di Massimo Micaletti 

E’ difficile, da fedeli alla Chiesa di Roma, commentare gli ultimi eventi, ossia il dossier Viganò con annessi e connessi: è ancor più difficile però tacere e pazienza se annoierò qualcuno. Tanto, sono poche righe, passano presto. Due concetti soltanto.

In primis vorrei evidenziare un profilo che in questa vicenda confligge radicalmente con la linea che alcuni commentatori – e prelati – tengono nei confronti della memoria di Mons. Viganò. Alcuni si sono infatti affrettati a screditare il Monsignore ed hanno tentato, con poca fortuna invero, di confutare quel che egli riferisce. Ora, fa buon gioco ai soliti noti confondere i piani: una cosa è attaccare chi parla, altra cosa è smentire quel che dice. Potrebbe parlare anche il peggiore dei furfanti – e l’ex Nunzio non pare esserlo – ma conta quel che riferisce e conta quanto al nocciolo della questione: non conta se Viganò sia un furfante, conta se lo siano Mc Carrick, Wuerl e tutti gli altri soggetti che magari qui da noi sono sconosciuti ma non lo sono affatto nei luoghi ove hanno vissuto ed operato (e vivono ed operano). Invece di attaccare l’accusatore, si dovrebbe tentare di difendere gli accusati ma nessuno ci prova e tantomeno ci riesce. Questo non dovrebbe essere l’”affare Viganò”, bensì l’”affare McCarrick”!

E veniamo al profilo che volevo porre in risalto: se qui in Europa i fatti riportati da Viganò – cui si sono aggiunti però molti altri ed alti prelati – sono stati accolti con una sorta di stupore al punto da metterne in dubbio la veridicità, in USA e nei luoghi ove gli abusi si sono verificati la reazione è stata ben diversa, riassumibile nelle due parole “Era ora!”. Che in parecchie diocesi statunitensi (ma anche irlandesi o sudamericane) ci fossero seri problemi per la condotta del clero era una circostanza nota ed indubitabile, anche al netto delle numerose e gravi calunnie cui da millenni la Santa Madre Chiesa ed suoi pastori sono soggetti; era parimenti noto che sovente quelle stesse discusse e discutibili persone facessero carriera nelle gerarchie senza nessun intoppo sotto gli occhi increduli ed amareggiati dei fedeli e dei pastori fedeli a Cristo nella parole e nella vita. Era ed è noto parimenti che tutto questo accadeva da anni ed era evidente che ci fosse la precisa linea di ignorare tutto questo e minimizzarlo. Pochi, qui in Europa, vedevano o volevano vedere cosa stessa accadendo oltreoceano e molti di questi pochi avevano relegato i casi sempre più numerosi e gravi a menzogne e colpi bassi dell’area anticattolica (e sovente lo erano, a dir la verità). Alla luce di questo, è insostenibile negare che negli Stati Uniti sia successo qualcosa di grave, è insostenibile negare che sia successo per anni, è insostenibile negare che vi siano coinvolte persone con nomi, cognomi e ruoli divenuti ciononostante via via sempre più prestigiosi ed influenti.

E veniamo al secondo punto delle mie dolorose riflessioni. Se il problema è innegabile, non regge allora la linea del silenzio o, meglio, non regge la linea dell’inerzia, del lasciar tutto com’è. I fedeli possono anche tacere e pregare, e molti lo fanno e con sofferenza, ma qualcuno deve parlare e soprattutto agire: chi si è reso responsabile di abusi e scandali deve essere rimosso in maniera effettiva e posto in condizioni di non nuocere a Sé, ad altri ed alla chiesa. Se il Papa o la Curia Vaticana non si muovono in questa direzione, renderanno certo quello che finora è un ben motivato sospetto, ossia che certi personaggi siano ex se inamovibili ed intoccabili e nella testa delle persone comuni (e anche di molti fedeli, purtroppo) l’equazione tra chiesa e corruzione sarà sempre più netta e fondata. E se ad essere sfigurato sarà il volto (terreno) della Sposa di Cristo, più gravemente sarà (ed è) sfigurato il magistero che già accusa i colpi di quella corruzione che da personale diviene pubblica e poi dottrinale: le conferenze omosessualiste di Padre James Martin, la richiesta di benedizione delle unioni gay della Conferenza Episcopale Tedesca e simili spinte rovinose vengono da quello stesso modo di vedere la Chiesa che prima o poi scomunicherà San Paolo. Ma questo è già un altro concetto ed ho ormai scritto troppo.

 

 

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