Hilaire Belloc, il modernismo e San Pio X

a cura di Luca Fumagalli

Hilaire Belloc (1870-1953), oltre a essere stato giornalista e polemista, fu uno scrittore di vaglia, straordinariamente prolifico, che si cimentò nei generi più disparati, dalla poesia alla satira, dalla saggistica storica a quella geografica. Con l’inseparabile amico G. K. Chesterton – il “Chesterbelloc”, secondo la celebre definizione di G. B. Shaw – condivise un certo gusto per l’anticonformismo e il desiderio di fare della cultura un’arma a sostegno della verità di Cristo e della sua Chiesa. Amante dei fatti più che delle parole, anche sul scivoloso terreno politico Belloc si spese lungamente per sostenere i diritti degli ultimi e degli oppressi. A lui si deve la prima teorizzazione del cosiddetto “distributismo”, un movimento che ambì – purtroppo senza successo – a creare un modello economico alternativo al capitalismo e al comunismo, secondo i dettami dall’enciclica Rerum Novarum (1891) di Leone XIII.

In quanto discepolo del cardinale H. E. Manning, “ultramontano” nell’anima, Belloc accolse con entusiasmo la condanna del modernismo contenuta nell’enciclica Pascendi di San Pio X. L’8 ottobre del 1907 scrisse a un amico una lettera dai toni inequivocabili:

“Hai visto le garbate osservazioni del Papa? Sono veramente nobili! … Lui gentilmente fa osservare come loro non sappiano ragionare, il che è vero. I vecchi eretici avevano fegato, specialmente Calvino, e sapevano pensare come il Demonio, che era il loro ispiratore. Ma i modernisti sono ispirati da un piccolo e infimo diavoletto, balbuziente e con un solo occhio; il risultato è imbarazzante”.

Belloc ironizzò pure su uno dei capofila del modernismo inglese, l’egocentrico Maud Petre, che con altri modernisti, tra con George Tyrrell ed Henri Bremond, aveva preso parte, nel settembre 1908, a un congresso presso Storrington. Il gioco di parole, per quanto prevedibile, resta divertente:

“Tu sei Maud Petre, e su questa pietra edificherò la mia Chiesa”.

Molto probabilmente l’anti-modernismo di Belloc influenzò anche G. K. Chesterton che, nel 1909, in un dibattito con Robert Dell, parlò di un solido “albero” della Tradizione contrapposto all’inconsistente “nuvola” del modernismo.

Tra l’altro Belloc ebbe occasione di incontrare personalmente San Pio X, un pontefice che stimava molto. Papa Sarto, da parte sua, ammirava l’anima militante dell’inglese, mai disposta al compromesso. A seguito della scomparsa di San Pio X, avvenuta il 20 agosto 1914, Belloc ne scrisse un toccante elogio sulle colonne del “British Review”:

“La cifra del suo pontificato fu la semplicità. Stette in piedi, caratterizzato da principi molto chiari, al pari di un classico edificio di pietra costruito accuratamente che si erge contro l’alluvione. Se la cifra del suo pontificato fu la semplicità di un principio rigidamente applicato, la cifra della società che doveva incontrare e sottilmente dominare era quella di un cambiamento rapidissimo e anarchico”.

Tra i tanti intellettuali cattolici del Novecento, Hilaire Belloc è uno di quelli che non stanca mai, che sorprende sempre il lettore, pieno com’è d’acume e di brillanti aforismi. E Radio Spada certamente non mancherà di parlare ancora di lui.

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