Una buona notizia di tanto in tanto arriva, e a darla questa volta è la rivista Il Primato Nazionale, indignata  per quanto riferisce. Ebbene: nelle scuole austriache il cosiddetto “risorgimento italiano” viene definito per ciò che è:

«nel XIX secolo – si legge in uno dei volumi – ambiziosi uomini di Stato capirono che l’idea nazionale si adattava in modo eccellente al raggiungimento dei loro personali obiettivi politici. Volevano espandere i loro Stati a costo degli altri, e allo scopo utilizzarono come giustificazione l’idea nazionale. In molte parti del mondo ancora oggi si fa politica in modo simile». E ancora: «Il Piemonte, nella seconda metà del XIX secolo, si sviluppò in un moderno ed efficiente Stato-modello. Appoggiò l’idea di una divisione dell’Austria».

In sostanza, Cavour, Mazzini e Garibaldi non sarebbero stati dei patrioti che volevano riunificare la propria nazione, bensì politici ambiziosi e senza scrupoli che – facendo leva sul nazionalismo – intendevano dividere l’Impero asburgico, riferiscono quelli de Il Primato Nazionale.

Ancora: «I funzionari del Kaiser rinsaldavano il suo dominio con una amministrazione corretta e unitaria […]. L’imperatore vedeva sé stesso come il signore di tutti i suoi popoli. Voleva accrescere il prestigio dello Stato nella sua interezza. Per questo motivo, le pretese delle singole nazioni vennero represse».

Grazie Vienna!