Un dramma europeo

 

Augusto Del Noce (Pistoia, 11 agosto 1910 – Roma, 30 dicembre 1989) è stato un celebre filosofo italiano. Come sempre accade con gli uomini, non tutto ciò che hanno detto o fatto nella loro vita risulta condivisibile: con questa rubrica presentiamo ai nostri lettori, senza sposare il pensiero dell’Autore nella sua pienezza, alcune riflessioni che ci paiono interessanti [RS]

di Augusto Del Noce

Nel 1969, in piena contestazione cattolica, un lucido giudizio di Augusto Del Noce sulle radici ideologiche del dissenso: il desiderio di «adeguarsi» al mondo e l’avversione per la metafisica classica.

[Dal «Corriere della Sera», 24 Gennaio 1969]

CORRIERE: La genesi della contestazione nella Chiesa è religiosa, morale, ideologica o politica?


AUGUSTO DEL NOCE:
Penso che la motivazione fondamentale della «contestazione nella Chiesa» sia individuabile in un giudizio storico-politico: quindi non in un rinnovato fervore religioso, né in una spinta morale, e neppure in una tensione verso una palingenesi sociale. Dove vediamo il «Santo» del dissenso? E a quali Santi del passato si ispirano i cattolici contestatori? Al posto dei santi vediamo professori di teologia che si preoccupano (non mettiamo minimamente in dubbio la loro ottima fede) di adeguare il messaggio cristiano al mondo moderno: poiché il mondo non è oggi più composto di pescatori della Palestina, questi teologi pensano di dover parlare il meno possibile di miracoli e di vita eterna. E sorge il dubbio che in essi, segretamente almeno, la fede negli «invisibilia Dei» sia scossa dalle tanto più verificabili certezze nei «visibilia» della scienza moderna.
Non vi è nel cattolicesimo del dissenso, considerato nel suo insieme, quella pur secolare religiosità dei movimenti autenticamente rivoluzionari; il vero spirito rivoluzionario si accompagna non già alla liberalizzazione dei costumi, ma a un’estrema austerità.
Il sottaciuto giudizio che muove in realtà l’intera contestazione è questo: il periodo che va dal 1919 al 1945 ha segnato la fine e il castigo dell’«orgoglio europeo». Per intenderlo dobbiamo rifarci soprattutto al decennio tra il ’30 e il ’40: allora l’antica convinzione di un «primato ideale» dell’Europa era ancora, in generale almeno, indiscussa dai laici (pensiamo a quel che fu il breviario di tanti intellettuali laici di allora, la Storia d’Europa nel secolo XIX di Croce) come dai cattolici, fedeli senza discussione a una Chiesa romana che conservava l’eredità della tradizione del pensiero classico. Ma se sul piano ideale questa veduta restava indiscussa, su quello della realtà effettuale questa stessa Europa sembrava diventare la casa dei demoni: i veri demoni totalitari e nazisti. L’Europa sembrava reincarnare Babilonia.
Ora, consideriamo: all’impressione dell’Europa-Babilonia liberata e salvata da interventi esterni, corrisponde puntualmente uno stato d’animo millenarista: che altro significano le tanto correnti formulette sul «totalmente nuovo», sull’«assolutamente altro», sul «partire da zero»? L’esito del processo era predeterminato: l’idea di un cattolicesimo del tutto liberato dal retaggio greco, cioè dalla metafisica classica.
Si ragionò così, né data la premessa era possibile fosse altrimenti: dall’epoca successiva a Costantino il cristianesimo sarebbe stato sempre prigioniero della romanità nell’ordine politico, del pensiero greco nell’ordine del pensiero. Facile passare da questo schema all’idea che i nuovi santi sarebbero stati proprio i classici dell’ateismo, sarebbero stati coloro che avrebbero combattuto per cancellare dalle coscienze l’idea di quel vecchio Dio della metafisica che contaminava il Dio della rivelazione.
Per questo cristianesimo senza metafisica classica sembrarono all’inizio restare da una parte la fede, dall’altra la scienza. Ma la scienza nella sua massima estensione comprende le scienze dell’uomo, e la scienza se non è limitata dalla metafisica ne prende il posto e le varie fedi nel loro contenuto positivo saranno spiegate attraverso le situazioni storiche. I loro contenuti non saranno che «miti», formulati in diversi linguaggi per risvegliare la forza che promuove il progresso verso quel che si usa chiamare la pienezza dell’uomo. E una volta demitizzato il linguaggio religioso l’asserzione della «morte di Dio» rappresenta l’inevitabile punto di arrivo del nuovo millenarismo. Il razionalista può veramente dirsi soddisfatto perché mai aveva immaginato altrimenti l’eutanasia della religione.

CORRIERE: Quale novità vede nelle tesi della contestazione religiosa?

DEL NOCE: Quel che colpisce è la mancanza di originalità nei motivi ideali di questa contestazione. Sempre il dissenso cattolico si è espresso nella forma dell’opposizione del messaggio cristiano al mondo antico; sempre ha inteso recuperare l’eterodossia, nel senso che vedeva in essa la protesta contro la spiritualità disincarnata e contro un Dio «custode dell’ordine»; sempre ha contrapposto le virtù sociali all’intimismo; veramente dopo le radicali affermazioni del nuovo, si resta stupiti davanti a tanta mancanza di novità. Dunque: un rinnovamento della religione che porta a un processo inevitabile di distruzione della dimensione religiosa ed una affermazione della dimensione religiosa ed una affermazione del totalmente nuovo che obbedisce ai momenti di una già fin troppo noto struttura di pensiero. Di fronte a ciò vale ricordare i princìpi della Chiesa cattolica, ancora oggi riaffermati sia pure sotto l’aspetto negativo: sulla base di questa immutabilità di princìpi la Chiesa deve affrontare i problemi del giorno d’oggi, evitando soltanto che i princìpi «dormano». Ma il sonno, se talvolta può essere quello dei suoi custodi, non dipende dal carattere immutabile dei princìpi.

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