[CINESPADA] “Gattaca – La porta dell’universo”: l’eugenetica, la vocazione e il senso della vita

di Luca Fumagalli

In un futuro fantascientifico e distopico l’eugenetica regola la divisione in classi della società. Solo i Validi, concepiti in laboratorio, possono avere accesso ai ruoli più importanti, mentre i non-Validi, nati dall’amore naturale tra un uomo e una donna, sono destinati a incarichi più umili. Vincent Freeman (interpretato da un brillante Ethan Hawke) è un non-Valido, dal cognome suggestivo, che sogna di diventare astronauta. Per realizzare la propria aspirazione finge di essere un Valido, utilizzando il DNA di Jerome Eugene Morrow (Jude Law), un ex atleta diventato paraplegico a seguito di un incidente. Vincent inizia così il suo addestramento al Gattaca Center – dove conosce la bella Irene Cassini (Uma Thurman) –, ma quando uno degli addestratori viene assassinato, la polizia sospetta che un Non-valido si nasconda sotto mentite spoglie.

Gattaca (1997) è la pellicola d’esordio del neozelandese Andrew Miccol, noto tra l’altro per essere stato lo sceneggiatore di The Truman Show, uno dei film più belli degli ultimi anni. Anche dietro la macchina da presa, Miccol si dimostra all’altezza della situazione, firmando un lavoro convincente, profondo, che non annoia mai.

L’amara riflessione sulla decadenza di una società che vota se stessa alla venerazione dell’idolo scientifico – impossibile non ricordare le inquietanti provette del Mondo Nuovo di Huxley –, che perverte tutto ciò che è naturale per puntare sull’asetticità di calcoli e formule chimiche, si sposa in Gattaca con un coraggioso viaggio nel cuore dell’uomo, alla scoperta di Vincent, un giovane qualunque che attraversa le sue giornate tra errori e vittorie, tra la metodica elusione dei rigidi controlli imposti dal Sistema e i limiti di un corpo fragile. La spregiudicatezza di un potere che calpesta l’etica è dunque solo uno degli aspetti sviscerati da quest’ottima pellicola che punta, anche e soprattutto, sul descrivere il rapporto tra l’individuo e il suo futuro, tra vocazione e senso dell’esistenza. La domanda fondamentale è semplice: si può modificare un destino (genetico) che pare segnato?

Gattaca – che ha nel titolo le iniziali di quattro componenti del Dna: guanina, adenina, timina e citosina – pur viziato da qualche limite, è comunque un film che merita di essere visto e meditato, ottimo anche per i ragazzi a partire dai 13 anni.

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