Sorpreso da Chesterton: la conversione di Joseph Pearce dall’odio razziale alla Chiesa cattolica

di Luca Fumagalli

Jospeh Pearce

Ho avuto la fortuna di conoscere Joseph “Joe” Pearce quest’estate, in Francia, in occasione di un convegno organizzato presso il Chavagnes International College. Il fisico massiccio, al netto della bassa statura, è quello di un ex picchiatore che si è dato alla scrittura, il sorriso e gli occhi cerulei sono invece quelli di un uomo innamorato della vita. Biografo di fama internazionale, classe 1961, Pearce ha pubblicato negli ultimi vent’anni numerosi volumi e articoli dedicati ai migliori romanzieri cattolici del Novecento come G. K. Chesterton, Evelyn Waugh, Hilaire Belloc, Graham Greene, J. R. R. Tolkien e molti altri ancora.

Quando ci siamo seduti a tavola, poco dopo esserci presentati, la conversazione si è naturalmente orientata verso i lidi della letteratura e della storia. È stato un piacere sentire Joe raccontare a me e agli altri ospiti aneddoti succosi sui suoi autori preferiti e sullo stato del cattolicesimo nel Regno Unito. Con grande gentilezza si è poi informato sul mio lavoro, dandomi pure qualche consiglio prezioso. Ne è sorto un amabile scambio di opinioni che si è protratto fino alla fine del pasto.

Bicchiere di vino in mano, perennemente incline alla battuta e alla risata, nessuno sospetterebbe che dietro l’affabile Pearce si nasconda un passato oscuro, fatto di odio e nichilismo. Eppure è proprio così. Prima dell’ingresso nella Chiesa di Roma, avvenuto nel 1989, Joe era infatti un giovane militante del National Front, una formazione politica di stampo neo-nazista. Il movimento – fondato, per ironia della sorte, da A. K. Chesterton, un lontano cugino del più noto Gilbert –, oltre che per l’esaltazione dell’impero britannico, si caratterizzava per un razzismo viscerale e per l’odio nei confronti del cattolicesimo (l’anglicanesimo di Joe e dei suoi camerati, in realtà, era meramente di facciata). A tutto questo è da aggiungere, ovviamente, il classico corollario di manifestazioni finite in tragedia, la violenza degli hooligan e degli skinhead, e il culto neopagano per Hitler.

L’autobiografia spirituale di Joseph Pearce, pubblicata nel 2013

Pearce, attivo soprattutto nel ramo giovanile del partito, fu amico di Nick Griffin – ex leader del British National Party – e si occupò, in qualità di direttore, di curare la stampa del «Bulldog», la rivista ufficiale dello Young National Front. Dalle colonne del giornale Joe vomitava, settimana dopo settimana, tutto il suo odio nei confronti delle “razze inferiori” e dei comunisti. Partecipò a più di una rissa, ebbe svariati contatti con ambienti vicini al terrorismo nero e durante un viaggio nell’Irlanda del Nord si affiliò volentieri all’Orange Order, una società segreta anticattolica devota alla causa lealista.

Ma qualcosa non tornava. Come racconta Pearce nell’autobiografia spirituale Race with the Devil  (2013), col passare del tempo si sentiva sempre più insoddisfatto: la politica si stava dimostrando un mero intrigo machiavellico per guadagnare strapuntini di potere, un contesto dove le idee e le amicizie non contavano più quando si presentava l’occasione di scalare le gerarchie. Persino la sua vita privata languiva su un binario morto. La lettura di 1984 di Orwell, così come l’incontro con l’opera di Solženicyn, gli svelarono poi il volto tragico del totalitarismo a cui si accompagnò una disillusione crescente nei confronti dell’ideologia del National Front.

È a questo punto che G. K. Chesterton fece la sua provvidenziale comparsa. Su indicazione di un amico Joe prese a leggere avidamente Il profilo della ragionevolezza e Il pozzo e la pozzanghera. Dato che dopo il Concilio Vaticano II la stella del buon Gilbert si era eclissata (e non era ancora risorta), non fu facile per Pearce procurarsi i due tomi; dovette frugare a lungo tra gli scaffali impolverati dei rigattieri londinesi. Quando finalmente lesse i libri, si compì il miracolo: affascinato dalle teorie distribuiste – che risvegliarono in lui il latente localismo e l’amore per le piccole patrie – divorò tutti i romanzi di Chesterton, compresi i racconti di Padre Brown, e scoprì che quella fede cattolica che aveva così tanto detestato era tutt’altro che disprezzabile, anzi, si poteva benissimo dire che fosse un qualcosa di assolutamente razionale.

Il primo libro scritto da Pearce nel 1996: una biografia dell’amato G. K. Chesterton

Da questa prima intuizione iniziò il lungo travaglio spirituale di Joe. Si trattò di un’avventura affascinante ma non certo facile, un ritorno alla casa del padre costellato anche da momenti bui e drammatici. Per ben due volte, nel 1982 e nel 1985, finì in prigione con l’accusa di istigazione all’odio razziale, e fu solo dopo molti errori e qualche scelta difficile che riuscì a prendere le distanze dal proprio passato, ad allontanarsi dai vecchi compagni e a iniziare una nuova vita da cattolico.

Dopo il battesimo decise di mettere i suoi talenti al servizio della verità di Cristo ed è così che divenne scrittore a tempo pieno. Il suo primo libro, Wisdom & Innocence (1996) è, non a caso, una biografia dell’amato G. K. Chesterton, a cui seguirono, come già segnalato, numerose altre opere.

Ora Joseph Pearce vive in America con sua moglie e i suoi figli. Il viaggio dall’odio razziale all’amore razionale – come lui stesso ha definito la propria conversione – è concluso. Manca ancora la vittoria sul demonio, ma questa è una battaglia, come si suol dire, che dura sino alla morte. Unica certezza: il trionfo finale non sarà mai quello delle tenebre.

Un commento a "Sorpreso da Chesterton: la conversione di Joseph Pearce dall’odio razziale alla Chiesa cattolica"

  1. #bbruno   29 Agosto 2018 at 3:48 pm

    … questo Jpseph Pearce è lo stesso che scrive anche sul cattolicesimo di Shakespeare? e se sì, perché non farne cenno?

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