[CINESPADA] “I guerrieri della notte”: perché l’eroe, alla fine, torna sempre a casa

di Luca Fumagalli

Cyrus, capo della gang più agguerrita di New York, convoca in pieno Bronx una riunione notturna tra i rappresentanti delle bande giovanili della città. Il carismatico uomo, rispettato da tutti, propone una tregua: se le gang smettessero di combattere tra loro e si coalizzassero, potrebbero facilmente prendere il controllo di New York. Durante il meeting, però, qualcuno spara un colpo di pistola e Cyrus viene ferito a morte. La colpa dell’omicidio ricade ingiustamente sulla banda di Coney Island, i Warriors. Ai nove guerrieri non resta che fuggire, prede di una caccia all’uomo che ha come unico possibile epilogo la loro morte.

I guerrieri della notte (1979), pellicola culto diretta da Walter Hill, è un’avventura notturna che ha luogo in una metropoli che è un po’giungla, un po’ Far West e un po’ Medioevo prossimo venturo (alla Blade Runner). Le tenebre fanno da quinte a uno spettacolo di umana desolazione, sporcizia e perdizione. Giovani senza scopo e sbandati vari si aggirano per le strade di quel sogno americano che assomiglia piuttosto a una cloaca a cielo aperto, a un concentrato di umana miseria. Non c’è assistente sociale, fede o leggi che possano dare un senso alla vita dei guerrieri; questi si accontentano di seguire la disciplina militare di un gruppo gerarchicamente organizzato che schiaccia, ma al contempo protegge, l’individuo (le allusioni al Signore delle mosche e ad Arancia meccanica si sprecano). Le divise, con toppe e stemmi, sono l’unica cosa che per loro conta davvero.

La fuga dei Warriors, intenti a schivare gli agguati nemici, ha la tensione incalzante di un action thriller, le dinamiche di un film bellico, la solennità di un western, i costumi e i brani di un musical. La telecamera di Walter Hill segue le rocambolesche peripezie dei protagonisti con grande perizia, alternando gli esterni ai claustrofobici cubicoli della metropolitana. La fotografia, perlopiù bluastra, presenta solo qua e là macchie di colore, e contribuisce a rendere il film un qualcosa di allucinante, pregno di un’irreale violenza priva di sangue, reso ancora più surreale ed epico dai costanti riferimenti all’Anabasi di Senofonte.

I guerrieri della notte, tratto dall’omonimo romanzo di Sol Yurik (tra l’altro donatomi recentemente da Piergiorgio Seveso), è molto più dell’avventura on the road di un gruppo di giovani ribelli: è l’immagine postmoderna di quel nostos omerico, di quel “ritorno a casa” che è da sempre metafora della vita; un messaggio di speranza ancora attuale in un mondo che pare ormai abitato solo da sfrattati dell’esistenza.

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