322

Perché il Buon Dio permette le tentazioni?

Quando siamo tentati, dobbiamo chiederci perché subiamo questa prova. Così progredirete. A volte è per colpa nostra, oppure per motivi di ordine naturale che avremmo potuto evitare. Altre volte sono grazie di Dio, di cui bisogna profittare: Da qui la necessità di esaminarsi spesso. Coloro che non fanno mai l’esame di coscienza si priveranno di molte grazie per avanzare nella santità. Ecco dunque la nona regola di sant’Ignazio:

 

322 – Tre sono le cause principali per cui ci troviamo desolati:

La prima può essere un castigo perché siamo tiepidi, pigri o negligenti nei nostri esercizi spirituali, e così per le nostre mancanze si allontana da noi la consolazione spirituale.

La seconda è una prova. Dio vuol provare quel che siamo e fin dove possiamo arrivare nel suo servizio e lode, senza tanto sussidio di consolazioni e di grandi grazie.

La terza è una lezione. Dio vuol darci la certezza e la conoscenza pratica alfine di sentire internamente che non dipende da noi raggiungere o conservare una tenera devozione, un amore intenso accompagnato da lacrime, né alcun’altra consolazione spirituale, ma che tutto è dono e grazia di Dio nostro Signore, e perché impariamo a non mettere dimora in cosa altrui, elevando la nostra mente in qualche superbia o vanagloria, attribuendo a noi stessi la devozione o le altre parti della consolazione spirituale.

Tre cause principali: ciò vuol dire che ve ne sono delle altre. Per esempio possono esserci «cause di ordine naturale».

Molti vanno facilmente in collera perché non hanno dormito abbastanza, è cosa frequente. In Francia una madre superiora fu nominata a capo di un piccolo ospedale regionale. Vi erano là alcune suore, sempre in collera e a discutere fra di loro, il che non deve essere fatto quando si è suore. E la superiora, che per altro costatava trattarsi di religiose molto devote e generose, se ne chiedeva il motivo. Alla fine comprese: non dormivano abbastanza. In mancanza di personale, per generosità, pagavano di persona rubando sul loro riposo, ma poi partivano come un tappo di champagne alla minima contrarietà. La superiora decise di farle dormire un’ora in più e vietò di vegliare senza il suo permesso. Da quel giorno, come per incanto, non si ebbero più dispute. Occorreva pensarci!

Santa Teresa d’Avita, quando una suora le diceva: «Madre, ho delle visioni!», rispondeva: «Bene, domani prenderete un buon brodo!». Ad una religiosa che credeva di avere delle visioni, fu consigliata anche una buona bistecca, cosa che nell’ambito del Carmelo riformato non si faceva mai. Santa Teresa consigliava perfino la purga! Per chi conduce una vita troppo sedentaria, una carenza di circolazione può essere causa di scrupoli o di turbamento.

Padre Timon David, il fondatore dei primi patronati operai dopo la Rivoluzione Francese, nel mirabile trattato «Della confessione e direzione dei giovani», insegna che è importante occuparsi dei piccoli tubercolosi. Perché, direte voi? Una lunga inazione, la sedia a sdraio, la super-alimentazione possono provocare terribili tentazioni che impediranno loro di guarire, in attesa di inviarli all’inferno. Il demonio è cattivo. Occuparsene vuol dire dar loro dei buoni libri, insegnar loro a contemplare i misteri del santo Rosario, a mantenersi alla presenza di Dio, a fuggire le fantasie pericolose, a confessarsi e comunicarsi spesso. La malattia, allora, li aiuterà a realizzare i piani di Dio su di loro, diventando santi. Ma tutte queste cause di ordine naturale si riconducono a tre cause principali:

1. Castigo

Vi accorgerete che dopo essere rimasti, la sera, due ore davanti al televisore, o solamente per aver omesso la lettura spirituale, l’indomani sarete aridi nella preghiera. Notatelo… e non fatelo più. Altrimenti, Gesù tacerà, è questo un grande castigo. Se avete delle violente tentazioni dopo aver attraversato una spiaggia, dopo aver letto una certa rivista o aver visto quel film, dopo aver fantasticato prolungando il riposo, dopo aver troppo mangiato o bevuto, notatelo… Così si impara a condurre una vita interiore seria. Quando recitate il Rosario vi capita di sentire o di comprendere che la famiglia sta scivolando verso il peccato. Fate subito tesoro dell’avvertimento…

2. La desolazione o tentazione può benissimo non essere un castigo, ma un’occasione di praticare virtù eroiche

Per esempio, la tentazione di san Giuseppe, le tribolazioni della Sacra Famiglia, non erano un castigo. Di quali esempi eroici saremmo stati privati se la Sacra Famiglia non avesse subito queste prove! Santa Teresina del Bambin Gesù, sul letto di morte, era terribilmente tentata contro la fede. «…Mi trovo in un tunnel», diceva a sua sorella, madre Agnese, e si sforzava di ripetere con fede invincibile e senza sentire nulla: «Mio Dio, vi amo! Mio Dio, vi amo!». Rassicuratevi, non era una punizione; la santa non aveva letto né Sartre, né Gide, né Beauvoir, né la Sagan, né alcuna di queste porcherie. Il buon Dio voleva accrescere i suoi meriti per far discendere una più abbondante pioggia di rose per la conversione dei non credenti, e allora permetteva a tutti i demoni di scagliarsi contro di lei.

Anche voi, può darsi siate passati attraverso certe prove per ottenere la salvezza di un figlio, di un amico, ecc. Accettate umilmente e generosamente. Il santo curato d’Ars subiva attacchi furiosi nei giorni che precedevano l’arrivo di un gran peccatore da convertire…

3. Una lezione

Queste prove possono rappresentare una lezione. Siamo tutti più o meno portati ad essere contenti di noi quando abbiamo fatto qualcosa di buono. E questo Dio non l’accetta. Vogliamo per noi ciò che appartiene a Lui. «La mia gloria non la darò a nessun altro» ci dice per mezzo di Isaia, al capitolo 42. E san Paolo scriveva: «Oh! Che cosa hai tu che non l’abbia ricevuta? E se l’hai ricevuta, perché te ne glori come se tu non l’avessi ricevuta?» (1 Cor 4,7).

– Io sono il miglior parrocchiano!…

– Ma senza quella grazia, senza questa madre o quel sacerdote, cosa sareste diventato?

Come è buono il Signore ad impedirci di cadere in questo errore!… Permette delle tentazioni che potrebbero inviarci in fondo all’inferno; dopo di che non saremo più indotti a criticare nessuno. Umiliamoci e ringraziamo il Buon Dio. Ma vigilate et orate. Tutto deve concorrere a santificarci.

 

Decima e undicesima regola n° 323 e n° 324

– E quando va bene, cosa bisogna fare?

– Ebbene, approfittarne… per praticare la virtù, guadagnare meriti. In bicicletta, quando il vento è a favore, approfittatene per fare chilometri; quando il vento gira, almeno un po’ di chilometri saranno fatti.

 

323 – Colui che si trova nella consolazione pensi come si troverà nella desolazione che verrà poi, e faccia provvista di coraggio per il momento della prova.

Ma soprattutto umiliatevi! Non un po’… ma quanto potete.

 

324 – Chi si trova consolato procuri di umiliarsi e abbassarsi quanto può, pensando quanto è da poco nel tempo della desolazione, quando è privo della grazia sensibile o della consolazione. Al contrario, colui che si trova nella desolazione pensi che può molto con la grazia sufficiente per resistere a tutti i suoi nemici, purché confidi solo nel concorso del suo Creatore e Signore.

 

Alla venerabile Marina d’Escobar, una grande mistica spagnola, mentre faceva un giorno gli Esercizi spirituali secondo il metodo ignaziano, apparve l’arcangelo Gabriele e si felicitò con lei perché stava facendo gli Esercizi che proprio nostra Signora aveva consegnato a sant’Ignazio, l’arcangelo aggiunse: «Maria stessa viveva queste regole durante la sua vita». Chi non conosce la vita della nostra buona Madre, chi non l’ha meditata o non conosce gli Esercizi, può pensare che queste parole contengano qualche esagerazione; ma se guardiamo da vicino, vediamo che era questo il modo normale di vivere della Madonna. Pensate alla Visitazione: sua cugina, l’anziana cugina, le dice: «Come mai mi è concesso che la Madre del mio Signore venga a me?». E conosciamo la risposta di Maria: «La mia anima magnifica il Signore… poiché grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente…» e umiliandosi quanto può: «Perché ha rivolto i suoi sguardi sull’umiltà della sua serva…».

Facciamo in modo di umiliarci quando va tutto bene. Più riceviamo di grazie, più dobbiamo chiedere umiliazioni. Dobbiamo cercare il terzo modo di umiltà… altrimenti il nostro tesoro è in pericolo. Perciò non dobbiamo compiacerci, non dobbiamo far conoscere agli altri le grazie preziose che abbiamo ricevuto; altrimenti ci accadrà come ad Ezechia. Questi aveva mostrato, a Gerusalemme, i suoi tesori all’amba-sciatore del re d’Assiria, e Isaia lo rimproverò della sua condiscendenza dicendogli: «Disgraziato! Verrà lui stesso a prenderti tutti i tuoi tesori».

 

Dodicesima regola n° 325

Questa è una regola molto importante: completa la sesta.

325 – Il nostro nemico si comporta come una donna, ne ha la debolezza e l’ostinazione. Perché è proprio della donna, quando litiga con qualche uomo, perdersi d’animo, dandosi alla fuga, se l’uomo le mostra il viso duro; al contrario, se l’uomo comincia a fuggire, perdendosi d’animo, l’ira, la vendetta e la ferocia della donna si accrescono e non hanno più misura. Così è proprio del nemico fiaccarsi e perdersi d’animo, dileguandosi con le sue tentazioni, quando la persona che si esercita nelle cose spirituali mostra molta fermezza contro il tentatore, facendo diametralmente l’opposto di quello che gli suggerisce. Al contrario, se la persona che si esercita comincia a temere e sopportare l’attacco con meno coraggio, non v’è bestia tanto feroce sopra la terra come il nemico della natura umana, la cui crudeltà eguaglia la malizia nel perseguire la sua dannata intenzione.

Il demonio è terribile con chi tentenna. Ad esempio, un seminarista esita dinanzi alle tentazioni sulla sua vocazione: «E se interrompessi per qualche mese il seminario? Farei esperienza nel mondo e dopo sarei anche più forte». Il demonio gli darà al bisogno dei buoni motivi; se esita è perduto. Il demonio apporterà anche difficoltà maggiori: una bella situazione… una eccezionale occasione matrimoniale… noie alla salute. Ricordiamoci il principio di padre Terradas: «Non si gioca con il demonio». Allo stesso modo, se vostra moglie comincia a pensare che le sue vesti potrebbero essere un po’, oh! solo un poco più corte… ben presto diventerà immodesta come le altre. Ancora: quando gli sposi, dopo qualche discussione, cominciano a domandarsi se non vi siano motivi sufficienti per divorziare, il diavolo ne fa qualcuna delle sue; ad ogni modo, si arriva al peggio. La stessa cosa riguardo ai metodi malthusiani. Se si vuol fare «come gli altri», allora il demonio si scatenerà.

Ci si sforzerà di non peccare, ma il demonio riuscirà ad attirarci in una vita di peccato.

Sant’Agostino in una celebre frase riassume il gioco del demonio: latrare potest, mordere non potest, nisi volentem, «può abbaiare, ma non può mordere, a meno che uno non voglia farsi mordere». Tutti siamo stati in campagna; all’improvviso, ecco un cane furioso che si lancia verso di voi ringhiando. Che fate? Se fuggite correndo, il cane si getterà su di voi e vi morderà. Che fare, allora? Affrontarlo senza timore, con la più gran calma. Allora, indispettito nel constatare che non avete paura, il cane abbassa la testa, poi il tono… e fila via con la coda tra le gambe. Ma se manifestate timore, sentirà la vostra debolezza e si avvicinerà terribile per mordervi. Non dimentichiamo il principio: davanti ad una tentazione non turbarsi né rimettere in questione le proprie risoluzioni. Non cedere, neanche un po’, «ma fare diametralmente l’opposto di quanto il demonio suggerisce». Pregate, moltiplicate gli atti della virtù contraria.

San Vincenzo de’ Paoli è diventato san Vincenzo de’ Paoli grazie agli Esercizi che fece nel 1611. Poi li propagò in tutte le sue case. Lui stesso li faceva due volte l’anno, di 15 giorni ciascuna. Fu grazie a questa regola che si salvò.

C’era a Parigi un giovane professore di filosofia che stava perdendo la fede. San Vincenzo chiese a Dio di liberarlo dalle tentazioni e di inviarle a lui stesso. Fu esaudito, eccome! Benché fosse sacerdote, benché fosse santo, ebbe le più terribili tentazioni contro la fede. In ogni momento, durante la Messa, mentre predicava, pregava, si occupava dei poveri, tutte le imposture che il demonio può inventare contro la fede gli venivano continuamente alla mente. «Tu non sei leale, non c’è Dio, il Signore non è nell’Eucarestia, tu racconti frottole». Che fare? Doveva forse cercare sui libri di teologia tutte le prove per controllare se le avesse ben studiate? Sarebbe divenuto pazzo, perché il demonio è terribile.

Ecco quel che fece: applicò questa regola. Scrisse un atto di fede con ardenti parole, chiedendo a Dio di morire martire per la fede. Firmò il foglio, se lo appuntò sul cuore, e fece questo proposito: ogni volta che metteva la mano sul cuore voleva dire rinnovare a Dio l’offerta di morire martire per la fede. E sempre, in ogni momento, celebrando la Messa, predicando, facendo del bene, ecco le tentazioni: «non è vero, sei un bugiardo, ecc.». Ma san Vincenzo portava la mano al cuore, ripetendo così migliaia di volte un atto eroico, sublime. Il demonio vedendo che queste tentazioni non lo spingevano a peccare, ma anzi a compiere atti eroici, finì col lasciarlo. Non dimenticate, dunque, questa regola capitale nelle tentazioni.

 

Tredicesima regola n° 326

Il demonio imita un seduttore: «Non parlarne a tuo padre, non dirlo a tuo marito». Altrimenti il gioco sarà subito bloccato. Allo stesso modo il demonio teme che si scoprano le sue trame al confessore, al direttore spirituale o ad un uomo di Dio che riconosca le sue insidie.

326 – Similmente si comporta come un seduttore. Egli domanda il segreto e nulla teme come di essere scoperto, perché il seduttore che, parlando con cattiva intenzione, adesca la figlia di un buon padre o la moglie di un buon marito, chiede che le sue parole e suasioni restino segrete. Al contrario, gli dispiace assai quando la figlia al padre o la moglie al marito rivela le sue false parole e la sua depravata intenzione, perché facilmente si avvede che non potrà riuscire nell’impresa cominciata. Alla stessa maniera, quando il nemico della natura umana vuole ingannare con le sue astuzie e suasioni l’anima giusta, desidera e vuole che siano ricevute e tenute in segreto. Ma quando l’anima scopre tutto a un buon confessore o ad altra persona spirituale che conosca gl’inganni e le malizie del nemico, molto gli pesa, perché sa che non potrà riuscire nella malvagità che aveva cominciata, essendo stati scoperti e manifestati i suoi inganni.

Sempre che l’anima si apra ad un confessore illuminato… sottolineo l’aggettivo, dato che ai nostri giorni, soprattutto, si possono incontrare confessori poco capaci nella direzione delle anime. Altri abusano del loro ruolo, come già lamentava san Paolo a Timoteo (1 Tim 4; 2 Tim 3).

Santa Teresa d’Avila soffrì molto a causa di confessori non illuminati e scrisse nell’autobiografia: «è importante che il direttore sia giudizioso, intendo dire che abbia capacità di giudizio, dell’esperienza; e se a questo aggiunge la santità, è perfetto… L’anima resti piuttosto senza direttore fino a che non ne abbia trovato uno con queste qualità». Santa Giovanna di Chantal fu molto confusa da un confessore cappuccino che le imponeva voti eccentrici e proibiti. La terrorizzava. Fortunatamente, un giorno incontrò san Francesco di Sales. Il vescovo di Ginevra era già noto, e il duca di Savoia lo inviò, come ambasciatore, presso Enrico IV; attraversando Digione venne invitato dal presidente del parlamento Frémiot. Un altr’anno, il santo fu invitato a predicare la quaresima a Digione. La figlia del presidente, Giovanna di Chantal, venne a trascorrere la quaresima presso il padre per approfittare degli insegnamenti del predicatore. Ebbe così l’occasione di aprirgli l’anima: «Monsignore, il mio confessore mi ha proibito di consultarne altri… Commetto peccato mortale se ve ne parlo?».

– Dite pure, senza timore…

– Ma mi ha obbligata a non parlare con nessun altro, non posso fare o dire nulla senza prima avvisarlo. Mi ha detto che se consulto qualcun altro, commetto peccato mortale. Forse ho torto nel dirglielo, e magari mi danno.

– No, no. Rassicuratevi; continuate pure… Infine, sorridendo, san Francesco di Sales le disse:

Mandate a spasso quel confessore. Non se ne intende.

E meno male, altrimenti avremmo avuto una pazza in più ed una santa in meno.

Altro esempio. Nella nostra casa di Esecizi a Chabeuil, la sera prima del ritiro, viene a trovarmi un giovane:

– Padre, credo di dovermene andare. Sono qui, ma ho disobbedito. Il mio confessore non è d’accordo con Chabeuil. Mi aveva proibito di venire.

Da parte mia gli chiedo se è malato di nervi.

– No, Padre!

– Allora il tuo confessore non ha il diritto di proibirti di venire in una casa di Esercizi approvata da un ordinario del luogo, dove si predicano gli Esercizi raccomandati dai Sommi Pontefici, da Paolo III a Pio XII (era l’epoca del suo pontificato), è un abuso d’autorità. Non devi fare ciò che ti ha detto!

Santa Teresa fu molto confusa da confessori non competenti in teologia mistica. Venne poi rassicurata da dotti domenicani e gesuiti, che non erano suoi confessori, ma conoscevano la teologia mistica; le dissero che le sue estasi e visioni, le sue orazioni venivano da Dio.

Detto questo, non fatemi dire il contrario di ciò che voglio dire.

Cioè: non nascondete qualcosa al vostro confessore o direttore spirituale; più il demonio vi inciterà a nascondere un dettaglio, più bisognerà rivelarlo.

Conosco casi in cui il demonio è giunto a far perdere una vocazione per dettagli tenuti nascosti. Dettagli puerili, apparentemente senza importanza. Se il giovane li avesse rivelati, il disegno del demonio sarebbe svanito.

Dite, per esempio, che avete messo una scaletta per saltare il muro, che conservate il suo ritratto nel portafogli, che le telefonate tutte le sere, che tenete con voi una ciocca dei suoi capelli, ecc.

– Non lo farò più! Toglierò la scaletta! Ma non voglio disturbare il confessore, è troppo occupato. Rischierei il ridicolo…

– No, suvvia, scoprire tutto, anche in minimo dettaglio.

Si può anche consultare un esperto, o un anziano sacerdote che vi conosce da molto tempo, o un parroco che conosce la situazione della famiglia, o un predicatore di Esercizi che vi ha seguito diverse volte.

Inoltre, avete certamente amici che non andranno mai a consultare un sacerdote e verranno ad esporvi le loro difficoltà. Vi conoscono, hanno fiducia in voi: non esitate a mettervi a loro disposizione e a trarli d’impaccio, pronti a dire: «Ti conduco da un amico sacerdote che facilmente metterà tutto a posto. Stai tranquillo!». Così lo agevolate.

Molte volte ci si dimentica che il primo direttore spirituale di una sposa è il marito, e viceversa. San Paolo dice: «La donna taccia in chiesa e in casa consulti il marito». Le donne ostinate e intrattabili col marito si privano di molte grazie, anche se si comunicano tutte le mattine e passano un’ora la settimana in confessionale. Quanti sposi si sono aiutati a vicenda, pregando insieme e consultandosi negli scrupoli e nei casi di coscienza. Tuttavia, gli Esercizi spirituali si fanno meglio separatamente. Soli con Dio. Lo scambio, indispensabile tra gli sposi, non deve farsi durante il ritiro – sarebbe un errore – ma in seguito, nel focolare domestico. Quante donne e quanti uomini sono stati convertiti dai loro congiunti! Ma lo ripeto, dopo il ritiro. Altrimenti si rischia di trasformarlo in un nuovo viaggio di nozze…

Manteniamo l’abitudine di manifestare le tentazioni. Non aspettiamo d’aver commesso il peccato per parlarne al direttore spirituale (se si ha la fortuna di averne trovato uno come si deve), o almeno al confessore abituale. Spesso il solo fatto di rivelare la tentazione, scaccia il tentatore e vanifica i suoi piani.

 

Quattordicesima regola n° 327

327- Similmente il demonio si comporta come un capobanda, che spera di vincere e derubare quello che desidera. Infatti agisce come un capitano e capo d’esercito, che piantando il suo accampamento e osservando le forze o disposizione di un castello, lo assale dalla parte più debole. Allo stesso modo il nemico della natura umana, girandoci attorno incessantemente, osserva da ogni parte ciascuna delle nostre virtù teologali, cardinali e morali; e quando ha scoperto in noi il lato più debole e meno protetto dalle armi della salvezza, là ci attacca e cerca di riportare su di noi completa vittoria.

Un comandante che vuole espugnare una città, invia spie per sapere dove attaccare. E dove attaccherà? Nel punto più debole e meno fortificato. Allo stesso modo il demonio, «girando attorno a noi», come dice san Pietro, osserva i nostri punti deboli; e dove attacca? Possiamo saperlo in anticipo…

… Amate la tavola… vi piace bere… essere lodati… siete pigri o imprudenti… leggete qualsiasi cosa… non badate chi frequentate… Quali catastrofi sono cominciate da leggere imprudenze!

Ho conosciuto persone con qualità e virtù poco comuni. Non avevano che un piccolo, un piccolissimo difetto. Erano un po’ suscettibili. Un giorno il parroco, a torto o a ragione, li rimproverò. Hanno abbandonato anche la pratica religiosa! è forte il diavolo! Si vedono tanti sacerdoti, religiosi, cristiani con un’intensa vita interiore, arrestarsi… e generalmente retrocedere! Perché succede? Per una grande difficoltà? No! è per un lieve disordine… una golosità, più spesso il rispetto umano, quel maledetto rispetto umano all’origine di ogni capitolazione e della dannazione di tanta gente, ecclesiastici compresi… la paura del sorriso di un confratello!…

Per un niente si perde così la santità, quando per altro si ha il coraggio di fare grossi sacrifici!

Un medico di un convento di Barcellona diceva a padre Vallet: «Non capisco. Vedo delle giovani che hanno lasciato ricchezze, castelli e fortune, attaccarsi ad un’immaginetta o irritarsi per un piccolo rimprovero. Ecco cosa impedisce la santità!».

Padre Vallet ci ripeteva: «Vi scongiuro di osservare i vostri peccati veniali abituali! è su questi che il demonio farà leva per catturarvi!». Regola sempre attuale… ma specialmente durante gli Esercizi, quando si prendono delle decisioni.

Fonte

 

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